In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

lunedì 27 marzo 2017

Tenente ARDIGO' Domenico




233° Fanteria Brigata Lario


Nato a Soncino (CR) il 5 Gennaio 1893
Morto a  Selo il  20 Agosto 1917
 Disperso


Note Storiche:

Il 233° Reggimento con il 234° formava la Brigata Lario che nel corso dell'IX^ Battaglia dell'Isonzo apparteneva con la Brigata Cosenza  alla 54^ Divisione XXIII° Corpo D'Armata.
All'inizio dell'offensiva della Brigata il 18 Agosto il tratto d'azione era situato nel settore tra Nord dellaQuota 238 del Nad Bregom a sud est di Lukatic.
Il giorno 20 Agosto  che videro la morte del Tenente Ardigo si svolsero nella giornata le seguenti vicende, tratte dal Diario del 233° Fanteria (Ussme):
Verso le ore 6 nuclei d'assalto del nemico tentano di attaccare il I° Battaglione (quello di Ardigò) , ma vengono facilmente respinti lasciando nelle nostre mani 2 Ufficiali e 20 soldati prigionieri ed una mitragliatrice. Alle ore 7 giunge l'ordine dal Comando di Brigata di Proseguire l'avanzata verso gli obbiettivi assegnati, scattando alle ore 8 precise. Lo scatto avviene con ordine e slancio. Il Reggimento ed il III° Battaglione del 234° iniziano all'ora stabilita l'avanzata verso la 3° strada mascherata e verso le posizioni nemiche che corrono da quota 246 a quota 241.
Il I° Battaglione appogiando a sinistra attacca la quota 241 dopo aver vinto la resistenza di parecchie doline organizzate a difesa e catturando oltre 25 Ufficiali e 600 uomini di truppa.
Giunto sulla quota 241 alle ore 10.30 circa insieme al III° Battaglione del 234 e con elementi del 65 Fanteria, riordinati i reparti, il Comandante del I° Battaglione prosegue nell'avanzata, spostandosi un pò verso est, senonchè mancando il collegamento a destra, nuclei nemici riescono ad infiltrarsi e minacciare il fianco del Battaglione, prendendo anche prigionieri. Il Battaglione deve peraltro ritirarsi sulla quota dove rimane per un po' di tempo circondato, Contemporaneamente il III° Battaglione che ha avanzato verso le linee nemiche (di quota Innominata) a sud di quota 246, trovandosi privo di collegamento a sinistra e minacciato di aggiramento da nuclei nemici, ha ripiegato l'ala sinistra, facendo fronte al nemico a protezione delle truppe che occupano la quota.
Alle ore 14, il nemico sferra con pattuglioni di arditi e mitragliatrici un contrattacco alla quota 241, ma anche questa volta il contrattacco viene respinto.
Durante la giornata e la notte il nemico intensifica il tiro della propria artiglieria formando delle fitte cortine di fuoco d'interdizione e battendo le doline ove erano riuniti i rincalzi, sicchè tutta l'avanzata si svolge sotto il tiro dell'artiglieria e con perdite non lievi.
Il reggimento vedrà la perdita di 8 dispersi tra gli Ufficiali tra i quali i morti saranno il Tenente Ardigò, il S.Tenente Gasparini e l'Aspirante Pagani, mentre i rimanenti 5 risulteranno catturati dal nemico, mentre la truppa avrà 8 morti 78 feriti 55 feriti leggeri e 58 dispersi.

Secondo l'atto di morte il Tenente Ardigò trovò la morte alle ore 13 in seguito a ferita da mitragliatrice, e fu sepolto sul campo come riulta dalla testimonianza del Tenente Ciccolini Domenico e del Sottotenente Contini Remo entrambi fatti prigionieri in quella giornata.

Del Sottotenente Contini Remo, e del Tenente Ciccolini Domenico,  nel libro  "IL Carso Dimenticato di Persegati N. e Scrimali A" troviamo la descrizione di quei momenti drammatici della morte di Ardigò e della loro cattura:

Quando arrivò la comunicazione ufficiale della morte di Domenico, fu come se una scheggia del Carso avesse lacerato il loro cuore. Il ritorno in licenza degli altri reduci al paese acuiva il ricordo doloroso del proprio caro, che non sarebbe più riapparso alla porta di casa. Fu la mano pietosa della sorella di un suo commilitone mantovano, Remo Contini da Viadana, a trascrivere per loro una lettera in cui il fratello descriveva quella tragedia. Il manoscritto originale era uscito di nascosto dai reticolati di Mauthausen e successivamente imbucato in Italia al di fuori delle zone di controllo della censura. Quelle righe svelarono alla famiglia Ardigò il il tragico destino affrontato dal figlio tra le trincee del settore Korite - Selo. "La sera del 17 agosto partivo per la trincea nel settore di Selo. La nostra artiglieria iniziò il bombardamento il 18-8 di mattina e il 19-8, ore 5.30 uscimmo dalla trincea al fatidico grido di "SAVOIA! " — scriveva Contini, rammentando ancora con partecipazione le fasi iniziali dello scontro - La scena era addirittura solenne: i nostri bravi fanti si lanciarono all'assalto con uno slancio incredibile e seguivano, sotto un bombardamento infernale, i loro ufficiali in testa. Temevo di non essere abbastanza forte nel trovarmi la prima volta in mezzo a queste battaglie furibonde, invece mi sentivo orgoglioso, contento e, soddisfatto.
 Che brava compagnia era la mia! Io sempre in testa mi trascinavo i soldati sempre avanti avanti, e non vi so dire quanti prigionieri ho fitto con essi. e quante mitragliatrici abbiamo catturate". 
Sulle ali dello sfondamento iniziale, i fanti della Lario travolsero le difese  lasciandosi alle spalle le postazioni ridotte al silenzio delle doline "Engellbert","Salz" e  "Morsek".
Sembrava che nulla potesse opporsi alla loro avanzata in direzione delle quote 241 e 246, ad est delle macerie di Korite.
Nei passaggi successivi di Contini ritroviamo tutte le peculiari caratteristiche dati guerra sull'altopiano carsico: la battaglia che si frammenta nello scacchiere delle doline i contatti tra i reparti che si smagliano progressivamente, la caccia all'uomo caverna per caverna, le ondate dell'artiglieria che costringeva a soste forzate, la sete incombente: "La giornata del 19-8 fu una corsa voluttuosa contro il nemico che si ritirava Nono la nostra spaventosa pressione di dolina in dolina, con una serie di assalti alla baionetta avanzando il giorno 19-8 dalle ore 6 sino alle 15 del pomeriggio senza curare la sete (terribile; la fame e la stanchezza, La vittoria ci inebriava al punto di farci dimenticare ogni sofferenza fisica. Sostammo alla dolina Rideau dalle 15 del giorno 19-8 sino alle 7 del 20-8". 
Durante questa sosta i superstiti del reparto, approfittando del riparo offerto da questa conca rocciosa cercarono di riposarsi. Attorno a loro sembravano immersi nel medesimo sonno i corpi dei caduti nelle ore precedenti. Chi vegliava fissò il suo sguardo oltre il ciglio della dolina, sul mare infinito della notte. Il mattino successivo li aspettava il nuovo balzo verso Korite: "Gli austriaci tiravano con l'artiglieria e la fucileria di fianco e di fronte. Dopo il terribile bombardamento della notte tra il 19 e il 20, alla mattina del 20-8, ore 7. 30, giunge l'ordine di riprendere l'avanzata. Infatti con uno scatto unico ci buttammo con violenza contro il nemico che già incominciava a fortificarsi. Dopo una breve resistenza da parte sua, vinta con un nostro intenso fuoco di fucileria, riprendemmo la corsa snidando dalle profonde caverne delle doline, gli austriaci a centinaia... conquistammo una grossa dolina dove c'era un comando austriaco. Là sostammo brevi minuti per distrarci."
Il senso eccessivo di sicurezza, o forse la stanchezza, tradì il reparto italiano. Tante volte le conche delle doline avevano rappresentato un ambito rifugio nella tempesta delle battaglie. In quel momento si trasformò rapidamente in una trappola mortale. Alla soddisfazione per i risultati dell'avanzata subentrò una disperata corsa verso la salvezza: "Io però, che sto molto allerta e forse più dei miei colleghi perché ero nuovo della guerra e quindi più previdente, ad un certo momento mi venne l'ispirazione di risalire la dolina e dare un'occhiata in giro. Infatti scorsi a poca distanza gli austriaci che venivano verso di noia plotoni affiancati. In un salto giù di nuovo in dolina, diedi l'allarme e misi i miei pochi soldati rimasti a difesa Ma noi eravamo in pochi, gli austriaci in forze molto superiori e già erano vicini. Allora in seguito all'ordine del mio comandante di compagnia, il povero Tenente Ardigò, che poi fu colpito a morte, cercai di portarmi con la compagnia in un camminamento retrostante dove c'erano altre forze del nostro reggimento. Ma era troppo tardi: gli austriaci avevano già avvertita la nostra presenza e stavano piazzando le mitragliatrici. Tuttavia io i ossequiente agli ordini dei superiori, chiamai l'adunata della compagnia: io ero in testa tutti., dietro di me alla distanza di due metri veniva il Tenente Ardigò, dietro a lui subito i tenente Ciccolini che era con no Ma ecco che risaliti sulla dolina per uscire, le mitragliatrici austriache fecero un fuoco micidiale: i soldati non uscivano; mi voltai durante la corsa per vedere il mio comandante ed eccolo cadere a terra a morte. Le pallottole fischiavano attorno: vidi che era impossibile ottenere lo scopo e che mi sarei sacrificato utilmente. Mi buttai a terra in una piccola buca di granata: subito dopo arrivò il Tenente Ciccolini: Le mitragliatrici e la fucileria infierivano sempre di più contro di noi che avevamo la vita affidata pochi sassi: pensai a voi in quel terribile istante: feci una preghiera al buon Dio e mi rassegnai al sacrificio della mia giovane vita poi in un baleno gli austriaci ci furono addosso e ci fecero prigionieri. Questo il 20 agosto 1917-ore 13 data che rimarrà indelebile per tutta la vita".
 Questo racconto veniva confermato dalla lettera di un altro ufficiale protagonista della stessa sfortunata azione, il tenente Ciccolini, ugualmente trascritta dalla sorella di Contini nella missiva inviata alla famiglia Ardigò: "Carissimo, ti scrivo da Mauthausen ove mi trovo prigioniero col collega Contini. Siamo stati presi il giorno 20 alle 13 in una dolina presso Korite ove c'eravamo spinti col Tenente Ardigò, Danieli ed altri ufficiali e parecchi soldati. Gli austriaci ci hanno sorpreso mentre da pochi minuti eravamo intenti a sistemare la difesa della dolina. Abbiamo provato a ritirarci per portarci in un camminamento retrostante occupato dai nostri per potere insieme a questi respingere gli austriaci ma non è stato possibile. Ci hanno inseguito con un terribile fuoco di mitragliatrici e fucileria. Il povero Ardigò è caduto morto innanzi a me, mentre con lui e Contini correvamo verso il camminamento. Danieli che correva dietro di me è caduto morto anche lui. Io e Confini abbiamo trovato ricovero dentro una piccola buca e allora gli austriaci ci sono stati sopra e ci hanno fatto prigionieri". ( 4) Il Carso si prese non solo la giovane vita di Domenico ma anche il corpo. Secondo i testi commemorativi stampati dopo la fine del conflitto la dolina che segnò il limite massimo dell'avanzata della "Lario", costretta a ritirarsi su Korite divenne il suo sepolcro senza croce.
Note: La lettera della signora Contini è stata fornita cortesemente dal Museo Storico dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Soncino (CR).

Altra Testimonianza viene dal Rapporto Personale dell'Aspirante Vigoni Giorgio del 65° Fanteria catturato illeso il 20 Agosto 1917:

Il I° Battaglione (Capitano Roncato) del 65° fanteria, il 20 Agosto 1917 prese parte all'avanzata su Selo e occupò detta località. l'Asp. Vigona della 3* Compagnia (Ten. Pennetti) con 20 uomini che era stato dislocato in una dolina a 300 metri a destra del battaglione verso mezzogiorno ebbe il cambio da 50 uomini del 234° ??? fanteria (era il 233° per l'esattezza ) al comando del Tenente Ardigò. L'asp. Vigonà appoggiò verso il Battaglione ma fatti appena 100 metri, s'accorse che sul costone di fronte il nemico piazzava due mitragliatrici. Aprì il fuoco, ma poco dopo gli comparve alle spalle un pattuglione Austriaco proveniente dalla destra. Fece fronte anche da quella parte e riuscì a fermare il nemico, ma un altro nucleo avanzò dalla dolina dopodiché l'Asp Vigonà e i suoi uomini circondati da ogni parte dopo breve resistenza fu catturato con una dozzina di soldati (ore 12).

Il Tenente Ardigò, prima di appartenere al 234° Reggimento Brigata Lario dove era in forza alla 2^ Compagnia I* Battaglione, i primi anni di guerra lo videro protagonista negli alpini come Sottotenente nel Battaglione Tirano, impiegato nei 1915 zona Stelvio poi dall'Aprile del 1916 in zona Alto Isonzo precisamente sul Monte Vrsic, quota 1270 e Krasji Vhr

la fotoqui sotto lo ritraggono con il Battaglione Tirano sullo Stelvio e sul Vrsic

 Stelvio 1915

Vrsic 1916


Pagina dedicata dagli Alpini di Pianura GRUPPO di Soncino (CR)



Veduta della Quota 241 vista sopra la dolina Firenze-Meridiana o Maschinen per gl'Imperiali
 

Quota 241


Mappa della Zona di Quota 241 con la Dolina Maschinen - Firenze, Meridiana, è molto probabile che questa sia la Dolina dove è caduto il Tenente Ardigò in quanto come posizione subito sotto la Quota 241, e anche percè il Battaglione di Ardigò (I* Batt) si trovava all'estrema destra della Brigata Lario in collegamento con i reparti della 61^ Divisione (fronte Selo) e con il supporto del I° battaglione del 65° Fanteria che aveva come settore proprio il fronte tra Quota 241 e Selo:


Mappa con indicata sia la Quota 241 e la Dolina Maschinen 





La dolina Maschinen- Firenze Meridiana ai giorni nostri:




Ringrazio infinitamente  il Sig. Mauro Bodini Presidente della Pro Loco di Soncino (CR) per le foto e altro del Tenente Ardigò e Federica Delunardo 
















sabato 11 marzo 2017

Tenente SANTINI Tullio



XII° Battaglione Regia Guardia di Finanza

 
Nato a Morbegno il 3 Novembre 1888
Morto a Nova Vas il 20 Agosto 1916 
Sepolto al Sacrario di Redipuglia Gradone 22° Loculo 52






Note Storiche:

Il XII° Battaglione della Guardia di Finanza dal 10 Agosto al 4 Settembre del 1916, partecipa all'avanzata sul Carso sotto l'incessante fuoco nemico
Il giorno 12 Agosto per Ordine del Comandante del Settore di Sinistra, raggiunge la linea di Marcottini con una Battaglione del 76° fanteria.
Il 18 Agosto, formatosi in Reggimento misto col III° Battaglione del 161 Fanteria e con il II° del 76°, raggiunge le linee di Nova Vas ve si rafforza e resiste al persistente e violento fuoco nemico.
Il 4 Settembre, in seguito alle perdite subite passa a Campolongo.
 Il XII° Battaglione nel periodo sopraindicato, apparteneva dal 10 al 18 Agosto 1916 alla 19^ Divisione - Brigata Macerata, dal 18 Agosto passerà  al reggimento misto alle dipendenze della 31^ Divisione XIII° Corpo D'armata.
Nel corso di questo periodoo il XII° Battaglione subirà le seguenti perdite:
Ufficiali Morti 2 feriti 3- Truppa Morti 20 Feiriti 108 - dispersi 1

Vediamo i fatti della giornata del 20 Agosto dove trovò la morte il Tenente Santini colpito da una scheggia di  granata alle ore 21.30 dove gli procurerà una vasta ferita alla regione della carotidea destra. Verrà poi sepolto a Doberdò:
"Tratto dal libro di Giorgio Seccia - Il Carso di Comeno I Combattimenti a Nova vas e sulle quote 208".
 Il 20 agosto nel corso di uno di questi movimenti, eseguiti sempre sotto il tiro dell'artiglieria avversaria, una grossa bomba fa strage dello stato maggiore del 1/123°. Testimone dell'episodio è ancora Armando Lodolini che così lo racconta. «Di sera, verso le venti, si pronuncia un vivo attacco contro il terzo battaglione. Ci giunge l'ordine di portare due nostre compagnie da quella parte. "Vada prima a vedere dove si devono mettere" mi dice Gognetti, "intanto vedremo di racimolare un centinaio di uomini". Io vado. Discuto col maggiore Susanna che mi urla una quantità di disposizioni e di spiegazioni inutili. Torno di corsa. Il nemico ha concentrato per un momento il fuoco di alcuni grossi calibri e di bombarde sul mio fronte. La prima compagnia, già a plotoni affiancati sul rovescio della quota, pronta per muoversi, mi pare distrutta. Il furiere Capuzzo, inebetito, mi fa un elenco di morti: il tenente Ferri, il tenente Tommasini... Al buio, brancolo tra i cadaveri, ritrovo la linea. Questo è il posto di comando del battaglione "Maggiore Gognetti!". Urto in un morto: il mio attendente Zuanazzi; un altro: il sergente Luigi Stoppa, l'eroe garibaldino, per me; un altro: il povero caporale-tromba; un altro, un altro, un altro, alla rinfusa. Undici: tutto lo stato maggiore del battaglione e i portaordini inviati dalle compagnie, come si usa a ogni movimento. "Maggiore Gognetti!". Lo trovo, finalmente, sotto un cumulo di pietre e di legnami, è vivo, ma è finita: ha il ventre squarciato. Mi riconosce, mi stringe la mano, e s'irrigidisce senza parlare». Oltre al maggiore Carlo Gognetti, comandante del I/123°, restano uccisi i tenenti Ferrero Ferri e Mario Novelli; la truppa ha cinque morti fra cui Angelo Zuanazzi e il sergente Luigi Stoppa e trenta feriti. 


Mappa con la dislocazione dei reparti del XIII° Corpo d'Armata al mattino del 20 Agosto 1916
il XII° battaglione si trovava nele posizioni di quota 208 Nord:



 



lunedì 6 marzo 2017

Soldato GALOSI Vittorio






37° Reggimento Artiglieria da Campagna



Nato a  Carate Brianza il 14 Giugno 1915
Morto sul Carso il 8 Agosto 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia IX° Gradone - Loculo 16783





Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 


Benchè la batteria fosse fatta segno a tiro aggiustato di grossa artiglieria avversaria, rimaneva sereno e calmo al suo posto, finchè colpito in pieno da una granata il pezzo del quale era servente, perdeva la vita sul campo.
Villanova di Farra, 8 Agosto 1915

 

Note Storiche:

 Il 37° Reggimento Artiglieria da Campagna, fu costituito nel Maggio 1915, il Comando di Reggimento era presso il 1° Reggimento da Campagna; Il I° Gruppo e la 1^,2^ e 3^ batteria presso il deposito del 13° Reggimento da Campagna; il II° Gruppo e le batterie 4^, 5^ e 6^ presso il deposito del 33° da Campagna. Fu disciolto nel 1919.
All'inizio della guerra  fino al Maggio 1916 apparteneva alla 29^ Divisione Brigate Lazio e Perugia, nel periodo dell'Agosto del 1915, quando il soldato Galosi trovò la morte, alcune batterie erano piazzate a Villanova di Farra ed erano interessate sulla fronte tra Lucinico - Mochetta e   Monte Fortin presidiate dalla Brigata Lazio.


Mappa risalente  a un periodo del 1915 quando le batterie del 37° Reggimento da Campagna operarono in direzione del Monte San Michele pur mantendendo grosso modo le stesse posizioni precedenti:

 


 

 

 

 


sabato 11 febbraio 2017

Cap. Maggiore VIDALI Giovanni





89° Fanteria Brigata Salerno

Nato a Orio Litta il 13 Settembre 1887
Morto sul Carso il 10 Ottobre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 21° Gradone - Loculo 38435



Note Storiche:

La giornata del 10 Ottobre 1916 è il prima giorno dell'VIII^ battaglia dell'Isonzo, la seconda spallata d'autunno verso l'altopiano Carsico di Comeno, oltre il Vallone di Gorizia e il Carso di Doberdò conquistato dopo la VI^ battaglia nell'agosto dello stesso anno.
La Brigata Salerno appartiene con la Brigata Catanzaro alla 34^ Divisione.
Seguiamo le vicende della Brigata Salerno nel corso di questo giorno:

Tratte dal libro di Antonio Seccia - Il Carso di Comeno i combattimenti a Nova Vas e sulle quote 208:

La brigata Salerno dispone il 90° reggimento in prima schiera e 1'89° in seconda entrambi disposti con due battaglioni in prima linea. I rispettivi comandanti devono assicurare, secondo le disposizioni del generale Luigi Basso, uno stretto collegamento in profondità per una pronta, continua, sicura ed efficace alimentazione delle ondate di attacco. Gli obiettivi da raggiungere in successione sono costituiti dalla Strada Nova Vas-cortina della quota, strada Nova Vas-ciglio settentrionale del camposanto, nodo  stradale a nord ovest di Nad -Bregom-margine meridionale del borgo di Hudi Log  intervalli escono in ricognizione pattuglie miste di fanti e artiglieri per accertare l'esistenza di varchi su vari tratti della linea da attaccare, anche se, comunque, grovigli di filo spinato causati dalle esplosioni possono recare ostacolo all'avanzata delle fanterie. Mentre battaglioni del 90° sono intenti a prendere posizione, vengono investiti dal tiro di contropreparazione avversario. Ne fa le spese in un primo tempo il I/90° comandato dal capitano Adolfo Ramella che con calma esemplare riesce a mantenere saldo e ordinato il reparto. Intorno alle tredici alcuni colpi di obice da 305 mm colpiscono in pieno il II/90° producendo la perdita di oltre centocinquanta uomini. Nel battaglione si manifestano momenti di panico e un inizio di sbandamento. Il pronto intervento degli ufficiali superstiti e la presenza rinfrancante del generale asso riportano una qualche serenità nell'angoscioso frangente. Il comandante della brigata e del reggimento inoltre per rassicurare gli uomini e condividerne il rischio, spostano il loro posto comando. L'uno in una dolina contigua alla prima linea, l'altro allo sbocco del camminamento che conduce alla prima linea. Dal canto suo il sottotenente Antonio Valerio, unico ufficiale sopravvissuto della sua compagnia, pur rimasto ferito dallo scoppio, riavutosi dallo shock, ritrovata serenità ed equilibrio, con grande forza d'animo riordina i resti del reparto e poi giunto il momento è in grado di guidarlo all'assalto. Cinque minuti prima dell'ora fissata per l'attacco, le squadre di lanciatori di bombe che debbono costituire l'avanguardia della forza attaccante, saltano fuori della trincea e iniziano la loro opera accolte da vivace fuoco specie di armi automatiche. Segue alle quattordici e cinquanta la prima ondata costituita dalle quattro compagnie del I/90° del capitano Ramella che esce per primo dalla trincea e con l'esempio le trascina in una travolgente avanzata. Subito colpito, cade sul campo il sottotenente Pio Sciandra. Lo sfondamento ha successo soprattutto in corrispondenza dell'ala destra dove opera la 2^ compagnia del capitano Demetrio Dabove coadiuvata da unità della Catanzaro......
Occupata la sommità di q.208 nord, la lotta prosegue in stretto collegamento sulla sinistra con le altre compagnie del battaglione, ostacolata dal tiro di interdizione dell' artiglieria austriaca. Alle quindici e quarantacinque è completata l'occupazione dell'intero crinale della quota. Numerosissimi sono i prigionieri che sotto scorta affluiscono nelle retrovie. «Uno di essi che parla italiano», racconta Gallardi, «avverte che nella buca vi sono, oltre a parecchi morti, anche diversi feriti: una squadra di nostri esce, i feriti son presi in collo, portati a braccia e dopo una prima medicazione son portati in barella al posto medico. i prigionieri ridono, sono contenti, chiedono del pane che diamo subito, dell'acqua...che non abbiamo neppure per noi, mentre la sete ci tormenta». Concorrono all'attacco la 9^ e la 11^ compagnia del I/89° lanciate sia per rendere più stretti i collegamenti nelle ali che per alimentare le ondate di prima linea. Il I/90°  nel frattempo rinforzato dalla 10^ e dalla 12^ compagnia del I/89° per colmare le per dite subite, si schiera a partire da destra con le compagnie 2^, 3^, 4^ e 1^. Sono colpiti a morte  in questa fase dello scontro il tenente Cipriano e i sottotenenti Cossa e Graziani; accanto ai suoi ufficiali combatte con valore il soldato Antonio  Bosa. La 4^ e 1^ compagnia, vinta la resistenza avversaria incontrata davanti Nova Vas, irrompono nell'abitato scaglionate in due ondate facendo prigionieri altri consistenti nuclei di soldati avversari sorpresi dall'improvvisa avanzata nei ricoveri, nelle doline e dietro le macerie del borgo. Si mette particolarmente in luce nel corso dell'azione il sottotenente dell'89° Vincenzo Ioppolo, già distintosi in circostanze analoghe. L'ufficiale dopo aver  presidiato per l'intera giornata sotto un continuo tiro dell'artiglieria avversaria una trincea di prima linea e averla percorsa anche nei tratti dove maggiore era il rischio di essere colpiti, per disporre e incoraggiare le vedette e sorvegliare personalmente eventuali movimenti offensivi avversari, al momento dell'assalto si slancia alla testa del plotone. Rimasto unico ufficiale subalterno superstite della compagnia, benché ferito, rifiuta di lasciare il comando del plotone e con esso prende parte all'azione successiva. Due ufficiali medici dell'89° reggimento, il tenente Elia Longoni e il sottotenente Amedeo Pasquale, sebbene entrambi febbricitanti e quantunque il loro battaglione di appartenenza fosse in posizione arretrata, non esitano a spostare i posti di medicazione a ridosso della prima linea con l'intento di rendersi utili anche ai feriti di altri reparti. Calmi e sereni stanno prestando l'opera di soccorso direttamente sul terreno di scontro quando sono investiti dalle schegge di un obice da 305 esploso nei pressi. Le salme dei due ufficiali medici sono inumate in una stessa tomba assieme a quelle dei caporal maggiori Giovanni Battista Puppo, Afredo Miramondi e del soldato Bernardo Ratti caduti in quella medesima giornata. Cade sul campo anche un altro ufficiale medico del reggimento, il piemontese sottotenente Giuseppe Manlio Iberti.
Dopo aver assicurato il possesso dei caseggiati distrutti e averli oltrepassati, le compagnie del 1/90° si collegano con un primo reparto della brigata Pescara nel   frattempo sopraggiunto. Una volta rischieratesi in linea, le compagnie riprendono l'avanzata raggiungendo alle sedici e quaranta con relativa facilità il secondo obiettivo: la strada che dalla chiesetta di Nova Vas scende verso sud.
Qui si dispongono a difesa occupando una linea che appare quasi predisposta  a tal fine essendo stata ricavata con ostacoli naturali, rovine di muriccioli, avanzi di sentieri in gran parte sconvolti. Sono quindi approntati capisaldi per difendere la nuova posizione dai probabili contrattacchi avversari.. Alle sedici e quarantacinque l'avanzata della Salerno può dirsi conclusa. Il comando della brigata dispone quindi per il tiro di interdizione da parte del 6° reggimento artiglieria di campagna. Si provvede allo sgombero dei feriti che avviene sotto continui tiri di interdizione dell'artiglieria austriaca. Antonio Zaini3 dell'89° che per diciassette mesi aveva prestato la sua opera di portaferiti, resta ucciso dallo scoppio di una granata proprio mentre prodiga le prime cure a un commilitone ferito. Pattuglie esploranti, contrastate da raffiche di mitragliatrici e di shrapnel , percorrono in lungo e in largo la terra di nessuno per riconoscere gli obiettivi da battere, garantire i collegamenti laterali, man-tenere il contatto con il nemico e coglierne gli eventuali movimenti. L'aspirante ufficiale d'artiglieria Luigi Fraenza' del 6° artiglieria, come già in altre occasioni partecipa come volontario all'attività di pattugliamento, durante la quale fornisce esatte e importanti informazioni sulla ubicazione delle trincee e delle difese accessorie della linea avversaria per rendere efficace il tiro delle batterie e mentre esegue una ulteriore ricognizione cade sul campo colpito da fuoco avversario. Ha maggior fortuna il caporale del 90° Vincenzo Amato il quale, incaricato di portarsi in prossimità della linea nemica per esaminare una particolare difesa accessoria, porta a termine la missione e, pur essendo rimasto ferito da pallottola austriaca, fattosi medicare alla meglio, resta al suo posto e partecipa all'azione nei giorni successivi. I/142° è impiegato a rinforzare la destra della linea che appare meno forte; il IV/89° passato alle dipendenze del comando brigata quale riserva a disposizione, è schierato sulla vecchia prima linea. Alle venti e quarantacinque la dislocazione dei reparti vede due battaglioni del 90°, un battaglione dell'89° e tre compagnie del 1/142° occupare il primo e secondo obiettivo, sopravanzando questo di circa centocinquanta metri verso est, una compagnia dell'89° a sud di Nova Vas, fronte nord; tre compagnie dell'89° sulle posizioni di partenza col 17° reparto mitragliatrici ridotto a tre anni, una compagnia del 142° provvede assieme ai servizi reggimentali, al trasporto di munizioni e viveri dal vallone alla linea. Nelle ultime ore viene catturata una piccola colonna austriaca di salmerie  probabilmente perdutasi nel campo di battaglia a causa dell'incipiente oscurità.
Intorno alla mezzanotte gli austriaci lanciano un violento contrattacco in forze che però trova nelle difese approntate e negli uomini dietro di esse un ostacolo insormontabile. Gettatisi all'assalto vengono illuminati dai razzi luminosi e quindi falciati dalle armi automatiche italiane. Sono oltre trecento i cadaveri che al mattino seguente vengono contati sul terreno. Nel corso della notte ha luogo un prolungato bombardamento di medi calibri che provoca l'incendio e il conseguente scoppio di un deposito avanzato di munizioni posto nelle immediate vicinanze della linea. Nella drammatica circostanza il sergente dell'89° Maurizio Alava, che già nel passato aveva dato prova di possedere doti di coraggio e di sangue freddo. accorre subito sul posto e per impedire che l'incendio si propaghi anche a una limitrofa riserva di bombe. riesce a porle in salvo. Contuso e bruciacchiato in più pani del corpo si fa medicare alla meglio per tornare immediatamente al suo posto. Subito dopo uscito volontario di pattuglia. torna nelle linee portando con sé una grande quantità di materiale bellico abbandonato dal nemico......
stato atmosferico : Cielo Sereno.



Il nome del Cap.Maggiore Vidali l'ho trovato per caso in un documento video di un vecchio pellegrinaggio risalente ai primi anni 50 al Sacrario di Redipuglia. Nelle immagini di quella giornata mostravano a un certo punto un loculo con dei fiori attaccati, il Cognome non si leggeva inizialmente in modo chiaro, ma poi ho potuto verificare con delle ricerche che si trattata proprio del Vidali.
Ho voluto ricordare questo soldato, cosi' come molti altri dove all'epoca avevano ancora qualche persona che si recava  a portarli un fiore. Oggi queste persone non ci sono più, non so chi sia stato allora a deporre  quei fiori nel suo loculo, se la vedova, una figlio, un nipote, un fratello.
A distanza di anni e da quella immagine, ho voluto dedicare questo post in suo ricordo.



l'immagine tratta dal video citato







ai giorni nostri......




Schieramento alla mattina del 10 Ottobre 1916 della 34° Divisione 


domenica 29 gennaio 2017

S. Tenente PARONA Emilio





III° Gruppo - 7^ Batteria Autocannoni da 102


Nato a Torino il 9 Settembre 1895
Morto alla 4^ Sez. Sanità - Dolina Madonna per ferite il 30 Ottobre 1916
Sepolto presso la tomba di famiglia a Pavia 



Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 



Comandante di una sezione di una batteria automobile, dette prova costante di energia, calma e coraggio esemplari. Mentre la batteria veniva violentemente controbattuta, col suo fermo contegno sapeva mantenere alto il sentimento del dovere nei dipendenti, finchè, nortalmente colpito, cadde vicino ai suoi cannoni
Oppacchiasella, 30 Ottobre 1916


Note Storiche

Fece nel Collegio Militare di Roma i primi due anni di liceo. Arruolatosi soldato volontario d'un anno nel dicembre del 1914, fu destinato al 6°  Reggimento Artiglieria da Fortezza. Promosso, nell'aprile del 1916, sotto-tenente nello stesso Reggimento, parti per la frontiera pieno di entusiasmo. Giovane di anni, ma maturo nel sentimento del dovere, diede ben presto prova dì abnegazione e di spirito di sacrificio. Sempre primo ove maggiore era il pericolo, collaborò sempre efficacemente con i piccoli e gloriosi fanti del Carso. Il 30 ottobre 1916, nella Dolina  della Madonna ad Oppacchiasella, mentre con tutto l'ardore del Suo entusiasmo spronava i Suoi cannonieri a compiere serenamente il dovere sotto il violento fuoco avversario, cadde colpito a morte. Fu sepolto nella stessa Dolina.
La 7^ Batteria autocannoni nella IX^ battaglia dell'Isonzo apparteneva al III° Gruppo (Magg. Parodi) 13° raggrupamento d'assedio : Col. Vallauri XIII° Corpo D'armata.




Mappa con lo schieramento delle artiglierie nel corso della IX^ Battaglia dell'Isonzo, la freccia gialla indica la posizione della 7^ Batteria di Parona:




Ingresso Cimitero Dolina Madonna durante la guerra:






Resti del Cimitero della Dolina Madonna ai giorni nostri dove fu sepolto il S.ten. Parona:





Si ringrazia per la collaborazione  Lucia Masotti

lunedì 16 gennaio 2017

Soldato ALLOCCO Francesco




63° Fanteria Brigata Cagliari

Nato a Marene (CN) l'8 Marzo 1895
Morto Quota 111  il 20 Luglio 1915
Sepolto-----




Note Storiche:

20 Luglio 1915, il 63° fanteria della Brigata Cagliari si trova a fronteggiare le posizioni di Quota 112-111 la Brigata è elle dipendenze della 20^ Divisione, la II^ battaglia dell'Isonzo è iniziata da due giorni, il soldato Allocco era in forza alla 5^ Compagnia II° battaglione, seguiremo le vicende di questa giornata di questo reparto.
Alle ore 4.10 veniva Comunicato dal Comando di Brigata al Comandi del 63° che i corpi riferiscono se sono stati aperti i passaggi nei reticolati o se sono in grado di farli facilmente in modo da poter avanzare appena ne verrà dato l'ordine.
Alle 4.35 con un successivo fonogramma si comunicava che a senso di equivoci confermo che, mentre tutto dovrà essere come predisposto, l'avanzata dovrà avvenire non appena ne sarà dato l'ordine del Comandante di Divisione. 
Il Reggimento alle 4.30 intanto comunicava: le novità  durante la notte erano che la truppa sta consumando il rancio calco. (l'ultimo di Allocco). D'innanzi al reticolato del 63° vi erano due brecce. E' necessario che il gruppo Pironi apra il fuoco da quota 92 contro trincee nemiche, subito dopo il Reggimento attaccherà e mi auguro con risultato efficace.
Tutta la notte ha continuato il fuoco di fianco al trincerone occupato parzialmente  dal 39° fanteria.
Alle 6.25, il Comando del II° Battaglione, al quale il Comandante del Reggimento aveva notificato le comunicazioni avute dal S.Tenente Benvenuti riferiva quanto segue: << Non metto in dubbio l'occupazione del trincerone per parte del 39° e 47° che da dove sono l'osserviamo, ma il fuoco d'infilata persiste, tanto che questo ha causato due feriti.
In questo momento è giunto un  Tenente  d'Artiglieria per vedere le trincee di quota 111 che dovrà battere e mi ha detto che poi andrà al 64° e che finalmente aprirà il fuoco.
Da esplorazioni fatte fare sul fronte fin contro quota 11, i trinceramenti sono occupati fortemente>>.
Gli obbiettivi da raggiungere nell'attacco comunicati dal Comando di Divisione alla Brigata Cagliari erano: quote 100-118-111 fino a quota 142. 
Alle ore 9.05 il Comando del II° Battaglione comunica al Comando quanto segue: << In questo momento l'artiglieria medio calibro ha iniziato il tiro contro i reticolati, avvertire che esso è corto e un po spostato a destra. Tira quasi sulle nostre vedette>>
Alle  9.20 lo stesso Battaglione riferiva che il collocamento dei tubi è fallito poiché sul ciglio dei reticolati era distesa una densa catena di nemici, che ha accolto i collocatori con vivo fuoco. 
Alle 10.40 il Comando del II° Battaglione comunica che il tiro dell'artiglieria di medio calibro, continua ad essere sempre corto e batte sulle nostre vedette avanzate, Decorre che sia allungato di 100 metri. Mentre quello delle batterie da campagna è giusto.
Nel frattempo alle ore 10.50 si ha notizia che il 39° fanteria occupa sempre le posizioni di questa mattina dove si è rafforzato. Il nemico continua a molestare dalle trincee retrostanti dove si è rifugiato. Il Comando del 39° aspetta l'ordine per avanzare.
Ma il Comando del 64° ha fatto le seguenti comunicazioni: << Davanti a noi esiste un reticolato che impedisce l'avanzata (circa 200 metri avanti). I militari del genio ieri sera abbandonarono i tubi di gelatina, poiché oggetti a  intenso fuoco nemico. Chiunque si affaccia sul ciglio della posizione è colpito.
La nostra posizione non solo è di difficile mantenimento, ma non ci permette l'avanzata.>>
Alle ore 11.25 viene inviato al Comando del 63° Fanteria il seguente fonogramma:
- L' artiglierie di medio calibro dovranno aprire il fuoco sull'estrimicità destra del trincerone e lo continueranno fino alle ore 13.-
Alle ore 13 i battaglioni di 1^ linea dovranno avanzare senz'altro sui loro obbiettivi.
Alla stessa ora la 14^ Divisione avanzerà sul Monte Sei Busi e la 19^ sui suoi obbiettivi.
Alle ore 12 due plotoni della 8^ Compagnia del II° Battaglione comandati da Ufficiali, sono già sul fronte di quota 111 con gli esploratori per scegliere il punto dove proteggere i collocatori di tubi esplosivi ed inviare dove è più conveniente fare l'apertura sui reticolati.
Intanto alle ore 13.10 il Comandante del 63° Fanteria (Col. Simoncelli) inviava al Comando del II° Battaglione il seguente ordine: << Non faccia assolutamente retrocedere alcuno, avanzi ad ogni costo>>. Il Comando d'Armata aveva ordinati che l'attacco della Brigata avvenga con tutta l'energia di cui è capace. Avanzi a qualunque costo con linee sottili, successive finché il battaglione arrivi alla baionetta sulle trincee.
Codesto Battaglione avanzi decisamente, risolutamente, il IV^ Battaglione segue immediatamente in rincalzo.
(Come si è capito quindi , il Battaglione del Soldato Allocco sarà quello che per primo andrà all'assalto in condizioni di difficoltà estrema, con il reticolato nemico pressoché intanto, con i tiri d'infilata proveniente dai fianchi).
Il II° battaglione intanto era giunto con la prima linea formata dalla 5^ e 8^ compagnia a circa 120 metri dai reticolati nemici. Tale prima linea si era arrestata in una leggera depressione, precedente un ciglio da cui mediante uno spalto affatto scoperto è battuto frontalmente e d'infilata a destra e a sinistra dal fuoco nemico si accede ai trinceramenti di quota 111.
La 6^ e 7^ compagnia in 2^ linea si trovano a pochi metri di distanza dalla 6^ e 8^ a loro immediato rincalzo. Tale formazione viene adottata per potere abbracciare il fronte del reticolato di quota 111.
Nel frattempo il Comando di Brigata chiedeva se l'attacco aveva avuto l'impulso voluto, cosa che avvenne.
Le compagnie attendevano ancora che i collocatori di tubi esplodenti compiano l'opera loro per poter procedere all'avanzata e quindi all'assalto, alle ore 15 il Comandante della Brigata Cagliari inviava la seguente comunicazione:<<Malgrado le assicurazioni ricevute non si vede ancora dopo oltre un'ora che venne ricevuto l'ordine alcun reale impulso nell'avanzata del Reggimento mano qualche pattuglia. I Comandanti si mettano alla testa dei rispettivi reparti e diano quell'impulso che evidentemente manca. Si deve avanzare a qualunque costo per gli ordini perentori e assoluti dei Comandanti superiori- Ne va del buon nome della Brigata>>.
Alle ore 15.15 lo stesso Comandante di Brigata telefona al Comando del 63°:
<< A scarso di ogni equivoco le ripeto l'ordine verbale portatole dal S. Tenente Sig. Demitry di prendere il Comando del Reggimento e di avanzare con l'intero Reggimento sull'obbiettivo assegnatole a scaglioni successivi continuamente susseguitesi a brevissimi intervalli in modo che l'attacco riesca a qualunque costo. Assicuri immediatamente>>
Alle ore 15.30 il Comandante del II° Battaglione avvisa il Comandante del Reggimento che i collocatori di tubi e i plotoni di scorta non hanno potuto assolvere il loro compito per il fuoco violento ed efficace del nemico. Inoltre il prelato Comandante soggiunge che il reticolato è intatto e le trincee di quota 111 fortemente occupate dai nemici con tre mitragliatrici bene appostate e blindate.
Alle 15.40 il Comandante del 63° rispondeva al Comandante della Brigata Cagliari :
<< Sono in prima linea col Reggimento reticolati intatti; mia truppa si difende. Occorre fuoco di artiglieria per tagliare i reticolati.>>
Il Comandante di Brigata aderisce alla richiesta, e l'artiglieria di medio calibro comincia nuovamente a battere i reticolati.
Alle 16.10 il Comandante di Reggimento ne da avviso al Comandante del II° Battaglione con la seguente comunicazione:
<< Adesso artiglieria tira sui reticolati. Appena avrà fatto la breccia avanzi a ondate successive, in maniera che la susseguente oltrepassi e trascini la precedente. Prenda collegamento col 64° fanteria, che mi si assicura sia portato alla stessa altezza codesto Battaglione, ma che salvo pattuglie non si vede.>>
Dopo ciò il Comandante del Reggimento si portava accanto al Comandante del II° Battaglione, che era fra la prima e la seconda linea del battaglione stesso a metà circa della leggera depressione, la quale antistava pertanto una quarantina di passi sulla seconda.
Insieme al Comandante del II° Battaglione, IL Comandate del Reggimento osservò il tiro dell'artiglieria, e dopo aver scorto che questo aveva prodotto una breccia piuttosto larga circa quattro metri sui reticolati, per quanto i fili più bassi non fossero toccati, ma incurvati ed abbattuti versi il terreno in modo da permettere il passaggio per uno ordinò al prelato Comandante di procedere all'attacco non appena l'artiglieria avesse allungato il tiro e nel medesimo tempo dispone che il IV° Battaglione si schierasse a sua volta su due linee al principio della leggera depressione più volte menzionata, pronto a rincalzare il II° a misura che precedeva verso l'obbiettivo, muovendo con la prima linea non appena quella del II° Battaglione avesse oltrepassato il ciglio più volte citato.
Contemporaneamente alle 16.50 telefonava al Comandante della Brigata Cagliari quanto segue:
<< sarebbe opportuno fare allungare il tiro all' artiglieria per poter iniziare l'attacco della fanteria.
Raccomando però farmi appoggiare dal 64°; il quale è ancora indietro rispetto il 64° il quale è ancora indietro rispetto al 63°, che indubbiamente senza il detto appoggio verrebbe a trovarsi in eretica posizione.>>
Alle ore 18 ordinava al I° Battaglione di mandare innanzi a gruppi due compagnie e di distendere le altre due a quota 112 per collegare il 63° reggimento con il 39°.
Il Comandante del Reggimento fa disporre le prime due compagnie del 1° Battaglione subito dietro e ad immediato rincalzo del IV° Battaglione.. Più tardi ordina che le altre due compagnie del I° a quota 112 raggiungano le prime due dietro al II° Battaglione.
Le trincee nemiche sul fronte hanno tracciamento a festoni.
Mentre la prima linea del II° Battaglione è appostata al ciglio predetto, dove già subiva perdite specialmente per tiro d'infilata ed era pronta a muovere non appena l'artiglieria avesse allungato il tiro, viene fatto segno ad alcuni colpi delle nostre batterie dell'Isonzo, che producono in essa alcune perdite.
Il Comandante del Reggimento ne avverte subito il Comandante della Brigata pregandolo di far cessare il fuoco di dette batterie il che viene eseguito immediatamente.
Per ordine del Comandante di Battaglione viene presto ripresa l'avanzata a gruppi che, successivamente riescono ad andare  ad attestarsi al salto sottostante il reticolato completamente defilati dal fuoco di fronte.
La 2^ linea segue il movimento della prima rincalzandola.
Al salto la truppa si alza per sparare e si abbassa per ripararsi, ma ciò nonostante le perdite sono notevoli sia negli Ufficiali che nella truppa, tanto del II° Battaglione quanto nel IV°, che si accinge a rincalzare il precedente.
Tuttavia il Capitano Dellacà Comandante della 5^ Compagnia (Morirà anche lui in questo giorno) , da qui l'ala sinistra fronteggia l'unica apertura, fatta nel reticolato in obbedienza, agli ordini perentori e tassativi ricevuti, alla testa della Compagnia inizia il passaggio nel reticolato con parte di questa protetta dal fuoco del Battaglione.
Così lentamente penetra circa mezza compagnia, si apposta con le spalle al reticolato, fronteggiando i nemici da quel lato.
In questo momento l'azione del fuoco raggiunge il suo massimo sviluppo e vi contribuiscono con tiri d'infilata anche da parte dei difensori di quota 118.
Sotto tiro d'infilata, unito a quello falciante delle mitragliatrici, che in questo momento raggiunge la massima efficacia anche per l'avanzata a linee successive degli altri Battaglioni del reggimento a rincalzo del II°, impedisce all'6^ Compagnia di proseguire il movimento d'ingresso nel reticolato, alle altre Compagnie di prima linea sotto al salto di eseguire un movimento di fianco da destra verso sinistra essendo da quella parte l'unica breccia, a ella linee successive degli altri Battaglioni di raggiungere il reticolato, tanto più che in questa fase i difensori della parte orientale del trinceramento
in numero rilevante abbandona il trinceramento stesso portandosi sul reticolato per eseguire un fuoco più efficace sugli attaccanti defilati dal salto in questione.
Il Capitano Dellacà compreso del momento difficile fa recapitare al Comandante del II° Battaglione il seguente avviso: << Sono oltre il reticolato, posizione 8^ Compagnia insostenibile, sono falciato di fronte e di fianco; molti cadono; propongo di ripiegare.>>
Subito dopo il Capitano è ucciso ed il S.tenente Coda ferito al braccio.
Sono inoltre caduti anche il Tenente Rolando, il S. Tenente Toledo e il S.Tenente Narni Mancinelli.
Numerose pure sono le perdite della truppa, più di 40 morti e di 200 feriti.
 Vengono in serata vista la situazione urgentemente dei rinforzi in quanto la situazione è difficilissima
molti Ufficiali sono caduti e la truppa male si regge e avanza a stento per mancanza di capi.
<<Urgono rinforzi ho tutto il Reggimento impegnato>> , così comunica il Colonello Simoncelli.
Giunge ben presto un Battaglione del 64° a cui il Comandante del 63° ordina di prolungare l'ala sinistra del Reggimento in modo di collegare quest'ultimo col 39°.
Visto l'ostinata resistenza del nemico, che pur avendo subito nettamente molte perdite non accenna affatto a cedere per effetto di rincalzi che indubbiamente riceve da tergo; considerate la condizioni del Reggimento il quale già scarso di quadri a aveva fra di essi nella giornata subite molte perdite, tenuto conto della non sufficiente collaborazione alle ali, nel sopraggiungere della notte della stanchezza della truppa da vari giorni impegnata, il Comandante del Reggimento, sentito anche il parere del Comandante del II° Battaglione, decide di mantenere il terreno conquistato rafforzandovisi, fino al ciglio che precede lo spalto di quota 111, con due Battaglioni il I° e IV°, e facendo ripiegare per le ali a piccoli gruppi le compagnie del II° Battaglione, le quali approfittando dell'oscurità possono eseguire senza sensibili perdite il movimento e portarsi subito dietro agli altri due Battaglioni del Reggimento.
Il reggimento alla fine della giornata conterà 53 morti tra Ufficiali e Truppa



Il Capitano DELLACA' Eugenio




Notizie del Soldato Allocco tratte dal libro di Mauro Alocco "Francesco Allocco - Da Cavallermaggiore al fronte dell'Isonzo"

Francesco Allocco, figlio di Matteo (1845-1933) e di Giovanna Garesio (1861- 1915), entrambi originari di Bra, nacque 1'8 marzo 1895 a Marene, al numero 13 di Contrada Mondini, lungo la vecchia Strada Reale in direzione di Fossano, dove la famiglia si trovava nell'ambito degli spostamenti alla ricerca di un'occu-pazione nel lavoro dei campi. Nell'atto di nascita entrambi i genitori si dichiarano contadini. Era il settimo di sei fratelli e di quattro sorelle, almeno fra quelli che si ricordano per aver raggiunto l'età adulta'. Successivamente, la famiglia si trasferì a Cavallermaggiore, a Porta Sottana, in una casa rurale situata nel vicoletto senza nome dopo vicolo Cambio, sulla sinistra verso Racconigi, che fu abitata dal fratello Bartolomeo fino agli anni Settanta del secolo scorso e venne in seguito demolita.

Francesco Allocco è chiamato a prestare servizio presso la Brigata Cagliari, comandata nel periodo di guerra di nostro interesse dal Maggiore Generale Giacomo Desenzani, 63° reggimento fanteria, comandato dal Colonnello Antonio Si-moncelli, 5a compagnia.
Alla Brigata Cagliari appartiene anche il 64° reggimento fanteria. La Brigata Cagliari, costituita il 1° agosto 1862, con sede in tempo di pace a Salerno, è espressione del multiregionale esercito post-unitario e recluta i suoi uomini nei distretti di Alessandria, Ancona, Cremona, Cuneo, Firenze, Girgentí (Agrigento), Milano, Perugia, Sacile e Sassari.
La partenza per la leva È l'inizio del 1915, all'approssimarsi del compimento dei vent'anni, quando il. nostro soldato lascia Cavallermaggiore  che non rivedrà mai più  con destinazione Genova, dove si imbarca per Napoli. Il viaggio è per lui un'esperienza tutta nuova, anche se la nave non è certamente uno di quei transatlantici che descrivevano i parenti partiti per l'Argentina:
"dopo un lungo e sofferente viaggio durato 5 giorni e 5 notti sono arrivato felice, mente a Salerno. Si siamo imbarcati a Genova e Navigammo 4 giorni e quattro notti soppra un brutto piroscafo piccolo e sporco cioè sudicio e tempo non compagnando ancora non mi ha piaciuto niente. Partendo da Genova siamo navigati fino a Livorno bella e Grande città ma miserabile".  

Una delle ultime cartoline scritta il 16 Luglio 1915 pochi giorni prima della sua morte:

CARTOLINA POSTALE PARTITA DAL FRONTE IL 16 LUGLIO 1915, GIUNTA A CAVALLER-MAGGIORE IL 19 LUGLIO 1915
Carissimi Genitori.
Vengo al riscontro delle vostre lettere di tanto tempo in aspettativa, e ricevute una il giorno 7 e l'altra il giorno 13, le quali mi fecero molto piacere le vostre notizie così potete sperare di me. Intanto vi dico che forse lo sapete già, che il mio amico Negro è stato ferito in un piede, quindi addesso si trova all'ospedale ed io grazie a Dio sto bene, e godo una perfetta salute per addesso. Quando mi scrivete mi fate sapere se avete ricevuto la mia lettera spedita il giorno otto e se avete pagato a riceverla. Altro non mi resta di salutarvi tutti di cuore, sono il vostro figlio Francesco  



Non si conosce la sepoltura del Soldato ALLOCCO, è molto probabile che si trovi sepolto tra i 60000 ignoti al Sacrario di Redipuglia






Mappa con indicata la quota 111 obbiettivo degli attacchi del 20 Luglio del 63° Fanteria:


Veduta verso lo spalto indicato nela descrizione dell'attacco di quota 111 nel diario del 63° Fanteria:


Veduta presso la Quota 111 verso il boschetto di quota 89 da dove proveniva l'attacco del 63° Fanteria, alla fine del boschetto si trovava lo spalto vedi foto sopra.


Per la realizzazione di questo post ringrazio Mauro Alocco













 







lunedì 9 gennaio 2017

85^ COMPAGNIA Mitragliatrici



85a Compagnia Mitragliatrici  Saint-Etienne Mod. 1907F




 Soldato CARRER Ettore
Nato a Salgareda (TV) il 19 Gennaio 1895
Disperso a Quota 50 il 4 Settembre 1917

Soldato LENZI Giovanni
Nato a Barga (LU) il 15 Ottobre 1891
Disperso a Quota 50 il 4 Settembre 1917

Soldato PETTENI Giacomo 
Nato a Borgounito (BG) il 29 Maggio 1891
Disperso a Quota 50 il 4 Settembre 1917

Caporale ROSMINI Michele 
Nato a Casarano (LE)  il 10 Settembre 1890
Disperso a Quota 50 il 4 Settembre 1917

Soldato ROSSI Pietro 
Nato a Ellera (SV) il 19 Novembre 1890
Disperso a Quota 50 il 4 Settembre 1917

Soldato SEREN Iginio 
Nato a Sant'Urbano (PD) il 6 Gennaio 1887
Disperso a Quota 50 il 4 Settembre 1917


Ho voluto pubblicare questo post in onore di questi sei soldati dispersi  il 4 Settembre 1917 a Quota 50
L'ho fatto perchè oggi di loro non rimane nulla: non ci sono foto, loculi, storie personali.
Facevano parte dell'85 Compagnia Mitraglieri Saint- Etienne, assegnata alla 2^ Divisione.
e le loro armi  della compagnia il 4 Settembre erano posizionate nella Quota 50, una quota a metà costa nel Vallone di Brestovizza a est tra Komarie e sotto il costone di Selo oltre quota 219.
La quota 50 era stata conquistata con gravi sacrifici e mantenuta dopo gli assalti svoltosi nell'XI^ battaglia dell'Isonzo.
Il giorno 4 Settembre alle ore 5 cominciò un violento fuoco di artiglieria avversaria su tutto il settore del XXIII dove fu sferrato un attacco verso le posizioni delle q.146 bis e 145 Nord. Furono compiuti notevoli contrattacchi, battuti dall'artiglieria Austriaca.
Le posizioni di quota 50 battute continuamente dal fuoco non cedettero, nonostante le gravi perdite, tra queste ci furono anche quelle dei sei soldati dell'85^ Compagnia.
Alla fine di questa controffensiva Austriaca furono perdute  quasi tutte le posizioni conquistate nel corso della precedente offensiva, rimase invece ancora in mano Italiana la Quota 50.
Questi 6 soldati come altri loro compagni furono molto probabilmente sepolti sul posto e poi i loro resti recuperati per poi essere oggi sepolti tra i sessantamila ignoti al Sacrario di Redipuglia.

  

Nella mappa segnata la posizione di Quota 50





Veduta del Costone di Selo con indicata la Quota 50 e il paese di Selo visti dalla strada di Komarie-Brestovica.