In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi.

Vera Brittain

domenica 10 dicembre 2017

Tenente MUSETTINI Domenico






137° Fanteria Brigata Barletta

Nato a Massa il 21 Ottobre 1888
Morto sul Monte Sei Busi il 1 Agosto 1915
Sepolto --------- 


Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 



Con mirabile prontezza ed ardimento alla testa di pochi soldati, contrattaccava vigorosamente al grido di <<Savoia>> il nemico che era riuscito a penetrare di sorpresa nella linea, finché cadeva eroicamente sul campo.
Monte Sei Busi, 1 Agosto 1915


Note Storiche

La seconda battaglia dell'Isonzo sta svolgendo al termine quando la Brigata Barletta con il 137° Fanteria da il cambio il 30 Luglio 1915 al 14° Fanteria Brigata Pinerolo, reduce dalla conquista di Quota 111 avvenuta il 25 Luglio 1915.
Ora la nuova linea Italiana inglobava quella che poi diventerà famosa come la Dolina dei 500 o Zappatori chiamata invece oggi erroneamente  "dei Bersaglieri", linea che salvo qualche modifica nel corso delle battaglie successive fino all'Agosto del 1916 dopo l'avanzamento del fronte.
La Brigata Barletta apparteneva nel  periodo alla 27^ Divisione.
Subito arrivata in linea il Reggimento verrà impegnato in diversi attacchi e soprattutto contrattacchi Austriaci che si susseguiranno nei primi giorni di Agosto tra i quali quello che vedrà la morte del Tenente Musettini.
Possiamo rivivere i suoi ultimi giorni di vita dal racconto di Alarico Buonaiuti tratto dal suo libo "Sul Carso Raggiunto", il reggimento si trova a Ruda giorni prima di entrare in linea sul Monte Sei Busi
-  Il Comandante di compagnia ha chiamato in parte noi subalterni. E' un giovane di ventisei anni, Musettini Domenico di Massa, tenente di carriera prossimo alla promozione, colto ed attivissimo, militare fino alla cima dei capelli, tutto disciplina e regolamenti. Venuto a comandarci quando eravamo già in zona di guerra, s'è guadagnato subito, nonostante il suo rigore ed i suoi scrupoli, la considerazione e l'affetto dei nostri.
La compagnia rimasta lungo tempo senza l'autorità di un vero capo s'era lasciata andare, s'era ridotta un organismo slegato, sfibrato, sonnacchioso. Domenico Musettini, prendendone vigorosamente le redini nella sua mano giovane ed esperta aveva compiuto, in un mese, un miracolo di risveglio e riorganizzazione.
Dunque Musettini ci ha chiamato in disparte, il raggio di qualche lanterna da campo ci illuminava un poco. Il volto del nostro comandante aveva il sorriso abituale, e i suoi occhi ci hanno guardato con la solita dolcezza un pò femminea, cosa strana di un ufficiale di quella fatta. S'andava in battaglia, forse s'andava a morire, ma nessuna commozione in lui, nulla che dimostrasse sgomento. Noi aspettavamo degli ordini. No ci aveva chiamato per salutarci.
<<Io morrò. Sento che morrò. Sono destinato a morire. Prima che mi inviassero al 137° ero lontano dalla morte: il destino mi ha spinto versoi la morte. Non ho figli, non ho moglie. I miei fratelli faranno senza di me e si divideranno la mia proprietà. Mandate loro la mia cavalla, la mia Flora, e raccomandate che la custodiscano.>>
Noi stavamo a sentirlo, attoniti, dinanzi a tanto stoicismo. La commozione ci stringeva la gola da non proferir nessuna sillaba. Eppoi che cosa replicare? Si? No? Guardavamo il nostro comandante con tutta l'anima negli occhi: lo avremmo baciato sulla fronte. Avremmo dovuto dirgli, è vero. << Ti copriremo con i nostri corpi e sarai salvo. Tu così grande, tu più di noi meriti di vivere ancora>>, ma egli ha ripreso subito rivolgendosi al tenente Summa: << Quando non ci sarò più, tu prenderai il comando della compagnia....>>. E, dopo una pausa impressionante, << ma anche tu morrai...>>.
Ie e Scarola, il sottotenente meno anziano, assorti nel miracolo di quella tragica e pacata chiaroveggenza, non abbiamo neanche volto gli occhi verso l'amico buono così stranamenente designato e Musettini, pensoso come prima, ma più dolce, alzando l'indice destro verso di me: << A te sarà affidato il compito di portare avanti i soldati. Tu non morrai....>>.
Ed altro forse voleva dire; ma è venuto l'ordine della partenza. Sono tornato al mio plotone col cuore molle di pianto. Quel linguaggio, a cui la serenità deò dire e le circostanze avevan dato l'impronta di un vaticinio tutt'altro che capriccioso e sollazzevole, mi aveva comunicato un'indicibile angoscia.
Come aveva potuto parlare un uomo così? Chi e che cosa gli avevano dato il senso del futuro? Io avevo creduto al presagio, e la gioia per la buona sorte riserbatami era tremendamente amaraggieta dalla certezza dell'altrui sia pur gloriosa sventura.

Il Reggimento il 30 Luglio 1915 da Ruda si mosse verso il Sei Busi dove dato il cambio ai resti del 14° e 134° Fanteria si posizionò nella linea assegnata. Continua il racconto di Buonaiuti nel suo diario di quei giorni:

- Il sole era alto. Dalle feritorie partivano rari colpi di fucile che pareva avessero piuttosto obiettivi venatori. Era negli uomini un'indicibile prostrazione: rannicchiati ai piedi della loro minuscola fortezza, pensavano e sembrava che dormissero. I capisquadra - molti di fresco nominati a colmare i vuoti - richiesti della nota dei mancanti, correvano a destra e a sinistra, curvi, con un foglio nelle mani, interrogando questo e quello. Ma quanto da fare ! Come l'operazione doveva essere difficile, con i plotoni disorganizzati, e decimati a quel modo ! Avevo visto scendere verso il posto di medi-cazione, barcollanti sulle gambe stremate, o esausti e morenti sulle barelle, i migliori della mia com-pagnia. Quel Mattioli, che pochi giorni innanzi, mostrandomi il ritratto della sposa con un sorriso largo e birichino, s'era tuttavia detto felice della guerra, alla quale offriva con serenità la freschezza del suo volto e la possa delle sue spalle taurine, se n'era andato verso l'ospedale o il cimitero, con le guance smorte e l'occhio smarrito, mentre il sangue sgorgante da invi bili fori arrossava con reiterata violenza il telo della barella su cui era disteso ? Mi vide nel passarmi allato, fece l'atto di alzare il capo e di parlarmi ; non potè, chiuse gli occhi, mentre la sua mano aveva un movimento faticoso di saluto. Lallumera non l'avevo riconosciuto, tanto profonde si segnavano sul suo volto le sofferenze delle molte vene aperte. Ma quando il suo sguardo incontrò i miei occhi, la faccia gli si colori di ritornante vita. , Signor tenente, il suo allievo caporale. Le ciglia gli si bagnarono di rabbia, e su quella fronte, contratta dallo spasimo, vidi diffondersi un volo di affettuosi ricordi e di immutabili speranze. Le barelle, cariche d' íra e di ferite, si succedevano I' una dopo l'altra, ininterrottamente. Il corpo, che fu solido come il macigno, di uno zappatore, il Palange del mio plotone, passò rattrappito sul mobile giaciglio come la fragile personcina di un rachitico. E giovani poco innanzi tarchiati e tutto fuoco, tempre di Capaneo che mi erano sembrate, durante i disagi dei bivacchi e le fatiche del campo, così fatte da non la poter su loro non pure la mitraglia degli uomini, ma neanche la folgore di Giove, vidi contorcersi come fanciulli sofferenti o malmenati. Mi parve che un delitto di lesa uma-nità dei più cinici, dei più feroci, si fosse compiuto. Era il fiore della stirpe schiantatosi all' urto dell'aquilone, era la forza d' Italia che l'Austria aveva infranto ? No. Gocciole di sangue traboccate dai margini di un oceano, petali porporini strappati ai densi lembi di una rifiorente ghirlanda. E me lo gridasti tu, Minoretti, signore della battaglia, mentre i compagni a forza ti trattenevano sulla barella, e tu volevi tornar sulla trincea, moribondo, a imprecare per 1' ultima volta contro l'oppressore dei tuoi fratelli irredenti. Il suo corpo era tutto una piaga: la granata gli aveva contorto le membra, lacerate le carni ; ma gli occhi contenevano ancora tutta la sua vita, tutto il suo odio, e le labbra si agitavano in una suprema invocazione di vendetta. E pregava i portaferiti che gli alzassero il capo e glielo rivoltassero indietro, verso là, dove il suo sogno doveva veder ancora levarsi dall'orizzonte il molle profilo della sua Trieste. I compagni, che l'avevan veduto lasciare il fuoco, con quale animo saranno rimasti senza di lui? Per certo molti, nel segreto, avranno pianto; alcuni avranno maledetto la sorte che senza quella voce, senza quel gran cuore di soldato, li riserbava alle nuove battaglie. In un vano della trincea, come avesse voluto chiuderlo col suo corpo e cementarne col suo sangue le pietre sgretolate, la faccia rivolta e il braccio disteso verso il nemico, giaceva esanime Domenico Musettini. La gloria aveva avuto fretta di portarsela via quell'anima gentile di cavaliere che era vissuto cercandola, di sacrificio in sacrificio, con l' insonne ardore degli innamorati, non vedendo che la luce del suo volto nella caligine della vita, non aspettando che il suo amplesso, recalcitrante ad ogni altra lusinga. Oh, eccelsa ventura, a ventisei anni, morire così, e non aver amato che quella! Morire? Oh, non era già stato quello un morire, ma un congiungersi con l'ideale, un consacrarsi al prescelto destino! Non ci aveva egli a Ruda parlato così? I soldati che ricordavano la sua alacre attività di condottiero, le sue orazioni brevi, alte, lucide, i suoi incitamenti per qualche loro ingnavia, e i suoi impetuosi rimproveri, innanzi a quella salma quasi affondata tra i sassi di una trincea infranta, i soldati, nella loro estatica riverenza, pensavano che il dovere non è un ordine per i gregari, ma una realtà per tutti, e sentivano come una vergogna, come un rimorso di essere ancor vivi loro che alla patria potevano offrire tanto di meno. Egli, il comandante che era stato sempre il primo alle istruzioni e alle fatiche, aveva voluto essere anche il primo a morire, ed essi, i soldati, non avrebbero forse immaginato, un mese avanti, quand'egli arringava la truppa nel fervore della sua eloquenza guerresca, che la teoria sarebbe stata poi suggellata a quel modo da un così tragico esempio. Pareva dicessero: Come piccolo sarà oramai il nostro dono! » Erano anche caduti il capitano Perfetti della nona, di Massa pure lui — due ufficiali aveva dato in un momento alla patria la fiera città toscana — gigantesco e bronzeo come un Otello, ma buono che non avrebbe torto il collo ad un passero, e il Molina della dodicesima, intrepido e inflessibile, sempre col fazzoletto rosso rovesciato sul taschino, a ricordo della Brigata « Alpi donde proveniva, quella che fu di Garibaldi. E insieme uno stuolo di umili, tra cui, del mio plotone, Lalungo, il soldato sarto, concessoci, due giorni innanzi, dalla nona compagnia in cambio di uno dei nostri troppi barbieri; il sorridente Marrone; quel Daltilio che m' era sempre occorso di richiamare all'ordine, da per tutto, per l'intempestiva ed esuberante ilarità; Morrone lo zappatore paziente e taciturno; Migliaccio il portaferiti misericordioso come una suora di carità; quel mite e semplice Calderisi, elettricista stupefacente, che a Solferino ci aveva organizzato con nulla l'illuminazione della mensa, e ai rallegramenti aveva abbassato il capo arrossendo come un' educanda alle prime lodi di un coetaneo in-namorato, ed altri ancora ... Ma il combattimento non dava tempo ai rimpianti. Morto Musettini, ferito il bravo tenente Summa più anziano, a me spettava il comando della compagnia.
 Ero pronto.



Veduta verso le Quote 111 e 118 




Veduta verso Quota 111 da Dolina Cordoni



Il Valloncello di Redipuglia



 Veduta da Quota 118

Trincea Dogliotti


Mappa con le linea Austriache del Sei Busi quasi simili a quelle dell'Agosto del 1915 dove la Quota 118 risultava invece  ancora in mano Austriaca.





sabato 18 novembre 2017

Sergente FORMIA Giovanni





49° Fanteria Brigata Parma

 Nato a Mazzè il 4 Marzo 1886
Morto a Caldieri Vertoce il 29 Agosto 1917
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 8° Gradone Loculo 15728 


Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 



Comandante di una pattuglia di volontari, con slancio e ardimento si spingeva verso le posizioni avversarie e raccoglieva importanti informazioni. Con mirabile sprezzo del pericolo, dopo aver ucciso un nemico, incitava i dipendenti ad attraversare una zona battuta da mitragliatrici, e colpito a morte, le sue ultima parole furono: << Lasciatemi, andate avanti voi! >> .
Caldieri Vertoce, 29 Agosto 1917

 Note Storiche:

11^ Battaglia dell'Isonzo, dal 24 agosto 1017, la Brigata Parma è schierata con i suoi due reggimenti 49° - 50° nel settore Volkovniak- Vipacco dove respingerà diversi attacchi austriaci.
Nel giorno del 29 Agosto verrà disposto dal Comando della Brigata che 3 pattuglie del 1° e 2° battaglione si tengano pronte ad uscire dalle nostre linee. Alle ore 10 la pattuglie escono, una comandata dall'Aspirante Nardò Vittorio, si avvia risolutamente verso le falde di quota 126 ove giunge verso le 14.45, fatta segno di tiri d'artiglieria. Il Comando del 2° battaglione fa uscire una seconda pattuglia di 12 arditi e poi una terza con l'ordine di rafforzare sulla posizione raggiunta. Intanto la 1^ pattuglia, dopo che le vedette nemiche erano fuggite, perlustra la posizione e cattura un sottufficiale e 18 uomini. Fatta segno però a vivo fuoco di bombe a mano ed artiglieria ed essendo caduti il Comandante e quasi tutti i graduati , la pattuglia si ritira dopo aver posto viva resistenza, portandosi seco il sottufficiale e 2 uomini prigionieri. La pattuglia del 2° battaglione uscita alle more 10 e diretta verso quota 94, dopo aver incontrato una resistenza rientra nelle nostre linee. 
Come da ordine del Comando Brigata Parma all'imbrunire il 3° battaglione da il cambio al 1° sulle posizioni di quota 126. il cambio si effettua senza inconvenienti.
Perdite della giornata:
Un Ufficiale ucciso Aspirante Formica Giovanni, un ferito Aspirante Antognoli Battista, un disperso Aspirante Nardò Vittorio.
Truppa 4 Uccisi tra i quali il Sergente Formia Giovanni , 57 Feriti e 7 dispersi.

Il Sergente FORMIA Giovanni della 1^ Compagnia morì colpito alla testa da un proiettile, fu sepolto nel cimitero di Gradisca  prima di essere traslato al Sacrario di Redipuglia

Ringrazio Federica Delunardo per i dati di morte del caduto.


 Mappa con indicate le quote 126 e 94 interessate nell'azione sopra citata


Mappa con le line linee le linee Italiane (in Rosso ) Zona Caldieri Vertoce- Volkovnjak

domenica 12 novembre 2017

Soldato FOGAROLI Eugenio



73° Fanteria Brigata Lombardia

Nato a Santo Stefano del Monte degli Angeli
Morto sul Carso il 15 Settembre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 8° Gradone Loculo 15579





Note Storiche:
Nel corso della VII^ battaglia dell'Isonzo la Brigata Lombardia con i suoi due reggimenti il 73° e 74° fonteggiare la zona della quota 265 del Veliki Hribach obbiettivi della 23^ Divisione nella giornata del 15 Settembre in dierezione del Veliki, il 2° Granatieri e il 73° fanteria avanzarono sino a raggiungere la strada S.Grado-Lokvica, ma il 74° alla loro destra non riuscì a sboccare dalle suo posizioni di q.265. La giornata si concluse nel settore della Divisione con la conquista dell'altura di S.Grado.

Vediamo una descrizione di quel giorno tratta dal libro "In Faccia alla Morte" di Mario Tinti:


15 Settembre 1916

Ieri sera siamo venuti un poco avanti ed abbiamo sostato dietro un muricciolo eretto dai nostri in un'azione precedente, mentre nel posto da noi abbandonato arrivava un altro Reggimento. La nottata è trascorsa abbastanza calma ed i nostri hanno avuto modo di consolidarsi sulle posizioni conquistate. Dal mio tenente ho appreso che ieri, dopo una lotta piena di sacrifici ed eroismi, il 73°, con mirabile slancio, era riuscito a conquistare la terza linea nemica sulla quota 240, dalla quale ha dovuto poi ritirarsi perché l'ala destra veniva seriamente minacciata d'accerchiamento tanto che per meglio frustare la mossa nemica venne inviato in rinforzo il 3° Battaglione del nostro Regg.to. Questa mattina il nemico con numerose batterie, ha iniziato un fuoco terribile contro la prima linea e le retrovie mentre con reparti d'assalto contrattaccava i nostri che però resistettero mirabilmente e seppero mantenersi sulla seconda trincea conquistata ieri. La violenta foga dell'artiglieria nemica ci ha procurato perdite gravissime, specialmente al mio Batt.ne ed è stato un vero miracolo quello di ritrovarmi illeso sotto un cumulo di pietre rovesciate dallo scoppio d'una granata.
Erano le undici di questa mattina quando una granata cadde a circa un metro dal posto che occupavo e cioè proprio dietro il muricciolo che serviva da riparo. Ricordo d'aver udito il sibilo del proiettile un attimo avanti l'esplosione; contemporaneamente al fortissimo scoppio mi sono sentito scuotere il sangue dentro la testa e poi, per parecchio tempo, non ho udito più nulla, tranne che un continuo ronzio. Passati i primi momenti di indicibile spavento cominciai a gridare sotto quel cumulo di pietre che mi ricoprivano totalmente. Quando diversi soldati corsero in mio aiuto per liberarmi, m'accorsi che avevo la testa fra due grosse pietre che mi avevano schiacciato un poco l'elmetto, rimasto sollevato dal capo; non tutti però se la passarono così bene; diversi altri emettevano grida di dolore. Appena m'ebbero liberato da quella stretta vidi che i compagni che mi avevano liberato avevano anch'essi il volto pallido e lo sguardo spaventato, ma erano vinti dalla preoccupazione di liberare al più presto quelli ancora sepolti che gridavano "Aiuto! Soccorso!". Mentre tutti intorno continuavano a cadere altri proiettili che provocavano altro spavento ed altre vittime, notai un inteso lavorio di soc-corso per portare al posto di medicazione i feriti. Poco dopo mi recai pure io dal Tenente medico per farmi spalmare della tintura di iodio dietro le spalle doloranti e dietro l'orecchio destro ove ero rimasto graffiato. Consigliato dal medico a rimanere un pochino perché mi riavessi dallo spavento e mi cessasse un certo tremito, ho aderito al suo invito e sono ritornato in compagnia dopo circa un quarto d'ora benché mi sentissi la testa ancora stordita.


Il soldato FOGAROLI caduto nel corso di questa giornata, fu sepolto a Gabria prima di essere sepolto definitivamente al sacrario di Redipuglia


Mappa con indicato il settore occupato della Brigata Lombardia nel corso della VII^ Battaglia dell'Isonzo



martedì 31 ottobre 2017

LIbri Novità: Un Isola in Trincea




Segnalo e consiglio questo bel libro uscito qualche mese fa scritto dall'amico Fabrizio Corso assieme a Vincenzo Grienti .Libro che narra, in vari capitoli dedicati a diversi fronti, le vicende molto toccanti di alcuni militari siciliani, e una parte dedicata ai fini statistici, mostrando il grande contributo di perdite umane  che la Sicilia ha sacrificato nella Grande Guerra.
Per chi volesse aquistarlo: ordini@gbeditoria.it

http://www.gbeditoria.it/isola_trincea_catalogo_gbe.htm

venerdì 27 ottobre 2017

Soldato SETTINO Luigi



30° Fanteria Brigata Pisa

Nato a San Pietro di Guarano (Cosenza) il 16 Gennaio 1897
Morto sul Fajti  il 14 Maggio 1917
Sepolto a --------- 


Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


 

Privato delle gambe e delle braccia dallo scoppio di una granata che gli produceva anche una larga ferita alla faccia, incitava calorosamente i compagni a scagliarsi contro il nemico per respingerlo. Rifiutava ogni soccorso per non sottrarre soldati al combattimento. Respinto l'attacco, non volle essere asportato dalla trincea, chiedendo all'ufficiale di poter restare in linea contento di morire fra i suoi compagni per la grandezza del paese.
Dosso Faiti, 14 Maggio 1917

Note Storiche:

Il 30° fanteria che unitamente al 29° formava la Brigata Pisa, il 14 Maggio 1917 si trovava a presidiare la linea del fronte tra a  a del Faiti quota 432 fino al Volkovnjak. mentre La cima e la quota 366 era di competenza della Brigata Ferrara entrambi dipendenti dalla 22^ Divisione XI° C.A.
Cominciava in quel giorno la X^ battaglia dell'isonzo, sul Carso erano previste azioni dimostrative da distogliere e impegnare i reparti avversari dall'offensiva che era concentrata principalmente nel settore del medio Isonzo.
Nella zona di competenza del XI° C.A. si svolse nella notte  un fuoco continuo di artiglieria verso le posizioni Austriache. L'ora dello scatto era previsto alle ore 12.
Poco dopo le 11 al'ala sinistra del Copro d'armata quella presidiata dalla Brigata Pisa inizia un tiro intenso di sbarramento con artiglierie di ogni calibro e bombarde tra le nostre linee e le sue, tiro che sempre più intensificandosi e che raggiunge in pochi istanti una violenza spaventevole.
Il fatto che sulla fronte del XIII e VII C.A. il tiro do artiglieria avversaria è quasi nullo, prova che contro il centro dell'XI° Corpo è diretto il fuoco della massa di batterie austriache sul Carso.
Contro questo fuoco di sbarramento s'infrangono tre successivi attacchi della 22^ Divisione, le cui truppe uscite dalle trincee sono costrette a sostare nel fondo del burroncello , che separa le linee nostre da quelle nemiche (fra la quota 432 e 464).
All'ala sinistra reparti della Brigata Pisa, alle ore 12 occupano di primo impeto, la trincea nemica di quota 196 (a Nord del Faiti) da dove non riescono a procedere oltre a causa del violento tiro di interdizione. nessun progresso è possibile di fronte al Volkovnjak. Dopo una preparazione di fuoco di artiglieria di medio calibro e bombarde della durata di due ore , reparti della Brigata Regina attaccano quota 126 ma non riescono a raggiungerne la cresta a causa del violento tiro d'interdizione nemico: a sera il comando di Divisione (21^), decide di farli ripiegare nelle trincee di partenza.
Alle 17, le truppe della 22^ Divisione, malgrado il lungo, snervante bombardamento, mentre il nemico ha rallentato un pò il tiro di sbarramento, attaccano una quarta volta le posizioni nemiche; un battaglione del 47° fanteria riesce ad impossessarsi di quota 378; reparti arditi della Ferrara riescono A raggiungere la cresta di quota 464;: ma il nemico riapre ancora violentissimo tiro di sbarramento alle loro spalle, impedendo l'afflusso dei rincalzi e a sera il battaglione di q. 378 e gli arditi di q. 464 sono costretti a ritornare sulle loro posizioni di partenza.
Nella notte le due compagnie della Brigata Pisa che avevano occupato la trincea di q. 196 sottoposti a violento concentramento di fuoco nemico e prese d'infilata da mitragliatrici appostate sulle falde nord di q. 464, vengono quasi distrutte. Nuovi reparti accorsi sulla posizione investiti da violenti raffiche di artiglieria e mitragliatrici sono costretti a ripiegare, riuscendo appena a trasportare i feriti..

Tra i  fatti narrati di  questa giornata troverà la morte il soldato SETTINO, dopo un contrattacco austriaco una granata lo colpì mutilandolo degli arti dive rimase ferito gravemente, in quel momento transitò un plotone di rincalzo e lui ferito, che giaceva a terra trovava in se la forza per incitare i suoi compagni a lanciarsi avanti. Qualcuno mosso da compassione cercò di soccorrerlo, ed egli rispose: << Correte lassù: la c'è bisogno di voi! E non vi curate di me!>>.
L'attacco nemico fu respinto, ed i suoi compagni tentarono di trasportarlo al posto di medicazione. Ma il valoroso ferito, allo scopo di impedire che nella difficile opera del trasporto qualcuno fosse colpito, rifiutò chiedendo al suo ufficiale di poter morire in trincea tra i suoi compagni.


Non si può rimanere indifferenti, dopo aver letto i passi di questa tragica morte di questo soldato accaduta cent'anni fa. Una sorte che può benissimo essere accomunata a milioni di altri uomini come lui sacrificati in quella guerra, di qualsiasi esercito ne abbiano fatto parte.
Non ho mai scritto nulla di personale , in nessun post precedente, lasciando spazio ai fatti storici documentati per ogni caduto. Ma questa volta non ho potuto esimermi nel dare una mia impressione a questo caduto, morto a vent'anni.
Il suo nome oggi seppur ricordato in una caserma, in una via, in un istituto, ai molti sarà sconosciuto, come sconosciuto lo sarà forse ai ventenni di adesso. Non accuso nessuno di questo, ci mancherebbe, il tempo passa, gli interessi mutano, però pensare che un ragazzo di vent'anni possa essere morto cosi' e prima di morire abbia avuto ancora la forza e il coraggio  in quel modo di agire  , non può che far riflettere.  Ora potrebbe tutto questo sembrare strano, assurdo, e per molti anche ridicolo in  quella parola da lui pronunciata col nome di  "Patria" . Non voglio essere retorico, propagandistico verso nulla, voglio solo esprimere l'emozione che mi ha fatto leggere di lui, come avviene  poi ogni volta che ricostruisco per quel che riesco, la storia di ogni caduto. 
Mi piacerebbe tanto  e per questo ho creato questo blog, in modo che  chi legge di loro, sentisse l'emozione nel proprio  cuore, perchè è vero, io ne sono l'autore del blog, ma loro   e  solamente loro sono i veri protagonisti che meritano e devono essere considerati. Oggi invece, troppo spesso si usa questa guerra per esaltare nel ricordo dei fatti, la nostra conoscenza e sapienza , e il nostro nome per salire sul piedistallo dell'esperto e vantarsi.
Ma noi  oggi, che ne sappiamo veramente di quella guerra? Non bastano migliaia di libri letti , centinaia di escursioni tra le trincee belle e rifatte  per provare un solo minuto di quello che hanno provato sulla loro pelle. 
Per questo io credo e mi batterò sempre nel mio piccolo, perchè loro e solo loro devono avere il giusto  riconoscimento e rispetto, noi invece che ne parliamo oggi ne siamo solo i messaggeri.
Quindi se avete da dire un grazie, ditelo a loro, a quei ragazzi meravigliosi  e non importa davanti a quale croce lo farete, ......Grazie!



Mappa con indicate le posizioni della Brigata Pisa






Veduta da quota 432 del Fajti verso Gorizia sulla sinistra la quota 464






Mappa con indicata la quota 196









lunedì 9 ottobre 2017

Libro: "La Guerra di Giuseppe" - STORIA DI UN SOLDATO



Voglio segnalare questo bel libro uscito nel 2015 dell'amico Omer Mariani, scritto con Walter Amici. e la parte "Carsica" curata dall'amico Paolo Gropuzzo
Un libro molto toccante e meritevole di essere letto.
E' la storia di Giuseppe Morotti Bersagliere , vissuta nel 47° battaglione da inizio guerra fino alla prigionia e poi la sua morte a guerra finita per causa della spagnola come altri moltissimi commilitoni.
La storia è tratta da lettere e ricordi uniti ai fatti storici ben documentati, che messi assieme forniscono al lettore una sorta di romanzo immerso nella realtà di quella guerra,  con tutta la sua drammaticità.
Per chi lo volesse acquistare contatti Omer al seguente indirizzo mail : bfmplastica@tiscali.it