In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

lunedì 24 luglio 2017

Novità libri


Da oggi è disponibile il  nuovo avvincente memoriale: "Dall'Isonzo a Mladà Boleslaw" di Italo Maffei.
Il libro di 304 pagine è edito dall'Associazione Storico Ricreativa Carsoetrincee si tratta di un memoriale arricchito da documentazioni originali trascritte, approfondimenti e numerose fotografie.
Il libro che non è in vendita nelle librerie, si può ricevere il libro contribuendo agli scopi dell'Associazione Storico Ricreativa Carsoetrincee.














Per informazioni scrivere a:

Sergente ANGELINI Raffaele




39° fanteria Brigata Bologna

Nato a Buonalbergo (BN) il 18 Aprile 1885
Morto a Castelnuovo del Carso il 24 Giugno 1915
Sepolto ----------




Note Storiche:

Il 39° Reggimento di Fanteria apparteneva con il 40° alla Brigata Bologna, nel corso della I^ Battaglia dell'Isonzo (23 Giugno- 7 Luglio 1915) fu impiegato nel settore di Fogliano, con la 19^ Divisione. Occupata nelle prime avanzate la Quota 92, l'obbiettivo erano le linee di Castelnuovo del Carso, vediamo gli eventi tratti dal Diario del 39° Fanteria (USSME):

24 Giugno 1915
Nella mattina il reggimento è rimasto trincerato a quota 92. In seguito a ordine d'operazione della Brigata Bologna, alle ore 9 si è disposto all'attacco delle posizioni di Castelnuovo, col preciso obbiettivo di concorrere alla avanzata del 40° iniziando il movimento quando vedrà questo Regg.to giungere alla sua altezza e procedendo contro il fronte est di Castelnuovo. Il 3° battaglione è rimasto a quota 92 a disposizione del Comando della Brigata Bologna.
Il 2° e il 1° battaglione (quello dove apparteneva il Sergente Angelini) sono avanzati sino alla muraglia di cinta del Parco di Castelnuovo, la quale non è stata oltrepassata non essendo il terreno circostante insidiato da mine.
Reparti del 2° battaglione hanno avvicinato i trinceramenti avversari senza potere impadronirsene a causa dei resistenti reticolati costruiti in zone scoperte, battute dalla fucileria e dall'artiglieria nemica, la quale ha bersagliato i reparti del reggimento, per tutta la durata dell'azione.
I due battaglioni 1° e 2°, sono rientrati nei trinceramenti di quota 92, onde pernottarvi.
Le perdite della giornata furono di  un Ufficiale morto il Capitano Giordano Roberto e 3 Ufficiali feriti.
La truppa ha avuto 15 morti e 113 feriti.
Tra questi 15 morti c'era anche il Sergente Angelini, della 1^ Compgania come il Capitano Giordano
morto a seguito di ferite d'arma da fuoco alla fronte. Fu poi sepolto a Fogliano.
Si presume che la sua salma nella riesumazione sia risultata ignota, e quindi probabile che i suoi resti si trovino al sacrario di Redipuglia tra gl'ignoti.


Veduta verso Castelnuovo del carso da Quota 92 





Veduta verso Fogliano da Quota 92

 




In primo piano Quota 92 dietro il ciglione di Polazzo
 

 Mappa della 19^ Divisione del 2 Luglio le posizioni erano quasi le stesse del 24 Giugno 1915

 

venerdì 16 giugno 2017

Soldato GERMANI Umberto



238° Fanteria Brigata Grosseto
Nato a Ceccano (FR) il 7 Agosto 1890
Morto  zona Monte Kuk Quota 711 il 23 Agosto 1917
Sepolto ----------



Note Storiche 

La Brigata Grosseto 237* e 238° Fanteria nel corso dell'IX battaglia dell'Isonzo apparteneva alla 47^ Divisione. Nel giorno del 20 Agosto stando la Relazione Ufficiale, alle prime ore del mattino, il XIV Corpo d'Armata riceve l'ordine dalla 2^ Armata di spostare in avanti le Brigate Grosseto, Brescia e Ravenna, la Grosseto rimane presso Kras. Il giorno 22 Agosto la 47^ Divisione avuto a disposizione la Brigata Grosseto fino a quel momento ancora di riserva di C.A. , tenuto conto della stanchezza delle truppe e delle perdite subite dalle Brigate Bersaglieri I^ e V^ . La brigata Grosseto con i suoi due reggimenti fu trasportata in autocarro a Kambresco. Di Qui nella notte del 22 si trasferì sulla sinistra dell'Isonzo, passò il fiume nella giornata e si sistemò col 237° nel vallone di Prihots e col 238° a Pecno di Canale rimanendo a disposizione del C.A.
Le operazioni del cambio di truppe anzichè nell'imbrunire del 22 Agosto, come il comando di Divisione aveva ordinato, incominciarono soltanto nella notte.
Al mattino del 23 Agosto la Divisione (47^) si trovò così schierata, a cominciare dalla sinistra: Brigata Grosseto, schierata per ala col 237° a sinistra, tra l'Ossoinca  e la strada VhR-Narobo.
All'ala sinistra della Divisione dove si trovava la Brigata Grosseto impiegò la mattinata e le prime ore del pomeriggio per schierarsi, orientarsi e mettersi in grado di operare. il III/237°, appoggiato validamente dalla sinistra del 238° e col II/237° di rincalzo, iniziò circa le ore 16 l'avanzata verso la quota 718 dello Stari S. Duha, Superate succesive resistenze opposte dall'avversario, alle ore 20 le truppe della Brigata occuparono l'obbiettivo assegnato, sul quale si rafforzarono. In questa azione molto probabilmente trovò la morte il soldato GERMANI Umberto, purtroppo la sua sepoltura non risulta tra i caduti noti al Sacrario di Oslavia, stessa sorte anche per altri caduti del reggimento di quella giornata. Molto probabile che le sepolture eseguite fossero molto approssimative, tanto che poi anni dopo al momento dell'esumazione non fu possibile dare i nomi ai resti dei caduti trovati.

Mappa tratta dalle Relazione Ufficiale Italiana della Giornata del 23 Agosto, con indicata la posizione della Brigata Grosseto : 



Attestato, cartolina in Franchigia e lettera appartenenti al soldato GERMANI :




Mappa con indicate le quote dell'Ossoinca e dello Stari S.Duha





Ringrazio per questo post e la documentazione fornita, il Prof . Michele Angelo Germani nipote del Soldato Germani Umberto.



giovedì 25 maggio 2017

Soldato PARDO Giuseppe





47° Fanteria Brigata Ferrara
Nato a Melicuccà (RC) il 20 Dicembre 1897
Morto sul Dosso Faiti il 25 Maggio 1917
Sepolto a ---------- 




Note Storiche:

Il 25 Maggio 1917, la Brigata Ferrara con i suoi Reggimenti 47° e 48° era in procinto di lasciare la zona d'operazione della 22^ Divisione XI^ Corpo d'Armata settore Faiti.
Dal 23 Maggio inizio dell'offensiva Carsica della X^ battaglia dell'Isonzo  la Brigata effetto ripetuti  attacchi contro le quote 464 e 378.
Il primo attacco si svolse alle ore 16.05 dove avvenne lo slancio della Fanteria dopo il fuoco di preparazione da parte dell'Artiglieria, subito gl' Imperiali aprirono un violento fuoco d'interdizione ferendo alcuni Ufficiali del 47°, ma la prima ondata riesce a raggiungere le prime linee avversari e occuparle. Ma subito gli Austriaci volgono verso le posizioni occupate un violento fuoco d'artiglieria e mitragliatrici, impedendo alle successive ondate di raggiungere come rinforzo alle prime.
Cosi alla fine ridotto a pochi uomini è costretto a cedere dopo un furioso contrattacco e ripiegare sulle linee di partenza.
Il giorno 24 prosegue l'azione con gli stessi obiettivi del giorno precedente, ma senza esito positivo. 
Il giorno 25 la notte passa relativamente calma. Ci sono tiri delle opposte artiglierie sulle trincee e comunicazioni e le fanterie attendono di riparare i danni prodotti.
Durante la mattinata si svolge un fuoco metodico della nostra artiglieria e dopo le 12 il fuoco s'intensifica nel settore di quota 464 e Castagnevizza, provocando una violenta reazione nemica, causando diverse perdite, tra le quali anche quella del soldato Pardo Giuseppe del 47° Fanteria il quale la sua morte fu dovuta a causa di ferite prodotte dallo scoppio di granata nemica.

Mappa con indicate le linee opposte del Dosso Faiti:






Veduta sulle quote del Dosso Faiti da Castagnevizza :






Le Quote  432  e 366 viste dalle retrovie Italiane:






lunedì 8 maggio 2017

Cap. Magg. PELLIZZARI Guido




37° Reggimento Artiglieria da Campagna 6^ Batteria


Nato a  Tricesimo (UD) il 18 Ottobre 1893
Morto a Villanova di Farra il 29 Novembre 1915
Sepolto ?? al Sacrario di Redipuglia c'è il suo Loculo in Memoria








Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


Capo pezzo, diede ai propri dipendenti costante, insuperabile esempio di ardimento e di fermezza. Essendo stato incendiato dal tiro nemico il riparo del proprio pezzo, con grave pericolo di scoppio delle numerose granate contenute nella riservetta, animosamente intraprese l'opera di estinzione e riuscì nell'intento, nonostante la mancanza di mezzi adeguati ed il persistere del fuoco avversario. Per due volte, essendo il pezzo soggetto al tiro di smonto, chiese di rimanere a proseguire il tiro da solo e rimase impavido al suo posto, continuando il fuoco con rapidità ed efficacia e dando fulgida prova di valore, finché, colpito da una granata nemica, incontrò morte gloriosa. 
Villanova di Farra, 25 - 29 novembre 1915.  




Note Storiche:

Il 37° Reggimento di Artiglieria da Campagna nel corso della IV^ Battaglia dell'Isonzo si trovava a fronteggiare con le sue batteria la linea del Monte San Michele posizionate presso Villanova di Farra, durante la giornata del 29 Novembre 1915, dove trovò la morte il Cap. Magg. Pellizzari si verificarono i seguenti avvenimenti nel settore del XI° Corpo d'Armata nel quale apparteneva il 37° Reggimento:
Durante la notte niente di notevole .
Nella giornata la 22^ divisione ha ordine di insistere per impadronirsi delle cime di S. Michele, specialmente della cima 4 e del costone fra questa e la cappella diruta di S. Martino; la 21^ deve cooperare all’azione della 22^, la 29^ di mantenere tenace difensiva; le batterie battere gli obiettivi delle fanterie, conseguire tiri di interdizione, mantenere in soggezione le artiglierie nemiche.La 21^ divisione riesce, coll’ estrema ala sinistra (una compagnia del 29°), ad occupare, risalendo il valloncello di S. Martino, una trincea nemica a poche diecina di metri dall’abitato di S. Martino, assicurando così ancor meglio il collegamento con le truppe più avanzate della 22^ divisione; cattura alcuni prigionieri.Tutti gli attacchi contro le cime di S. Michele da parte della 22^ divisione falliscono, perché nonostante il fuoco di preparazione delle artiglierie di grosso e medio calibro concentrato sugli obiettivi, il nemico può rioccupare prontamente le suddette posizioni non appena le nostre artiglierie allungano il tiro, e si oppone ad ogni nostro tentativo con fuoco di fucileria, di artiglieria, mitragliatrici ed intenso lancio di bombe a mano. Sembra pertanto che il nemico disponga a ridosso delle cime, e in tutta la loro prossimità, di rifugi che lo sottraggono agli effetti del nostro tiro e gli permettono di rioccupare prontamente le trincee non appena il nostro tiro viene allungato. In conclusione la truppa della 22^ dopo venute in più punti a contatto con le trincee nemiche, debbono sostare nelle posizioni di ieri, tranne il 148° che stende l’occupazione sulla destra e alquanto innanzi, sino a prendere contatto colla compagnia del 29° fanteria avanzatasi verso S. Martino.Sulla fronte della 29^ divisione, il 132° completa la conquista della trincea intermedia per meglio assicurare il collegamento della sua destra colla sinistra del 130°. In questa parziale azione sono catturati i prigionieri e materiali vari.


Mappa con la dislocazione nei pressi di Villanova di Farra di alcune batterie del 37° Regg. Art. da Campagna 



Villanova di farra con veduta verso ilo Monte Fortin





Cippo in memoria del Cap. Magg PELLIZZARI nella zona Monumentale del Monte San Michele 

domenica 23 aprile 2017

Soldato GARRAPPA Angelo





 


15° Reggimento Fanteria - Brigata “Savona” -
3a. Compagnia 


Nato a Polignano a Mare (BA) il 6 giugno 1895
 Morto a Redipuglia (GO) il 10 ottobre 1915 



Note storiche


Distretti di reclutamento della Brigata SAVONA

Alessandria, Ancona, Caserta, Cremona, Cuneo, Firenze, Gaeta, Girgenti, Milano, Perugia, Sacile, Sassari.

Riassunto delle operazioni durante lanno 1915:

Ultimate le operazioni di mobilitazione, la brigata parte il 1° giugno dalle ordinarie sedi di Caserta e Gaeta, ed il 15 giugno trovasi riunita nei pressi di Campoformido alla dipendenza della 20a divisione (X Corpo darmata).Le nostre truppe, raggiunta la linea dellIsonzo, si apprestano alloffensiva per impadronirsi del margine dellaltopiano Carsico (battaglia dellIsonzo, 23 giugno 7 luglio).Entrata in linea il 25 giugno la brigata Savona occupa con il 16° fanteria alcune posizioni sulla destra del Canale Dottori, e col 15°, simpadronisce di Polazzo e si spinge sulle pendici occidentali di q. 92. Nei giorni successivi lazione, benché tenacemente contrastata dal nemico, viene proseguita con energia e singolare valore per ampliare il possesso delle alture ad est di Polazzo, e poter procedere alloccupazione di M. Sei Busi: e il 2 luglio, il 16° fanteria, superata, a prezzo di sensibili perdite, la resistenza austriaca, riesce ad occupare alcuni trinceramenti sulle pendici di q. 89 (sudest di Polazzo); contemporaneamente la 10a compagnia del 15°, insieme con reparti del 64°, si impadronisce del caposaldo costituito dal saliente fra q. 92 e q. 89. Tutte le posizioni conquistate vengono mantenute a malgrado dei violenti contrattacchi dellavversario.

Dopo questa prima impresa e nonostante le perdite notevoli (oltre 1900 uomini fuori combattimento, dei quali 42 ufficiali) i fanti della Savona si accingono con virile animo a nuovi e non meno aspri cimenti. Per affermarsi saldamente sullaltopiano Carsico, accanitamente contrastato dal nemico protetto da profonde trincee e da imponenti difese accessorie, le azioni offensive si succedono a breve scadenza; iniziata la 2a battaglia dellIsonzo (18 luglio 3 agosto), la brigata Savona, che è in linea fra q. 89 e Redipuglia, riprende lattacco contro le alture ad est di Polazzo.

Mentre il 15°, raggiunti il giorno 25 i reticolati nemici, oltrepassa lindomani il primo ordine di trincee, il 16°, in questo stesso giorno, occupa a sua volta alcuni tratti di trincea catturando 150 prigionieri. Perdite: circa 600 uomini dei quali 33 ufficiali.
Ricostituitasi, la Savona, dopo un periodo di riposo, trovasi nuovamente in linea ai primi di ottobre e prende parte alla 3° battaglia dellIsonzo (18 ottobre 4 novembre) contro le posizioni del M. Sei Busi. Il giorno 21, infatti essa punta contro le trincee di q. 112 e q. 118 conquistandone alcuni tratti e catturando circa 500 prigionieri, con unazione risoluta quanto sanguinosa (oltre 1700 uomini fuori combattimento, fra cui 43 ufficiali), che meritò alla Bandiera del 15° la medaglia di bronzo al valor militare.
Il 23 novembre la Savona si riunisce a Villa Vicentina. Il comando di brigata ed il 15° reggimento, iniziano il trasferimento in Albania il successivo 26, il 2 dicembre sbarcano a Valona, donde raggiungono Durazzo il 19.
Angelo viene destinato alla 3ª. Compagnia - 15° Reggimento Fanteria (con sede a Caserta) della Brigata Savona, reclutata in Campania.
Allinizio delle ostilità le brigate Savona(15°-16°) e Cagliari(63°-64°) facevano parte della 20ª. Divisione che, assieme alla 19ª. Divisione, formavano il X° Corpo dArmata Napoli, comandato dal Generale Domenico Grandi e alle dirette dipendenze del Comando Supremo.
La Savona (15° e 16°) il 24 maggio 1915 era in forza alla III Armata che doveva combattere sul fronte isontino, dallAdriatico a Manzano (UD).Inizialmente questArmata era comandata dal Generale Vincenzo Garioni e poi dal Duca DAosta e aveva in seno il VI°, VII° e XI° Corpi dArmata.
Venerdì 30 Luglio, Angelo giungeva in Territorio dichiarato in Stato di Guerra ed il suo battessimo del fuoco capitava in operazioni "minori", svolte dalla Savona, sul medio corso dell'Isonzo.
Nella giornata del 10 Ottobre continuano i lavori di rafforzamento di riattamento delle trincee e di approccio verso le posizioni nemiche.
Il Comandante della Brigata (Magg. Gen. Guerrini) si reca personalmente a studiare i lavori da farsi per i detti approcci a più propriamente per quelli che dovranno portarci a includere nella nostra occupazione Monte Sei Busi
A Tal'uopo si prendono anche accordi fra le due Divisioni confinante 20^ e 14^ e le due Brigate Savona e Acqui.
L'artiglieria avversaria aggiusta il tiro sulla trincea del Comando del 15° e lo costringe a sloggiare.
Nelle 24 ore il 15° conta  6 feriti.


(Come si legge nel Diario di Brigata  il 15° Fanteria del quale fa parte il soldato GARRAPPA non avrebbe subito dei morti, si deduce quindi che risulti uno dei feriti poi deceduto poco tempo dopo)





Mappa con le dislocazioni della Brigata Savona il 14 Ottobre 1915, erano le stesse del 10 Ottobre evidenziato dal cerchio giallo la posizione del I° Battaglione quello del Soldato Garrappa: 








IL’ 08/11/2016, il Ministero della Difesa, informa che “il Soldato Angelo GARRAPPA, già effettivo al 15° Reggimento Fanteria, 3^ Compagnia della “Brigata Savona”, risulta deceduto il 10 ottobre 1915, per ferite riportate in combattimento in seguito a uno scoppio di una bomba, in trincea a quota 118 alture di Redipuglia (zona ubicata a circa 2 Km ad est di Redipuglia), e sepolto a presso tale località. A suo tempo, le Salme dei militari tumulate in quella zona sono state, esumate e traslate, sia in forma “Nota” che “Ignota”, nel Sacrario Militare di Redipuglia del Comune di Fogliano (GO), dove tuttavia non figura il nominativo del Soldato Angelo GARRAPPA.Purtroppo, al momento delle esumazioni, molti Resti, tra i quali presumibilmente anche quelli del Soldato Angelo GARRAPPA, non furono identificati per carenza di elementi idonei ad un riconoscimento certo e vennero collocati fra quelli degli “Ignoti” nel predetto Sacrario.” E’ pertanto, tuttavia presumibile, che anche i Resti del Soldato Angelo GARRAPPA riposino tra questi.




l'Atto di Morte del soldato GARRAPPA :



Ringrazio per la realizzazione di questo post il nipote del soldato Garrappa il Prof. Arq. Jorge Alberto Garrappa


sabato 15 aprile 2017

Soldato BERGAMINI Angelo





112° Fanteria Brigata Piacenza


Nato a Roccabianca (PR) il 8 Giugno 1894
Disperso sul Monte S. Michele il 2 Ottobre 1915

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 



Spintosi, tra i primi, con mirabile slancio, all'attacco della trincea nemica, mentre tentava scavalcarla per entrarvi, cadeva mortalmente colpito.
Monte San Michele, 2 Ottobre 1915 



Notizie Storiche:


Il  112° Fanteria della Brigata Piacenza dopo un periodo di riposo era tornato in linea dal 26 Settembre 1915 a presidiare la zona tra il Monte San Michele e San Martino del Carso,  ove nei primi giorni di Ottobre i reparti della Brigata Piacenza con ardite azioni di sorpresa riescono a impadronirsi di alcuni elementi di trincea nemica, specialmente nella zona di San Martino.
Il Diario della Brigata Piacenza (USSME) : riguardo la giornata del 2 Ottobre è molto scarno, riferisce che il I° battaglione del 112° esegue un attacco contro il ridottino che non ha però esito felice, si dava poi ordine che l'attacco venga nuovamente ripetuto di notte, dove lo stesso battaglione a cavallo tra il 2 e il 3 ritenta l'operazione ma anche questa volta non riesce.
Ben di altro tenore è la Relazione del 4 Ottobre della 30^ Divisione indirizzata al Comando del XIV° C.A. (USSME) sull'Operazione contro il Ridottino" :
Fallita il giorno 4 Settembre u.s., l'operazione di attacco a viva forza contro il noto "Ridottino Austriaco", questo comando espresse a quelli dipendenti la sua intenzioni che le operazioni future rivolte contro quei trinceramenti nemici, riprendessero il carattere metodico voluto dal sistema difensivo, veramente forte in quel punto degli avversari. E dispose perché a partire dalle trincee nostre più prossime s'iniziasse senz'altro una galleria di mina da spingersi fin sotto al saliente che presenta quei trinceramenti verso la nostra trincea più bassa del valloncello.
Il lavoro, condotto con alacrità ad amore da parte dei militari della 19^ compagnia divisionale del genio sotto la guida personale di un ufficiale della stessa compagnia richiese circa una quindicina di giorni. Nella giornata del 1 Ottobre venne compiuto l'intasamento della mina (200 kg di gelatina esplosiva) ed il suo innescamento (4 detonanti, 10 a lenta combustione) talchè per la mattina del 2 ottobre, giorno prestabilito per l'operazione essa era posta in grado di esplodere.
L'azione del 2 ottobre, doveva rispondere essenzialmente a carattere di sorpresa. Subito dopo il brillamento della mina le truppe di fanteria incaricate dell'azione (I° battaglione del 112° fanteria) approfittando della naturale sorpresa che si sarebbe prodotta nei difensori del "ridottino" avrebbero dovuto irrompere con una prima ondata di soldati sui trinceramenti nemici, abbattuti, sconvolti, rovinati, dall'effetto dell'esplosivo: successive ondate di reparti avrebbero dovuto sostenere la prima ed affermarsi poi sulla nuova conquista. Altri reparti, dello stesso battaglione, scendendo dalla nostra occupazione del "Ferro di Cavallo" avrebbero a loro volta tentato di precludere la strada dei difensori dell'opera in caso di loro ritirata, sia ai rincalzi austriaci.
Il brillamento della mina doveva avvenire alle ore 5. Come è stato già comunicato a codesto comando anche l'azione del 2 non è riuscita nell'intento per le ragioni che verranno in seguito esposte.
Poco prima dell'ora stabilita per l'azione verso le ore 4.45, un violento fuoco di artiglieria austriaca si abbatté sulle nostre postazioni dal fronte verso Peteano fino a quota 141, e su quelle della divisione vicina (28^) per Bosco Cappuccio, Castelnuovo, Polazzo, seguito da un' intenso fuoco di fucileria e di mitragliatrici. Quest'azione di fuoco alla quale non seguiì alcun atto offensivo da parte delle fanterie, fu per se stessa sufficiente a frustrare il carattere di sorpresa che si riprometteva la nostra azione; in conseguenza venne sospeso l'ordine per il brillamento della mina, brillamento che doveva essere il segnale per l'assalto delle fanterie . L'azione del fuoco nemico venne a cessare del tutto tra le 6.30 e le 7. Cessata la pioggia minuta e persistente durata tutta la notte e fino a quell'ora si è calata su tutta la zona del settore una nebbia abbastanza fitta elemento favorevole alle sorprese. Il Comandante della Brigata Piacenza apprezzandolo nel suo giusto valore, dette l'ordine che il tentativo sospeso alle 5 del mattino si rinnovasse alle ore 9: per quell'ora la mina doveva brillare e gli ordini per la fanteria rimanevano immutati.
Poco dopo le 9 (ore 9.25, mentre la nebbia si era andata lentamente sollevando scoprendo tutto il valloncello e le soprastanti linee di S.Michele-S.Martino, e la calma regnava assoluta nelle linee nemiche, la mina brillò senonchè, per il divieto tracciato, il fornello della mina che non si era riusciti a disporre sulla direttrice del dente da demolire, è scoppiato a 10 metri avanti alla faccia sinistra del dente stesso producendo un imbuto di circa 13 metri di diametro e tre di profondità che se ha distrutto una ventina di metri di reticolato nemico ha però lasciato intatto il il trinceramento.
Appena avvenuta l'esplosione vari reparti della 4^ compagnia si sono animosamente lanciati sulla ritenuta breccia , ma constatata l'interezza della difesa nemica non poterono che addossarsi ad essa, gettandosi a terra o cacciarsi nell'imbuto della mina cercando di ridurlo a trincea.
Cessato il primo istante di sgomento, i nemici ripresero il fuoco di fucileria e di mitragliatrici dalle loro trincee del "ridottino", lanciando anche bombe a mano contro gli assalitori che si erano avvicinati. Al fuoco intenso di fucileria seguì il fuoco intenso dell'artiglieria.
Invano le compagnie 1^ e 6^ del 112* e 12^ del 142° contro la faccia destra, e la 2^ me 3^ del 112^ contro la faccia sinistra, hanno tentato di avvolgere il saliente della difesa nemica. Le numerose mitragliatrici che lo guarniscono le hanno immobilizzate, costringendo anche gli usciti dai trinceramenti a ritornare, anche perchè colpiti dal lancio delle bombe.
L'azione andò ma mano illanguidendosi. Verso le ore 11, il comandante della Brigata Piacenza ordinò al Comandante del 1° battaglione del 112° di tentare un nuovo atto offensivo contro il "ridottino"; ma esso abortì.
Alle ore 12.30 ogni azione era cessata.
Nella notte sempre in seguito ad ordine del Comando della Brigata Piacenza il Comandante del 1° Battaglione rinnovò per due volte il tentativo di avvicinarsi al saliente dei trinceramenti nemici, a gruppi, e con reparti appartenente alla 11^ e 12^ compagnia del 112°, ma anche questi due altri tentativi non riuscirono a farci conquistare la posizione nemica.
Credo opportuno segnalare anche in questi tentativi notturni non siano mancati degli animosi che si sono spinti fin sotto le difese nemiche, costatando come all'esterno della trincea austriaca esista un fosso dove vengono collocate delle mitragliatrici per battere d'infilata il lato esterno della trincea stessa, cosa che poté essere constatata dal sottotenente Barbuti del 112° fanteria per il quale il Comandante del battaglione riferisce che : " mise le mani sopra una di esse, scottandosi e lottando per strapparle e per potersi liberare."

Le perdite subite dai reparti furono:

Ufficiali 1 ferito (sottotenetente Granetto Gustavo)
Truppa: Uccisi 7 , feriti 87, dispersi 12.



Mappa risalente al Settembre del 1915  prima dell'arrivo della Brigata Piacenza dal 26 Settembre, le posizioni sono quasi le stesse del 2 Ottobre, quando si svolse l'operazione del "Ridottino":














lunedì 27 marzo 2017

Tenente ARDIGO' Domenico




233° Fanteria Brigata Lario


Nato a Soncino (CR) il 5 Gennaio 1893
Morto a  Selo il  20 Agosto 1917
 Disperso


Note Storiche:

Il 233° Reggimento con il 234° formava la Brigata Lario che nel corso dell'IX^ Battaglia dell'Isonzo apparteneva con la Brigata Cosenza  alla 54^ Divisione XXIII° Corpo D'Armata.
All'inizio dell'offensiva della Brigata il 18 Agosto il tratto d'azione era situato nel settore tra Nord dellaQuota 238 del Nad Bregom a sud est di Lukatic.
Il giorno 20 Agosto  che videro la morte del Tenente Ardigo si svolsero nella giornata le seguenti vicende, tratte dal Diario del 233° Fanteria (Ussme):
Verso le ore 6 nuclei d'assalto del nemico tentano di attaccare il I° Battaglione (quello di Ardigò) , ma vengono facilmente respinti lasciando nelle nostre mani 2 Ufficiali e 20 soldati prigionieri ed una mitragliatrice. Alle ore 7 giunge l'ordine dal Comando di Brigata di Proseguire l'avanzata verso gli obbiettivi assegnati, scattando alle ore 8 precise. Lo scatto avviene con ordine e slancio. Il Reggimento ed il III° Battaglione del 234° iniziano all'ora stabilita l'avanzata verso la 3° strada mascherata e verso le posizioni nemiche che corrono da quota 246 a quota 241.
Il I° Battaglione appogiando a sinistra attacca la quota 241 dopo aver vinto la resistenza di parecchie doline organizzate a difesa e catturando oltre 25 Ufficiali e 600 uomini di truppa.
Giunto sulla quota 241 alle ore 10.30 circa insieme al III° Battaglione del 234 e con elementi del 65 Fanteria, riordinati i reparti, il Comandante del I° Battaglione prosegue nell'avanzata, spostandosi un pò verso est, senonchè mancando il collegamento a destra, nuclei nemici riescono ad infiltrarsi e minacciare il fianco del Battaglione, prendendo anche prigionieri. Il Battaglione deve peraltro ritirarsi sulla quota dove rimane per un po' di tempo circondato, Contemporaneamente il III° Battaglione che ha avanzato verso le linee nemiche (di quota Innominata) a sud di quota 246, trovandosi privo di collegamento a sinistra e minacciato di aggiramento da nuclei nemici, ha ripiegato l'ala sinistra, facendo fronte al nemico a protezione delle truppe che occupano la quota.
Alle ore 14, il nemico sferra con pattuglioni di arditi e mitragliatrici un contrattacco alla quota 241, ma anche questa volta il contrattacco viene respinto.
Durante la giornata e la notte il nemico intensifica il tiro della propria artiglieria formando delle fitte cortine di fuoco d'interdizione e battendo le doline ove erano riuniti i rincalzi, sicchè tutta l'avanzata si svolge sotto il tiro dell'artiglieria e con perdite non lievi.
Il reggimento vedrà la perdita di 8 dispersi tra gli Ufficiali tra i quali i morti saranno il Tenente Ardigò, il S.Tenente Gasparini e l'Aspirante Pagani, mentre i rimanenti 5 risulteranno catturati dal nemico, mentre la truppa avrà 8 morti 78 feriti 55 feriti leggeri e 58 dispersi.

Secondo l'atto di morte il Tenente Ardigò trovò la morte alle ore 13 in seguito a ferita da mitragliatrice, e fu sepolto sul campo come riulta dalla testimonianza del Tenente Ciccolini Domenico e del Sottotenente Contini Remo entrambi fatti prigionieri in quella giornata.

Del Sottotenente Contini Remo, e del Tenente Ciccolini Domenico,  nel libro  "IL Carso Dimenticato di Persegati N. e Scrimali A" troviamo la descrizione di quei momenti drammatici della morte di Ardigò e della loro cattura:

Quando arrivò la comunicazione ufficiale della morte di Domenico, fu come se una scheggia del Carso avesse lacerato il loro cuore. Il ritorno in licenza degli altri reduci al paese acuiva il ricordo doloroso del proprio caro, che non sarebbe più riapparso alla porta di casa. Fu la mano pietosa della sorella di un suo commilitone mantovano, Remo Contini da Viadana, a trascrivere per loro una lettera in cui il fratello descriveva quella tragedia. Il manoscritto originale era uscito di nascosto dai reticolati di Mauthausen e successivamente imbucato in Italia al di fuori delle zone di controllo della censura. Quelle righe svelarono alla famiglia Ardigò il il tragico destino affrontato dal figlio tra le trincee del settore Korite - Selo. "La sera del 17 agosto partivo per la trincea nel settore di Selo. La nostra artiglieria iniziò il bombardamento il 18-8 di mattina e il 19-8, ore 5.30 uscimmo dalla trincea al fatidico grido di "SAVOIA! " — scriveva Contini, rammentando ancora con partecipazione le fasi iniziali dello scontro - La scena era addirittura solenne: i nostri bravi fanti si lanciarono all'assalto con uno slancio incredibile e seguivano, sotto un bombardamento infernale, i loro ufficiali in testa. Temevo di non essere abbastanza forte nel trovarmi la prima volta in mezzo a queste battaglie furibonde, invece mi sentivo orgoglioso, contento e, soddisfatto.
 Che brava compagnia era la mia! Io sempre in testa mi trascinavo i soldati sempre avanti avanti, e non vi so dire quanti prigionieri ho fitto con essi. e quante mitragliatrici abbiamo catturate". 
Sulle ali dello sfondamento iniziale, i fanti della Lario travolsero le difese  lasciandosi alle spalle le postazioni ridotte al silenzio delle doline "Engellbert","Salz" e  "Morsek".
Sembrava che nulla potesse opporsi alla loro avanzata in direzione delle quote 241 e 246, ad est delle macerie di Korite.
Nei passaggi successivi di Contini ritroviamo tutte le peculiari caratteristiche dati guerra sull'altopiano carsico: la battaglia che si frammenta nello scacchiere delle doline i contatti tra i reparti che si smagliano progressivamente, la caccia all'uomo caverna per caverna, le ondate dell'artiglieria che costringeva a soste forzate, la sete incombente: "La giornata del 19-8 fu una corsa voluttuosa contro il nemico che si ritirava Nono la nostra spaventosa pressione di dolina in dolina, con una serie di assalti alla baionetta avanzando il giorno 19-8 dalle ore 6 sino alle 15 del pomeriggio senza curare la sete (terribile; la fame e la stanchezza, La vittoria ci inebriava al punto di farci dimenticare ogni sofferenza fisica. Sostammo alla dolina Rideau dalle 15 del giorno 19-8 sino alle 7 del 20-8". 
Durante questa sosta i superstiti del reparto, approfittando del riparo offerto da questa conca rocciosa cercarono di riposarsi. Attorno a loro sembravano immersi nel medesimo sonno i corpi dei caduti nelle ore precedenti. Chi vegliava fissò il suo sguardo oltre il ciglio della dolina, sul mare infinito della notte. Il mattino successivo li aspettava il nuovo balzo verso Korite: "Gli austriaci tiravano con l'artiglieria e la fucileria di fianco e di fronte. Dopo il terribile bombardamento della notte tra il 19 e il 20, alla mattina del 20-8, ore 7. 30, giunge l'ordine di riprendere l'avanzata. Infatti con uno scatto unico ci buttammo con violenza contro il nemico che già incominciava a fortificarsi. Dopo una breve resistenza da parte sua, vinta con un nostro intenso fuoco di fucileria, riprendemmo la corsa snidando dalle profonde caverne delle doline, gli austriaci a centinaia... conquistammo una grossa dolina dove c'era un comando austriaco. Là sostammo brevi minuti per distrarci."
Il senso eccessivo di sicurezza, o forse la stanchezza, tradì il reparto italiano. Tante volte le conche delle doline avevano rappresentato un ambito rifugio nella tempesta delle battaglie. In quel momento si trasformò rapidamente in una trappola mortale. Alla soddisfazione per i risultati dell'avanzata subentrò una disperata corsa verso la salvezza: "Io però, che sto molto allerta e forse più dei miei colleghi perché ero nuovo della guerra e quindi più previdente, ad un certo momento mi venne l'ispirazione di risalire la dolina e dare un'occhiata in giro. Infatti scorsi a poca distanza gli austriaci che venivano verso di noia plotoni affiancati. In un salto giù di nuovo in dolina, diedi l'allarme e misi i miei pochi soldati rimasti a difesa Ma noi eravamo in pochi, gli austriaci in forze molto superiori e già erano vicini. Allora in seguito all'ordine del mio comandante di compagnia, il povero Tenente Ardigò, che poi fu colpito a morte, cercai di portarmi con la compagnia in un camminamento retrostante dove c'erano altre forze del nostro reggimento. Ma era troppo tardi: gli austriaci avevano già avvertita la nostra presenza e stavano piazzando le mitragliatrici. Tuttavia io i ossequiente agli ordini dei superiori, chiamai l'adunata della compagnia: io ero in testa tutti., dietro di me alla distanza di due metri veniva il Tenente Ardigò, dietro a lui subito i tenente Ciccolini che era con no Ma ecco che risaliti sulla dolina per uscire, le mitragliatrici austriache fecero un fuoco micidiale: i soldati non uscivano; mi voltai durante la corsa per vedere il mio comandante ed eccolo cadere a terra a morte. Le pallottole fischiavano attorno: vidi che era impossibile ottenere lo scopo e che mi sarei sacrificato utilmente. Mi buttai a terra in una piccola buca di granata: subito dopo arrivò il Tenente Ciccolini: Le mitragliatrici e la fucileria infierivano sempre di più contro di noi che avevamo la vita affidata pochi sassi: pensai a voi in quel terribile istante: feci una preghiera al buon Dio e mi rassegnai al sacrificio della mia giovane vita poi in un baleno gli austriaci ci furono addosso e ci fecero prigionieri. Questo il 20 agosto 1917-ore 13 data che rimarrà indelebile per tutta la vita".
 Questo racconto veniva confermato dalla lettera di un altro ufficiale protagonista della stessa sfortunata azione, il tenente Ciccolini, ugualmente trascritta dalla sorella di Contini nella missiva inviata alla famiglia Ardigò: "Carissimo, ti scrivo da Mauthausen ove mi trovo prigioniero col collega Contini. Siamo stati presi il giorno 20 alle 13 in una dolina presso Korite ove c'eravamo spinti col Tenente Ardigò, Danieli ed altri ufficiali e parecchi soldati. Gli austriaci ci hanno sorpreso mentre da pochi minuti eravamo intenti a sistemare la difesa della dolina. Abbiamo provato a ritirarci per portarci in un camminamento retrostante occupato dai nostri per potere insieme a questi respingere gli austriaci ma non è stato possibile. Ci hanno inseguito con un terribile fuoco di mitragliatrici e fucileria. Il povero Ardigò è caduto morto innanzi a me, mentre con lui e Contini correvamo verso il camminamento. Danieli che correva dietro di me è caduto morto anche lui. Io e Confini abbiamo trovato ricovero dentro una piccola buca e allora gli austriaci ci sono stati sopra e ci hanno fatto prigionieri". ( 4) Il Carso si prese non solo la giovane vita di Domenico ma anche il corpo. Secondo i testi commemorativi stampati dopo la fine del conflitto la dolina che segnò il limite massimo dell'avanzata della "Lario", costretta a ritirarsi su Korite divenne il suo sepolcro senza croce.
Note: La lettera della signora Contini è stata fornita cortesemente dal Museo Storico dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Soncino (CR).

Altra Testimonianza viene dal Rapporto Personale dell'Aspirante Vigoni Giorgio del 65° Fanteria catturato illeso il 20 Agosto 1917:

Il I° Battaglione (Capitano Roncato) del 65° fanteria, il 20 Agosto 1917 prese parte all'avanzata su Selo e occupò detta località. l'Asp. Vigona della 3* Compagnia (Ten. Pennetti) con 20 uomini che era stato dislocato in una dolina a 300 metri a destra del battaglione verso mezzogiorno ebbe il cambio da 50 uomini del 234° ??? fanteria (era il 233° per l'esattezza ) al comando del Tenente Ardigò. L'asp. Vigonà appoggiò verso il Battaglione ma fatti appena 100 metri, s'accorse che sul costone di fronte il nemico piazzava due mitragliatrici. Aprì il fuoco, ma poco dopo gli comparve alle spalle un pattuglione Austriaco proveniente dalla destra. Fece fronte anche da quella parte e riuscì a fermare il nemico, ma un altro nucleo avanzò dalla dolina dopodiché l'Asp Vigonà e i suoi uomini circondati da ogni parte dopo breve resistenza fu catturato con una dozzina di soldati (ore 12).

Il Tenente Ardigò, prima di appartenere al 234° Reggimento Brigata Lario dove era in forza alla 2^ Compagnia I* Battaglione, i primi anni di guerra lo videro protagonista negli alpini come Sottotenente nel Battaglione Tirano, impiegato nei 1915 zona Stelvio poi dall'Aprile del 1916 in zona Alto Isonzo precisamente sul Monte Vrsic, quota 1270 e Krasji Vhr

la fotoqui sotto lo ritraggono con il Battaglione Tirano sullo Stelvio e sul Vrsic

 Stelvio 1915

Vrsic 1916


Pagina dedicata dagli Alpini di Pianura GRUPPO di Soncino (CR)



Veduta della Quota 241 vista sopra la dolina Firenze-Meridiana o Maschinen per gl'Imperiali
 

Quota 241


Mappa della Zona di Quota 241 con la Dolina Maschinen - Firenze, Meridiana, è molto probabile che questa sia la Dolina dove è caduto il Tenente Ardigò in quanto come posizione subito sotto la Quota 241, e anche percè il Battaglione di Ardigò (I* Batt) si trovava all'estrema destra della Brigata Lario in collegamento con i reparti della 61^ Divisione (fronte Selo) e con il supporto del I° battaglione del 65° Fanteria che aveva come settore proprio il fronte tra Quota 241 e Selo:


Mappa con indicata sia la Quota 241 e la Dolina Maschinen 





La dolina Maschinen- Firenze Meridiana ai giorni nostri:




Ringrazio infinitamente  il Sig. Mauro Bodini Presidente della Pro Loco di Soncino (CR) per le foto e altro del Tenente Ardigò e Federica Delunardo