In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

domenica 4 marzo 2018

Caporale MARTINA Silvio





47° Fanteria Brigata Ferrara

Nato a San Pietro Vernotico il 2 Maggio 1888
Morto a Opacchiasella il 26 Agosto 1916
Sepolto a ---------

Notizie Storiche:

Dopo la battaglia dell' Agosto 1916, denominata VI° battaglia dell'Isonzo, il fronte Carsico era avanzato oltre il Vallone  di Gorizia. La Brigata Ferrara con i suoi due reggimenti 47° e 48° prese parte alla battaglia nella zona del San Michele dislocata alla vigilia della battaglia precisamente dalla linea sottostante Cima 4 all'Elemento Quadrangolare. La Brigata faceva parte unitamente alla Brigata Brescia alla 22^ Divisione.
L'esercito Austriaco dopo alcuni giorni di lotta si ritirò dalle posizioni del Monte San Michele lasciando quindi che le truppe del XI^ C.A. dal quale dipendeva anche la Brigata Ferrara avanzassero fino  le nuove posizione difensive assunte dalle truppe Austriache sul ciglione Carsico oltre il Vallone di Gorizia.
Seguiamo gli eventi di quel periodo tratti dal libro di Juren- Persegati- Pizzamus " Le battaglie del Carso. Doline in fiamme, le «spallate» dell'agosto-novembre 1916":
- Toccò al tenente Leo Pollini, 47° Ferrara, prendere contatto  con il comandante del battaglione del 55° in quel momento di presidio alle nuove trincee di Opatje selo: "Al muraglione del Cimitero di Oppacchiasella trovammo i rincalzi i battaglioni in linea. Qualche ufficiale ci venne incontro, ci chiese di noi; ci credevano una brigata fresca, che, finalmente, dopo i loro insopportabili tre giorni di Carso, venisse darci il cambio — commentò Pollini, dopo aver appreso della loro odissea in Adriatico —, capii bene che il cambio era per essi una necessità: avevano bisogno di temprarsi, di prepararsi, perché la guerra sul Carso richiedeva una vera iniziazione al sacrificio, che non si poteva improvvisare in poche ore". Lo spettrale scenario che attorniava quei soldati privi di esperienza del fronte -Carsico, la permanenza di più giorni in prima linea in trincee dalla scavo appena bozzato e privo di ripari, il caldo quasi tropicale mettevano a dura prova non solo il fisico ma anche l'equilibrio psichico dei combattenti. Quando il tenente Pollini chiese del comandante del battaglione, gli fu indicato un maggiore indifferente ai proiettili che gli fischiavano attorno: "L'ufficiale s'accorse per la prima volta dei nuovi venuti e rivolse verso di noi il viso. Che sguardo! Pareva che un coltello avesse vuotate le occhiaie, lasciandovi il guizzo della ferita e il vuoto della morte -Io? Io vengo dall'Albania. In quella mi accorsi che l'Aiutante richiamava la mia attenzione con dei cenni disperati, spalle del suo superiore. Faceva segno che era impazzito. Il tenente Passeri, pure della Ferrara, visse un'esperienza simile negli stessi luoghi: "In attesa dell'attacco, ci troviamo addossati al cimitero di Oppacchiasella, dove il terreno si inclina fortemente a valle. Non siamo in vista del nemico, ma egli sa che il luogo si presta all'appostamento di qualche reparto e perciò vi ha aggiustato il tiro a La brigata Ferrara, dopo la caduta del settore austriaco tra la Cima 4 del San Michele e la Cappella di San Martino del Carso, aveva proseguito la sua avanzata raggiungendo dapprima Cotici  e poi il fronte tra quota 187 e Opatje selo. Ultimato l'avvicendamento con i battaglioni esausti della Regina aveva sferrato, il 14 il suo attacco con il 47° reggimento verso Segeti. Solo il giorno successivo, con l'appoggio di un battaglione del 48° reggimento, riuscirono a far avanzare la propria linea catturando 150 prigionieri.

La Brigata Ferrara rimase in quella linea fino al 26 Agosto, quando scese a riposo a Bosco Cappuccio, Leo Pollini descrive questo momento nel suo "Le veglie sul Carso"  : In riposo al Bosco Capuccio. Pareva un sogno . Venne l'ordine di fare le tende. Era il 27 di Agosto il Caporale Martina non vide quel riposo di quel giorno, non ricevette nessun' ordine di fare la tenda. Rimase lassù a Opacchiasella, colpito a morte da una pallottola il giorno prima. Era un giorno tranquillo il reggimento si apprestava a ricevere il cambio, anche il diario storico del 47° lo dice nelle sue poche righe che descrive i fatti della giornata anche se alla fine si conteranno lo stesso 12 morti tra questi anche il Caporale Martina Silvio:

26 AGOSTO : Dislocazione come il giorno precedente. Come da ordine precedente, confermato e dettagliato dal Comando di Brigata, nella sera il reggimento viene sostituito dal 9° fanteria. Il Cambio avviene senza inconvenienti e i battaglioni si portano nella località precedentemente riconosciuta ove si accampano. Il Comando di reggimento occupa i ricoveri di Borgo Pisa già occupati dal Comando del 29° fanteria. 
Tempo bello
Predite della giornata:  truppa uccisi 12 feriti 7 

Mappa della linea presidiata dalla Brigata Ferrara Agosto-Settembre 1916




Mappa con le linee durante le prime 9 Battaglie dell'Isonzo

Note sul caduto redatte da Paolo F. Vitullo npote del Caporale MARTINA Silvio :


MARTINA Silvio (in albo d’Oro erroneamente riportato come Vito), nato il 2 maggio 1888 a San Pietro Vernotico (BR), figlio di Marco e Cristina Manca,di professione contadino, soldato del 50° Reggimento Fanteria nella Guerra Italo Turca (in Libia dal 28 novembre 1911 al 4 agosto 1912), coniugato con Rosina Toraldo dal 14 novembre 1914, effettivo al 47° Reggimento Fanteria dal 24 maggio 1915 in territorio di guerra, promosso Caporale il 31 dicembre 1915, deceduto alle ore 07.30 del 26 agosto 1916 in seguito a ferita di arma da fuoco per fatto di guerra a Oppacchiasella e sepolto a Oppacchiasella (come da Atto di Morte Documento Ufficiale). Lasciò la moglie e una figlia, Maria Trieste nata il 21 novembre 1915: non a caso a Maria fu dato anche il secondo nome di Trieste (di fatto tutti la chiamavano formalmente Trieste o più familiarmente Triestina).
L’Atto di Morte reca Oppacchiasella quale luogo di morte e sepoltura: questa località è a circa 10 Km a Est di Redipuglia; le Salme dei Militari deceduti e sepolti in quel luogo e nelle zone limitrofe furono successivamente esumate e traslate sia in forma “Nota” che “Ignota” nel Sacrario Militare di Redipuglia. Da un controllo al registro cimiteriale del citato Sacrario non è stata riscontrata tra i Militari “Noti” nessuna sepoltura compatibile con Martina Silvio, che quindi deve presumersi tumulato tra gli “Ignoti”.
Sulla lapide in marmo commemorativa ai caduti della prima guerra mondiale (datata 1920, committenza il Municipio e la Cittadinanza) a San Pietro Vernotico, posta in piazza del Popolo, ove ha sede l’associazione culturale “Domenico Modugno”, sulla lapide di destra, sesto dall’alto, è citato il Caporale. Martina Silvio. Inoltre, dall’elenco del Comune di San Pietro Vernotico, non risulta mai esistito o partito in Guerra un Martina Vito ma bensì Martina Silvio: pertanto, per quanto attiene ai dati riportati in Albo d’Oro trattasi di evidente errore di trascrizione(purtroppo essendo lo stesso “documento Storico” non è possibile apportare modifiche), come anche confermato da ONORCADUTI


Pagina dell'Albo d'oro con il nome errato del Caporale MARTINA Silvio



 Dati del database dell'Albo d'Oro con la correzzione avvenuta



Conclusioni sul Caduto MARTINA Silvio


Il Caporale MARTINA Silvio nella guerra Italo-Turca del 1912:




Il Foglio Matricolare




L'atto di Morte



Lapide Commemorativa con il Nome del Caporale MARTINA Silvio



 



Ringrazio per questo post Paolo F. Vitullo, Nipote del Caporale MARTINA Silvio







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