In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa

domenica 20 gennaio 2019

Caporale KENNEDY-LAURIE Guglielmo





3° Reggimento Bersaglieri III° Battaglione Ciclisti

Nato a  Firenze il 23 Aprile 1899
Morto a Quota 144 il 15 Settembre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia  10° Gradone Loculo 19720 







Note Storiche:

Quando pensiamo ai Ragazzi del "99" ci vengono subito in mente il Piave il Monte Grappa, luoghi e  che videro protagonisti questi ragazzi che si trovarono al fronte dopo la ritirata di Caporetto.
Invece troviamo già un ragazzo del 99, questa volta lo troviamo sul Carso e nel 1916 .
Guglielmo Laurie-Kennedy non ancora maggiorenne proveniva da famiglia nobile, di origini Scozzesi si arruolò volontario nel 3° Regg.to Bersaglieri Ciclisti il 20 Luglio 1916 dove il 31 Luglio prende i gradi di Caporale e giunge in territorio di guerra.
La sua vita come vedremo di seguito, finirà pochi mesi dopo a Quota 144 nel corso della 7^ battaglia dell'Isonzo.
La VII^ battaglia dell'Isonzo (14-18 Settembre 1916)  porterà alla conquista anche se non totalmente di quota 144, ad opera dei reparti della 16^ Divisione, In questa conquista vedrà protagonisti vari battaglioni di Bersaglieri Ciclisti.
Vediamo un sunto degli avvenimenti, descritti dal libro "Centoquarantattro e dintorni" di Paolo Gropuzzo:

Dopo un infernale fuoco di preparazione finale di nove ore , alle ore 15 del 14 Settembre, gli uomini dell 16^ divisione al comando tattico del Col. Brig. Torti della Brigata Cremona, si mossero simultaneamente dalle trincee del Debeli per "addentare" l'obbiettivo, con uno schieramento su 4 colonne, corrispondenti ad altrettanti varchi che le artiglierie dovevano aprire.
I difensori del settore appena 6 battaglioni di galiziani orientali della 60^ Brigata a.u., erano sparpagliati su di una fronte di quasi 5 chilometri sino al mare, fortemente impegnati anche più a sud dalla 14^ Divisione Italiana. Mentre l'ala destra, raggiunte le pendici meridionali, non riuscì a conquistare che un breve tratto della prima linea a.u, infrangendosi contro i reticolati intatti, le colonne centrali e di sinistra, nonostante l'asperità del terreno, il fuoco incrociato ed incessante delle artiglierie proveniente dalle quote 92, 219 e 208 sud, e soprattutto dalle mistragliatrici, espugnarono quasi completamente la trincee avversarie occidentali e di quota 100.
ne corso della sera e della notte, durante un furioso temporale accompagnato da forti raffiche di bora, vennero respinti "alla baionetta" e con le armi automatiche, numerosi contrattacchi nemici. Per sottrarsi ai bombardamenti, gli italiani furono costretti, comunque ad abbandonare la cresta sommitale.
Durante la notte, per completare la conquista della quota nella giornata successiva, le quattro colonne vennero rinforzate dal V Btg. Bers. cicl. e dal III°/22 a supporto dei Dragoni (Genova Cavalleria) al centro e dai reparti della Cremona a Nord, mentre l' VIII Btg. Bers. cicl. fu posto di rincalzo ai reparti della Brigata Lazio a sud.
Il mattino del 15, però le artiglierie e le bombarde non riuscirono ad aver ragione dei reticolati rinforzati nella notte e lo slancio delle truppe, bloccate sul lato settentrionale anche per la forte pendenza, venne mortificato dallo spietato fuoco d'appoggio delle artiglierie e delle mitragliatici che schiaffeggiavano l'altura causando, nel corso di due attacchi consecutivi, perdite importanti specialmente tra le file del  V Btg. Bers. cicl.e dei reparti della Cremona.
Nel tardo pomeriggio le ingenti perdite, la stanchezza delle truppe ormai frammischiate, con la gran parte delle mitragliatrici  fuori uso determinarono la sospensione dell'azione.
Lo S.M., del VII C.d'A., decise allora di sostenere il massimo sforzo per l'indomani rinforzando le truppe impegnate sulla q.144, con i due battaglioni residui della Br. Lazio e con il "Gruppo Bersaglieri" al comando tattico del Ten. Col. Paride Razzini, entravano in campo i "garibaldini" del III e dell' XI  Bers. cicl., recenti conquistatori dopo epica lotta di quota 85 di Monfalcone.
Questa volta si decide però per una azione a sorpresa, senza preparazione di artiglieria e con un movimento avvolgente alle ali. Dopo l'ammassamento sulle sponde orientali del lago di Doberdò e l'azione preventiva di apertura e allargamento dei varchi (con tubi di gelatina e pinze tagliafili) dei reticolati antistanti le trincee settentrionali da parte di pattuglie di volontari guastatori, si attua l'avvicinamento dele truppe a q.100. Ma gl'imperiali, resisi conto del movimento appoggiati dal fuoco dell'artiglieria proveniente dall'Hermada e da quota 208 sud, rubano il tempo ai nostri e investono q.100 nel momento in cui le nostre truppe stanno per scattere all'assalto, che vengono straordinariamente battute nel momento cruciale. Nonostante le perdite i reparti "alla baionetta" si gettano sulle linee imperiali, lo scontro è di una violenza inaudita.
Tra i primi a cadere è il Comandante del Gruppo, il Ten. Col. Paride Razzini, uscito per dare l'esempio con la prima ondata del "III" colpito da una scheggia di granata alla spina dorsale nell'attraversare una breccia tra i reticolati. Soccorso e circondato dai suoi Bersaglieri del glorioso "III ciclisti" che al passaggio della barella s'irrigidiscono sull'attenti. Perirà a Pieris il 21 successivo presso l'ospedale chirurgico mobile "Città di Milano". Alle 10 del mattino mentre a sinistra i progressi sono significativi, al centro la durissima lotta corpo a corpo continua per il possesso della cresta sommitale: gli uomini del 22° della Cremona con i Bersaglieri ciclisti e i "Dragoni" del Genova, conquistano le prime trincee a.u. catturando oltre 200 prigionieri.
Dopo cinque ore di convulsi combattimenti sotto il fuoco dell'artiglieria e delle mitragliatrici , nelle ore pomeridiane i Bersaglieri, con il concorso del V Btg. del Genova e dei reparti della Cremona conquistano tutte le trincee austriache di sommità, inclusa quella denominata "ferro di Cavallo" ove catturano prigionieri e trovano numerosi cadaveri - e quelle sulle pendici settentrionali di q. 144 comprese le difese di seconda linea.
Tra le file del "III" cade anche un ragazzo del "99" ante litteram: il Caporale Guglielmo Kennedy Laurie, un biondino dagli occhi azzurri, come si apprende dal suo foglio matricolare, che si era arruolato volontario entusiasta a Firenze appena diciassettenne, nel Luglio precedente.  Ma il 15 Settembre la morte lo aspettava a quota 144, sotto forma di una scheggia di granata mentre scortava con il suo Plotone delle mitragliatrici in prima linea: per la Signora in nero non necessitava la maggior età.


Mappa con lo schieramento della 14^ Divisione all'inizio della 7^ battaglia dell 'Isonzo:

Veduta dal Crni Hrib verso Quota 144 e il Debeli:





Cima di quota 144:



 Cippo reparti cima  quota 144




Trincea Austriaca di Quota 144






lunedì 14 gennaio 2019

Soldato LUCCHIARI Fortunato







2° Reggimento Genio

Nato a Rovigo il 30 Agosto 1897
Morto a Hudi Log (Boscomalo) il 3 Giugno 1917
Sepolto: Cimitero Civile di Rovigo 




Note Storiche:

Era appena terminata la X^ battaglia dell'Isonzo iniziata  a metà Maggio del 1917, sul settore Carsico si erano avuti alcuni risultati conquistando il saliente di Hudi Log portando di conseguenza le linee più avanti rispetto all'inizio dell'offensiva, i primi giorni di giugno vedeva la rettifica della nostra prima linee nel settore di Bosco Malo sistemandone rapidamente la difesa affidati prevalentemente ai reparti del Genio
La zona indicata era di competenza del XXIII° Corpo d'Armata (Ten.Generale Armando DIAZ).
Il giorno 3 Giugno 1917 vede in linea schierate la 14^ ( Brigate Acqui, Cosenza e 130° Fanteria e 61^ Divisione (Brigate Granatieri, Siena , Bari).
Le Brigate, con quadri ed effettivi fortemente ridotti dalle ingenti perdite subite, benché forte fosse la stanchezza fisica per i disagi subito e per la temperatura elevata e per le difficoltà che si avevano per nel funzionamento dei servizi nelle zone recentemente conquistate, non ancora predisposta a difesa e mantenuta costantemente sotto i tiri d'interdizione dell'artiglieria avversaria.
La 1^ linea era in molti punti debolissima, costituita solo da qualche basso muretto di pietre e priva ancora quasi dovunque di qualsiasi difesa accessoria, il che implicava naturalmente da parte della truppa un dispendio ancora maggiore di forze nel servizio di vigilanza e sicurezza.
All'alba del 3 L'artiglieria nemica inizia su tutta la fronte del corpo d'armata un violento fuoco di tutti i calibri contro le nostre linee avanzate ed il terreno retrostante, fuoco che verso le 10 va intensificandosi specialmente contro la fronte della 61^ Divisione (q. 238 - 241 - 235 e 209).
Le pattuglie di fanteria che frattanto cercavano di spingersi contro la nostra fronte sono nettamente respinte. Le nostre artiglierie, sia campali sia d'assedio, rispondono energicamente con tiri di controbatteria. e con tiri di rappresaglia contro le prime e seconde linee nemiche.
Dalle 12.30 alle ore 16 circa segue un periodo di calma quasi assoluto, Alle ore 16 il fuoco dell'artiglieria nemica riprende violento assumendo carattere tambureggiante fin verso le ore 19.
Alle 21.30 un primo tentativo di attacco delle fanterie nemiche contro la sinistra della 54^ Divisione è nettamente respinto. Alle 21.45 altro violentissimo attacco contro tutta la fronte della 61^ Divisione specialmente contro la quota 241 ma anch'esso è respinto. Altri tentativi nemici verranno eseguiti nella notte tra il 3 e 4 giugno.

Il soldato LUCCHIARI Fortunato apparteneva alla 199^ Compagnia Zappatori del 2° Reggimento Genio, fu ferito mortalmente a seguito di un proiettile di artiglieria nemica verso le ore 23 del 3 Giugno mentre si trovava nell'antico camminamento Austriaco, probabilmente intento a eseguire dei lavori. Fu poi sepolto nel cimitero di Micoli sul Vallone. 
Dopo la guerra la sua salma riesumata verrà trasferita nel cimitero civile di Rovigo dove tutt'ora riposa nella tomba di famiglia con la madre.


Mappa della zona di Hudi Log in Azzurro la linea Italiana e in arancione quella Austriaca fine Maggio 17:





Foto della lapide nel cimitero di Rovigo:





Ringrazio Stanis FERRARI per le foto del soldato LUCCHIARI e Federica DELUNARDO  per l'aiuto nelle  ricerche di alcune informazioni per questo post.


sabato 5 gennaio 2019

Soldato FILIPPI Angelo








13° Fanteria Brigata Pinerolo


Nato a Casaprota il 6 Gennaio 1898
Morto a Quota 219 (Pod Koriti) il 21 Luglio 1917
Sepolto a --------



Note Storiche:

La Brigata Pinerolo con i sui reggimenti 13° e 14°, dopo aver preso parte alla 10^ battaglia dell'Isonzo nel settore di Hudi Log ebbe 15 giorni di riposo prima di ritornare nuovamente sulla linea del fronte carsico. Vi ritornò il 1 Luglio 1917 a sostituire la Brigata Acqui entrambi appartenenti alla 14^ Divisione. La zona era poco distante di quella precedente, andava a presidiare la linea a Pod Koriti - quota 219. Più precisamente la zona venne divisa per i due reggimenti che vide occupare quella di Pod Koriti il 14° Fanteria mentre al 13° toccò quello di quota 219. Nel periodo di permanenza in linea fino il 24 Luglio quando ricevette il cambio dai reggimenti della Brigata Verona che avvenne nei giorni dal 21 fino a completarlo nella giornata del 24, subì alcuni attacchi da parte Austriaca, il primo il 3 Luglio nel settore del 13° dove fu respinto con diverse perdite. Un altro anche con uso di gas il giorno 10 senza provocare grosse perdite. Seguirono giorni con una sempre costante attività nemica nella zona occupata dalla Brigata Pinerolo, fino al giorno 18 Luglio quando conciarono le operazioni di cambio dei reparti con i due reggimenti della Brigata Verona (85° e 86°) toccarono alle compagnie del I° battaglione del 13° a rivere il primo cambio con due del II° battaglione del' 86° fanteria. Le stesse operazioni seguirono nei giorni successivi interessando i vari battaglioni con le rispettive compagnie, più le compagnie mitragliatrici. 
Il 20 Luglio due compagnie del III° battaglione dove apparteneva il soldato FILIPPI furono sostituite ma non la sua la 11° che rimaneva ancora in linea anche nella giornata del 21, nella stessa giornata si segnalò che il 13° fanteria pur avendo quasi completato la sostituzione in linea e si trovava quasi al completo a Palikisce, ebbe un morto e un ferito. Sicuramente il morto segnalato come perdita si trattava del soldato FILIPPI che rimase  colpito mentre si trovava ancora in linea da una scheggia di bombarda alla testa che gli provocò la morte . Fu poi sepolto nella Dolina Bari. La Brigata il giorno 24 Luglio completò il cambio per portarsi a Campolongo per il turno di riposo.



Mappa della zona di Pod Kotiti-quota 219 occupata dalla Brigata Pinerolo nel Luglio 1917, le due frecce verdi indicato la quota 219 e la dolina Bari dove fu sepolto il Soldato FILIPPI (USSME):





Foto della Dolina Bari luogo della sepoltura dopo la sua morte del soldato FILIPPI Angelo (foto Archivio Ambrosi):







Medaglia conferita agli eredi del soldato FILIPPI , dalla regione Friuli Venezia Giulia:





Ringrazio per questo post Daniela GRILLI nipote del soldato FILIPPI Angelo e Federica DELUNARDO per il suo prezioso aiuto per alcune informazioni


lunedì 31 dicembre 2018

Cavalleggero PARENTI Giovanni Battista





19° Reggimento Cavalleggeri Guide



 Nato a Castiglione d'Adda il 10 Settembre 1896
Morto : Alture di Monfalcone il 15 Maggio 1916
Sepolto a --------


Note Storiche:


Nella sera dopo le 21 del 14 Maggio 1916 cominciò dal settore dell'XI° Corpo d'armata un intenso e violentissimo bombardamento nel settore compreso tra L'albero Isolato e  San Martino seguito da un attacco nemico preceduto da intenso getto di bombe a mano, verso le 22.30 dopo che il primo attacco fu rigettato, riprende con maggior violenza un secondo riuscendo ad occupare  un piccolo tratto della trincea Caltanissetta. e la parte superiore dell'Elemento Quadrangolare. Verso le ore due del 15 Maggio viene organizzato un contrattacco che fu subito arrestato dal fuoco delle mitragliatrici. Ripetuto alle ore 4 con forze alquanto maggiori , viene riconquistato il tratto della Trincea Caltanissetta ,a non è possibile riconquistare il tratto superiore dell'Elemento Quadrangolare. . Anche negli altri settori di fronte della Terza Armata da parte Austriaca si era fatto vicace il fuoco di fucileria soprattutto nel settore della 25^ Divisione del XIII° Corpo d'Armata. Lo stesso avviene inizialmente anche nel VII° Corpo dì Armata con fuoco intenso di fucileria nel corso della notte nel settore di ronchi coadiuvato anche da lancio di bombe a mano, incursione di aeroplani nemici con getto di bombe avviene nella zona di Adria-Mandria-S. Polo- Ronchi e Staranzano.

Sulla fronte di Adria verso le ore 4.30 il nemico, dopo violenta ripresa di artiglieria durata un’ora e mezza punta con forze valutate due battaglioni per la strada di Bagni e pianura Lisert su Adria, da dove il presidio di cavalleria era stato previamente ritratto per sottrarlo al micidiale intenso tiro di demolizione. Da Adria il nemico disponevasi a proseguire su Monfalcone lungo in canale Valentinis, ma contrattaccato dai squadroni di Nizza e da reparti della brigata Cremona, retrocede, lasciando nelle nostre mani 134 prigionieri, fra cui alcuni ufficiali e sgombra Adria e la Caserma Finanza che sono rioccupate dai nostri.
Nella giornata violentissimo fuoco di artiglieria di medio e grosso calibro contro la nostra fronte da quota 98 al mare, che ha molto danneggiato le nostre opere di difesa, numerosa fanteria austriaca su tre colonne muoventi fra quota 121 e 85 si lancia all’attacco contro la suddetta nostra fronte riuscendo a penetrare in un tratto delle trincee tra quota 93 e la ferrovia.
Con persistenti atti di controffesa i nostri ricacciano il nemico da parte della trincea occupata non riuscendo però a snidarlo dalla organizzazione difensiva avanzata del tamburo di quota 93 e da un tratto di parallela a sud di detta quota.
La mischia per la rioccupazione di detti elementi avanzati si protrae ancora, con alterna fortuna durante la notte, mentre sulle nostre posizione di Selz l’attacco nemico pronunciatosi col sussidio di gas asfissianti e lanciafiamme viene completamente respinto.
Sono catturati al nemico 141 prigionieri oltre i 134 già piùssopra segnalati.
Perdite nostre rilevanti.
Il Reggimento Cavalleggeri Guide si trovava da  alcuni giorni in linea nel settore di Monfalcone con la seguente dislocazione: 1° e 2° squadrone in trincea di prima linea, con a  destra la sez. mitr. nr. 1 allo sbarramento della ferrovia Monfalcone- Trieste, ed a sinistra la sez. mitr. nr. 2 postata a quota 93; 3° squadrone trincea di seconda linea in immediato rincalzo - 4° e 6° squadrone in Monfalcone in riserva - 5° squadrone a disposizione dei Lancieri di Vercelli per lavori di trincea - Stato Maggiore a Monfalcone.
Il giorno 15 Maggio i reparti conservano inizialmente la dislocazione precedente. L'avversario, che continua la sua azione iniziata la sera precedente contro la VII^ Brigata, la cui fronte si stende a destra di quella tenuta dal Reggimento, volge i suoi tiri contro il settore della VIII^ Brigata (Guide e Treviso) . Si inizia un tiro di distruzione con artiglieria di piccolo, medio e grosso calibro su tutta la trincea occupata dal Reggimento facendola seguire poi da un violento tiro d'interdizione contro l'occorrere dei rincalzi. Tale azione durò tutta la giornata e si andò sempre più intensificandosi verso il tramonto diretta in special modo sull'ala sinistra della fronte tenuta dal Reggimento (q. 93) . Il Comando di Reggimento si porta al ricovero del Comando di 1° Gruppo di squadroni per assumere la direttiva dell'azione,mentre il comando di gruppo di squadroni è inviato al suo posto tattico al centro dei due squadroni che tenevano la trincea. Aggravandosi la situazione il 4° squadrone (di riserva) è mandato di rinforzo sulle trincee di quota 93, che appariva ormai scopo principale della violenta azione. Alle 15 giunsero in rinforzo due compagnie del 51° battaglione Bersaglieri. Verso le ore 18 mentre l'artiglieria nemica continuava a sconvolgere le trincee , una colonna nemica muoveva all'attacco della nostra trincea servendosi dei camminamenti nr. 6 e 7. Su di essa  aprì il fuoco la Sez. mitragliatrici nr. 2. Contemporaneamente un'altra colonna nemica muoveva all'attacco al del Tamburo, mentre una terza puntava direttamente su quota 93. In alcuni punti avvennero lotte corpo a corpo, ed un plotone del 4° squadrone e uno del 2° unitamente alla squadrone di "Treviso" del Cap. PUCCI, concorsero alla cattura di buon numero di avversari. Ciò nonostante, data l'intensità dell'azione per momentanea opportunità le truppe ripiegarono sulla trincea di seconda linea subito rafforzate anche per l'accorrere di due compagnie del 4° battaglione Bersaglieri.


PERDITE SUBITE:

Ufficiali : morti 1 - feriti 3 - dispersi 4
Truppa:    morti 33 - feriti 199 - dispersi 51


Mappa della zona di Monfalcone con le linee di Quota 93 occupate dal reggimento "Cavalleggeri Guide":




Ho voluto dedicare questo post oltre  nel  voler ricordare il giovane cavalleggero morto nei combattimenti del 15 Maggio 1916, anche perchè egli, aveva una targa dedicata in suo onore probabimente messa da quqalche suo parente anni dpo la guerra, che si trovava nel sentiero che porta verso quota 93 vicino alla "Rocca di Monfalcone". Purtroppo qualche vandalo nel 2017 ha voluto togliere la foto che si vi trovava attaccata;  qui sotto vedrete la foto di  com'era la targa quando la fotografai nel 2016 e come invece è adesso. 
Con questo post voglio che il suo ricordo rimanga ancora vivo tra noi oggi e anche se il suo volto che non sarà purtroppo più visibile  in quella foto su  quella targa, trovi qui il luogo per essere sempre ricordato e mai dimenticato.

Foto della targa nel 2016:





Foto della targa nel 2018:








domenica 16 dicembre 2018

S.Tenente LA GRECA Francesco





94° Fanteria Brigata Messina


Nato a Cesena il 24 Maggio 1891
Morto a Quota 70 di Selz il 19 Luglio 1915
Sepolto a ----------- 


Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 


Giunto, fra i primi, in una posizione conquistata, incurante del pericolo per rendersi ragione della situazione tattica, si esponeva, impavido, alle offese nemiche, e cadeva colpito a morte.
Selz, 18 Luglio 1915


Note Storiche:

La Brigata Messina con i suoi due Reggimenti 93° e 94° apparteneva agli inizi della guerra alla 13^ Divisione unitamente ai Granatieri di Sardegna alternandosi in linea nel settore di Monfalcone. Nel corso della II^ battaglia dell'Isonzo che proprio nella giornata del 18 Luglio 1915 ebbe inizio.  Nell'occasione la Brigata Messina fu assegnata alla 14^ Divisione dove fu ordinato a tale reparto di appoggiare il movimento del 13° Fanteria verso le alture di Selz.
La Brigata Messina nel primo pomeriggio iniziò avanzata verso quota 70 ma non trova ilo contatto col 13° Fanteria sulla sinistra. Una mitragliatrice nemica appostata nel boschetto molesta l'avanzata della nostra fanteria e si da l'ordine alla Brigata Granatieri di controbatteria colle proprie mitragliatrici.
Il Comando della Brigata Messina fa presente l'opportunità che durante la notte la vallata contrapposta tra Monte Cosich e quota 59 e le pendici di Monte Cosich siano illuminate di tanto in tanto, si fa lla'uopo avanzare una sezione fotoelettrica da San Canziano.
Me vediamo quello che il diario della 13^ Divisione dice riguardo le operazioni compiute in quella giornata:
- Secondo l'ordine di operazione del VII° Corpo d'Armata la 13^ Divisione doveva il giorno 18 attaccare decisamente sulla fronte q.70, Monte Cosich.
In conseguenza il Comando di Divisione dispose che la Brigata Messina attaccasse da quota 70 (compresa) a Monte Cosich (escluso) e che la Brigata Granatieri si tenesse ferma nelle posizioni  già occupate da q. 61 - Rocca - q. 93 Stazione - Adria Werke e svolgesse da dette posizioni un'azione dimostrativa.
La Brigata Messina era costituita da 4 battaglioni (3 del 94° e 1 del 93°) ed aveva inoltre a sua disposizione 2 gruppi di artiglieria campale del 31° reggimento (4 batterie) e una compagnia del Genio.
L'azione di iniziò verso le ore 4.30 con un intenso fuoco di artiglieria su tutta la fronte di attacco da q. 70 al Monte Cosich, fuoco che durò ora più ora meno intenso su tutta la giornata, rovinando in gran parte i reticolati nemici e cacciando a riprese il nemico da q. 70.
La Brigata Messina iniziò la sua avanzata verso le ore 16.30 e alle ore 16.50 i due battaglioni di prima linea arrivarono sul fondo valle; il battaglione di seconda linea si portò sulla ferrovia ai piedi di q. 59; il battaglione di riserva da Aris si portò ad occupare i ricoveri lungo il canale Dottori.
In questa sua avanzata è disturbata da fuoco di artiglieria nemica. La Brigata però continua la sua marcia attraverso il fondo valle collegandosi a sinistra col 13° fanteria della 14^ Divisione. 
Alcuni reparti dei battaglioni di prima linea giungono fino ai reticolati nemici.
Alle ore 21 la situazione della Brigata Messina è la seguente: due battaglioni del 94° più una compagnia in fondo valle a 100 metri circa dai reticolati - tre compagnie del 94° ed una del 93° nelle altura da q. 59 a q. 61 ; tre compagnie del 93° lungo la ferrovia a sud di q. 59.
Così disposta la Brigata passò tutta la notte.
Durante la notte 18 - 19 Luglio fuoco frequente di fucileria tra Brigata Messina e il nemico e fuoco di artiglieria.. Verso l'alba del 19 si riprende l'azione iniziata il giorno prima. la nostra artiglieria batte gli stessi obiettivi del giorno precedente.
Le fanterie nemiche battute dalla nostra artiglieria si ritirano nei trinceramenti dietro q. 70; la nostra fanteria avanza e verso le ore 7 due compagnie  del 1° battaglione del 94° occupano le trincee della vetta di q. 70 e sulla destra due compagnie del 3° battaglione del 94° ( battaglione del S.Ten. La Greca) occupano le seconde linee di trincee. Le rimanenti compagnie dei due battaglioni sono dietro di rincalzo.
Intanto fanteria nemica si addensa fra Doberdò e Monte Cosich; contro di essa si dirige il fuoco della nostra artiglieria.
La situazione rimane stazionaria fin verso le ore 10. A detta ora il nemico contrattacca violentemente sul fronte della fanteria sui due fianchi con intenso fuoco di mitragliatrici. Il 13° fanteria della 14^ Divisione che si trovava sulla sinistra del 1° battaglione del 94° non regge e ripiega disordinatamente verso la valle seguito ben presto da dale truppe  del 94° che erano rimaste scoperte dal fianco sinistro.
Il Comandante della Brigata Messina col suo aitante di campo tentano di arrestare in Selz la precipitosa ritirata; il primo rimane ferito, il secondo ucciso (trattasi del Colonello MAGGI Arturo e del Capitano LUTI Gaetano)


Dopo aver visto la descrizione dei fatti narrati dal Diario della 13^ divisione (Aussme) vediamo la  descrizione fatta dal Colonnello Santanera nella lettera scritta al fratello del S.Tenente La Greca:
" Il 18 Luglio iniziammo un'avcanzata in cui il fratello suo si è mostrato valorosissimo e sprezzante di ogni pericolo e col suo reparto la 10^ compagnia che unitamente ad un'altra compagnia nelle prime ore del 19 potettero conquistare la posizione designata dalle autorità superiori.
Io giunsi col rimanente del battaglione quando la compagnia cui apparteneva suo fratello stava già in posizione e attendeva rinforzi per procedere ad altro obiettivo. Poco tempo dopo il mio arrivo e mentre il battaglione iniziava la nuova manovra, suo fratello, impaziente della vittoria e insofferente di inazione, prese il fucile di un soldato e si mise a sparare contro i tiratori austriaci che molestavano molto i nostri con tiri ben diretti.
Nell'esecuzione di questi tiri e nel momento che metteva fuori la testa dalla trincea conquistata, una palla di di fucile lo colpiva ala fronte e il povero collega si ripiegava su se stesso abbandonando l'arma che con tanto zelo l'aveva impugnata per il raggiungimento degli ideali per i quali tutti noi combattiamo"


Quota 70 vista da  Q. 59 :




 
Monte Cosich visto da q. 59:

 

Mappa di fine Giugno 1915  con indicate le dislocazioni dei reparti della 14^ divisione nellòa zona di Selz;  le posizioni rimarranno invariate fino alla II^ battaglia dell'Isonzo con inizio il 18 Luglio 1915:










domenica 11 novembre 2018

S.Tenente BONGIOANNI Antonio



2° Reggimento Artiglieria da Montagna
Nato a  Poirino (TO) il 20 Gennaio 1895
Morto  Q.309 il 6 Novembre 1916
Sepolto a -----------



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Offertosi volontariamente al comando di un pezzo in trincea di prima linea, col compito importantissimo di prendere di sorpresa ed alle spalle un tratto di trincea nemica, assolveva brillantemente l'incarico rendendo possibile l'avanzata dei nostri, nonostante fosse potentemente controbattuto dalle artiglierie nemiche che colpivano il riparo del pezzo e lo ferivano insieme a tutti i serventi. fattosi medicare solo dopo aver raggiunto lo scopo provvedeva nella note a far trasportare a spalle il pezzo avanti, per rafforzare la posizione conquistata nella giornata e dalla quale il dì seguente faceva fuoco efficace. Occupata poi con tutto il resto della batteria la terza posizione, mentre accudiva a lavori di rafforzamento, dando ai propri dipendenti fulgido esempio di calma e di coraggio sotto il tiro nemico, cadeva colpito in pieno da una grossa granata nemica. Già distintosi in precedenti combattimenti.
Lokvica, 1-6 Novembre 1916


Note Storiche:

Tratto dal libro di Achille Contino "Terza Armata":

La zona Segeti-Castagnevizza, appare sulla carta topografica con un disegno in forma ovale allungata, esattamente determinata dalle due ricordate strade del Pecinka e di Lokvica, entrambe tenute sotto la rigida soggezione delle artiglierie austriache. Piazzare in quei giorni di nervosismo e di furore nemico le nostre batterie, entro le doline fra la prima e la seconda linea di Quota 309, era cosa ritenuta impossibile. Anche se i pezzi, per miracolo di audacia e di fortuna, fossero arrivati sotto Quota 278, ove si spiegava la nostra linea di resistenza, il portarli più avanti, superare le pareti scoscese di Quota 309, trasportarli sull'accidentato terreno perfettamente scoperto agli sguardi del nemico e poi calarli nelle doline, sembrava opera superiore ad ogni forza umana. Eppure, dopo un paio di settimane che eravamo là a ricevere tutta l'orgogliosa dovizia dei calibri austriaci, senza avere il vicino conforto di qualche ritorsione, improvvisamente una bella notte, da una dolina di Quota 309 abbaiò una nostra batteria da campagna. Se i camerati artiglieri avessero visto la nostra gioia al primo colpo sferrato, ne sarebbero stati fieri, ed avrebbero liquidato tutte le munizioni per farci piacere. Il fante alzò la testa con l'orgoglio di chi comincia a dominare una situazione sino allora sfavorevole. — Ora siamo a posto. — Vedremo chi la fluirà prima! Pensammo subito che era doverosa una visita di ossequio e di ri-conoscenza ai nostri primi compagni artiglieri di Quota 309. Ci muovemmo in due ufficiali, quasi carponi, lungo la pietraia retrostante e, seguendo con l'orecchio l'origine dei colpi, si giunse al margine della dolina. Trovammo sull'estremo opposto del fondo, un po' in rialzo, una sezione di cannoni scudati, che, senza alcuna protezione sui pezzi, lavorava con imperturbabile tranquillità. Era comandata da due ufficiali giovanissimi, due ragazzi. Mentre uno di loro sorvegliava il tiro, l'altro ci pose al corrente delle sovrumane difficoltà superate per giungere a destino. Domandò notizie sulla... teoria dei tiri austriaci e chiese alcune informazioni sul terreno circostante per scegliere un punto favorevole per l'osservazione. E poi, quasi vergognandosi della richiesta, ci disse : - Avete da darmi qualche sigaretta? E' da due giorni che non fumo. Ci vuotammo le tasche, rammaricandoci di non avere su di noi mia provvista più abbondante. — Hai mangiato? — No! Non è arrivato ancora nè rancio nè mensa. — Ci pensiamo noi!
 Ritornati in linea, fu una gara di ufficiali e soldati per costituire con tutte le nostre riserve un buon cumulo di vivande assortite, due fiaschi di caffè riempiti dalle nostre bottiglie, e con il residuo delle borracce dei soldati, e con la stessa buona volontà e con tutto il cuore, anche un mezzo bidone di marsala. Verso la mattina due fanti portarono il tutto agli artiglieri e ritornarono con i loro più vivi ringraziamenti. Durante il giorno la batteria, per farci ancor più piacere, non cessò un momento di sparare. Era finita quella dolorosa ambascia dell'isolamento e dell'impari duello fra il fante nostro, e l'artigliere avversario che ci aveva così maltrattato per tanti giorni di seguito. E' vero, un sol fiore non faceva primavera, ma quella nostra batteria alle spalle era qualche cosa che pur valeva a fortificare il nostro spirito di trincea. Con la pratica ormai fattaci su la zona, e su le abitudini e le capacità del nemico, dovemmo presto accorgerci che il terreno era tastato con metodo per scovare la nostra batteria. Benchè questa ricerca alleggerisse alquanto la pressione di fuoco sulla nostra linea, si trepidava per la sorte di quei bravi ragazzi che non se ne davano per inteso, e seguitavano a far abbaiare i loro pezzi con la massima imperturbabilità. Circa gli effetti del tiro nemico si tenga presente che quel terreno era da lui conosciuto nei minimi dettagli e, forse già inquadrato prima di perderlo, per una efficace azione d'artiglieria. Una notte, dopo vari colpi da 305 giunti fragorosamente sulla quota, la batteria tacque. Non potete mai immaginare, camerati artiglieri, quante volte il fante ha benedetta la voce tonante delle vostre armi e quante volte ha trepidato per il vostro silenzio! Quella notte, sotto l'imperversare del pesante bombardamento nemico, l'attenzione di quattrocento uomini era concentrata verso la vostra dolina e tutti gli orecchi tesi per carpire il primo suono della vostra ripresa. Lasciano passare la bufera e fanno bene. Mi pare di aver sentito un loro colpo. La dolina è stretta ed è difficile... far buca. Quei ragazzi hanno del fegato, vedrai che ora rispondono!
Una raffica di proiettili, di fianco e di fronte, si rovesciò sulla nostra trincea contemporaneamente ad uno sventagliare di mitragliatrici che preludeva ad uno dei soliti attacchi mattinieri. Arrestammo anche quest'ultimo a distanza. Gli attacchi austriaci a Quota 309, non hanno mai portato truppe di assalto sotto la linea, almeno nel periodo del nostro turno. Erano invece caratterizzati da un ampio incrocio di tiri di fucile e di mitragliatrici, sempre dopo un breve periodo di bombardamento demolitore sulla nostra trincea. Però la nostra esperienza ci diceva, riferendoci in particolar modo alla scalare provenienza dei colpi avversari, che il nemico era fuori della propria linea e si teneva pronto ai margini delle doline, per compiere uno scatto fulmineo nell'eventualità di un nostro silenzio di morte, dopo lo spietato bombardamento di quelle misere difese. La ritorsione italiana fu sempre pronta, e l'avversario non volle mai darci la soddisfazione di farsi vedere in carne ed ossa. Non appena cessato l'attacco, cominciava la ricerca di notizie da parte dei comandi, per mezzo di quei telefoni da campo tanto caratteristici per la gracidante suoneria di avviso. Per disorientare la facile intercettazione da parte del nemico, dovevamo attenerci scrupolosamente ad un prestabilito linguaggio convenzionale. Passato il pericolo dell'attacco, dirigemmo nuovamente l'attenzione verso la nostra batteria. Quel prolungato silenzio c'insospettiva. 
Un ufficiale si recò nella dolina, ed al ritorno raccontò che i pezzi erano stati smantellati dagli obici austriaci, i due ufficiali e vari soldati erano morti e le spoglie già portate nelle retrovie. Un pesante scudo di acciaio di uno dei cannoni, era stato proiettato dall'esplosione sul ciglio della dolina, contorto e ripiegato come fragile foglia caduta dall'albero. 

Non so in quanti,leggendo queste righe del libro di Contino a raccontare le gesta di questa batteria, si siano chiesti chi fossero quei due Ufficiali. Sono rimasti ignoti nella memoria dello stesso autore del libro, il quale molto probabilmente si sarà domandato anche lui quali fossero i loro nomi, ma  come avviene molte volte in tanti libri che narrano le vicende  degli stessi autori  citando gli avvenimenti del loro trascorso in guerra, si trvano mancanti per varie circostanze di chi fossero gli autori dei vari episosi testimoniati e scritti da tantissimi reduci della Grande Guerra.
La stessa domanda se l'ha posta anche il sottoscritto con molta insistenza, sperando che oggi a 102 anni di distanza questa lacuna venisse colmata in qualche modo. Non sempre queste ricerche riescono a realizzarsi, il più delle volte con molto rammarico , devo arrendermi all'impossibilità di ricavare notizie utili che portano poi a una soluzione finale positiva della ricerca.
Questa volta dopo diverse ricerche e grazie al preziosissimo e grande aiuto dell'amico Amos Conti dove poi, confrontando varie fonti e materiale l'esito è stato benevolo e ho potuto dare un nome ai due Ufficiali citati nel racconto di Achille Contino.
Contino il suo libro lo scrisse a quasi vent'anni di distanza della fine della guerra, seppur preciso nel raccontare i vari fatti per i quali è stato testimone, non ha sempre seguito con esattezza  la cronologia e per questo non è stato semplice individuare l'episodio descritto con il giorno esatto. 
Per aver dato quais per certo che fosse nel mese di Novembre, ha facilitato le ricerche anche se inizialmente non trovando nulla, pensavo che l'autore avesse confuso il periodo.
Achille Contino Ufficiale del 29° fanteria Brigata Pisa il giorno 6 di Novembre si apprestava a dare il cambio assieme ai suoi commilitoni del reggimento al 5° Fanteria Brigata Aosta, dove questa dal 2 Novembre 1916 aveva presidiato la linea che era approssimativa in quanto nuova, dato che questa era frutto delle conquiste di terreno avvenute dopo la fine della IX^ battaglia dell'Isonzo (31 Ottobre - 4 Novembre 1916) e che aveva visto il fronte spostarsi sin quella zona dell'XI° Corpo d'Armata sulla linea dal Dosso Faiti quota 432 fino a scendere a Quota 366 - Quota 309 e poi finire di fronte l'abitato di Castagenvizza.
Il Reggimento di Contino il giorno 6 Novembre entrava in linea con la seguente dislocazione riportata sul diario della Brigata Pisa (USSME):
Comando a quota 278
II° battaglione a q. 291
III° a quota 278 
I° a quota 308. 

Leggendo la parte descritta da Contino, sembra effettivamente che l'episodio si riferisca ad  alcuni giorni dopoché il suo reparto si sia trovato già in linea, però credo che abbia confuso e sovvraposto vari episodi a cui ha assistito, mettendoli poi insieme in un unico. L'inganno poi nel cercare questi ufficiali era che lui stesso scrive che si trattava di una batteria da campagna e questo poteva benissimo essere probabile, ma cosi non fu, perchè si trattava di una batteria di artiglieria da Montagna che come vedremo e come anche la stessa motivazione della decorazione del Sottotenente Bongioanni dimostra che la stessa fu trasportata più volte fino a portarsi a ridosso della prima linea cosa più veritiera per pezzi da montagna più trasportabili essendo anche se da poco piu leggeri (calbro 65 cm) anche se la sommeggiata aveva cannoni da 70,  contro i 75 cm di quelli da campagna. 
La motivazione della medaglia d'argento conferita al  Bongioanni era un buon indizio per escludere altri artiglieri morti in quel mese non molti per fortuna e  si avvicinava di molto alla descrizione fatta da Contino. Però mancavano ancora delle conferme i , le quali le trovai grazie all'archivio e dell'Università di Torino, dove il BONGIOANNI ne era stato studente,cosi' ho potuto accertarmi  che si trattava della sua batteria e che uno dei due Ufficiali era proprio lui.
La descrizione che conferma le varie ipotesi fatte viene dalla lettera che fu inviata dopo la morte dell'Ufficiale alla madre d dal  Tenente Aliberti Alberto :
"  Vi narrerò con ordine la disgrazia. Quel povero figliolo si era recato con un pezzo in trincea di prima linea, a meno di 200 metri dalle linee nemiche ed aveva sparato tutti i suoi colpi ottenendo magnifici risultati e contribuendo moltissimo alla avanzata delle fanterie, così ben riuscita. Scoperto dalle artiglierie nemiche fu controbattuto con artiglierie grosse ed ebbe il capo pezzo ferito, il puntatore ed altri tre serventi feriti. Egli stesso fu leggermente ferito, ma non volle sapere di abbandonare il suo posto. Medicato in batteria continuava ad adoperarsi con quel entusiasmo che è caratteristico dei begli Artiglieri da Montagna. Avanzammo di notte colle nostre batterie portandosi in prima linea in un terreno battutissimo dai grossi calibri. Il povero Antonio col Tenente Gasparini star poco discosto dai suoi uomini intenti al lavoro quando sentirono il miagolio avvicinarsi di un grosso proiettile. il Bongioanni (presentimento?) ebbe il tempo di dire all'altro : " - Questo è per noi - " e furono presi in pieno dall'esplosione. Il Gasparini fu proiettato alcuni metri distante: ebbe un timpano rotto e da altre ferite e contusioni fortunatamente leggere. Il povero Antonio, li per li, non lo trovammo più girammo tutto il giorno e tutta la note per trovarlo ma non ci riuscì: avevamo perdute le speranze. Il mattino dopo a me toccava la triste sorte di ritrovarlo. Lo feci raccogliere dai suoi soldati che lo amavano tanto, portare indietro dove fu seppellito in un piccolo cimitero nel Vallone......"

A morire quel giorno fu solo il Sottotenente Bongioanni, mentre  il Tenente Gasparini e gli altri soldati colpiti rimasero feriti
Anche il Tenente Gasparini Bruto, che quasi sicuramente  era  l'altro ufficiale incontrato da Contino, fu decorato con medaglia di Bronzo con la seguente motivazione:

Gasparini Bruto da Urbino Tenente di Complemento reggimento artiglieria da montagna - Durante il periodo di preparazione dell'artiglieria, diede prova costante di coraggio e sprezzo del pericolo, espondendosi anche fuori trincea per meglio individuare mitragliatrici nemiche e per osservare i tiri della propria batteria. Avanzò arditamente con la fanteria, per riconoscere la nuova linea occupata una posizione adatta per un pezzo. Nel successivo approntamento di altra posizione avanzata, benchè ferito per lo scoppio di una granata nemica, diede ancora bell'esempoo di calma e coraggio nella ricerca di un suo compagno colpito in pieno e ne rincorare i suoi, mantenendoli saldi al lavoro.
Monte Pecinka, 1 - 6 Novembre 1916

Il Tenente Gasparini Bruto morirà il 31 maggio 1917 a Bologna per malattia, anche per lui il destino in quella guerra era segnato.(Gasperini sull'Albo d'oro)

Il sottotenente Bongioanni Antonio, si arruolò il 26 maggio 1915 come allievo ufficiale , partì per il fronte nel dicembre 1915 con il grado di Aspirante , fu promosso sottotenente nel marzo 1916 prese parte con il suo reparto la 20^ batteria del 2° reggimento artiglieria da montagna ai combattimenti nel Trentino durante l'offensiva Austriaca (Strafexpedition),  poi sul Sabotino, Pecinka, Veliki Hribach e Faiti (quota 309). Fu proposto per la medaglia d'oro , fu invece decorato con quella d'argento il 14 marzo 1917.

Così si chiude questa mia ricerca che ha portato a riconoscere i nomi di questi due ufficiali dati entrambi come  da Contino, in quell'episodio fu così solo per Bongioanni e Gasperini lo seguì nel uguale destino mesi dopo per malattia

Ringrazio infinitamente per l'aiuto dato Amos Conti


Mappa con indicata la zona di quota 291 e quota 309:

Fotografia che ritrae la zona di quota 278 e del Pecinka



giovedì 1 novembre 2018

S.Tenente RIQUIER Alberto





72° Batteria Bombardieri

Nato a Parma il 20 Settembre 1892
Morto a Dolina Aosta il 17 Settembre 1917
Sepolto a --------



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Subalterno di batteria, continuava il fuoco, finché l'ultimo pezzo, da lui stesso servito veniva smontato dal tiro nemico. Esempio ammirevole di bravura ai suoi dipendenti.
Castagnevizza, 14 Maggio 1917 

Note Storiche:

La 72^ batteria Bombarde da 240, apparteneva al II Gruppo 2° raggruppamento XI° Corpo d'armata. Durante la X^ offensiva dell'Isonzo nel Maggio 1917  la batteria era posizionata nella Dolina Bari poco a Sud della quota 309, dove all'inizio di questa offensiva, fu colpita da una bomba incendiaria che provocando lo scoppio delle cariche di lancio delle munizioni uccise parecchi serventi  ed ferì gravemente il Comandante Tenente VERDINOIS perla quale venne decorato di Medaglia di Bronzo, dopo aver ricevuto una d'Argento per le azioni dell Ottobre 1916 zona Loquizza- Pecinka..
Motivazione della decorazione della Medaglia di Bronzo:
"Incaricato delle direzione ed osservazione del tiro della propria batteria, spontaneneamente si recava ai pezzi più controbattuti dal tiro nemico e, incurante del pericolo, incitava alla calma i serventi. Funzionava anche da capopezzo, quando i grossi calibri avversari, che controbattevano violentemente la sezione, produssero lo scoppio delle cariche di batteria e di un deposito di munizioni di Fanteria.
Dolina Bari,12.23 Maggio 1917
 In questa occasione entrambi gli ufficiali si salvarono, Verdinois proseguì anche dopo la guerra la carriera militare dove partecipo anche alla seconda guerra mondiale, nelle operazione dell'Esercito Italiano in Montenegro.
La sorte non fu benevole per il Sottotenente RIQUIER, che trovò la morte alcuni mesi dopo poco più a nord della dolina sopracitata, inquanto la 72° Batteria, fu posizionata con i suoi pezzi dall'Agosto 1917 per l'XI^ battaglia nella Dolina Aosta.
Anche in questa offensiva riuscì a uscirne vivo, ma non fu così in un giorno di settembre precisamente il 17, a tre giorni dal suo compleanno, quando durante un fuoco di artiglieria Austriaca che interessò le posizioni Italiane, soprattutto quelle dell'XI^ C.A. dove il diario della III^ Armata descrive cosi' quello che accadde quel giorno:
- Nella notte il nemico batte, con artiglieria di piccolo e medio calibro, le prime linee, i camminamenti; le doline retrostanti e le vie di comunicazione dei sotto settori. La nostra Artiglieria, oltre i consueti tiri di disturbo e di interdizione, batte in maniera non trascurabile al buon successo di una ripresa offensiva.."
In questo fuoco di artiglieria Austriaca citato, una granata colpi nella Dolina Aosta le munizioni e razzi nella cavernone di questa, provocando un grandissimo incendio dove trovarono la morte più di cento soldati, la maggior parte appartenevano  al 216° Fanteria Brigata Tevere, altri delle batterie Bombarde 121^ e 72^.  Sembra e anche molto probabile che il colpo d'artiglieria entrò nel buco di sfiato della caverna. Tra questi uomini caduti della 72^ batteria c'era  il Sottotenente RIQUIER  Alberto.



Mappa dell'XI° C.A. del 1917 (USSME) con indicata la Dolina Aosta:





Corona deposta a ricordo dei Caduti della 72^ Batteria Bombarde, all'interno della Caverna nella Dolina Aosta (foto 2010):




Interno della Caverna chiamata "Dell'Orso"




Sfiato della stessa caverna visto dall'esterno dove con molta probabilità entrò il colpo che produsse l'incendio  al suo interno:





Pianta della Caverna, da notare nel disegno a sx  il buco di sfiato :


Ringrazio per l'aiuto ricevuto da Francesco PIERANTONI per le ricerche riguardanti il Tenente VERDINOIS e anche per altre info.