In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa

domenica 9 settembre 2018

S.Tenente CAMPO Francesco




156° Reggimento Fanteria Brigata Alessandria
Nato a Marsala il 3 Dicembre 1888
Morto sul Monte San Michele il 7 Ottobre 1915
Sepolto a -------- 

 

 

Decorato di Medaglia di Argento al Valor Militare  


Avendo scorto una grossa pattuglia nemica che cercava approssimarsi alle nostre trincee, l'attaccava con una squadra riuscendo a fare 40 prigionieri. Fatto a segno a vivo fuoco proveniente da un trincerone  nemico, mentre con fermezza e calma ammirevoli, provvedeva a spingere indietro i prigionieri e a fare inseguire col fuoco i nemici sfuggiti alla cattura cadeva colpito a morte.
Fronte Boschini, 7 Ottobre 1915

Note Storiche:

Il SottoTenente CAMPO apparteneva alla 3^ Compagnia del 156° Fanteria Brigata Alessandria che agli inizi di Ottobre 1915 esattamente dal giorno 4 viene trasferita da Romans d'Isonzo per sostituire la Brigata Piacenza che si trovava in linea sul Monte San Michele alle dipendenze della 30^ Divisione XIV° C.A. . Nella sera del giorno 6 un battaglione del 155° e uno del 156° si trasferiscono sulla sinistra dell'Isonzo e il Comandante di Brigata Magg. Generale ZANCHI Luigi assume il Comando di tutte le truppe del settore della 30^ Divisione sislocate sulla sinistra dell'Isonzo nel tratto di fronte fra la riva sinistra del fiume e la strada Sdraussina-San Martino e cioè: Brigata Alessandria - 3° batt.ne del 85° - 3° batt.ne del 86° - 56° batt.ne Bersaglieri.
IL giorno 7 Ottobre  Il Comandante di Brigata (ZANCHI) si reca sul fronte Peteano- Cima 2 ed avendo constatato che l'occupazione è troppo in basso dispone che la 3^ Compagnia del 156° si porti prontamente in alto sulla destra stessa. Intanto il nemico con due mitragliatrici approfittando del terreno boschivo tenta di aggirare l'ala destra della posizione ed apre all'improvviso fuoco di fucileria, mitragliatrici e artiglieria contro la nostra linea, però la 3^ Compagnia giungeva in tempo sul costone antistante ed apre il fuoco da quella posizione contro gli assalitori i quali nell altro fianco sono stati affrontati audacemente da una nostra pattuglia in ricognizione composta dal Comandante della Batteria Amalfi e da tre Carabinieri seguiti alla distanza da una squadra del 156° Fanteria ( comandata dal S.Ten Campo *) .
I nemici vistisi presi fra due fuochi in parte fuggono ed in parte in numero 76 si arrendono lasciandosi far prigionieri dalla pattuglia comandata dall'Ufficiale della Marina.
Durante la giornata le truppe hanno continuato i lavori di riattamento delle trincee che erano state molto danneggiate dalle piogge dei giorni precedenti.
Complessivamente nella giornata vengono catturati 76 prigionieri Austriaci*(vedi nota sotto).
Questa descrizione dei fatti è tratta dal Diario storico della Brigata Alessandria.



 (*) I soldati Austriaci prigionieri appartenevano alla 39. Honvéd Infanteriebrigade – Nagyvárad




Il tutto viene confermato da un'altra fonte che narra le vicende dei Marinai della Batteria Amalfi impiegata  sul Carso zona Monte San Michele esattamente nella zona di Peteano dopo l'affondamento dell'Incrociatore avvenuto il 7 Luglio 1915 che causò la morte di 72 uomini mentre 682 riuscirono a salvarsi.
*La batteria Amalfi fu creata con il personale rimasto della regia nave Amalfi silurata, fu creato un gruppo di due batterie da 4 pezzi ciascuno armata con materiale da 76 R.M. DA SBARCO .
Complessivamente il gruppo venne costituito da 11 ufficiali (uno dell’ esercito con compiti di esploratore)12 sottufficiali e 380 marinai, con in più 20 esploratori e conducenti dei carri.
Il 21 luglio partivano per il fronte della terza armata. In divisa grigioverde* La stessa  diverrà poi nei mesi successivi 254^ Batteria dell Regia Marina;  impiegata sempre nello stesso settore fino  al termine della VI^ battaglia dell'Isonzo


* info fornite da Francesco Pierantoni

La batteria viene più volte citata nel libro di Carlo Salsa "Trincee" qua sotto troviamo un passaggio del libro:


Un soldato mi indica una specie di merlatura di sacchetti a terra dalla quale sbucano quattro tubi di acciaio che contemplano il cielo come occhi di pachidermi attoniti.
Dice:
<< La Batteria dell'Amalfi. Ci sono i marinai: bravi ragazzi! Ci assistono sempre. Al minimo accenno, "tan-tatan-tan" ci sono loro. Pare che vedano tutto come noi da quaggiù. Gli è che sono quattro ce ne vorrebbero cento . Ma quei marinai bravi ragazzi....>>.


Vediamo ora come viene narrato il fatto nel memoriale dedicato a questi Marinai del Carso da dove è tratto : 

Il Tenente di Vascello P... si fece accompagnare dall'Aspirante Campo, da qualche marinaio e da tre Carabinieri. Voleva avvicinarsi all'ingresso laterale d'una grande trincea Austriaca, costruita in cemento e blindata con sacchi a terra. Vista dal basso aveva una vaga rassomiglianza col parapetto di un bastione medioevale. Non mancavano né di feritoie né gli scudi metallici per completarne l'illusione.. La compagnia di tiratori chiusa la dentro molestava tremendamente i nostri posti avanzati, la batteria di marina e perfino le vie di comunicazione alle nostre spalle.
L'operazione non poteva essere tentata che di pieno giorno; poiché bisognava insinuarsi per angusti passaggi a zig-zag attraverso il labirinto del reticolati nemici.
Era dunque necessario vederci bene . Il Tenente di Vascello P...aveva osservato più volte donde alla sera passavano le sentinelle ungheresi per montar la guardia oltre i loro reticolati; e conosceva i punti di accesso.
Gli uomini dell'audace manipolo vi si cacciarono dentro carponi, di sasso in sasso, di cespuglio in cespuglio, cercando di defilarsi alla vista quanto fosse più possibile. Avevano scelto quell'ora perché le vedette trovandosi col sole in faccia, meno facilmente potessero scorgerli. Ma come tuttavia, presumere di avvicinarsi non veduti alla trincea che coronava l'altura? Era una probabilità rara. Bisognava contare sull'imprevedibile: sulla momentanea disattenzione delle piccole guardie. Ci contarono.
La fortuna li ricompensò d'essersi ciecamente affidati a lei. Riuscirono a passar tutti attraverso i labirinti di fil di ferro spinato, senza destare alcun allarme. Poi con cautela e pazienza infinite, le armi in pugno, trattenendo il respiro, girarono sul fianco estremo della trincea, si calarono nel camminamento d'accesso , si approssimarono al varco d'entrata. Gli ungheresi conversavano a voce bassa, ognuno al calcio del proprio fucile, introdotto nella feritoia del parapetto. Erano molti, troppi ... Mezza compagnia.
Il Tenente di Vascello P...intuì che , nel varco d'ingresso si poteva prender tutta la trincea d'infilata, La situazione si prestava singolarmente ad un colpo d'audacia. Giocò la sua carta. Un cenno ai pochi che lo seguivano; un occhiata alla pistola stretta in pugno; un comando risoluto:
- Savoia!
Gli ungheresi  si volsero attoniti. Videro lo sbocco della loro trincea bloccato da canne italiane spianate su loro minacciosamente.
- Nessuno si muova deponete le armi! Arrendetevi!
IL sottufficiale che comandava quella mezza compagnia dovette esser così sicuro che gl' italiani li avessero accerchiati in forze, che non tentò nessuna resistenza; anzi consigliò ai suoi di obbedire ed arrendersi.
Il Tenente di Vascello P... li fece uscire tutti, ad uno ad uno, disarmati, Erano più di sessanta. Ordinò alla colonna dei prigionieri d'oltrepassare subito i reticolati e li avviò verso le nostre trincee. Per timore che qualcuno in cosa tornasse indietro l'aspirante (Campo) e un carabiniere, col moschetto spianato a chiudere la colonna. Il ritorno fu tragico. Le vedette delle trincee vicine dettero l'allarme. La fucileria cominciava a tempestare la lunga fila ondeggiante che s'allontanava . Poi anche l'artiglieria austriaca aprì il fuoco. La situazione divenne critica.
I prigionieri, accortisi dell'inganno in cui erano caduti, ebbero un attimo di sbandamento e d'esitazione; ma intanto le batterie austriache iniziavano un tiro celerissimo alle loro spalle. Ciò rendeva estremamente pericoloso il breve tragitto fino alle linee italiane, ma nel tempo stesso impediva a chiunque di retrocedere... Finalmente con grandi stenti Tenente di Vascello P..., i marinai, i carabinieri e gli ungheresi riuscirono con pochi feriti a raggiungere le linee italiane.
Soltanto l'ultimo prigioniero e l'aspirante Campo non potettero arrivarci: erano caduti a trenta metri dai nostri reticolati, colpiti a morte

Nota:

Il Tenente di Vascello P... citato, si trattava del Tenente di Vascello PAOLETTI Luigi decorato per questa azione di Medaglia d'Argento:

Con calma serena, sprezzante del pericolo, ha sapientemente diretto durante 40 giorni il tiro della sua batteria contro il nemico. Un giorno, a piena luce, si slanciava sul fianco di una trincea nemica, minacciando con una rivoltella un pugno di soldati austriaci che , colla cooperazione di tre carabinieri, riusciva a fare prigionieri in numero di sessanta.

Peteano, 7 Novembre 1915 (data esatta il 7 Ottobre 1915)


I tre Carabinieri che parteciparono all'azione dove trovò la morte il S.Tenente Campo furono i seguenti:

Carabiniere RICOTTI Guido, decorato con Medaglia d'Argento.

Al seguito del comandante del reggimento, che ispezionava la linea del fuoco, contribuiva a catturare 40 soldati nemici e a respingere un attacco. Visto, poi che uno dei nostri era caduto sul posto di combattimento, spontaneamente e da solo, sotto vivo fuoco, si slanciava a raccogliere il cadavere e lo trasportava indietro.
Boschini, 7 Ottobre 1915

Il caduto che si fa riferimento nella citazione si tratta del S.Ten. CAMPO.

Carabiniere FABIANI Pietro e PERNAZZA Amedeo decorati entrambi con Medaglia di Bronzo con uguale motivazione:

Si offriva spontaneamente a seguire un ufficiale in una ricognizione, coadiuvando efficacemente il suo superiore e dando bella prova di coraggio e di ardimento. Concorreva, così, al felice risultato della ricognizione, durante la quale furono fatti prigionieri ben quaranta nemici.
Peteano-San Michele, 8 Ottobre 1915 (data esatta il 7 Ottobre 1915)

Il Carabiniere Pernazza cadrà  pochi giorni dopo sul Monte San Michele il 21 Ottobre 1915.




 Alcune foto tratte dal Memoriale "Marinai sul Carso":





Cannone da 76/17 S impiegato dalla Ragia Marina :


Per la foto ringrazio Francesco Pierantoni

Mappa con indicate le linee ai primi di Ottobre 1915 della 30^ Divisione:






Mappa del XI° C.A. Dicembre 1915 con la dislocazione della Batteria Amalfi:















martedì 4 settembre 2018

Soldato CARUCCIO Angelo



1° Genio 36^ Compagnia Zappatori

Nato a Agropoli il 15 Ottobre 1884
Morto a Palichisce il 5 Agosto 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 4^ Gradone Loculo 7606 




Note Storiche:

Il XXV corpo, più a sud, aveva in linea le divisioni 4^ e 14^ coi battaglioni zappatori LV e VII. 
Colla 4^ divisione come nelle precedenti azioni lavorò in linea il LV battaglione zappatori, formato dalle compagnie 103^, 147^ e 180^. Seguiva la 14^ divisione il VII battaglione zappatori, veterano del Carso, già distintosi attorno a Monfalcone e formato sempre dalle compagnie zappatori 7^, 19^ e 36^. La 7^ compagnia zappatori trovavasi dal 17 agosto a Dolina Innominata, intenta ai suoi lavori consueti di rafforzamento e con tre dei suoi plotoni dovette schierarsi il 21 agosto per difendere un tratto di trinceramento. In quello stesso giorno il quarto plotone della compagnia a disposizione del 17° fanteria a Dolina Due Alberi partecipò all'assalto cli q. 220 assieme ai fanti. Durante la giornata il reparto contò due morti e cinque feriti gravemente. Meritevole di speciale menzione fu l'opera della 36a compagnia zappatori. Questo valoroso reparto che il 23 luglio a Dolina Cucchetti aveva veduto il proprio comandante, tenente Bayon Mario, gravemente ferito durante una pericolosa ricognizione (medaglia d'argento), al comando del tenente Marini Giuseppe fu al lavoro a Castagnevizza del Carso il 19 agosto e nei giorni successivi, per riattare i danni prodotti dal bombardamento nemico. Il giorno 20 l'avversario operò un violento contrattacco ed bravi zappatori accorsero alle feritoie per respingerlo col fuoco. Il tenente Marini restò ferito e non si allontanò dal posto di combattimento senza essersi assicurato della difesa. L'aspirante Ros Alessandro ed un soldato furono uccisi da granata nemica; feriti restarono il tenente Malfi e vari altri zappatori. Ma il nemico fu respinto. Al tenente Marini fu assegnata la medaglia d'argento al valore con  la seguente motivazione : 
MARINI GIUSEPPE, da San Vittorio Materano (Ascoli Piceno), tenente milizia territoriale reggimento genio. - Incaricato col proprio reparto, del rafforzamento di nuove posizioni, ed essendosi manifestato un forte contrattacco nemico, disponeva con calma i suoi uomini alla difesa. Con sereno sprezzo del pericolo, percorreva sotto il violento fuoco avversario la linea, incitando la truppa a mantenersi vigile e calma. Ferito gravemente, rimaneva al proprio posto di com-battimento, rifiutando ogni soccorso. Indebolito per la copiosa per-dita di sangue, non si allontanava senza prima aver dato la consegna della linea al suo successore nel comando. 
Castagnevizza, 20 agosto 1917 ». 
All'aspirante Coassin Aldo fu assegnata la medaglia di bronzo. La valorosa compagnia che aveva subito notevoli perdite fu anche encomiata dal comando dell'armata. Ed il comandante del battaglione, maggiore Cintolesi Alberto, fu anche premiato con medaglia d'argento al valore per il suo comportamento animoso in quelle giornate di battaglia.

La morte del soldato CARUCCIO non è certa che sia avvenuta a Palichisce luogo della sua prima sepoltura prima di essere traslato definitivamente al Sacrario di Redipuglia.

Mappa con indicato Palichisce 



venerdì 24 agosto 2018

Tenente CADORIN Eugenio






89° Fanteria Brigata Salerno

Nato a Vazzola (TV) il 1 Febbraio 1895
Morto a Quota 208 Nord il 21 Dicembre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 3° Gradone - Loculo 6049


Note Storiche:

Passate le tre offensive autunnali, la Brigata Salreno dopo avervi preso parte nel settore di tra quota 208 Nord e Nova Vas, in Ottobre nel corso dell'VIII° battaglia riesce ad occupare l'abitato ormai ridotto in ruderi di Nova Vas, il trincerone ed uno dei fortini di quota 208 Nord. la linea occupata era la Agosto, ed aveva visto il sacrificio di moltissimi uomini di entrambi gli schieramenti nel corso di moltissimi attacchi sferrati dopo l'avanzamento dl fronte dopo l' VI° battaglia dell'Isonzo. Dopo aver ricevuto il meritato turno di riposo perdurato fino al 30 Novembre 1916 dove ritorna in linea nel settore di Lukatic.
L'ordine di movimento u emanato  dalla 34^ Divisione dove la Brigata con i suoi due reggimenti 89° e 90° ne fa parte. Da Strassoldo  l'89° Fanteria, mentre  il 90° da Aiello si mossero imbarcati su autocarri dove su questi in autocolonna raggiunsero   Doberdò, dove una volta scesi procedettero per raggiungere la propria destinazione  ad est del Vallone stesso. per effettuare il  cambio alla Brigata Alessandria.
Il Comando di Brigata si trovava al ciglio della quota 208 Nord e due reggimenti si schierarono in linea con entrambi un battaglione in prima linea,uno  in seconda e infine uno in terza.
L'occupazione della prima linea dopo presi accordi con i Granatieri di Sardegna  nella notte del 2 Dicembre sia estesa a sinistra sino alla strada Nova Vas-Castagnevizza sostituendovi con un nuovo tratto una compagnia dell'89° a una di Granatieri.
I giorni si susseguono con lavori di rafforzamento nei tratti occupati, non mancarono intense azioni delle artiglierie opposte dove quelle nemiche batterono specie con grossi calibri il Vallone e le posizioni del Crni Hrib.
Siamo il 21 Dicembre giorno che vedrà la morte del Tenente Cadorin. Nella notte il nemico ha risposto alle nostre azioni di artiglieria con tiro bene aggiustato di medi e piccoli calibri, cagionandoci perdite notevoli.
Anche nella giornata, l'artiglieria nemica si è mostrata molto attiva specie contro il tratto a cavallo e contro la strada Nova Vas-Hudi Log e contro le doline dei comandi e dei rincalzi. Si sono domandati e ottenuti tiri di controbatterie e specialmente di rappresaglia.
Previa ricognizione, si ordina al comando dell'89° che contro eventuali sorprese provenienti da Hudi Log, si provveda a che la trincea già esistente lungo la strada Nova Vas - Hudi Log venga riattata e prolungata verso nord, in maniera tale che possa efficacemente occupata da truppe di rincalzo in  caso di bisogno.
Malgrado l'attività disturbatrice dei calibri nemici, è continuata l'intensa attività lavorativa dei nostri reparti specie sulla nuova linea avanzata, la cui sistemazione assume già una consistenza notevole.
Alle ore 21,50 un proiettile nemico di piccolo calibro colpisce in pieno la dolina ricovero del Comando di battaglione di rincalzo dell'89 (IV°), uccidendo il Magg. VERNETTA e il Tenente Aiutante Maggiore CADORIN e ferendo il S.Tenente Medico DI MAURO con 4 soldati di truppa.
La giornata come stato atmosferico era piovosa.
Cinque giorni dopo la Brigata ricevarà l'ordine dalla 34^  Divisione relativo al cambio sul fronte per portarsi a riposo nelle retrovie.


Il Maggiore VERNETTA Pietro  e il Tenente CADORIN Eugenio furono sepolti successivamente presso Case Ferletti. Entrambi riposano ora al Sacrario di Redipuglia.


Mappa della linea dopo Novembre del 1916 con le linea Occupata dalla Brigata Salerno:






sabato 4 agosto 2018

Soldato MARIANI Angelo




29° Fanteria Brigata Pisa

Nato a Milano il 22 Gennaio 1893 
Morto a Sagrado il 14 Giugno 1915
Sepolto a Redipuglia Gradone 12 Loculo 22688

Decorato di Medaglia di Argento al Valor Militare  



Si offriva volontariamente per andare a raccogliere nella zona efficacemente battuta dal fuoco nemico, due militari della propria compagnia ritenuti feriti, e si spingeva verso i compagni caduti attraverso terreno insidioso, finchè trovava la morte per un improvvisa scarica nemica.
Biasiol, 5 Giugno 1915 ° (data errata)


Notizie Storiche:

14 Giugno 1915 . La Brigata Pisa operava con la Brigata Regina nella zona difronte tra Sagrado e Gradisca e apparteneva alla 21^ Divisione. In quel giorno il diario di questa divisione narra con precisione nei dettagli le vicende che si sono svolto, tra questi come vedremo ci sarà anche accenno alla morte del Soldato Mariani, non ci sarà il suo nome scritto , come difficilmente avveniva scritto nei diari soprattutto divisionali.Ma  la fortuna mi ha assistitito  nelle mie successive ricerche dove mi i ha portato a dare un nome a questo soldato sconosciuto che altrimenti sarebbe rimasto nell'anonimato, mentre meritava di sapere chi fosse,come lo stesso meriterebbe anche per altri caduti che purtroppo non sempre si ha questa  possibilità. Ma vediamo cosa accadde quel giorno:
"29° fanteria - Alle ore 9 il II° battaglione da Biasiol ha   terminato l'inizio del riattamento del ponte di Sagrado spingendo sul ponte un carro carico di tavole e una pattuglia di 13 uomini al comando di 1 ufficiale - La truppa nemica dalle trincee blindate apre intenso fuoco di fucileria, la pattuglia poco dopo si ritira, non dopo aver distrutto gran parte del reticolato esistente all'imbocco della riva destra del ponte due morti sul ponte (vedi nota*) , ai quali se ne aggiunge un terzo (Mariani) spintosi avanti per ritirare le salme dei compagni caduti. Dopo tale episodio il fuoco di fucileria e di artiglieria batte frequentemente le trincee del 29° fanteria fino alle ore 20.
Dopo le 22.30 venne ripresa dalle alture di Sagrado intenso fuoco di fucileria contro le nostre trincee, provocato pare dalla pattuglia che si spinse sul ponte di Sagrado per ritirare le salme dei 3 caduti del mattino.
Non si è venuto a sapere se le tre salme dei 3 caduti citati sono state recuperate in quell'occasione o nei giorni successivi.






Il Soldato Mariani venne poi sepolto al cimitero di Gradisca dove poi verrà esumato per essere trasportato al Sacrario di Redipuglia dove oggi riposa, da notare la data errata di morte nel registro dei caduti del sacrario.


( Nota*): Grazie all'aiuto e collaborazione di Federica Delunardo e di Amos Conti si è riusciti a dare un nome anche ai due caduti che il Mariani aveva tentato  di recuperare i loro corpi.
Il 29° Fanteria il giorno 14 Giugno oltre al Soldato Mariani ha avuto tre morti :
IL  Caporale MARZO Giuseppe, il Soldato MARIANO Giacomo e il soldato FERRARO Giuseppe.
Sicuramente due di questi tre nomi sono riconducibili ai caduti iniziali della pattuglia sul ponte di Sagrado.
Solo il Soldato FERRARO Giuseppe risulta sepolto tra i noti al Sacrario di Redipuglia, anch'egli  fu inizialmente sepolto a Gradisca, da notare anche per lui  la data di morte errata come il MARIANI :




Partecipazione di morte:


Mappa con indicato il ponte sull'Isonzo presso Sagrado


martedì 31 luglio 2018

S. Tenente BELARDI Virgilio




121* Fanteria Brigata Macerata 11^ Compagnia



Nato a Roma il 11 Novembre 1894
Morto "Ridottino dei Morti" il 27 Novembre 1915
Sepolto a ---------



Decorato di Medaglia di Argento al Valor Militare  

 

Alla testa del proprio reparto conquistava un ben munito caposaldo nemico, sul quale poi con mirabile tenacia si manteveva per parecchie ore, respingendo con  furiose lotte corpo a corpo i reireati contrattacchi. Caduti tutti gli ufficiali della compagnia, con l'esempio e con la parola incitava i dipendenti superstiti a strenua difesa, finchè incontrò egli stesso la morte.
Castelnuovo del Carso, 27 Novembre 1915


Note Storiche:

La Brigata Marcerata con i sui reggimenti 121° e 122° nel corso della IV^ battaglia dell'Isonzo apparteneva alla 25^ divisione e operava nel settore della Trincea dei Morti (vedi mappa sotto).
Il giorno 27 Novembre 1915 il diario della Brigata riporta le seguenti note:
Fin dalla mattina incominciò violento il tiro di artiglieria da campagna e di medio calibro sul tratto della trincea dei morti che il 121° reggimento doveva attaccare con azione avvolgente. Il tiro proseguì con buoni effetti sino alle ore 16, ora nella quale l'attacco delle fanterie fu iniziato.
Speciale invito fu fatto al Generale Leone del 137° fanteria perchè cooperasse efficacemente con due battaglioni che, come da ordine del Comando d'Armata, aveva raccolto dietro l'ala sinistra della 31^ Divisione.
Alle ore 16 le fanterie avanzarono decisamente con grande vigore.
il i/121° con rincalzo il ii/121° occupò di slancio il ridottino della trincea dei morti; il III/122° occupò del pari la trincea dei morti a Nord del predetto ridottino. Una compagnia del 137° prolungò sulla destra l'occupazione del 121°.
Il nemico contrastò con vivissimo fuoco i successi delle nostre truppe, ma queste si mantennero con incomparabile tenacia resistendo energicamente agli sforzi nemici e rafforzandosi sulle posizioni conquistate. Anche il III/121° (battaglione di BELARDI) guadagnò terreno verso la trincea nemica a sud del ridottino, e tutti dettero opera febbrile ed intensa rafforzandosi sulle posizioni conquistate.
Il Comando della 25^ Divisione intanto diramò l'ordine per la notte del 27-28 preservando il mantenimento ad ogni costo del terreno conquistato e di proseguire domani all'alba all'azione così felicemente iniziata.
Durante la notte però le vicende presero altra piega; verso le ore 22, il nemico ricevuti i rinforzi pronunciò un violento contrattacco contro il III/122° che aveva occupato la trincea dei morti a nord del ridottino, e dopo resistenza accanita e lunga, il III/121° dovette ripiegare sulle primitive posizioni.
Anche per il 121° le cose non volsero migliori; il nemico rinforzato mosse violenti contrattacchi e dopo um alternativa di lotta durata tutta la notte il ridottino dei morti fu dovutro sgombrare.
Il terreno a sud Ridottino fu però mantenuto e la 6^ e 8^ del 121° si rafforzarono in una trincea improvvisata la quale a quisa di semicerchio, si stendeva a sud del Ridottino e fra la nostra prima linea e la trincea dei Morti.
Perdite:

122° : Ufficiali : uccisi 3 - fetiti 6 - dispersi 1.
           Truppa   : uccisi 160 - feriti 100 - dispersi 40

121° : Ufficiali : uccisi 1 - feriti 10
           Truppa :   uccisi 8 - feriti 82 - dispersi 86.


Il corpo del Sottotenente BELARDI fu rinvenuto quasi un anno dopo dalla sua morte precisamente il 25 Agosto 1916, quando il fronte dopo la VI^ battaglia dell'Isonzo si spostò oltre il Vallone di Gorizia. Molto probabile che sia stato ritrovato in una sepoltura fatta dagli Austriaci poco distante le linee dove morì.  Fu poi sepolto al cimitero di San Pier d'Isonzo. Si sconosce l'attuale sepoltura.



Mappa della 19° Divisione al 7 Novembre indicante le posizioni della Brigata Macerata rimaste tali anche il 27 Novembre 1915:




Trincea dei Morti ai giorni nostri:







giovedì 21 giugno 2018

Colonnello CISTERNI Cesare






78° Fanteria Brigata Toscana

Nato a Cesenatico il 11 Gennaio 1867
Morto sul Carso il 5 Ottobre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia  5° Gradone Loculo 9416 






Decorato di Medaglia di Argento al Valor Militare  



Preparò, in modo mirabile, il suo reggimento nell'ardua operazione sul Sabotino: con sagge disposizioni predispose ogni cosa per la riuscita dell'azione; slanciatosi, quindi alla testa delle sue truppe, splendido esempio al valore la trascinò in una avanzata che destò l'ammirazione di quanti poterono osservarla. Lasciò la vita sul campo mentre meditava nuovi ardimenti.
Sabotino, 6-7 Agosto 1916






Note Storiche:

Tratto dal libro di VANN'ANTO' "IL Fante Alto da Terra" :

 Mi sono messo a disposizione del Col. Cisterni del 78° Reggimento. Un uomo e un eroe.
 L'altro ieri, all'assalto delle trincee del Sabotino, era in testa, dicono, a tutti: era balzato il primo fuor dal reticolato nostro, col suo «stato maggiore» di ciclisti e di portaordini, sì che i fanti seguendolo con entusiastico impeto a gara urlavano Viva il Colonnello! Poco fa, una granata, scoppiata fra le case avendo prodotto qualche panico, l'ho visto passare tra i fanti sorridente e dire con ostentazione di compiaci-mento: — Ecco gli ultimi aneliti del nemico. Fa quasi pena, vero? —
Come sarei felice di restare al fianco di quest'uomo! Invece ho sentito che il mio Battaglione è già a Dol, e che io debbo raggiungerlo stanotte.  

(Vann'Antò era lo pseudonimo del poeta ragusano Giovanni Antonio Di Giacomo, tenente nel III/58° durante la conquista del Sabotino)

La strage del Comando del 78° reggimento fanteria

Negli ultimi giorni del settembre 1916 i reggimenti delle Brigate Trapani (144° - 149°) e Toscana (77° - 78°), costituenti la 45^ Divisione dell’XI Corpo d’Armata, vennero schierati sull’altipiano carsico, a sud di San Grado di Merna, di fronte al Veliki Hribach. La conquista del Veliki era uno degli obbiettivi assegnati alla 3^ Armata per quella che sarebbe stata poi conosciuta come l’Ottava battaglia dell’Isonzo. Secondo i piani del Comando Supremo italiano l’inizio dell’offensiva doveva avvenire giorno 5 ottobre, conseguentemente le artiglierie italiane iniziarono il fuoco di preparazione giorno 1 con un’intensità via via crescente e a cui la controparte avversaria tentava di ribattere bersagliando soprattutto il Vallone, rigurgitante di truppe italiane pronte per l’attacco.
La mattina di quel giovedì 5 ottobre 1916, nell’imminenza dell’attacco, in una dolina situata nei pressi del Nad Logem si riunì il Comando del 78° fanteria della Toscana. All’interno della baracca, intorno ad un tavolo ricoperto di mappe e documenti, erano presenti il comandante, colonnello Cesare Cisterni, il suo segretario, sottotenente Ignazio Ferro, il comandante la compagnia zappatori, capitano Vittore Garavana, il tenente Celestino Terzi e il sottotenente Simi. Gli ufficiali stavano discutendo la notizia, appena giunta, che l’offensiva era stata rinviata a data da destinarsi per via delle avverse condizioni atmosferiche, quando alle 9 e mezza l’artiglieria austro-ungarica iniziò un bombardamento di grossi calibri sulle posizioni italiane. Raccontano le “Memorie Storiche del 78° Regg. Fanteria”: “[…] il tenente Terzi stando presso l’uscita del ricovero domandava se doveva comunicare ai battaglioni l’ordine di sospensione; il Colonnello, con l’elmetto in testa, la mantellina da soldato sulle spalle e il bastone ferrato in mano – mentre l’altra era appoggiata al rozzo tavolo – guardava un po’ curvo fuori dal ricovero dove ogni poco passava qualche ferito. In quel momento una granata da 305 colpì in pieno il ricovero, tutto schiantando, tutto sconvolgendo. . .”
Fu un colpo tremendo, che innalzò una colonna di terra, sassi e detriti e che uccise quasi tutti gli occupanti della baracca, alcuni soldati che si trovavano nei pressi e distrusse completamente la bandiera del reggimento. Si salvarono solamente il tenente Terzi e il sottotenente Simi che furono estratti vivi da sotto le macerie. Per il colonnello Cisterni non ci fu niente da fare; nato a Cesena nel 1867 e residente a Bologna, ancora non sapeva di essersi guadagnato una medaglia d’argento durante le operazioni per la conquista del Sabotino due mesi prima.  Giorno 7, dopo una mesta cerimonia sotto la pioggia, il suo corpo venne sepolto in un piccolo cimitero nei pressi di Devetachi che, in seguito, venne a lui intitolato. Oggi riposa nel Sacrario di Redipuglia.
Stessa sorte toccò al segretario del colonnello, il sottotenente catanese Ignazio Ferro, di 27 anni. Egli era un giornalista e scriveva per la testata “Giornale dell’Isola” di Catania. Nel 2011 a Roma, in uno scantinato dell'INPGI (Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti Italiani), è stata ritrovata una lapide in marmo con incisi i nomi di 83 giornalisti deceduti durante la Grande Guerra. Tra essi è presente anche il suo nome.
Anche per il capitano Garavana non ci fu nulla da fare, dato che un sasso proiettato dall’esplosione lo colpì mortalmente alla testa. Trentaquattrenne originario di Lignana in provincia di Vercelli, Vittore Garavana aveva conseguito il diploma di geometra e prima della guerra lavorava nell’amministrazione di una grande azienda agricola di Venaria Reale. Il 17 ottobre 1916 il giornale “La Sesia” pubblicò il suo necrologio contenente la lettera che il comandante del Deposito del 78° fanteria inviò al sindaco del comune di Trino, in cui il capitano risiedeva: “Il capitano Garavana, ben voluto e stimato da tutti, comandava la compagnia zappatori di questo reggimento. […] Voglia la S.V. esprimere alla desolata famiglia le mie più sincere condoglianze, con quelle di tutti gli ufficiali del reggimento che in poco tempo avevano imparato ad amarlo ed a stimarlo”. Un altro articolo, pubblicato il 22 ottobre insieme ad una sua foto, definiva Vittore come “[…] giovane studioso, serio, operoso, […] che con la sua cortesia si era accaparrate larghe simpatie”. Lasciò la madre, un fratello e tre sorelle.
 





L'ex Cimitero Cisterni a Devetachi

Lo stesso luogo ai giorni attuali




Mappa con indicati i tre Cimiteri Cisterni (in Giallo), Mareschalchi e Cicognani 


Per questo Post ringrazio l'amico Fabrizio Corso

domenica 27 maggio 2018

Tenente Cappellano GIANNUZZI Pietro






47° Fanteria Brigata Ferrara


Nato a Castellana Grotte il 3 Ottobre 1885
Morto a Castelnuovo del Carso il 19 Luglio 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 9° Gradone Loculo 17780 




Note Storiche:

IL 47° Fanteria, il giorno 19 Luglio venivano assegnati su richiesta del Comandante della 21^ Divisione due Battaglioni  sulla linea tra Castelnuovo e Bosco Lancia, mentre il 48° Fanteria sempre della Brigata Ferrara era in linea con la 19^ Divisione nel settore di Castelnuovo.
Ma vediamo meglio la descrizione di questa giornata tratto  dal diario storico della Brigata Ferrara:
Nella notte del 19 nulla di nuovo. Le truppe sono ricoverate nelle posizioni in cui avevano ripiegato la sera prima ( il 48° non ha potuto mantenere le posizioni nella trincea a Squadra ) . 
Il mattino alle ore 5 ha inizio il fuoco d'artiglieria preparatorio all'avanzata della fanteria.
Alle ore 5.50 il Comando della 19^ Divisione comunica d'aver messo a disposizione del Comandante del settore (Generale Angeli "Comandante della Brigata Ferrara") il 31° fanteria , del quale due battaglioni ed il Comando del reggimento trovandosi già a Sagrado, ed un battaglione in marcia da Cassegliano verso Sagrado, ed autorizza il predetto Comandante di spostare in riserva quei reparti del 32°çhe resterà da destinare. Di conseguenza il Comandante il settore dispone :il 31° avanzi verso Castelnuovo, e seguendo il movimento a nuclei. Detti nuclei dovranno andare a occupare il posto occupato dal 32°. I Drappelli del 32° a mano a mano che saranno sostituiti dovranno essere messi al coperto nel bosco, quali riserva e ciò fino a nuovo ordine.
Alle ore 8.10 il Comando della 19^ Divisione comunica che quello della 21^ farà attaccare con i due battaglioni del 47^, messi a disposizione, di fianco alla divisione i trinceramenti nemici, fra Castelnuovo e Bosco Triangolare per agevolare l'azione delle truppe  dipendenti del Comandante il Settore di Castelnuovo.
Il detto Comandante risponde ringraziando  ed accogliendo con entusiasmo la notizia della cooperazione della 21^ Divisione. Prega però vivamente di fare in modo che tale azione sia ritardata fino alle ore pomeridiane perché occorre che l'artiglieria abbia tempo di agire contro i fortissimi trinceramenti nemici, che sono ancora in molta parte intatti e nei quali sono ancora raccolti dei reparti nemici.
Alle ore 9 l'artiglieria avversaria esegue tiro a granate e sharpnels contro il diroccato Castello di Castelnuovo dov'era stabilito l'osservatorio del Comandante del Settore.
Alle ore 9.30 una granata cade sul tetto del Castello, lo sfonda cadono le pareti della camera ove trovavasi il Comandante della Brigata Ferrara (Magg. Gen. Angeli) , che cade ricoperto dalle macerie e ferito in molte parti del corpo.
Il Comando del Settore viene assunto dal Comandante la Brigata Siena (Col. Chiaramella - Interinale) , e la Brigata Ferrara cessa di funzionare per ordine del Comando della 19^ divisione in considerazione che essa ha a Castelnuovo il solo 48° fanteria ed un battaglione del 47°,e  tenuto conto che il Colonnello Comandante il 48° e il suo Ufficiale superiore dipende al reggimento.

Si chiude qui il diario della Brigata Ferrara del 19 Luglio senza specificare se l'attacco previsto sia stato fatto, cosa che invece avvenne come lo descrive il Diario della 21^ Divisione dove erano assegnati i due battaglioni del 47° fanteria:

Alle ore 11.30 si inizia l'avanzata con larga ricognizione di pattuglie accolte da fucileria dalla fanteria avversaria riparata  in trincea. Nel Bosco Cappuccio la manovra delle pattuglie spinte è ostacolata oltre che dal fuoco da reticolati.
Nel settore di destra fronteggiato da un profondo reticolato deve far postare le truppe e far procedere da pattuglie a tentativi di taglio dei reticolati e scoppio di tubi esplosivi. L'operazione viene tentata più volte malgrado i fuoco avversario ed il lancio di bombe a  mano fatto dalle trincee.
Alle ore 14 l'avanzata procede lentamente sempre ostacolata dalla fucileria e dal tiro delle mitragliatrici.
Alle ore 14.30 si fa osservare al Comandante del Settore di destra che l'azione impegnata è ferma e non risponde ai concetti del Comando il quale vuole con azione combinata ed avvolgente concorrere all'avanzata della 19^ Divisione. Si Ordini di attenersi agli ordini dati.
Alle ore 14.50 il Comandante del Settore del centro comunica di aver occupato il margine sud del Bosco Triangolare e di aver fatto rilevante bottino di armi e munizioni, mentre l'avanzata nel Bosco Cappuccio è fortemente ostacolata

Il cappellano GIANNUZZI troverà la morte alle ore 9 del mattino,ora in cui   come si è letto sopra  cominciava il tiro dell'artiglieria Austriaca che provocò anche  il ferimento del Mag. Generale Angeli, in tale occasione il Don GIANNUZZI verrà  colpito da una granata che gli causerà il decesso.  Fu successivamente sepolto alle basi del Bosco di Sagrado. Prima di essere definitivamente sepolto al Sacrario di Redipuglia la sua tomba si trovava al Cimitero nr. 47 di Sdraussina. 
Il tenente Don GIANNUZZI Pietro fu il primo Cappellano militare a morire sul Carso.


Mappa con indicato  il Bosco Triangolare zona di operazioni dei due battaglioni del 47° fanteria operanti con il la 21^ Divisione.


Veduta da Castelnuovo del Carso zona della "Ridotta nr. 2" verso Bosco Lancia e Triangolare:


Targa dedicata a Don GIANNUZZI a Castellana Grotte:


 tratta dal sito http://www.vivicastellanagrotte.it


Ringrazio Federica Delunardo per il suo aiuto nelle ricerche