In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa

domenica 11 novembre 2018

S.Tenente BONGIOANNI Antonio



2° Reggimento Artiglieria da Montagna
Nato a  Poirino (TO) il 20 Gennaio 1895
Morto  Q.309 il 6 Novembre 1916
Sepolto a -----------



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Offertosi volontariamente al comando di un pezzo in trincea di prima linea, col compito importantissimo di prendere di sorpresa ed alle spalle un tratto di trincea nemica, assolveva brillantemente l'incarico rendendo possibile l'avanzata dei nostri, nonostante fosse potentemente controbattuto dalle artiglierie nemiche che colpivano il riparo del pezzo e lo ferivano insieme a tutti i serventi. fattosi medicare solo dopo aver raggiunto lo scopo provvedeva nella note a far trasportare a spalle il pezzo avanti, per rafforzare la posizione conquistata nella giornata e dalla quale il dì seguente faceva fuoco efficace. Occupata poi con tutto il resto della batteria la terza posizione, mentre accudiva a lavori di rafforzamento, dando ai propri dipendenti fulgido esempio di calma e di coraggio sotto il tiro nemico, cadeva colpito in pieno da una grossa granata nemica. Già distintosi in precedenti combattimenti.
Lokvica, 1-6 Novembre 1916


Note Storiche:

Tratto dal libro di Achille Contino "Terza Armata":

La zona Segeti-Castagnevizza, appare sulla carta topografica con un disegno in forma ovale allungata, esattamente determinata dalle due ricordate strade del Pecinka e di Lokvica, entrambe tenute sotto la rigida soggezione delle artiglierie austriache. Piazzare in quei giorni di nervosismo e di furore nemico le nostre batterie, entro le doline fra la prima e la seconda linea di Quota 309, era cosa ritenuta impossibile. Anche se i pezzi, per miracolo di audacia e di fortuna, fossero arrivati sotto Quota 278, ove si spiegava la nostra linea di resistenza, il portarli più avanti, superare le pareti scoscese di Quota 309, trasportarli sull'accidentato terreno perfettamente scoperto agli sguardi del nemico e poi calarli nelle doline, sembrava opera superiore ad ogni forza umana. Eppure, dopo un paio di settimane che eravamo là a ricevere tutta l'orgogliosa dovizia dei calibri austriaci, senza avere il vicino conforto di qualche ritorsione, improvvisamente una bella notte, da una dolina di Quota 309 abbaiò una nostra batteria da campagna. Se i camerati artiglieri avessero visto la nostra gioia al primo colpo sferrato, ne sarebbero stati fieri, ed avrebbero liquidato tutte le munizioni per farci piacere. Il fante alzò la testa con l'orgoglio di chi comincia a dominare una situazione sino allora sfavorevole. — Ora siamo a posto. — Vedremo chi la fluirà prima! Pensammo subito che era doverosa una visita di ossequio e di ri-conoscenza ai nostri primi compagni artiglieri di Quota 309. Ci muovemmo in due ufficiali, quasi carponi, lungo la pietraia retrostante e, seguendo con l'orecchio l'origine dei colpi, si giunse al margine della dolina. Trovammo sull'estremo opposto del fondo, un po' in rialzo, una sezione di cannoni scudati, che, senza alcuna protezione sui pezzi, lavorava con imperturbabile tranquillità. Era comandata da due ufficiali giovanissimi, due ragazzi. Mentre uno di loro sorvegliava il tiro, l'altro ci pose al corrente delle sovrumane difficoltà superate per giungere a destino. Domandò notizie sulla... teoria dei tiri austriaci e chiese alcune informazioni sul terreno circostante per scegliere un punto favorevole per l'osservazione. E poi, quasi vergognandosi della richiesta, ci disse : - Avete da darmi qualche sigaretta? E' da due giorni che non fumo. Ci vuotammo le tasche, rammaricandoci di non avere su di noi mia provvista più abbondante. — Hai mangiato? — No! Non è arrivato ancora nè rancio nè mensa. — Ci pensiamo noi!
 Ritornati in linea, fu una gara di ufficiali e soldati per costituire con tutte le nostre riserve un buon cumulo di vivande assortite, due fiaschi di caffè riempiti dalle nostre bottiglie, e con il residuo delle borracce dei soldati, e con la stessa buona volontà e con tutto il cuore, anche un mezzo bidone di marsala. Verso la mattina due fanti portarono il tutto agli artiglieri e ritornarono con i loro più vivi ringraziamenti. Durante il giorno la batteria, per farci ancor più piacere, non cessò un momento di sparare. Era finita quella dolorosa ambascia dell'isolamento e dell'impari duello fra il fante nostro, e l'artigliere avversario che ci aveva così maltrattato per tanti giorni di seguito. E' vero, un sol fiore non faceva primavera, ma quella nostra batteria alle spalle era qualche cosa che pur valeva a fortificare il nostro spirito di trincea. Con la pratica ormai fattaci su la zona, e su le abitudini e le capacità del nemico, dovemmo presto accorgerci che il terreno era tastato con metodo per scovare la nostra batteria. Benchè questa ricerca alleggerisse alquanto la pressione di fuoco sulla nostra linea, si trepidava per la sorte di quei bravi ragazzi che non se ne davano per inteso, e seguitavano a far abbaiare i loro pezzi con la massima imperturbabilità. Circa gli effetti del tiro nemico si tenga presente che quel terreno era da lui conosciuto nei minimi dettagli e, forse già inquadrato prima di perderlo, per una efficace azione d'artiglieria. Una notte, dopo vari colpi da 305 giunti fragorosamente sulla quota, la batteria tacque. Non potete mai immaginare, camerati artiglieri, quante volte il fante ha benedetta la voce tonante delle vostre armi e quante volte ha trepidato per il vostro silenzio! Quella notte, sotto l'imperversare del pesante bombardamento nemico, l'attenzione di quattrocento uomini era concentrata verso la vostra dolina e tutti gli orecchi tesi per carpire il primo suono della vostra ripresa. Lasciano passare la bufera e fanno bene. Mi pare di aver sentito un loro colpo. La dolina è stretta ed è difficile... far buca. Quei ragazzi hanno del fegato, vedrai che ora rispondono!
Una raffica di proiettili, di fianco e di fronte, si rovesciò sulla nostra trincea contemporaneamente ad uno sventagliare di mitragliatrici che preludeva ad uno dei soliti attacchi mattinieri. Arrestammo anche quest'ultimo a distanza. Gli attacchi austriaci a Quota 309, non hanno mai portato truppe di assalto sotto la linea, almeno nel periodo del nostro turno. Erano invece caratterizzati da un ampio incrocio di tiri di fucile e di mitragliatrici, sempre dopo un breve periodo di bombardamento demolitore sulla nostra trincea. Però la nostra esperienza ci diceva, riferendoci in particolar modo alla scalare provenienza dei colpi avversari, che il nemico era fuori della propria linea e si teneva pronto ai margini delle doline, per compiere uno scatto fulmineo nell'eventualità di un nostro silenzio di morte, dopo lo spietato bombardamento di quelle misere difese. La ritorsione italiana fu sempre pronta, e l'avversario non volle mai darci la soddisfazione di farsi vedere in carne ed ossa. Non appena cessato l'attacco, cominciava la ricerca di notizie da parte dei comandi, per mezzo di quei telefoni da campo tanto caratteristici per la gracidante suoneria di avviso. Per disorientare la facile intercettazione da parte del nemico, dovevamo attenerci scrupolosamente ad un prestabilito linguaggio convenzionale. Passato il pericolo dell'attacco, dirigemmo nuovamente l'attenzione verso la nostra batteria. Quel prolungato silenzio c'insospettiva. 
Un ufficiale si recò nella dolina, ed al ritorno raccontò che i pezzi erano stati smantellati dagli obici austriaci, i due ufficiali e vari soldati erano morti e le spoglie già portate nelle retrovie. Un pesante scudo di acciaio di uno dei cannoni, era stato proiettato dall'esplosione sul ciglio della dolina, contorto e ripiegato come fragile foglia caduta dall'albero. 

Non so in quanti,leggendo queste righe del libro di Contino a raccontare le gesta di questa batteria, si siano chiesti chi fossero quei due Ufficiali. Sono rimasti ignoti nella memoria dello stesso autore del libro, il quale molto probabilmente si sarà domandato anche lui quali fossero i loro nomi, ma  come avviene molte volte in tanti libri che narrano le vicende  degli stessi autori  citando gli avvenimenti del loro trascorso in guerra, si trvano mancanti per varie circostanze di chi fossero gli autori dei vari episosi testimoniati e scritti da tantissimi reduci della Grande Guerra.
La stessa domanda se l'ha posta anche il sottoscritto con molta insistenza, sperando che oggi a 102 anni di distanza questa lacuna venisse colmata in qualche modo. Non sempre queste ricerche riescono a realizzarsi, il più delle volte con molto rammarico , devo arrendermi all'impossibilità di ricavare notizie utili che portano poi a una soluzione finale positiva della ricerca.
Questa volta dopo diverse ricerche e grazie al preziosissimo e grande aiuto dell'amico Amos Conti dove poi, confrontando varie fonti e materiale l'esito è stato benevolo e ho potuto dare un nome ai due Ufficiali citati nel racconto di Achille Contino.
Contino il suo libro lo scrisse a quasi vent'anni di distanza della fine della guerra, seppur preciso nel raccontare i vari fatti per i quali è stato testimone, non ha sempre seguito con esattezza  la cronologia e per questo non è stato semplice individuare l'episodio descritto con il giorno esatto. 
Per aver dato quais per certo che fosse nel mese di Novembre, ha facilitato le ricerche anche se inizialmente non trovando nulla, pensavo che l'autore avesse confuso il periodo.
Achille Contino Ufficiale del 29° fanteria Brigata Pisa il giorno 6 di Novembre si apprestava a dare il cambio assieme ai suoi commilitoni del reggimento al 5° Fanteria Brigata Aosta, dove questa dal 2 Novembre 1916 aveva presidiato la linea che era approssimativa in quanto nuova, dato che questa era frutto delle conquiste di terreno avvenute dopo la fine della IX^ battaglia dell'Isonzo (31 Ottobre - 4 Novembre 1916) e che aveva visto il fronte spostarsi sin quella zona dell'XI° Corpo d'Armata sulla linea dal Dosso Faiti quota 432 fino a scendere a Quota 366 - Quota 309 e poi finire di fronte l'abitato di Castagenvizza.
Il Reggimento di Contino il giorno 6 Novembre entrava in linea con la seguente dislocazione riportata sul diario della Brigata Pisa (USSME):
Comando a quota 278
II° battaglione a q. 291
III° a quota 278 
I° a quota 308. 

Leggendo la parte descritta da Contino, sembra effettivamente che l'episodio si riferisca ad  alcuni giorni dopoché il suo reparto si sia trovato già in linea, però credo che abbia confuso e sovvraposto vari episodi a cui ha assistito, mettendoli poi insieme in un unico. L'inganno poi nel cercare questi ufficiali era che lui stesso scrive che si trattava di una batteria da campagna e questo poteva benissimo essere probabile, ma cosi non fu, perchè si trattava di una batteria di artiglieria da Montagna che come vedremo e come anche la stessa motivazione della decorazione del Sottotenente Bongioanni dimostra che la stessa fu trasportata più volte fino a portarsi a ridosso della prima linea cosa più veritiera per pezzi da montagna più trasportabili essendo anche se da poco piu leggeri (calbro 65 cm) anche se la sommeggiata aveva cannoni da 70,  contro i 75 cm di quelli da campagna. 
La motivazione della medaglia d'argento conferita al  Bongioanni era un buon indizio per escludere altri artiglieri morti in quel mese non molti per fortuna e  si avvicinava di molto alla descrizione fatta da Contino. Però mancavano ancora delle conferme i , le quali le trovai grazie all'archivio e dell'Università di Torino, dove il BONGIOANNI ne era stato studente,cosi' ho potuto accertarmi  che si trattava della sua batteria e che uno dei due Ufficiali era proprio lui.
La descrizione che conferma le varie ipotesi fatte viene dalla lettera che fu inviata dopo la morte dell'Ufficiale alla madre d dal  Tenente Aliberti Alberto :
"  Vi narrerò con ordine la disgrazia. Quel povero figliolo si era recato con un pezzo in trincea di prima linea, a meno di 200 metri dalle linee nemiche ed aveva sparato tutti i suoi colpi ottenendo magnifici risultati e contribuendo moltissimo alla avanzata delle fanterie, così ben riuscita. Scoperto dalle artiglierie nemiche fu controbattuto con artiglierie grosse ed ebbe il capo pezzo ferito, il puntatore ed altri tre serventi feriti. Egli stesso fu leggermente ferito, ma non volle sapere di abbandonare il suo posto. Medicato in batteria continuava ad adoperarsi con quel entusiasmo che è caratteristico dei begli Artiglieri da Montagna. Avanzammo di notte colle nostre batterie portandosi in prima linea in un terreno battutissimo dai grossi calibri. Il povero Antonio col Tenente Gasparini star poco discosto dai suoi uomini intenti al lavoro quando sentirono il miagolio avvicinarsi di un grosso proiettile. il Bongioanni (presentimento?) ebbe il tempo di dire all'altro : " - Questo è per noi - " e furono presi in pieno dall'esplosione. Il Gasparini fu proiettato alcuni metri distante: ebbe un timpano rotto e da altre ferite e contusioni fortunatamente leggere. Il povero Antonio, li per li, non lo trovammo più girammo tutto il giorno e tutta la note per trovarlo ma non ci riuscì: avevamo perdute le speranze. Il mattino dopo a me toccava la triste sorte di ritrovarlo. Lo feci raccogliere dai suoi soldati che lo amavano tanto, portare indietro dove fu seppellito in un piccolo cimitero nel Vallone......"

A morire quel giorno fu solo il Sottotenente Bongioanni, mentre  il Tenente Gasparini e gli altri soldati colpiti rimasero feriti
Anche il Tenente Gasparini Bruto, che quasi sicuramente  era  l'altro ufficiale incontrato da Contino, fu decorato con medaglia di Bronzo con la seguente motivazione:

Gasparini Bruto da Urbino Tenente di Complemento reggimento artiglieria da montagna - Durante il periodo di preparazione dell'artiglieria, diede prova costante di coraggio e sprezzo del pericolo, espondendosi anche fuori trincea per meglio individuare mitragliatrici nemiche e per osservare i tiri della propria batteria. Avanzò arditamente con la fanteria, per riconoscere la nuova linea occupata una posizione adatta per un pezzo. Nel successivo approntamento di altra posizione avanzata, benchè ferito per lo scoppio di una granata nemica, diede ancora bell'esempoo di calma e coraggio nella ricerca di un suo compagno colpito in pieno e ne rincorare i suoi, mantenendoli saldi al lavoro.
Monte Pecinka, 1 - 6 Novembre 1916

Il Tenente Gasparini Bruto morirà il 31 maggio 1917 a Bologna per malattia, anche per lui il destino in quella guerra era segnato.(Gasperini sull'Albo d'oro)

Il sottotenente Bongioanni Antonio, si arruolò il 26 maggio 1915 come allievo ufficiale , partì per il fronte nel dicembre 1915 con il grado di Aspirante , fu promosso sottotenente nel marzo 1916 prese parte con il suo reparto la 20^ batteria del 2° reggimento artiglieria da montagna ai combattimenti nel Trentino durante l'offensiva Austriaca (Strafexpedition),  poi sul Sabotino, Pecinka, Veliki Hribach e Faiti (quota 309). Fu proposto per la medaglia d'oro , fu invece decorato con quella d'argento il 14 marzo 1917.

Così si chiude questa mia ricerca che ha portato a riconoscere i nomi di questi due ufficiali dati entrambi come  da Contino, in quell'episodio fu così solo per Bongioanni e Gasperini lo seguì nel uguale destino mesi dopo per malattia

Ringrazio infinitamente per l'aiuto dato Amos Conti


Mappa con indicata la zona di quota 291 e quota 309:

Fotografia che ritrae la zona di quota 278 e del Pecinka



giovedì 1 novembre 2018

S.Tenente RIQUIER Alberto





72° Batteria Bombardieri

Nato a Parma il 20 Settembre 1892
Morto a Dolina Aosta il 17 Settembre 1917
Sepolto a --------



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Subalterno di batteria, continuava il fuoco, finché l'ultimo pezzo, da lui stesso servito veniva smontato dal tiro nemico. Esempio ammirevole di bravura ai suoi dipendenti.
Castagnevizza, 14 Maggio 1917 

Note Storiche:

La 72^ batteria Bombarde da 240, apparteneva al II Gruppo 2° raggruppamento XI° Corpo d'armata. Durante la X^ offensiva dell'Isonzo nel Maggio 1917  la batteria era posizionata nella Dolina Bari poco a Sud della quota 309, dove all'inizio di questa offensiva, fu colpita da una bomba incendiaria che provocando lo scoppio delle cariche di lancio delle munizioni uccise parecchi serventi  ed ferì gravemente il Comandante Tenente VERDINOIS perla quale venne decorato di Medaglia di Bronzo, dopo aver ricevuto una d'Argento per le azioni dell Ottobre 1916 zona Loquizza- Pecinka..
Motivazione della decorazione della Medaglia di Bronzo:
"Incaricato delle direzione ed osservazione del tiro della propria batteria, spontaneneamente si recava ai pezzi più controbattuti dal tiro nemico e, incurante del pericolo, incitava alla calma i serventi. Funzionava anche da capopezzo, quando i grossi calibri avversari, che controbattevano violentemente la sezione, produssero lo scoppio delle cariche di batteria e di un deposito di munizioni di Fanteria.
Dolina Bari,12.23 Maggio 1917
 In questa occasione entrambi gli ufficiali si salvarono, Verdinois proseguì anche dopo la guerra la carriera militare dove partecipo anche alla seconda guerra mondiale, nelle operazione dell'Esercito Italiano in Montenegro.
La sorte non fu benevole per il Sottotenente RIQUIER, che trovò la morte alcuni mesi dopo poco più a nord della dolina sopracitata, inquanto la 72° Batteria, fu posizionata con i suoi pezzi dall'Agosto 1917 per l'XI^ battaglia nella Dolina Aosta.
Anche in questa offensiva riuscì a uscirne vivo, ma non fu così in un giorno di settembre precisamente il 17, a tre giorni dal suo compleanno, quando durante un fuoco di artiglieria Austriaca che interessò le posizioni Italiane, soprattutto quelle dell'XI^ C.A. dove il diario della III^ Armata descrive cosi' quello che accadde quel giorno:
- Nella notte il nemico batte, con artiglieria di piccolo e medio calibro, le prime linee, i camminamenti; le doline retrostanti e le vie di comunicazione dei sotto settori. La nostra Artiglieria, oltre i consueti tiri di disturbo e di interdizione, batte in maniera non trascurabile al buon successo di una ripresa offensiva.."
In questo fuoco di artiglieria Austriaca citato, una granata colpi nella Dolina Aosta le munizioni e razzi nella cavernone di questa, provocando un grandissimo incendio dove trovarono la morte più di cento soldati, la maggior parte appartenevano  al 216° Fanteria Brigata Tevere, altri delle batterie Bombarde 121^ e 72^.  Sembra e anche molto probabile che il colpo d'artiglieria entrò nel buco di sfiato della caverna. Tra questi uomini caduti della 72^ batteria c'era  il Sottotenente RIQUIER  Alberto.



Mappa dell'XI° C.A. del 1917 (USSME) con indicata la Dolina Aosta:





Corona deposta a ricordo dei Caduti della 72^ Batteria Bombarde, all'interno della Caverna nella Dolina Aosta (foto 2010):




Interno della Caverna chiamata "Dell'Orso"




Sfiato della stessa caverna visto dall'esterno dove con molta probabilità entrò il colpo che produsse l'incendio  al suo interno:





Pianta della Caverna, da notare nel disegno a sx  il buco di sfiato :


Ringrazio per l'aiuto ricevuto da Francesco PIERANTONI per le ricerche riguardanti il Tenente VERDINOIS e anche per altre info.









 


venerdì 19 ottobre 2018

Soldato MICCIO Raffaele






30° Fanteria Brigata Pisa

Nato a Sorrento il 1 Luglio 1889
Disperso a Sagrado il 9 Giugno 1915





Note Storiche:



Ho voluto scegliere  il soldato MICCIO Raffaele  a rappresentare tutti i caduti del suo  reggimento nell'azione  del 9 Giugno 1915.
Il Suo Reggimento che unitamente al 29° formava la Brigata Pisa, quel giorno aveva il compito di attraversare il fiume Isonzo all'altezza di Sagrado e successivamente conquistarla in modo da sostenere gli attacchi  alla destra presso Castelnuovo della 19^ Divisione in modo che la zona conquistata fosse ampliata.
In queste note vedremo vari contenuti e informazioni di quello che accadde quel giorno, anche se purtroppo come si vedrà alla fine, pur avendo una spiegazione dettagliata non si riesce nonostante il consulto di Diari storici dei Reparti e altre informazioni ad avere una verità completa dei fatti che come vedremo ci saranno anche  delle incongruenze.

Cominciamo con la descrizione dell'azione dal diario della III^ Armata:

"ll comandante del XI° C.A (Ten. Gen CIGLIANA)  aveva affidato alla 21 divisione il compito d’impadronirsi delle posizioni nemiche sulla fronte Sagrado=Sdraussina . A sua volta il comandante della divisione ( Ten. Gen. MAZZOLI) aveva affidato alla brigata Pisa l’esecuzione delle operazioni per il passaggio del fiume.
La scarsezza del materiale, come fu detto, disponibile, obbliga ad iniziare il gettamento di un solo ponte anziché di due. E’ scelto per il gittamento un punto a 200 m. circa a monte di Sagrado ed i lavori hanno principio alle 22,30, contemporaneamente al traghetto di due battaglioni. del 30° fanteria destinati in avanguardia. Le operazioni procedono da prima ordinate e spedite senza essere disturbate dal nemico e viene traghettato un intero battaglione e parte dell’altro con drappelli del genio, i quali reparti muovono subito verso la ferrovia, la oltrepassano e si aggrappano alle pendici del contrafforte che termina su Sagrado. Una compagnia di rincalzo respinge una compagnia nemica che minaccia il fianco sinistro e fa alcuni prigionieri.
Il ponte di equipaggio intanto progredisce e all’alba mancano solamente tre campate per raggiungere l’isolotto del fiume; ma in tale momento l’artiglieria nemica comincia un tiro ben aggiustato sul ponte, distruggendone le campate di testa. I lavori vengono temporaneamente sospesi, ma, quando ne viene tentata la ripresa, nuove raffiche di artiglieria nemica obbligano nuovamente a sospenderli, e questa volta in modo definitivo, perché sono rimaste danneggiate le campate del ponte di riva destra, alcune campate del centro e perché ormai il materiale è divenuto insufficiente per completare il ponte.
Le truppe rimaste sulla riva sinistra e sull’isolotto vengono intanto avvolte da intenso fuoco nemico; le prime però, ritiratesi sulla riva, vi si trincerano e vi si mantengono saldamente, nonostante la precaria posizione in cui sono venute a trovarsi dopo la interruzione delle comunicazioni attraverso il fiume. Anche il traghetto verso la riva sinistra viene sospeso per evitare gravi perdite, e le operazioni di ripiegamento si limitano al trasporto di una parte dei feriti rimasti sull’isolotto. Il ponte viene ritirato e le operazioni per il recupero degli uomini e del materiale rimandato alla notte. Il comd. del corpo d’armata richiede il concorso delle battere 149G di Moraro e di altre batterie da campagna per battere le posizioni nemiche e fa spostare parte della brigata Regina per un concorso diretto di fucileria.
Nella notte vengono traghettate sulla riva destra, senza incontrare difficoltà, la massima parte delle truppe rimaste sull’isolotto e sulla riva sinistra, le quali trascinano seco anche alcuni prigionieri."

Riportiamo ora i fatti  descritti dal Diario della 21^ Divisione che faceva parte la Brigata Pisa:

8 Giugno 1915:

Alle ore 16 inizia il fuoco di quasi tutte le batterie, intanto a Gradisca ora è riunito tutto il materiale da ponte disponibile.
Da una nuova più accurata ricognizione del fiume, risulta che per la sua larghezza, non si potrà gettare che un solo ponte a che per ragioni di accesso lo si deve gettare a 400 metri circa  a monte del ponte distrutto di Sagrado in corrispondenza di un isolotto, giacché in quel punto l'argine è rotto.
Alle ore 20 il fuoco dell'artiglieria che tirano sul terreno basso di riva sinistra dell'Isonzo viene diretto più in alto - L'equipaggio da ponte  si muove sulla strada  di accesso sul luogo del gittamento del ponte. Ma poichè la fucileria nemica dalle trincee basse di riva sinistra non è stata ancora neutralizzata si ordina che almeno una azione di artiglieria da campagna si avanzi fino all'argine per distruggere le trincee blindate , pare costruite in cemento armato (sic). Ma nel sopraggiungere dell'oscurità i pezzi non riescono a portarsi in posizione.
Intanto si comincia a mettere in acqua le barche, mentre il nemico apre  il fuoco di fucileria, ma senza alcuna efficacia. Così si riesce a portare sulla riva sinistra circa 6 compagnie, della quale 5 restano all'isolotto. Alle ore 24 si inizia il gittamento del ponte mentre continua il fuoco di fucileria.

9 Giugno 1915

Seguono le operazioni per il gittamento del ponte e per il passaggio del fiume, ma alle ore 1 il fuoco di fucileria avversario stava aumentando di efficacia e ne ritarda l'esecuzione. La truppa dei pontieri comincia subire qualche perdita. Si riesce però a mettere in acqua circa 70 metri di ponte e la fucileria accenna a diminuire.
Verso le ore 4 mentre i lavori del ponte procedono più speditamente, viene iniziato contro il ponte stesso il tiro dell'artiglieria nemica che dapprima incerto va in seguito aggiustandosi tanto che in pochi minuti i danni sono gravi. Il comandante della Brigata Pisa ( Magg. Gen. D'AGATA) , chiede subito che tale tiro sia controbattuto dalle nostre artiglierie . Diverse batterie infatti aprono il fuoco cercando di attirare su di loro quello avversario, ma ciò non vieta che il  ponte sia ancora bersaglio di numerosi colpi. Alle ore 8.35 il Comandante della Brigata Regina segnala che è stato diretto contro Monte Fortin un nutrito fuoco di fucileria che non cagiona danni. Contemporaneamente una batteria del 35° Art. pende posizione per battere il fronte sulle trincee a livello della linea ferroviaria, ma il fuoco d'artiglieria continua violento contro il punto ove sono raccolte le truppe postate sulla riva sinistra, e ciò induce il Comando della Brigata Pisa a ordinare che i barconi comincino a ritraghettare sulla rive destra la truppa. La Brigata Regina tiene saldamente la propria posizione. La violenza del tiro avversaria impedisce di continuare la traversata del fiume. Alle ore 10.30 il passaggio è sospeso, mentre in ordine isolato traversano a nuoto il fiume.
Il comandante della Divisione (MAZZOLI), si porta a Gradisca per assumere la direzione delle operazioni. Col cadere della notte si tenterà un opera di salvataggio degli uomini passati sulla sinistra.
Il Comando della Brigata Regina avuta conoscenza della situazione  della Brigata Pisa, invia un battaglione del 10° Fanteria coll'incarico di sostenere la posizione. - tale battaglione si porta ad ovest della località Bruma, pronto ad intervenire.
Il Comando di C.A. ordina l'intervento delle batterie di medio calibro di Mariano per battere la parte bassa della linea ferroviaria e la presa d'acqua del canale di Monfalcone (Dottori) - ordina pure che non appena raccolto tutto il reggimento. il 30°  fanteria si porti di riserva a Gradisca  e sia sostituito dal 29° . Si emana ordini in tale senso che  la sostituzione avvenga all'alba del giorno seguente.
Alle ore 17 il Comandante del Genio di Corpo d'Armata studia sul posto l'organizzazione del lavoro per il salvataggio dei militari rimasti sulla sponda sinistra, lavoro che dovrà iniziarsi col cadere della notte e proseguire fino a compimento.
Le perdite del 30° fanteria segnalate dal diario sono di 23 morti tra i quali un ufficiale e 118 feriti, ma come vedremo alla fine le cifre saranno ben diverse.

10 Giugno 1915

Il Lavoro di salvataggio iniziato all'una continua indisturbato fino all'alba. Da un calcolo approfondito furono trasportati sulla riva destra circa 400 uomini compresi una cinquantina di feriti, che vennero sollecitamente avviati a mezzo camions, alla sezione sanità di Romans.

Vediamo ora cosa scrive della giornata del 9 Giugno il Diario della Brigata Pisa:

9 Giugno (mercoledì)
Continua l'azione del giorno precedente. Quando il ponte gettato sull'Isonzo ha già raggiunto la lunghezza di 70 metri e mentre il 4° battaglione e i primi reparti del 2° del 30° fanteria ed il reparto zappatori del genio sono già pervenuti in quell'isolotto che trovasi in quel tratto di fiume e parte di essi, traghettati sull'altro ramo di questo, si avviano verso la linea ferroviaria sulla sinistra dell'Isonzo, coi primi albori, l'artiglieria e la fucileria nemiche, con tiri ben aggiustati, aprono il fuoco sul ponte ed i pontieri costringendo a sospendere il traghetto delle altre truppe ed il lavoro di gittamento del ponte, lavoro che è però ben presto ripreso profittandosi di un violento temporale che annebbia l'aria — Ma il nemico riapre il fuoco e ben tosto distrugge completamente il tratto di ponte già costruito impossibilitando la ripresa del lavoro, dopo di che si rivolge contro la fanteria che è già avviata sulle pendici del contrafforte che termina a Sagrado ed ha avuto occasione di battere una compagnia avversaria, di cui una parte si è arresa, e sta per raggiungere con le compagnie di 1^ linea, la cresta dell'altura di Sagrado.
Battuti violentemente dal fuoco nemico, tutti i reparti sono costretti a ridursi fin sul greto del fiume ove si concentrano e si sistemano alla meglio con trincee.
Viene ordinato il ripiegamento di detti reparti sulla destra del fiume a mezzo di barconi del genio e passano alcuni drappelli e parecchi feriti, ma il fuoco nemico,, sempre più violento ed efficace fa affondare alcuni galleggianti del trasporto ed obbliga a sospendere anche questa operazione - Tutti gli altri reparti del 30°, in trincea lungo l'argine sulla destra dell'Isonzo, col fuoco cercano di proteggere il ritorno dei reparti  alla sinistra ed anch'essi sono soggetti a violento fuoco avversario, mentre la nostra artiglieria controbatte quella nemica senza riuscire a tacitarla.
Così giunge la notte: il fuoco nemico si calma finchè finisce totalmente.
Alle 22 si ripiglia il trasporto sulla destra dell'Isonzo dei feriti e dei raparti sospeso al mattino.
Tempo a tratti sereno a tratti piovoso.


Il diario della Brigata Pisa conferma quello già scritto in maniera anche maggiormente dettagliata da quelli della 21^ Divisione e della III^ Armata. Riuscirà invece dare ulteriori e ben precisi dettagli nella narrazione dei fatti che è riportata dal libro di Luigi Lastrico " L'Arma del Genio nella Grande Guerra 1915-1918" dove vengono raccontati  le gesta dei reparti del genio che oprarono in quel settore il giorno 9 Giugno 1915:

Più a monte del VII corpo in corrispondenza dell'abitato di Gradisca era in linea l'XI corpo d'armata che nel periodo precedente si era avvicinato all'Isonzo colla sua 21a divisione di fanteria impe-gnando il nemico con minacce di forzamento del fiume e che il 7 giugno ebbe ordine di tentare il passaggio a Sagrado. La 2 I a divisione a ciò si accinse la sera del giorno 8 col concorso della 5a compagnia pontieri, della propria compagnia zappatori divisionale ( e del 1° reggimento)che fino al 7 giugno era stata a di-sposizione della 13a divisione per il passaggio del fiume più a valle e della sezione da ponte della 23^ divisione di cavalleria. A seguito delle ricognizioni eseguite dalla sezione da ponte per cavalleria, fu stabilito di eseguire i traghetti e di gettare il ponte a circa 750 metri a monte dell'interrotto ponte di ferro di Sagrado ed in corrispondenza di una carrareccia dipartentesi dal cimitero di Gradisca. Il comando della divisione dispose che la a compagnia pontieri incominciasse immediatamente il traghettamento di due battaglioni del 30° fanteria e subito dopo il gittamento del ponte, che la e compagnia zappatori del 1° reggimento destinasse un plotone all'avanguardia da traghettarsi sulla riva sinistra per costituire testa di ponte e per provvedere all'eventuale distruzione di reticolati nemici, lasciando a Gradisca la sezione da ponte, che con quella di cavalleria doveva restare in riserva. L'operazione ebbe inizio a notte inoltrata. Raggiunta la riva dopo le ore 22,30 del giorno 8, la compagnia pontieri varò subito una ventina di barche ed iniziò contemporaneamente il traghetto del IV battaglione del 30° fanteria ed il gettamento del ponte di equipaggio di barche e cavalletti. Le operazioni di traghettamento continuarono fino all'alba e permisero di trasportare parte su di un isolotto di ghiaia e parte sulla riva sinistra attraverso un secondo breve ramo del fiume circa 1300 fanti dei battaglioni IV e II del 30° fanteria ed il plotone della compagnia zappatori che doveva accompagnarli.
Al completamento del ponte, fra la riva destra e l'isolotto mancavano appena quattro impalcate. In quel punto il nemico, avvistata la manovra, incominciava il suo tiro di fucileria che si fece sempre più fitto e fu seguito poi da quello di artiglieria che bersagliava il ponte in costruzione, il traghetto ed il ghiaione sul quale i fanti e zappatori erano allo scoperto e in buon numero furono messi fuori combattimento. La manovra momentaneamente sospesa fu ripresa di li a poco e permise di gettare altre due campate; ma richiamò nuovamente il tiro nemico che colpì mortalmente 4 pontieri e ne ferì 11, fra i quali il tenente Fiorito Alessandro che due volte aveva condotto i suoi uomini alla testa del ponte. Sospesa di nuovo la manovra e sopravvenuto un temporale di questo si cercò di approfittare per ritentarla, ma più violenta intervenne la fucileria nemica e di lì a poco anche il tiro di artiglieria che colpì varie volte il ponte il quale, spezzato in tre parti, veniva trascinato dalla corrente. Intanto i nostri fanti che erano sulla riva sinistra avevano iniziato l'attacco verso le colline di Castelnuovo catturando anche una ventina di prigionieri, ma attirarono una violenta reazione nemica e segnatamente il tiro micidiale dell'artiglieria proveniente dalle falde del M. San Michele e diretto con precisione dall'osservatorio di quota 170. Cosi mentre un intero battaglione e due compagnie di fanti del 30°, assieme al plotone della compagnia zappatori, restavano bloccati nell'isolotto ghiaioso ed esposto al tiro nemico, le altre due compagnie di fanteria venivano decimate e in gran parte catturate. A tentar di riportare sulla riva destra fanti e zappatori si accinse la 5a compagnia pontieri, che già nelle successive fasi dell'azione aveva subite altre gravi perdite in uomini e quadrupedi e nel materiale e che sotto il vivo fuoco del nemico armò alcuni barconi che ricondussero sulla riva destra quanto si poté caricare nell'isolotto, subendo però nuove perdite. Il nemico infatti diresse il suo fuoco intenso ed aggiustato sui barconi, sfasciandone qualcuno, danneggiando gli altri e colpendo anche gli uomini imbarcati parte dei quali caddero in acqua affogando. Si dovette sospendere perciò anche questa manovra che fu ripresa nella notte fra il 9 ed il io mediante traghettamento operato più a monte dalla sezione da ponte della 2a divisione di cavalleria.
All'uopo si dovette anche ricavare un accesso al fiume nell'argine di riva destra, ciò che fu fatto dalla sezione stessa e dalla 4a compagnia zappatori nel pomeriggio del 9. La manovra iniziata alle 21 agli ordini diretti del comandante del genio del corpo d'armata e preceduta dallo stendimento di una fune alzaia atta a facilitarla, continuò fino all'alba senza disturbo da parte del nemico che aveva concentrato il tiro sul luogo del precedente passaggio. Colle 4 barche della sezione da ponte per cavalleria furono così messi in salvo 400 fanti, parecchi dei quali feriti e 19 prigionieri. Sul far del giorno io si occultarono sulla riva destra barche e materiali e nelle due notti successive si ripetè nello stesso punto la manovra per il ricupero delle armi e del materiale abbandonato sull'isolotto e sulla riva sinistra e di qualche ferito colà rimasto. La 58^ compagnia pontieri curò il ricupero di quanto fu possibile salvare del distrutto ponte di equipaggio. Il plotone della 4a compagnia zappatori del 1° reggimento che era stato traghettato sull'isolotto condivise la sorte dei fanti, contribuì validamente ai lavori di rafforzamento compiuti su quel ghiaione scoperto in assai precarie condizioni e subì gloriosissime perdite, essendo tornati sulla riva sinistra solo 18 dei 33 zappatori che lo componevano oltre il comandante. I reparti del genio suddetti nei due giorni 9 e io giugno subirono le seguenti perdite : 5a compagnia pontieri: morti 5 pontieri; feriti : 1 ufficiale e 15 pontieri; dispersi 4 pontieri. 4a compagnia zappatori del 1° reggimento: morti o dispersi : 15 zappatori; feriti : 3 zappatori : sezione da ponte della 2a divisione di cavalleria: feriti un ufficiale ed un pontiere. Ai più valorosi della 5a compagnia pontieri furono concesse 5 medaglie d'argento ed 8 di bronzo e 3 encomi solenni. Ecco le belle motivazioni delle medaglie d'argento concesse al tenente Fiorito ed al caduto pontiere Mangiarotti :
FIORITO ALESSANDRO, da Nole (Torino), tenente reggimento genio. - Comandato alla testa di un ponte in costruzione sull'Isonzo, riprendeva animosamente il lavoro momentaneamente interrotto per danni prodotti dal vivo fuoco nemico, riuscendo col suo esempio ad infondere fiducia e coraggio nei suoi dipendenti, finché, ferito, dovette abbandonare il suo posto.   Gradisca, 9 giugno 1915 ».
MANGIAROTTI EDOARDO, da Monticelli d'Ongina (Piacenza) soldato reggimento genio. - Durante il gittamento di un ponte d'equipaggio e nelle operazioni di salvataggio, dava prova di coraggio e di spirito di sacrificio, rimanendo più volte ferito. — Sagrado, 9 giugno 1915 ».
Gli altri tre decorati con medaglia d'argento furono il sergente Maestri Giovanni, il caporale Zanardi Cesare ed il pontiere Mora Giuseppe. Della 4^ compagnia zappatori ebbe la medaglia di bronzo il sottotenente Infante Mario. A sua volta il maggiore Lebrun Eugenio, ufficiale superiore del genio addetto al comando della 21^ divisione, fu premiato con medaglia d'argento con la seguente motivazione: « LEBRUN EUGENIO, da Napoli, maggiore reggimento genio. -Sotto violento fuoco di artiglieria e di fucileria nemica, che causava numerose perdite nel personale e distruggeva molto materiale messo in opera, dava, con energica fermezza, calma e sangue freddo, disposizioni ed ordini pel traghettamento di reparti di fanteria sulla sinistra dell'Isonzo ed, in seguito, per la costruzione di un ponte di barche, assicurando in tal modo il passaggio di quasi un intero battaglione.   Gradisca, 23 e 24 giugno 1915. Si distinse anche il-9 giugno, per il gittamento di un ponte a Gradisca ».

Questi erano i fatti da tratti da fonti ufficiali, vediamo ora due testimonianze di quel giorno riportate sul libro di Giorgio LONGO "Le Battaglie Dimenticate - La Fanteria Italiana nell'Inferno Carsico del S.Michele" :

"[...J Mi ricordo la prima strage. Eravamo ancora di là dell'Isonzo, dinanzi a Sagrado in attesa. Una notte arriva l'ordine di tentare il passaggio del fiume. Approfittando dell'oscurità, su una passerella improvvisata, tutto un battaglione al completo riesce a sfilare alla chetichella. Gli Austriaci, nemmeno un segno di vita: pareva che non ci fosse nessuno laggiù. Un portaordini ritorna, comunica che il reparto sta prendendo posizione, infiltrandosi attraverso la boscaglia. Tutto è facile, semplice, primitivo. Scaglionati lungo la riva destra, nella notte aspettavamo di passare anche noi. D'improvviso scoppia una sparatoria, serrata, rabbiosa, che si propaga nel buio come un fuoco di paglia: l'artiglieria nemica si sveglia di soprassalto, sbuca con vampe subitanee da ogni dove.
L' Isonzo zampilla di cannonate. Corre l'ordine di passare anche noi sull'altra riva, in soccorso. Non si può. La passerella è saltata, viene trascinata via dalla corrente. Abbiamo dovuto assistere, senza poter far nulla, alla tragedia che si svolgeva di là. La fucileria durò parecchio: poi, a poco a poco, si diradò; giungevano fino a noi urla, invocazioni disperate, clamori, lamenti laceranti di feriti. Che si poteva fare? Sparare? E dove? Nella mischia, a casaccio? Furono massacrati, tutti; di prigionieri qui, con questa tensione esasperata, non si sente nemmeno parlare. Infine la fucileria cessò del tutto e non giunse fino a noi che uno sgomentevole urlio che continuò fino all'alba"!


segue la seconda descrizione di un altro  protagonista  di quell'azione:

Incominciò verso le ore cinque pomeridiane dell 'Otto giugno 1915 un tremendo bombardamento alle trincee austriache al di là dell 'Isonzo; di fronte a noi in mezzo al fiume vi era un isolotto di sabbia. Nella notte dell '8 si doveva costruire un ponte che si appoggiasse all'isolotto e toccasse poi l'altra sponda. Il capitano mi consegnò un disco rosso che dovevo legarmi sulla schiena — questo disco doveva servire di segnale per il nostro Osservatorio di batteria, destinata ad accompagnare con una cortina di fioco l 'avanzata delle nostre truppe al di là dell 'Isonzo. Consegna precisa e terribile era quella di non firmarmi vivo per nessun motivo e fare in modo di essere col primo velo di truppe d'assalto per evitare che qualche granata o "shrapnel" cadesse sui nostri fanti. Disco rosso con cinghia, moschetto, pistola, tascapane pieno di cartucce, viveri di riserva: vado al Comando di battaglione. Gli ufficiali di fanteria si misero a ridere quando mi presentai. Mi affidarono ad un sergente destinato alla prima ondata prevista per le due di notte, ora in cui si presumeva ultimato il ponte di barche che i pontieri dovevano costruire. Quando, verso la mezzanotte venne dato l'ordine di uscire dalle trincee, ci disponemmo a partire in file indiane. Percorremmo quel tratto di ponte ultimato fino all'isolotto e là si rimase per due ore circa in attesa che si compisse l'opera. Io credo ancora oggi che eravamo incoscienti o ignari del pericolo che ci incombeva, perché ricordo che tutti ridevano sommessamente della proibizione assoluta di fumare che ci era stata impartita prima di partire. Tranquillamente osservavamo gli scoppi delle granate che si abbattevano sul versante opposto del fiume e motteggiavamo i soldati del genio che passavano carichi di tavole per la continuazione del ponte oltre l'isolotto Verso le ore cinque del mattino venne dato l'ordine di attaccare. 11 ponte era finito: bisognava passare, disporsi sdraiati di fronte alle trincee nemiche e attendere il fischio del Maggiore ed il grido di "Savoia!". Col mio moschetto carico ed il disco rosso assicurato alla schiena attesi il segnale. Ero sul greto del fiume a pochi metri dagli scoppi delle nostre granate che si abbattevano sulle trincee nemiche. Albeggiava quando venne dato il segnale: tutti balzammo in piedi e, via di corsa verso le trincee. Io saltai dentro passando attraverso un varco del reticolato, tenendo stretto il moschetto a baionetta triangolare. Rimasi assai male a non vedere nemmeno la faccia di un Austriaco. Proseguii con qualche soldato dei più intraprendenti per alcune diecine di metri, quando si scatenò un uragano di cannonate e di fucilate: queste dirette a noi, quelle al ponte. Dopo pochi minuti fummo attaccati dal nemico e ci difendemmo brava-mente a fucilate di modo che non poté avvicinarsi troppo. Il ponte era ormai a pezzi e l'acqua del fiume lo portava verso il mare. D'un tratto passò la voce: "Al «fiume"; era il comando di ripiegamento. Senza scomporci, ognuno di noi faceva dei piccoli balzi indietro tra un colpo e l'altro di fucile, finché non arrivammo al fiume. Sulla riva incominciò allora la lotta a baionettate perché eravamo rimasti tutti senza cartucce: anche gli Austriaci credo che non ne avessero, perché ci lanciavano contro certi ordigni a noi allora sconosciuti: le bombe a mano. Che fare? Mi sembrava che la baionetta non fosse che un gingillo contro i mezzi del nemico... Non mi rimaneva che seguire l'esempio dei compagni di fanteria che si buttavano in acqua per raggiungere l 'isolotto; l'acqua non era più alta di un metro e mezzo e non faceva affatto freddo. Raggiunto l'isolotto mi sdraiai sulla sabbia con un centinaio di superstiti; si sperava nell'aiuto dei compagni rimasti al di là del .fiume. Eravamo certi che avrebbero gettato un altro ponte. Ognuno si scavò la propria buca e attese, senza poter reagire alle fucilate degli Austriaci trincerati sull'altra riva. Giornata infernale. Dalle otto del mattino fino alla sera alle nove ,fummo il bersaglio di tutte le armi nemiche. Fucilate, raffiche di mitragliatrice, cannonate per tutti, vivi e morti. Forse il disco rosso sulla schiena fu la mia salvezza, perché i colpi a me diretti ammazzavano i miei vicini. Calò la notte... non venne aiuto di sorta. Ridotti ad una diecina raggiungemmo a nuoto la nostra sponda. Verso la mezzanotte ritornai alla mia batteria dopo aver vagato attraverso i campi vicini; la corrente mi aveva trasportato più a sud del punto di partenza. I- ...1 Da quel giorno l'isolotto fu chiamato ""L 'isola della morte"!


Da una considerazione presa  dalle descrizioni dei fatti delle fonti ufficiali sopra riportati, si sono potute accertare diverse incongruenze tra i vari reparti che le hanno narrate. In modo vistoso, si nota  la differenza della posizione in cui è stato gittato il ponte che varia dai 200 metri a Nord dal ponte di ferro di Sagrado per la III^ Armata, ai 400 metri per la 21^ Divisione e infine 750 metri per i reparti del Genio. La più credibile come fonte esatta si presume che lo sia quella del Genio la quale, riporta con  esattezza il luogo dove è stato preparato il materiale proveniente dalla carrareccia di Gradisca, per il gittamento del ponte. Si presume che la differenza della misure così diverse  si sia potuta avere in considerazione  anche del traghettamento dei reparti dei due battaglioni del 30° fanteria, tanto che questo non abbia portato a scrivere in maniera unisona tutti i diari dei reparti coinvolti nell'azione.
Sicuramente lo svolgimento di questa operazione  è stata eseguita con molti errori di preparazione, soprattutto con una scarso supporto dell'artiglieria ,la quale è stata chiamata in causa solamente dopo che i reparti approdati sulla riva sinistra si sono trovati in difficoltà causa il tiro nemico di fucileria e artiglieria, tanto che quest'ultimo  produceva la distruzione di una parte del ponte che si stava costruendo, lasciando isolati i due battaglioni del 30° Fanteria. e facendo si che la totale operazione alla fine fallisse.

Le perdite totali ed esatte di quella azione si possono ora conteggiare in maniera più esatta:
Riportando che sul Riassunto storico del 30° Reggimento dal giorno 5 al 22 Giugno 1915 porta ad avere le seguenti cifre :  

Ufficiali : Morti 1 - Feriti 3 - Dispersi 3
Truppa   : Morti 47 - Feriti 220 - Dispersi 295.

Da un calcolo più preciso effettuato oggi si possono invece constatare molte differenze sui dati  che sono stati riportati sopra.
Sull'albo d'oro dal 5 al 22 Giugno i morti in totale sono stati 152, considerando i morti avvenuti nelle sezioni di sanità sia per ferite in combattimento che per malattia.
Il  9 Giugno 1915 , giorno dell'azione sopra descritta, le perdite totali tra morti e dispersi ammontarono a 82 uomini compreso un ufficiale il Sottotenente BAGNULO Luigi. i dispersi furono 50 quasi tutti annegati sul fiume Isonzo.
Se si tiene conto che i dispersi dichiarati in totale furono 298 compresi i tre ufficiali, togliendo i 50 dispersi del giorno 9 che sono da ritenere morti, i prigionieri in totale fatti dagli Austriaci furono di 248 uomini.
Si deve tenere conto che i morti o dispersi potrebbero essere anche di più, dato che non tutti i caduti sono elencati nell'Albo D'Oro e qui conteggiati.
Queste perdite vanno poi a sommarsi a quelle subite dai reparti del Genio che sono state elencate sopra nella parte dedicata tratta dal libro di  Luigi Lastrico " L'Arma del Genio nella Grande Guerra 1915-1918".

Ora possiamo avere un quadro più preciso di quello che avvenne quel giorno a  Sagrado, certo non ci saranno stati i 2000 morti come sono stati affermati  nella testimonianza di chi vi prese parte, ma sicuramente le perdite furono moltissime. Pper questo credo e ribadisco che queste battaglie, operazioni o come ben le si voglia chiamare, che escono dalle giornate incluse nelle grandi battaglie che si svolsero sull'Isonzo e sul Carso, dal 1915 al 1917, devono essere ricordate per non dimenticare  coloro che vi presero parte e che vi morirono.



Mappa con indicato l'isolotto sul Fiume Isonzo nei pressi di Sagrado:


Foto attuale presa da Bosco Lancia con indicati il Ponte di Ferro di Sagrado e l'Isolotto detto anche Isola dei Morti:


"L'isola dei morti" ai giorni nostri:


Ringrazio per l'aiuto per la ricostruzione dei dati dei caduti Federica Delunardo






 



























 



martedì 9 ottobre 2018

S.Tenente PIANELLI Santo






20° Fanteria Brigata Brescia

Nato a Trapani il 20 Gennaio 1895
Morto sul Monte San Michele il 22 Novembre 1915
Sepolto a --------



Note Storiche:

Il 22 Novembre la Brigata Brescia, è impegnata nel settore del Monte san Michele tra cima 3 e la sella di San Martino sotto la quota 187, con la Brigata Ferrara entrambi appartenenti alla 22^ Divisione XI° C.A.
La quarta battaglia dell'Isonzo era cominciata già da alcuni giorni e gli attacchi contro il Monte San Michele erano al'ordine del giorno per i reparti che vi si trovavano a presidiare quella zona.
Il  22 Novembre  1915: 


Il comandante del corpo d’armata (XI°) intende che questo oggi prosegua l’azione con tenacia e vigore, ma con procedimento prevalentemente metodico, salvo le eccezioni dalla situazione consigliata, per tuttavia, stante l’occupazione felicemente avvenuta il giorno 21 di un tratto di trinceramento sotto il ciglio di cappella S. Martino, dispone che nella giornata la 22^ divisione procuri di consolidare ed estendere la sua occupazione, sostenuta dalla 21^; la 29^ deve procedere ancora su Boschini.
Lo svolgimento delle operazioni è il seguente:
La 22^ divisione, con la sua ala destra  (47° fanteria), occupa un altro tratto di trincea nemica sotto la cappella di S. Martino, catturandovi 55 prigionieri, tra cui 4 ufficiali. Il centro e la sinistra continuano l’avanzata metodica verso la cima del S. Michele, guadagnando qualche po’ di terreno, ad onta del violentissimo fuoco di artiglieria e di fucileria nemica.
La 21^ divisione, benché fatta bersaglio a saltuarie e violenti raffiche di artiglieria nemica, ed impedita da ostacoli e difese nemiche sulla fronte, concorre con azioni dimostrative alle operazioni della destra della 22^, progredendo alquanto pur essa con lavori di approccio.
All'azione della 22^ Divisione parteciparono  anche reparti della Brigata Brescia come testimonia nelle sue memorie Giovanni Filastò Assistente di Sanità nel  20° fanteria, (a cura di Giorgio Seccia):
22 Novembre 1916
- scrive Filastò: Mi è ritornata la febbre. Bisogna che me ne vada all'Ospedale. Quì c' e' da buscarsi una polmonite solenne.
Sera - Il 4° battaglione (battaglione del S.Ten Pianelli, in quanto apparteneva alla 16^ Compagnia), mandato di rinforzo riesce a prendere la trincea nemica alla sinistra di San Martino. Abbiamo ora notizia che una mitragliatrice batte di fianco e che l'artiglieria imperversa. Se non giungeranno a tempo dei rinforzi si teme che si debba abbandonare la posizione. 
Afferro al volo la notizia della morte dell'Avv. Pastore, sottotenente. Egli è caduto nella trincea espugnata, colpito al capo dalla mitraglia. La notizia mi lascia assai triste. Ho perduto un altro amico e uno dei più buoni e dei più valorosi. Non ha mai dato segni di debolezza né in questa né nell'azione dello scorso Luglio. Sempre al suo posto. (appartenva alla 15^ Compagnia)
Temo sia accaduto qualcosa di male al collega Capua: Domando notizie di lui: tutti mi assicurano che sta bene.

Nelle note del libro di Filastò viene evidenziato che la 15^ e 16^ compagnia del IV/20° sono state inviate durante la notte del 22 a rinforzare l'ala destra tenuta dal 47° fanteria Brigata Ferrara. Poco dopo le undici inizia l'attacco che porta alla conquista della posizione nemica e alla cattura di un centinaio di prigionieri e di molto materiale bellico.
Un piccolo reparto del sottotenente Arena (vedi note sotto)  si spinge addirittura fino alle prime case di San Martino, ma trovandosi di fronte a numerose forse nemiche, rispiega sulla posizione conquistata. Le altre due compagnie del battaglione vengono subito inviate per controbattere eventuali contrattacchi.


Il giorno 26 Novembre la Brigata Caltanissetta sostituì in linea la Brigata Ferrara e al termine della IV^ Battaglia, dopo il 4 Dicembre, procedette al risanamento del campo di battaglia dove vennero individuati e poi inumati circa 300 caduti tra ianche  il corpo del S. Tenente PIANELLI. 
L'atto di morte dimostra che fu sepolto lo stesso giorno della sua morte il 22 Novembre 1915 nella zona di San Martino, dove fu colpito e ferito mortalmente da una granata alle ore 15.  
Probabile che la sua sepoltura sia stata fatta in modo approssimativo vicina le linee. Tanto che  dopo i ripetuti attacchi e contrattacchi avvenuti nei  giorni successivi, il luogo dove fu sepolto fu sconvolto  in modo fa far affiorare i suoi resti, poi ritrovati dai soldati del 148° nei giorni di dicembre durante i lavori di bonifica del terreno.





Nota: Il Sottotenente ARENA Ippo Antonio,verrà colpito mortalmante durante l'attacco con i gas del  29 Giugno 1916 



Mappa risalente al novembre 1915 con la dislocazione della Brigata Brescia e il settore della 22^ Divisione






Il S. Tenente PASTORE Salvatore:




 Per la ricerca dell'atto di morte ringrazio Federica Delunardo


domenica 9 settembre 2018

S.Tenente CAMPO Francesco




156° Reggimento Fanteria Brigata Alessandria
Nato a Marsala il 3 Dicembre 1888
Morto sul Monte San Michele il 7 Ottobre 1915
Sepolto a -------- 

 

 

Decorato di Medaglia di Argento al Valor Militare  


Avendo scorto una grossa pattuglia nemica che cercava approssimarsi alle nostre trincee, l'attaccava con una squadra riuscendo a fare 40 prigionieri. Fatto a segno a vivo fuoco proveniente da un trincerone  nemico, mentre con fermezza e calma ammirevoli, provvedeva a spingere indietro i prigionieri e a fare inseguire col fuoco i nemici sfuggiti alla cattura cadeva colpito a morte.
Fronte Boschini, 7 Ottobre 1915

Note Storiche:

Il SottoTenente CAMPO apparteneva alla 3^ Compagnia del 156° Fanteria Brigata Alessandria che agli inizi di Ottobre 1915 esattamente dal giorno 4 viene trasferita da Romans d'Isonzo per sostituire la Brigata Piacenza che si trovava in linea sul Monte San Michele alle dipendenze della 30^ Divisione XIV° C.A. . Nella sera del giorno 6 un battaglione del 155° e uno del 156° si trasferiscono sulla sinistra dell'Isonzo e il Comandante di Brigata Magg. Generale ZANCHI Luigi assume il Comando di tutte le truppe del settore della 30^ Divisione sislocate sulla sinistra dell'Isonzo nel tratto di fronte fra la riva sinistra del fiume e la strada Sdraussina-San Martino e cioè: Brigata Alessandria - 3° batt.ne del 85° - 3° batt.ne del 86° - 56° batt.ne Bersaglieri.
IL giorno 7 Ottobre  Il Comandante di Brigata (ZANCHI) si reca sul fronte Peteano- Cima 2 ed avendo constatato che l'occupazione è troppo in basso dispone che la 3^ Compagnia del 156° si porti prontamente in alto sulla destra stessa. Intanto il nemico con due mitragliatrici approfittando del terreno boschivo tenta di aggirare l'ala destra della posizione ed apre all'improvviso fuoco di fucileria, mitragliatrici e artiglieria contro la nostra linea, però la 3^ Compagnia giungeva in tempo sul costone antistante ed apre il fuoco da quella posizione contro gli assalitori i quali nell altro fianco sono stati affrontati audacemente da una nostra pattuglia in ricognizione composta dal Comandante della Batteria Amalfi e da tre Carabinieri seguiti alla distanza da una squadra del 156° Fanteria ( comandata dal S.Ten Campo *) .
I nemici vistisi presi fra due fuochi in parte fuggono ed in parte in numero 76 si arrendono lasciandosi far prigionieri dalla pattuglia comandata dall'Ufficiale della Marina.
Durante la giornata le truppe hanno continuato i lavori di riattamento delle trincee che erano state molto danneggiate dalle piogge dei giorni precedenti.
Complessivamente nella giornata vengono catturati 76 prigionieri Austriaci*(vedi nota sotto).
Questa descrizione dei fatti è tratta dal Diario storico della Brigata Alessandria.



 (*) I soldati Austriaci prigionieri appartenevano alla 39. Honvéd Infanteriebrigade – Nagyvárad




Il tutto viene confermato da un'altra fonte che narra le vicende dei Marinai della Batteria Amalfi impiegata  sul Carso zona Monte San Michele esattamente nella zona di Peteano dopo l'affondamento dell'Incrociatore avvenuto il 7 Luglio 1915 che causò la morte di 72 uomini mentre 682 riuscirono a salvarsi.
*La batteria Amalfi fu creata con il personale rimasto della regia nave Amalfi silurata, fu creato un gruppo di due batterie da 4 pezzi ciascuno armata con materiale da 76 R.M. DA SBARCO .
Complessivamente il gruppo venne costituito da 11 ufficiali (uno dell’ esercito con compiti di esploratore)12 sottufficiali e 380 marinai, con in più 20 esploratori e conducenti dei carri.
Il 21 luglio partivano per il fronte della terza armata. In divisa grigioverde* La stessa  diverrà poi nei mesi successivi 254^ Batteria dell Regia Marina;  impiegata sempre nello stesso settore fino  al termine della VI^ battaglia dell'Isonzo


* info fornite da Francesco Pierantoni

La batteria viene più volte citata nel libro di Carlo Salsa "Trincee" qua sotto troviamo un passaggio del libro:


Un soldato mi indica una specie di merlatura di sacchetti a terra dalla quale sbucano quattro tubi di acciaio che contemplano il cielo come occhi di pachidermi attoniti.
Dice:
<< La Batteria dell'Amalfi. Ci sono i marinai: bravi ragazzi! Ci assistono sempre. Al minimo accenno, "tan-tatan-tan" ci sono loro. Pare che vedano tutto come noi da quaggiù. Gli è che sono quattro ce ne vorrebbero cento . Ma quei marinai bravi ragazzi....>>.


Vediamo ora come viene narrato il fatto nel memoriale dedicato a questi Marinai del Carso da dove è tratto : 

Il Tenente di Vascello P... si fece accompagnare dall'Aspirante Campo, da qualche marinaio e da tre Carabinieri. Voleva avvicinarsi all'ingresso laterale d'una grande trincea Austriaca, costruita in cemento e blindata con sacchi a terra. Vista dal basso aveva una vaga rassomiglianza col parapetto di un bastione medioevale. Non mancavano né di feritoie né gli scudi metallici per completarne l'illusione.. La compagnia di tiratori chiusa la dentro molestava tremendamente i nostri posti avanzati, la batteria di marina e perfino le vie di comunicazione alle nostre spalle.
L'operazione non poteva essere tentata che di pieno giorno; poiché bisognava insinuarsi per angusti passaggi a zig-zag attraverso il labirinto del reticolati nemici.
Era dunque necessario vederci bene . Il Tenente di Vascello P...aveva osservato più volte donde alla sera passavano le sentinelle ungheresi per montar la guardia oltre i loro reticolati; e conosceva i punti di accesso.
Gli uomini dell'audace manipolo vi si cacciarono dentro carponi, di sasso in sasso, di cespuglio in cespuglio, cercando di defilarsi alla vista quanto fosse più possibile. Avevano scelto quell'ora perché le vedette trovandosi col sole in faccia, meno facilmente potessero scorgerli. Ma come tuttavia, presumere di avvicinarsi non veduti alla trincea che coronava l'altura? Era una probabilità rara. Bisognava contare sull'imprevedibile: sulla momentanea disattenzione delle piccole guardie. Ci contarono.
La fortuna li ricompensò d'essersi ciecamente affidati a lei. Riuscirono a passar tutti attraverso i labirinti di fil di ferro spinato, senza destare alcun allarme. Poi con cautela e pazienza infinite, le armi in pugno, trattenendo il respiro, girarono sul fianco estremo della trincea, si calarono nel camminamento d'accesso , si approssimarono al varco d'entrata. Gli ungheresi conversavano a voce bassa, ognuno al calcio del proprio fucile, introdotto nella feritoia del parapetto. Erano molti, troppi ... Mezza compagnia.
Il Tenente di Vascello P...intuì che , nel varco d'ingresso si poteva prender tutta la trincea d'infilata, La situazione si prestava singolarmente ad un colpo d'audacia. Giocò la sua carta. Un cenno ai pochi che lo seguivano; un occhiata alla pistola stretta in pugno; un comando risoluto:
- Savoia!
Gli ungheresi  si volsero attoniti. Videro lo sbocco della loro trincea bloccato da canne italiane spianate su loro minacciosamente.
- Nessuno si muova deponete le armi! Arrendetevi!
IL sottufficiale che comandava quella mezza compagnia dovette esser così sicuro che gl' italiani li avessero accerchiati in forze, che non tentò nessuna resistenza; anzi consigliò ai suoi di obbedire ed arrendersi.
Il Tenente di Vascello P... li fece uscire tutti, ad uno ad uno, disarmati, Erano più di sessanta. Ordinò alla colonna dei prigionieri d'oltrepassare subito i reticolati e li avviò verso le nostre trincee. Per timore che qualcuno in cosa tornasse indietro l'aspirante (Campo) e un carabiniere, col moschetto spianato a chiudere la colonna. Il ritorno fu tragico. Le vedette delle trincee vicine dettero l'allarme. La fucileria cominciava a tempestare la lunga fila ondeggiante che s'allontanava . Poi anche l'artiglieria austriaca aprì il fuoco. La situazione divenne critica.
I prigionieri, accortisi dell'inganno in cui erano caduti, ebbero un attimo di sbandamento e d'esitazione; ma intanto le batterie austriache iniziavano un tiro celerissimo alle loro spalle. Ciò rendeva estremamente pericoloso il breve tragitto fino alle linee italiane, ma nel tempo stesso impediva a chiunque di retrocedere... Finalmente con grandi stenti Tenente di Vascello P..., i marinai, i carabinieri e gli ungheresi riuscirono con pochi feriti a raggiungere le linee italiane.
Soltanto l'ultimo prigioniero e l'aspirante Campo non potettero arrivarci: erano caduti a trenta metri dai nostri reticolati, colpiti a morte

Nota:

Il Tenente di Vascello P... citato, si trattava del Tenente di Vascello PAOLETTI Luigi decorato per questa azione di Medaglia d'Argento:

Con calma serena, sprezzante del pericolo, ha sapientemente diretto durante 40 giorni il tiro della sua batteria contro il nemico. Un giorno, a piena luce, si slanciava sul fianco di una trincea nemica, minacciando con una rivoltella un pugno di soldati austriaci che , colla cooperazione di tre carabinieri, riusciva a fare prigionieri in numero di sessanta.

Peteano, 7 Novembre 1915 (data esatta il 7 Ottobre 1915)


I tre Carabinieri che parteciparono all'azione dove trovò la morte il S.Tenente Campo furono i seguenti:

Carabiniere RICOTTI Guido, decorato con Medaglia d'Argento.

Al seguito del comandante del reggimento, che ispezionava la linea del fuoco, contribuiva a catturare 40 soldati nemici e a respingere un attacco. Visto, poi che uno dei nostri era caduto sul posto di combattimento, spontaneamente e da solo, sotto vivo fuoco, si slanciava a raccogliere il cadavere e lo trasportava indietro.
Boschini, 7 Ottobre 1915

Il caduto che si fa riferimento nella citazione si tratta del S.Ten. CAMPO.

Carabiniere FABIANI Pietro e PERNAZZA Amedeo decorati entrambi con Medaglia di Bronzo con uguale motivazione:

Si offriva spontaneamente a seguire un ufficiale in una ricognizione, coadiuvando efficacemente il suo superiore e dando bella prova di coraggio e di ardimento. Concorreva, così, al felice risultato della ricognizione, durante la quale furono fatti prigionieri ben quaranta nemici.
Peteano-San Michele, 8 Ottobre 1915 (data esatta il 7 Ottobre 1915)

Il Carabiniere Pernazza cadrà  pochi giorni dopo sul Monte San Michele il 21 Ottobre 1915.




 Alcune foto tratte dal Memoriale "Marinai sul Carso":





Cannone da 76/17 S impiegato dalla Ragia Marina :


Per la foto ringrazio Francesco Pierantoni

Mappa con indicate le linee ai primi di Ottobre 1915 della 30^ Divisione:






Mappa del XI° C.A. Dicembre 1915 con la dislocazione della Batteria Amalfi: