In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

sabato 13 giugno 2015

S.Tenente LIEBMAN Roberto




118° Fanteria Brigata Padova

Nato a Trieste il 7 Dicembre 1893
Morto nella Trincea dei Sacchi il 2 Aprile 1916
Sepolto a ---------


Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 

Nome di guerra Levi Roberto, Sottotenente di Complemento del 118° fanteria- Triestino volontario per la guerra,consacrò nell'ideale della più grande Italia la sua attività entusiastica ed energica, rendendosi utile in molte ardite operazioni. Cadde mentre, per compiere il suo dovere, conscio e sprezzante del pericolo, si sporgeva dalla trincea per osservare, il tratto della vicina linea nemica, che il proprio reparto doveva fronteggiare.
Trincea dei Sacchi, 2 Aprile 1916


Note Storiche:

Il 118° Fanteria apparteneva assieme al 117° alla Brigata Padova, nell'aprile del 1916 si trovava alle dipendenze della 25^ Divisione, dove aveva sostituito in linea la Brigata Sassari nella zona delle trincee delle Frasche, Morti, Sacchi.
Il giorno Domenica 2 Aprile 1916,  ci fu debole azione di artiglieria da parte Austriaca nel settore della 25^ Divisione , senza produrre danni. Mentre nostre pattuglie si spingono fin sotto i reticolati nemici accolte da fuoco di fucileria.

Il S.Tenente Liebman, fu colpito mortalmente alla testa da una pallottola mentre sporgeva  dalla propria trincea, fu poi sepolto nel cimitero di San Pier D'Isonzo.



Mappa con indicata la Trincea dei Sacchi:




Ringrazio  Lucia Masotti e Federica Delunardo

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