In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa

martedì 11 maggio 2021

Tenente BONACCORDI Arturo

 

 
8° Battaglione Bersaglieri Ciclisti
                                                      
                                                   

Nato a Morlupo (RM) il 29 settembre 1885
Morto all' Ospedaletto da Campo nr. 64 di Cassegliano il  21 Luglio 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 3° gradone - loculo 4462 
 
 
 

 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare

 
Comandante di una sezione mitragliatrici, durante un violento, impetuoso attacco nemico, dirigeva con calma e serenità il tiro della sezione e quantunque ferito, perseverava in sì mirabile contegno, finchè cadeva colpito a morte.
Monte San Michele, 21 Luglio 1915 

Note Storiche:
 
 I fatti che videro protagonisti nelle giornate del 20 e 21 Luglio 1915 l'8° e 11° Battaglione Bersaglieri Ciclisti unitamente ai fanti della Brigata Regina , riguardano l'assalto che portò alla prima volta   dall'inizio della guerra  reparti italiani a conquistare  le quote del Monte San Michele, la narrazione che segue è tratta dal Libro di Renzo Dalmazzo "I Bersaglieri nella Grande Guerra". Nonostante la retorica dell'epoca , il libro è fonte interessante di una descrizione molto dettagliata dei fatti che videro protagonisti i  bersaglieri dei due battaglioni ciclisti:

S. MICHELE 
 
Nella seconda quindicina, di luglio, la 3a Armata riprende le operazioni per il possesso dell'altipiano carsico. Ia 21a Divisione agisce contro il monte S. Michele, la cui cima non è stata ancora raggiunta da alcuno. La sera del 18, mentre le batterie italiane rovesciano sul monte tonnellate di ferro, 1'11°ciclisti giunge alla filanda di Sdraussina. Dopo due giorni di preparazione di artiglieria, inizio. dell'attacco. Dovrebbe avanzare da q. 170, verso la cresta, il 100 fanteria, coadiuvato dal 9° in direzione di q. 197 (nord di S. Martino) e seguito dall'11° ciclisti : uno dei più vigorosi germogli del reggimento di Fara e di Mussolini. Ma, per il fuoco nemico di tutte le armi, proveniente dal S. Michele e da Bosco Cappuccio, e per la ferita .che inette fuori combattimento il comandante del 10°, la fanteria è fatta ripiegare, À notte alta , giunge all'1l° battaglione  bersaglieri l'ordine di portare a fondo l'attacco. Un   bat taglione contro una montagna! E, allo spuntar del giorno, i primi esploratori precipitano da, q. 170 nell'insellatura antistante, per riconoscere il terreno che il reparto dovrà, percorrere nell'assalto: Sono le 13 quando le cinquecento "anime perse" divallano per il butterato pendìo, allo scoperto sotto il tiro mortale del trincerone austriaco avanzato. Si sosta per qualche tempo in fonde o al vallone, ove radi sono i tratti al sicuro dal tiro d'infilata; si ripiglia fiato, si riordinano i reparti, sono soccorsi i feriti. Fra i quali, il capitano Sifola e l'aiutante maggiore : tenente Aurelio Padovani, il predestinato animatore, alfiere e martire del fascismo campano. Da Bosco Cappuccio arriva, intanto un fuoco d'inferno. Altre vittime. In tutti è l'impazienza edi giungere a capo d.ell'obiettivo. Ecco il fischio stridulo di « papà Ceccherini ». L'avanti è dato ; in un trionfo di sole, ripiglia la, corsa alla mèta. « Per vie non calpestate e solo» , il battaglione avanza. Sorpresi da tanta furia, i difensori della trin-cea bassa o si dànno a fuga precipitosa verso l'alto o, come intontiti, alzano le mani : Kamarad! Si prosegue. Va innanzi il più forte : Ceccherini. Squadrato e rude come un marinaio, egli stringe nella destra un randello, con la sinistra la « gorgogliosa la pipa-talismano. Dall'alto le mitragliatrici sgranano lunghe filiere di piombo su bersaglieri e prigionieri, mentre le artiglierie italiane, per interdire ai difensori ogni via di salvezza, improvvisano un sipario di fuoco alle spalle della posizione. Feriti sono il capitano Lambert, il tenente Mochi e il sottotenente Ghinelli colpiti gravemente, il tenernte Vannutelli e il sottotenente (domini che spireranno, pochi giorni dopo; fulminato il sottotenente Pedani. Pure, i bersaglieri riescono a portarsi in prossimità della cresta tuttora tenuta dal costante valore del 3° Honved. E poichè una superstite mitragliatrice impedisce l'ultimo balzo, i più arditi tentano di metterla a tacere. Il sottotenente Canoni riceve una pallottola in testa ; un bersagliere è colpito alla gola; senza un gemito s'accascia vicino al suo colonnello il bersagliere Montanelli. L'attendente  amoroso e fedele che aveva voluto far scudo del suo corpo al  superiore esposto al tiro della mitragliatrice. La  diabolica innaffiatrice seguita senza posa. Alcuni bersaglieri, diavoli scatenati, aggirano terra terra l'appostamento, e, dopo viva lotta a  colpi di pietra e di baionetta, uccidono i serventi  s'impadroniscono dell'arma. Via libera. Ultimo balzo.
 Un plotone rimasto  senza ufficiale è trascinato all'assalto dal baffuto tenente medico Rellini, un reduce di Sciara.Sciat,  il quale fa anche da aiutante maggiore e da mitragliere. L'olocausto continua. Il bersagliere D' Ambrogio che, con singolare valore, ha toccato fra i  primi la vetta, ha una gamba fracassata da una se grossa scheggia. -na pallottola passa il cuore del  sottotenente D'Ajello.  Finalmente, dopo quattro ore, il prodigio è i compiuto. La balza del monte è soggiogata. E tale è la veemenza, che reparti interi di Austriaci rimangono preda. Nel declinante sole, perseguitati dal e tiro della propria artiglierie. « 1600 prigionieri calan giù verso le retrovie — scrive il generale Ceccherini — mentre le vecchie piume mandano l'entusiastico saluto a Trieste bella, che dal mare sembra stendere le braccia in un invito d'amore ».  Contemplazione breve! Il grido di allegrezza.  alto, risonante, è appena lanciato verso la città  divina, che la furia demolitrice delle batterie nemiche comincia, e, per taluni il saluto a Trieste è di addio alla vita. Il cielo e già gremito di stelle, quando 11° ciclisti che sente il peso della lotta è raggiunto  da. reparti del 10° e del 29° fanteria, e dall'8° Ciclisti proveniente da Bosco Capuccio. Sotto il tiro rabbioso e concentrato di ogni calibro, sono intensificati i lavori ; l'8° battaglione è posto di. rincalzo immediato della fanteria e qualche nucleo è spinto in ricognizione. Sul duro sasso già solcato e crivellato da mine, gravine, proiettili, al bagliore sinistro delle vampe e al pallido riflesso della luna, gli uomini d'assalto, trasformatisi in artieri, tentano di consolidare la nuova fronte, servendosi anche dei sacchetti che, carponi, vanno racimolando dai tascapani dei caduti. Notte di terrore. Le posizioni di cresta sono. un solo rogo.; tutti gli scoppi, un boato solo. Coni di scheggie schizzono. contro .e le carni; uomini. e sacchetti sì ripiegano sventrati ;.feriti si trascinano gemendo dietro ripari improvvisati e spuntoni di roccia; agonizzanti invocano « un sorso d'acqua prima di morire » ; morti, colpiti e dilaniati ancóra due e tre volte. Sereno come un nume, tenero come un padre, Sante Ceccherini cerca e bacia i suoi ufficiali morti e feriti; nei superstiti infonde calma, forza, fervore. Lo sgombro dei colpiti è difficile ; cessato, non si sa perchè, l'arrivo di rinforzi e riforniménti. Il nemico non si vede si sente. Egli va addensandosi nell'ombra, e guata e preme. La situazione si rende insostenibile. L'urlo delle artiglierie macera i nervi. Eppure, Ceccherini non ha che una consegna.: « Si muore tutti qui : non si ritorna giùSotto il tiro rabbioso e concentrato di ogni ca-libro, sono intensificati i lavori ; l'8° battaglione è posto di. rincalzo immediato della fanteria e qual-che nucleo è spinto in ricognizione. Sul duro sasso già solcato e crivellato da mine, gravine, proiettili, al bagliore sinistro delle vam-pe e al pallido riflesso della luna, gli uomini d'assalto, trasformatisi in artieri, tentano di consoli-dare la nuova fronte, servendosi anche dei sacchetti che, carponi, vanno racimolando dai tasca-pani dei caduti. Notte di terrore. Le posizioni di cresta sono. un solo rogo; tutti gli scoppi, un boato solo. Coni di scheggie schizzono. contro .e le carni; no-mini. e sacchetti sì ripiegano sventrati ;.feriti si tro-scinano gemendo dietro ripari improvvisati e spun-toni di roccia; agonizzanti invocano « un sorso d'acqua prima di morire » ; morti, colpiti e dila-niati ancóra due e tre volte. Sereno come un nume, tenero come un padre, Sante Ceccherini cerca e bacia i suoi ufficiali morti e feriti; nei superstiti infonde calma, forza, fervore. Lo sgombro dei colpiti è difficile ; cessato, non si sa perchè, l'arrivo di rinforzi e riforniménti. Il nemico non si vede si sente. Egli va addensandosi nell'ombra, e guata e preme. La situazione si ren-de insostenibile. L'urlo delle artiglierie macera i nervi. Eppure, Ceccherini non ha che una consegna.: Si muore tutti qui : non si ritorna giù. Alle quattro del 21, quando i vivi son meno dei morti, rinforzi nemici provenienti da Gorizia pronunciano sulla sinistra un attacco. Da prima è un'ombra, poi ,un'altra. Una fucilata, poi altre ancora, e. scariche secche di mitragliatrici. A sinistra, dove la minaccia, di accerchiamento è più sentita, la fanteria ripiega. Sulla cima perduta già risuonano spari e grida di trionfo. L'8° ciclisti, tutto in  linea, preceduto dal suo comandante, maggiore Battinelli, scatta come un sol uomo verso l'alto, gridando a baionetta spianata:   Savoia . La, sorpresa del contrassalto-così repentina che il nemico, il quale ha, già. messo piede sul cocuzzolo, dopo poche scariche di mitragliatrici e di fucileria, fugge e sparisce. A destra, dov'è l'11° battaglione bersaglieri, una parola corre : Pronti. Folgorano le baionette. L'aspro fischietto di Ceccherini supera ogni sibilo; l'urlo dell'assalto, ogni resistenza. Le schiere nemiche si arrestano, si disgregano, si disperdono. Dopo mezz'ora, battaglioni compatti si mostra no ancóra sulla sinistra ed anche al centro. Le nostre armi fanno strage. Intanto che la cerchia si restringe si dà fondo alle cartucce e alle bombe. Il bersagliere. Martin, che ha, visto cadere tutti i serventi di una mitragliatrice, quantunque ferito, si porta sulla linea di fuoco e ridà voce all'arma incandescente, finchè cade mortalmente colpito. Ora si tira con le stesse mitragliatrici austriache : con quelle catturate — gesto fulmineo, mano sicura —da Tollis e Brunelli e Piro e Poveromo. Altre colonne affluiscono da tutt' intorno. Sono Ungheresi : le più superbe truppe dell'Impero. Una brigata di Honved, reduce dal fronte galiziano. La lotta si riaccende atroce, disperata : uno contro venti. Le schiere si mischiano e nell'alternazione della, lotta un altro, ufficiale è perduto : Silvio Ciaprini. Dell'11° ciclisti non restano in piedi che cinque la fficiali : il comandante, il tenente medico e i Subalterni Della, Martina, Rizzo e Peano. Un colpo d'onda sta per raggiungere 1'8°.bat-taglione. Ma, bersaglieri, ancóra una volta si. abbattono a ferro freddo sugli assalitori, i quali, terrorizzati, nuovamente si sbandano e s'involano. Per ben tre volte lo stremato battaglione ributta il ne-mico, ed è nell'accanimento sanguinoso di queste alternative che si va allontanando vieppiù dalla posizione, rimanendo quasi isolato sulla seconda gobba del monte. Di questo stato di cose profittano gli Ungheresi che ora volgono, riorganizzati e risoluti, contro -che reparti. I quali, proiettati in avanti e di-luiti in una catena di gruppi che vanno dissolvendosi nel sangue, non sanno più come arginare l'avvolgente marea. L'8° è senza comandante. Il maggiore Battinelli, che durante gli attacchi avversari aveva dimostrato sommo valore e perspicacia, impedendo da sinistra l'aggiramento che t'avrebbe potuto avere gravi conseguenze, steso al suolo da una ferita orrenda, si rifiuta di abbandonare i suoi bersaglieri e non vuole soccorsi. Il sergente Ferrari che tenta di trasportarlo al sicuro, cade ferito egli stesso e mescola il suo sangue cori quello del comandante. Lo strenuo Battinelli morirà due mesi più tardi, a Lubiana, con tutti gli onori. Lo sostituisce sul campo il capitano Zamboni, ufficiale ammirabile per iniziativa e coraggio. Gli uomini cadono a mucchi. Non si contano più. Il tenente Bonaccordi, benché ferito, continua a dirigere con calma e serenità il tiro dell'unica mitragliatrice, finché colpito a morte non s'irrigidisce accanto all'arma; il tenente Cavallo, mortalmente ferito, giace in un tratto avanzatissimo ed esposto. Noncurante del pericolo, il. caporale allievo ufficiale Valvassori cerca di porlo in salvo. Ferito ad un braccio, non desiste e, facendosi aiutare da un bersagliere, lo trasporta a spalla per lungo tratto. Un barilotto  scoppia, vicino all'eroico gruppo. Tenente e bersagliere sono uccisi
sul colpo ; l'allievo ufficiale, gravemente ferito da scheggia all'addome, Si abbatte svenuto. Ì sopravvissuti, un pugno di prodi, non sostenuti da soccorsi, presi da tre lati, schiacciati dal numero, ricevono l'ordine di ripiegare. A gruppi, trasportando qualche ferito, ancóra sparando e minacciando., resti dei due battaglioni. bersaglieri abbandonano la cruenta conquista. « In ultima fila vi è una delle mitragliatrici prese al nemico, con sette uomini e un sottotenente. Quando l'esigua colonna, sfuggendo all'aggiramento, è arrivata sulla linea di difesa, non resta più sulla cresta che la retroguardia, composta del sottotenente e di un bersagliere, che continuano a manovrare la mitragliatrice. in un'arma austriaca che potrebbero abbandonare. Ma non, così la pensa il bersagliere. Ci si è ormai affezionato e se la carica sulle spalle e ne va via col tenente ». I primi Magiari che spuntano sulla cima sono accolti da una foga di cannonate. Scompaiono. Non resta sul terreno che un mucchio di cadaveri. E, per un momento, sulla cresta del « terribile monte » che reca il nome dell'Arcangelo della milizia celeste, non regna che la morte. Quanto si potrebbe dire delle mirabili prove di ardire e di abnegazione date dai ciclisti su quella tragica vetta « Si potrebbe dire del bersagliere Francioso che visto colpito il suo tenente e ricevuto l'ordine di ripiegare vi si rifiuta, continuando a sparare in piedi sull'estrema trincea conquistata, gridando a voce spiegata di voler vendicare il suo ufficiale; trascinato a forza sino a Sdraussina egli
scompariva dal battaglione. Ritornava dopo due giorni,spingendosi avanti, come cose sue, due soldati e un cadetto prigonieri. Era stato ancóra all'assalto con la fanteria, si era battuto come un leone mentre il suo battaglione era al meritato riposo e tornava lacero, pesto, sanguinante, ma fiero di aver vendicato il suo ufficiale. Si potrebbe dire del sardo Curcubitta che, ferito orrendamente alla bocca, ai compagni incontrati mentre lo trasportano via, non potendo parlare, a gesti ed a cenni indica loro la strada per an-dare a combattere, a vendicare lui e i molti altri caduti . Nella bufera di fuoco, è come assorbito e scompare Francescoo Rismondo. Spose da pochi mesi, il volontario spalatino era fuggito in Italia e si era arruolato nelle schiere piumate : 8° ciclisti. Ai primi di luglio, la sua giovane compagna lo ritrova a Palmanova " rumorosamente lieto al bivacco, tutto preso della, nuova vita, tutto infervorato per i rischi imminenti ". Ella capisce che non è più suo. La patria, la guerra, il piumetto hanno vinto su lei. Quando, dopo l'epica lotta, gli scampati da mor-e rimontano in sella e, laceri, sfiniti, bendati, pedalando con una gamba o sostenendosi sulla spalla del compagno o recando le macchine dei caduti a mano e a dorso, vanno a ritemprarsi. a Romans, fra essi il Rismondo non è più. Guidando una pattuglia, era stato visto lanciarsi contro un gruppo e cadere ferito. La sua morte gloriosa mentre, sfuggendo alla, prigionia tenta di raggiungere le nostre fanterie avanzanti sul Carso, fa sì che, svelato il mistero della sua fine, una fronda di palma cinge la fronte di questo nuovo martire di spontanea offerta. 
Dopo il combattimento, un generale e un tenente cercano del tenente colonnello Ceccherini. Il generale reca l'elogio di S. M. il Re che da Villesse aveva assistito al rapido volo e alla caparbia, resistenza. Il tenente Riccardo Gigante è latore, per incarico di S. A. R. il Duca d'Aosta, di un ordine del giorno del nemico, nel quale si esortano le truppe imperiali a « imitare i bersaglieri del S. Michele e quel colonnello che, alla testa dei suoi prodi, è stato visto precederli nello sterminio ». Il Governo francese, poi, nell'insignire il colonnello Ceccherini della legion d'onore, diramerà alle sue Armate un proclama del Maresciallo Pétain : « ufficiale fra i più mirabili, in varie occasioni ha dato prove di magnifiche virtù militari ed ha tenuto alte le più supèrbe tradizioni del Corpo dei bersaglieri ». All'11° battaglione, che nella sovrumana impresa ha perso 13 su 18 ufficiali, e tre quinti dei graduati, è conferita la medaglia d'argento ; all'8° ciclisti, che ha perduto 13 ufficiali e 297 gregari, una di bronzo. 
 
Lo scritto sopra ha descritto le gesta  dei due battaglioni bersaglieri impiegati nell'assalto alle cime del Monte San Michele il 20 e 21 Luglio 1915. Questi stando al diario della 21^ Divisione venivano ritirati dal fronte alle ore 12.40 del 21 luglio, e avviati a Romans per riordinarsi. Lo stesso non citerà nelle due giornate della battaglia,  i due battaglioni,  se non in questo frangente. Essi in totale subiranno la perdita in morti di 133 uomini tra ufficiali e subalterni.
 
 
Le cime del Monte San Michele ora non rispecchiano come le videro allora in quei due giorni i bersaglieri dei due battaglioni, trasformate già nei mesi successivi, da entrambi gli eserciti, successivamente dopo la guerra sia dalla vegetazione e dalla "Zona Sacra che ha avuto come conseguenza la costruzione di un museo e altre opere  che ricordavano i fatti . Ora chi vistita queste cime non potrà mai avere una visione vera di com'era allora di come gli occi di quei soldati in quei giorni di luglio del 15 videro quelle cime. Ora il museo con tanto di sala multimediale seppur innovativa e   lodevole come iniziativa, ma lontano dal vero significato di quello che era realmente quella guerra, sentieri cementati per rendere più agibile l'accesso, ma che li hanno resi delle piste ciclabili da gara, e altri lavori, hanno reso il luogo poco consono per certi versi a quello che è e dovrebbe rappresentare. nel ricordo del sacrificio di chi allora versò il proprio sangue su quei luoghi. Il tempo passa , tutto cambia, in meglio o in peggio non lo sò. Ad ognuno lascio il proprio pensiero.
 

Vista sul monte San Michele nel Luglio del 1915 dal campanile della chiesa di Gradisca:



Alcuni bersaglieri caduti il 20 e 21 Luglio 1915 :
 
 
BRIGANTI Giuseppe  Sergente 8° Ciclisti

 
CAPPELLA Domenico Bersagliere 11° Ciclisti

 
CAVALIERI Natale Sottotenente 8° Ciclisti


CONTINO Umberto Caporale 11° Ciclisti
 

CHIAF Vincenzo Sergente 8° Ciclisti


MARCELLO Giuseppe Bersagliere 8° Ciclisti
 

TESTA Andrea Bersagliere 8° Ciclisti

MUCCI Guido Bersagliere 11° Ciclisti


CIAPRINI Silvio Sottotenente 11° Ciclisti
 
 
RISMONDO Francesco Bersagliere Volontario Irredento 8° Ciclisti
 


sabato 17 aprile 2021

Tenente FOSSATI Virgilio



 

8° Reggimento Fanteria Brigata Cuneo

 Nato a Milano il 3 gennaio 1891
Disperso a Monfalcone il  29 giugno 1916
 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare

 
Dopo aver svolto in tutte le fasi del combattimento attiva ed audace opera, si offriva spontanemanete per rintracciare possibili varchi nel reticolato nemico, ed in tale ricerca cadeva colpito a morte, incitando i soldati ad avere fiducia nell'esito vittorioso sell'azione.
Monfalcone, 28-29 giugno 1916

Note storiche:

IL Tenente FOSSATI, prima della guerra era un giocatore di calcio della Nazionale Italiana dove disputò 12 incontri, nel campionato italiano militava nell'Inter , dove giocò dal 1909 fino al 1915 anno dello scoppio della prima guerra mondale, disputò 97 gare con il ruolo di centrocampista. Ad inizio guerra fu assegnato  all'8° reggimento di fanteria Brigata Cuneo, inizialmente con il grado di Sottotenente, questo reparto fu impegnato dal 1915 nel settore  del Tonale. Dal gennaio 1916 entra a far parte dell'11^ Divisione e a febbraio entra in linea nel settore di Oslavia dove vi rimane anche nei mesi successivi alternandosi come settore con quello del Podgora. Da fine Maggio dello stesso anno, vennero aggregati alla Terza Armata  dei battaglioni di alcune Brigate operanti nel settore di Gorizia, precisamente al VII° Corpo d'armata. Questi battaglioni appartenevano alle Brigate Casale, Abruzzi e Cuneo, di quest'ultima fu toccò proprio al battaglione del Tenente FOSSATI  ad essere aggregato a Monfalcone dal mese di giugno. 
Il giorno 29 giugno 1916 verrà ricordato principlamente per l'attacco con i gas asfissianti effettuato dagl'imperiali nel settore del Monte San Michele, nello stesso giorno il VII° C.A. effettuò due azioni nel proprio settore di competenza. La prima  alla conquista della quota 70 di Selz, la  secondo nella zona di Monfalcone verso le quote 121, 85, 77 e 21 questa iniziò il 28 giugno.
La  seconda azione, è  quella che interessa direttamente, perchè vedrà l'impiego del battaglione il I° del 8° fanteria del Tenente FOSSATI,  questo battaglione fu assegnato nel 3° sottosettore di destra, tale settore era composto dalla VII^ Brigata di Cavalleria appiedata e vedeva una forza composta da 1 battaglione di fanteria del 75° reggimento, 12 squadroni, 2 compagnie del genio, 1 battariasommeggiata, e il battaglione del Tenente FOSSATI in riserva. L'obbbiettivo primario era la conquista di quota 77 e di quota 21. L'azione era stata prefissata nei giorni precedenti al 28 e 29 giugno, date  dello svolgimento dell'azione in questione. Nel  giorno 28 vedeva alle ore 19 l'inizio del fuoco dell'artiglieria sugli obbiettivi prefissati. Alle ore 20 dello stesso giorno il Comando della Brigata Cremona che doveva solgere l'azione verso la quota 85 comunicava che il piccolo tratto del Tamburo era ancora in possesso del nemico veniva occupato da reparti del 22° fanteria. Alle ore 20.30 reparti pure del 22° fanteria occupavano le doline a est del Tamburo di q. 93 e gran parte del tratto di trincea interposta tra tali doline e q. 121. Alle ore 23.25 nel terzo sottosettore truppe di cavalelria e del III° battaglione del 75° fanteria, avanzavano su quota 21 occupandola temporaneamente.
IL 29 Giugno si apre con vari tentativi da parte dei reparti della Brigata Napoli e della Cremona di avanzare che però a causa dell'insuffcienza di varchi nei reticolati non possono farlo.
Per tale motivo veniva richiesto di nuovo un intervento dell'artiglieria per produrre nuove breccie. Alle ore 3 veniva ripetuto ai Comandanti dei seottosettori di avanzare . Alle ore 3.50, truppe della VII^ Brigata di Cavalelria , inviate verso q. 77 giungono all'altezza della casa diroccata, ed altre del 76° (1° sottosettore) occupano un tratto del camminamento, Tamburo-Monte Cosich.
Vari tentativi di avanzata furono compiuti con buon esito solo in alcuni tratti. La mancanza della conquista delle quote in questione può ritenersi causata dall'insufficiente ampiezza e qauntità di breccie aperte nei reticolati, dal considerevole numero di mitraglitrici avversari collocate in posizioni dominanti ed infilanti, dalla tenace resistenza del nemico, aumentata dal tempetivo intervento di ingenti rincalzi e riserve, nonchè dal  suo violento e continuo fuoco di artiglieria di tutti i calibri. Alle ore 7.15 si ordinava ai Comandanti dei sottosettori di rimettere a tempo che sarà indicato l'operazione, e di tenere saldamente le posizioni occupate, impedendo che siano riattati i danni prodotti alle difese nemiche.
Alle ore 8 per ordine del Comandante del C.A. (Ten Gen. TETTONI) si comunicava di sospendere l'operazione fino alla sera. 
Nell'azione descritta  il I° battaglione del 8° Fanteria, veniva impiegato verso quota 77 dove vedrà la perdita in caduti di 20 uomini tra questi 4 uffciali, i Tenenti DE MARIA, FOSSATI, e il Sottotenente ORFEI.


 Il Sottotenente ORFEI Alfonso

 
 
Mappa con la dislocazione dei reparti il 28 giugno 1916 (nel cerchio la posizione iniale del 1° battaglione del 8° Fanteria:
 

 

Foto della quota 77 e di una posizione della quota :






Per questo post ringrazio Federica Delunardo per il suggerimento del Tenente FOSSATI.


mercoledì 7 aprile 2021

S.Tenente CARAPELLA Nicola


 

123° Reggimento Fanteria Brigata Chieti

 
Nato a Torricella Peligna (CH) il 30 Gennaio 1891 
Disperso sul Carso il 29 Luglio 1915


Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 

 
Alla testa del suo plotone, si spingeva arditamente all'assalto di una trincea, trovandovi gloriosa morte.
Bosco Lancia, 29 Luglio 1915

Note Storiche:

Figlio di un modesto negoziante, frequentò le scuole tecniche di Ancona, distinguendosi tra i compagni meritando varie medaglie d'argento in condotta e profitto nello studio, conseguì la licenza tecnica a Jesi. Nel Luglio del 1910, conseguì la licenza d'onore nella sezione di ragioneria, con grande gioia dei genitori, che però non potè essere lunga in qunto entrambi si spensero nello stesso anno. Per rendersi utile a sè e alla società rinunciò alla borsa di studi per l'università commerciale Bocconi a Milano. Nel maggio 1911 fu destinato alla scuola superiore di commercio di Roma, nel novembre 1914, vi si addottorò in scienza commerciali ad amministrative. Nel farttempo si era arruolato in un plotone di allievi ufficiali del 81° fanteria, a Roma,con il grado di Caporale, quando diede l'esame per la laurea di scienza. Promosso Sergente, fu posto in distaccamento a Fontana Liri e poi a Marziana. Ai primi di maggio del 1915 fu promosso Sottotenentee arggiunse il deposito di Chieti che lo destinò al 123° Fanteria. Egli era entusiasta per l'entrata in guerra dell'Italia,quando varcò il confine con il suo reparto il 24 luglio 1915. La brigata Chieti per intera era sbracata a Palmanova e a Cervignano dopo aver eseguito il viaggio in treno da Verona, raccogliendosi per via ordinaria con il 123° e il Comando di Brigata a Ruda; col il 124° a Pascolet. IL 26 Luglio fu messa a disposizione del X° Corpo d'Armata (Turriacco), la Brigata parte col Comando alla ore 18.30 da Ruda e giunge a Cassegliano nella sera dietro al fronte della 19^ Divisione.
Il 28 Luglio il 123° per ordine del Comando del X° Corpo d'Armata fu messo a disposizone della 19^ Divisione dislocata in linea nel settore di Castelnuovo.
Il Diario della Brigata Chieti per il giorno 29 Luglio, data che vede la morte del Sottotenente CARAPELLA, non menziona nessuna azione, due righe scarne di commento descrivono quella  giornata :" Il Comando di Brigata è messo a, insieme ad un battaglione del 124° a disposizione della 19^ Divisione a Castelnuovo. Perdite : Ufficiali uccisi 2 - feriti 7. Non cita nessuna azione del 123° che invece ebbe luogo, il reggimento alla sera di quel giorno subì la perdita in morti di ben 61 uomini tra questi i due ufficiali conteggianti nella perdite del Diario di Brigata, che sarannoo il il Sottotenente CARAPELLA e il Capitano MALLEUS. 
Purtroppo nemmeno il diario del 123° saprà fornire notizie di quel giorno, inquanto mancante di quel periodo,. Solamente   nel diario della 19^ Divisione, viene descritta l'operazione di attacco che si svolse alal quale prese parte il 123° fanteria:
- Alle ore 5.50 viene ripresa l'azione. Il Generale MEOMARTINI (Brigata Catanzaro) ordina al Colonnello PORTA (Brigata Ferrara) di spingere a fondo l'attacco dell'ala destra giovandosi  del battaglione del 123° di estrema ala destra, del 50° battaglione ciclisti,  come rincalzo del 48° fanteria , assumendo la direzione del movimento, al Col. CASSOLI , del 142° Fanteria, comandante ala sinistra, di procedere risolutamente avanti col 142 fanteria e con 1 battaglione del  123°, avendo il 31° di rincalzo . Poichè poco concorsi possono dare le batterie dell'altopiano, perchè appena entrano in azione sono battute dall'artiglieria nemica, chiede che l'artiglieria di medio calibro e di campagna del piano, battano Doberdò, Marcottini e adiacenze. Il Comandante 3° Gruppo del 2° reggimento di Artiglieria pesante campale Maggior GUIDOTTI comunica che, non potendo agire gli obici da 149A per l'esigua distanza, due batterie da 149G e 149A batteranno rispettivamente Marcottini e Doberdò.
Alle 9.20 l'ala sinistra procede lentissimamente sotto il fuoco nemico verso la linee segnata da q. 177 - 164 - 121, portandosi verso sera verso il ciglio del costone a circa 200 metri dall'obbiettivo; l'ala destra trova invece seria difficoltà  in trinceramenti nemici molto solidi, e nel terreno. Verso le ore 14 l'ala sinistra . contrataccata dal nemico, lo respinge , e a sera si rafforza nel terreno conquistato, l'ala destra, avanzatasi di poco , ha avuto perdite sensibili, specie di ufficiali, e si rafforza circa 100 metri davanti al fronte presente, quas a contatto col reticolato di una trincea menica. L'artiglieria nemica in tutta la giornata ha mostrato grande attività contro le nostre trincee, senza però infliggere perdite gravi.
Alle ore 19.20 si disponeva che nella notte il 46° Artiglieria da campagna, sia pronto a battere il terreno a est e a sud est del Bosco Cappuccio, e San Martino, per creare una zona d''interdizione davanti alla nostre trincee e a quelle della 22^ Divisione; ed alle ore 23 si avverta il Com. del 46° Art. campagna che durante la notte, quando il fuoco di fucileria è intensificato, la sua artiglieria deve per breve tempo accellerare il tiro predisposto di giorno , per parare ad aventuali contrattacchi dell'avversario.
Nella notte il solito scambio di fucileria, senza conseguenze.
La situazione la sera come da annesso schizzo (vedi sotto).-
Si nota come  il diario di questa giornata della 19^ Divisione  non spiega in modo esaudiente di dettagli gli avvenimenti che hanno coinvolto i vari reparti nell'azione,  soprattutto quelli del 123° Fanteria.
Il sottotenente CARAPELLA verso il tramonto del 29 Luglio, in un assalto ad una trincea austriaca, fu ferito gravemente ad un ginocchio da una granata, tanto che la gamba era quasi staccata. Per la grande intensità del fuoco nemico i nostri dovettero tornare nella primitiva posizione, e mentre i suoi soldati stavano per prenderlo, un'altra granata arrivò e sfregiò lui e i soldati vicini, come asserì un soldato del suo plotone. Il mattino successivo, non fu più rintracciato.
 
Mappa con la situazione della 19^ Divisione alla sera del 28 Luglio 1915 :
 

 

Mappa con la situazione della 19^ Divisione alle ore 10 Luglio 191, si nota nella legenda nella mappa che il 123° ha i suoi reparti divisi, è molto probabile che il Sottotenente CARAPELLA  si trovasse con il suo reparto nel settore "B" più vicino al  Bosco Lancia:
 

Il Capitano MALLEUS Giuseppe del 123° Fanteria comandante della 5^ Compagnia ,

morto il 29 Luglio 1915:





 

sabato 20 marzo 2021

S.Tenente XIMENES Renato

 

764^ Compagnia Mitraglieri FIAT

 

Nato a Perugia il 13 Marzo 1882
Morto  a q. 219 di Pod  Korite il 23 maggio 1917
Sepolto al Sacrario di Redipuglia loculo 38948 gradone 22





Note Storiche:

La 764^ Compagnia Mitraglieir FIAT dopo essere stata formata nel maggio 1917 fu messa a disposizione della Brigata Bologna, con la quale prese parte alla X^ battaglia dell'Isonzo con la 31^ Divisione 13° C.A.
 
Tratto dal libro "La Brigata Bologna" di Carlo Felice Prencipe
 
La battaglia del 23 maggio 1917: 

Le operazioni sulla fronte Giulia avevano già avuto inizio il 12 maggio con potentissimi duelli di artiglieria: il 14, le fanterie, avanzate da Plava, erano riuscite a conquistare importanti linee difensive nemiche a est della testa di ponte e sulle alture a oriente di Gorizia. Dal 15 al 22, dopo 7 giorni di aspri combattimenti, il II e il IV Corpo di Armata erano riusciti, in una serie di brillanti ma cruenti azioni, a occupare i due fortissimi baluardi mon-tani, del Kuk e del Vodice, aggrappandosi alle pendici occi-dentali del Monte Santo.
I1 23 maggio doveva cominciare la terza fase del progettato piano offensivo, alla quale era destinata a concorrere la 31a Divisione a cui apparteneva il 40° Fanteria, cioè l'attacco a fondo sul Carso. Il reggimento stava in trincea, come si è detto, fin dal 5 maggio: malgrado però il lungo periodo passato in linea prima dell'azione e sotto il continuo e insistente bombardamento nemico, il morale dei bravi fanti era alto, e vivo era in tutti il desiderio di uscire dalla trincea e balzare all'attacco. Alle ore 6 del mattino, ebbe principio il tiro di tutte le nostre batterie contro le posizioni e le opere difensive dell'avversario e ad esse si unirono numerose bombarde di medio e grosso calibro diretto essenzialmente contro i reticolati nemici per abbatterli e squarciarvi l'intrigato tessuto di fili spinosi.
Gli austriaci dopo un pò di silenzio, aprirono il fuoco contro le nostre linee e , d' un tratto, lo portarono alla massima celerità con i loro cannoni e le bombarde sistematicamente battevano le nostre trincee, i camminamenti, le doline e questo avvalorò la tesi che il nemico nei giorni scorsi, con pochi e sporadici colpi, si era studiato di aggiustare il suo tiro sull'intero nostro sistema difensivo, specie sulla prima linea. Questa, scavata nella roccia e munita di un parapetto per la maggiore parte costituito con pietre sovrapposte, fu in poco tempo quasi tutta rasa al suolo lasciandone allo scoperto i difensori: maciullati dalla furia atroce di quell'uragano di morte i fanti del 40° Fanteria tennero fermo nel nome della Patria! In breve la prima linea non più esistette: non fu altro che un cumulo di sassi, confusamente ammucchiati e chiazzati di sangue. Anche la seconda e la terza linea avevano subito in più punti l'opera devastatrice di quella tempesta di fuoco, di piombo e di ferro: le doline, i camminamenti, i ricoveri portavano tutti i segni macabri della devastazione e bruciavano in un rogo immane. Silenziosi e sereni, i fanti guardavano impavidi quella scena di orrore rassegnati all'estremo dovere: tutto attorno un fragore simultaneo di mille colpi, un'accendersi di mille fiammelle, un rotear di schegge, un turbinio di granate, di shrapnels, di bombe. L'atmosfera era irrespirabile: non un metro di terreno non era colpito, non un palmo di trincea offriva riparo; non un ricovero offriva protezione. E al sacrificio della passiva attesa, all'incubo di dover dare la vita senza poterla contendere al nemico, alla preoccupazione di poter non vivere gli epici momenti dell'assalto e della lotta, a quel tormento senza nome, essi avrebbero preferito tutti di uscire subito dalle sconvolte trincee e correre, con la baionetta in canna, contro il nemico. Ma nell'ordine di operazione era fissata l'ora per lo scatto delle truppe e questa ora doveva essere assolutamente rispettata. Il fuoco delle nostre artiglierie, senza un attimo di sosta, durò fino alle ore 2,00: a tale ora esse allungarono un po' il tiro per permettere ad alcune ardite pattuglie di uscire dalla li-nea per andare a constatare gli effetti del tiro sulle difese dell'avversario. Le pattuglie, avanzando con baldo coraggio, rilevarono che sul tratto di posizione fronteggiata dal reggimento la prima linea nemica aveva subito danni rilevanti e che le difese accessorie presentavano parecchi varchi di discreta larghezza. Con rinnovata lena i nostri artiglieri ricominciavano allora la canora musica dei loro pezzi e la continuarono fino al momento indicato nell'ordine superiore: ore 16,05. A tale ora, identica per tutte le unità ingaggiate nell'offensiva, le truppe scattarono dalla loro trincea di partenza e con irresistibile balzo mossero in campo aperto contro il nemico.
A sinistra il I Battaglione, comandato sempre dal ten. colonnello Antonino Palumbo, oltrepassò con balzo fulmineo la linea di osservazione nemica e in pochi minuti, arditamente avanzando. in una zona battuta con estrema violenza dal tiro d'interdizione delle artiglierie austriache, raggiunse il groviglio di q. 219 e le attigue trincee a est di esso, sfondandole e sorpassandole nonostante il furioso fuoco di fucileria e mitragliatrici dell'avversario. Giunti a 100 metri dalla strada Kostanjevica-Selo i valorosi e decimati repati dell'eroico battaglione, che in detto combattimento avevano anche perduto il loro comandante, perché gravemente ferito, non riscontrando ancora nessuno indizio di avanzata dal 73° Fanteria (Brigata Lombardia), con cui dovevano essere collegati, dovettero arrestarsi per evitare di essere aggirati sul fianco sinistro. Il comando del battaglione fu preso immediatamente dal cap. Moggio Teodoro. Più ore gli avanzi del battaglione resistettero sulla linea raggiunta, bersagliati da ogni lato e scoperti a tutte le offese: essendosi però delineato, sul far della sera, un minaccioso tentativo di aggiramento sull'indifeso fianco sinistro e a tergo, dovettero alquanto ripiegare. Il II Battaglione  al centro  scattato dalle trincee di partenza, fulmineamente si portò nel cuore della resistenza nemica, oltrepassando un primo e un secondo ordine di unitissimi e potentissimi trinceramenti austriaci e ingaggiando, tra un inferno di fuoco di tutte le armi e di tutti i calibri, violenti combattimenti corpo a corpo. La lotta fu terribile e il battaglione, guidato dal sottoscritto, ebbe gran parte dei suoi effettivi fuo-ri combattimento. Io stesso, contuso gravemente da un fondello di granata sul fianco destro, caddi a terra per più di un'ora svenuto sul campo ma, ripreso i sensi, continuai a tenere il comando della linea resistendo ai contrattacchi del nemico. Pur tuttavia le poche truppe rimaste resistettero accanitamente fino a sera inoltrata, chiedendo ansiosamente rinforzi e attendendoli con la santa rassegnazione dei martiri.
II IV Battaglione — di destra — raggiunse e oltrepassò in brevissimo tempo la prima linea dell'avversario, muovendo quindi, in collegamento col II Battaglione, all'attacco delle retrostanti e robuste posizioni nemiche. Durante questo sbalzo, a causa del micidiale fuoco incrociato di moltissime mitragliatrici, appostate sul fianco e sul fronte, il battaglione subì perdite gravissime: cadde pure gravemente ferito il comandante del battaglione, magg. Salomone Felice, il cui sublime valore si dimostrò pari alla eccessiva modestia di cui era animato quel vero soldato di guerra.
I pochi reparti, ancora in efficienza, raggiunsero la linea di massima resistenza del nemico: circa cinquanta uomini arrivarono financo sulla strada di Kostanjevica e si appostarono presso il bivio che detta strada forma con quella di Korite. Nessun indizio si poté constatare della avanzata delle truppe della 34a Divisione, operanti a destra: andava invece delineandosi sempre più la grave minaccia di venire aggirati, sul lato opposto, da foltissimi nuclei nemici che, nel frattempo, scendevano dall'altura di q. 232. La situazione in cui, verso le ore 21 della sanguinosa giornata, venivano a trovarsi i tre battaglioni appariva critica e insostenibile. Il concorso delle truppe laterali era venuto a mancare; le numerose assillanti richieste di rinforzo non avevano avuto alcun esito: il II Battaglione del 39° Fanteria inviato in rincalzo del II e IV Battaglione/40° Fanteria, e duramente provato durante l'a-vanzata, era arrivato a destinazione solamente con pochi drappelli insufficienti e stanchi; la 745° Compagnia Mitragliatrici, avviata all'ultimo momento era stata subito messa fuori combattimento dai tiri dell'artiglieria nemica. Le batterie austriache, intanto, sull'intera zona, scatenavano i loro fulmini mortali; raffiche tempestose di mitragliatrici, di cannoncini, di fucili e di bombarde solcavano, con grande strepito e terrore, la terra e il cielo, devastando, infrangendo, uccidendo; sui fianchi scoperti degli animosi superstiti falciava indisturbata la morte. Il resistere sembrava una follia inconcepibile, un atto di inutile sacrificio, un olocausto non richiesto; si imponeva la necessità di ripiegare per poter così salvare almeno i piccoli nuclei dei sopravvissuti, abbarbicati al terreno disperatamente, isolati e senza via di scampo. Alle ore 22 circa, allorché la sera col mistero e con l'agguato delle sue tenebre aveva già steso un velo impenetrabile sugli uomini e sulle cose e il rosseggiante campo di battaglia s'era chiuso nel suo terrore e nel sacro deposito dei caduti, fu emanato l'ordine ai gloriosi superstiti di ritirarsi sul-le trincee di partenza, a scaglioni e nel massimo silenzio. Non poteva essere diversamente.
A gruppi, esausti e affamati, essi ripiegarono, trasportando indietro più feriti che fu possibile, e a notte fatta, si riunirono, contandosi, sulle linee che avevano lasciate poche ore prima, con la certezza di non mettervi più piede. Si fece l'appello dei presenti tra un silenzio di tomba: le voci commosse dei compagni, che avevano visto o saputo, fornivano, di mano in mano che si chiamava un nome, la do-lorosa notizia dell'assente.  Il calvario era oltremodo penoso: 1385 furono le dolorose perdite subite dal reggimento nella magnifica, per quanto infruttuosa azione; di cui ben 314 morti, 861 feriti, 210 di-spersi. Il numero delle perdite, nella terrificante eloquenza delle sue cifre sta a testimoniare, senza ulteriori e opportuni commenti, il valore e la tenacia dimostrati in combattimento dalle balde ed eroiche truppe del 40° Fanteria. Così si chiude tristemente la giornata del 23 maggio 1917.
 
Il Sottotenente XIMENES il giorno 23 maggio 1917, risulterà disperso, il suo corpo verrà poi ritrovato il 30 di giugno dello stesso anno nella località di Pod Korite, venne poi sepolto a Dolina 
Udinese.
 
Della stessa compagnia mitragliatrici apparteneva anche il Tenente STEFANI Achille vedi scheda  Quì
 
Mappa con la dislocazione della Brigata Bologna alla vigilia della X^ battaglia dell'Isonzo:
 

 
Mappa con indicata la posizione della Dolina Udine dove fu sepolto il Sottotenente XIMENES dopo il suo ritrovamento:
 

 Ringrazio per l'aiuto l'amico Fabrizio Corso
 
 
 
 
 

venerdì 19 marzo 2021

Soldato CEFARO Amedeo

1° Reggimento Genio 10^ Compagnia Zappatori

 Nato a Roma il 6 Novembre 1892
Morto a Polazzo il 2 Luglio 1915
Sepolto a --------



Note Storiche:

Fu già narrato in precedenza come le nostre truppe, sbarrato che fu il canale Dottori alla presa di Sagrado e cessata l'inondazione ai piedi del Carso, poterono avanzare fino alle pendici delle alture che erano coronate da formidabili linee di trincee e di difese passive, presidiate dal nemico col proposito di una difesa ad oltranza. In condizioni particolarmente disagiate trovavasi la 20° divisione di fanteria del X° corpo d'armata, alla quale apparteneva quella stessa 10° compagnia zappatori del 1° reggimento che aveva con tanto valore chiuso il varco alle acque del fiume all'incile di Sagrado e che nei giorni successivi aveva comandato diverse squadre isolate per i tentativi di apertura dei reticolati nemici in vari punti della fronte della divisione ed anche alcuni graduati e zappatori, fra i quali ilvalorosissimo soldato Mattei Alessandro, coll'incarico di guidare allo stesso scopo squadre di volontari di fanteria. Era intendimento del comando di sottrarre la truppa al tormento del tiro nemico e al tempo stesso di far progressi da quella parte. Vani erano stati i tentativi isolati di aprir varchi nelle difese passive nemiche fatti nelle notti precedenti. Si leggono infatti nel diario del comando della brigata Cagliari che faceva parte di quella divisione le seguenti parole sotto la data del 2 luglio 1915: « Il comando del 63° fanteria alle ore 5,15 antimeridiane fa conoscere che i tentativi fatti per rompere i reticolati sia durante la notte che all'alba, malgrado gli eroici sforzi dei militari del genio, sono riusciti soltanto in parte, perchè il secondo reticolato è rimasto intatto; ciò perchè gli Austriaci all'avvicinarsi dei portatori di tubi facevano brillare le mine ». Fu perciò affidato alla compagnia zappatori il grave compito di aprire nella mattinata stessa ed a qualunque costo uno sbocco offensivo all'incirca al centro della fronte nemica antistante alla divisione, là dove il reticolato formava saliente. L'azione doveva esser preceduta da lungo ed intenso fuoco di artiglieria e doveva svolgersi colla massima risolutezza. Essendo necessario che alla testa delle squadre destinate all'azione fosse un ufficiale valoroso, il comandante del reparto rivendicò per sè tale onore e, raccolti in Fogliano tutti i dipendenti che nell'urgenza dell'ora gli era stato possibile richiamare dai vari punti della fronte, verso le io del mattino li conduceva aranti. Sopravanzate le linee della nostra fanteria (16° reggimento della brigata Savona) sopra Polazzo, presso quota 89, la compagnia giunse sulle difese passive nemiche consistenti in un primo ordine di lacci giapponesi sparsi per una profondità di 50 metri, una rete metallica sostenuta da pali di ferro collegata con torpedini terrestri distri-buite in una zona profonda circa 20 metri ed un profondo reticolato. Le prime squadre animate dall'esempio dei loro ufficiali e graduati liberarono il suolo dai lacci giapponesi, dalla recinzione e dalle torpedini e si avvicinarono al reticolato recando seco tubi carichi di gelatina esplosiva. In questo momento cominciò sulla compagnia un tiro micidiale di fucileria e di granate a mano, che non riuscì ad arrestare l'impresa. Coll'esplosione dei tubi di gelatina fu aperto un varco nei reticolati, che fu immediatamente ampliato con le pinze tagliafili. Aperto il varco, la compagnia si trovò avanti imprevedutamente un fosso profondo, coperto con rete orizzontale e minato. La rete fu tagliata ed un nuovo varco fu aperto. Per le perdite subite nei quadri le unità di fanteria destinate ad irrompere in esso non poterono subito eseguire l'irruzione; ma il comandante della 10a compagnia zappatori, considerato il pericolo di una esitazione, decise di attaccare con la sua compagnia e con due plotoni di fanteria retrostanti. La compagnia infatti irruppe nelle trincee nemiche e le tenne fino all'arrivo dei rinforzi, malgrado le numerose perdite subite fra cui quella del suo comandante e di un subalterno posti fuori combattimento. In proposito il diario del comando del 16° reggimento fanteria reca succintamente: « 2 luglio 1915. Verso le io rimane ferito il comandante della 5a compagnia che per un limitato passaggio aveva tentato di forzare i reticolati preceduto da un capitano del genio che rimase pure ferito ». L'irruzione fatta in quel punto favorì anche quella del 15° reg-gimento fanteria che fu compiuta poco dopo (ore 12,15) ed alla quale recò valido contributo l'eroico sacrificio di uno dei graduati della roa compagnia zappatori, che, come sopra fu detto, erano stati comandati a guidare squadre di volontari di fanteria per l'apertura dei varchi nelle difese passive nemiche. Trattasi del sergente Rossi Giovanni, che guidando per tre volte una squadra di volontari, incontrò gloriosa morte e la memoria del quale fu onorata con la medaglia d'oro al valor militare concessagli di motu proprio dalla Maestà del Re con la seguente motivazione: « ROSSI Giovanni, da Teramo, seigente del genio. - Per ben tre volte con slancio e ardimento, guidava tre squadre di volontari di un battaglione sotto un reticolata nemico per collocare e farvi brillare tubi esplosivi. La terza volta cadeva ferito a morte dopo aver issolto il compito affidatogli. -- Alture di Polazzo, 2 luglio 1915 ». Dell'atto eroico il sergente Rossi trovasi anche traccia nel diario del comando del 15° reggimento fanteria che così dice: « Erano le ore 11,12 quando un sergente del genio protetto da squadre di tiratori guida tre squadre di volontari porta tubi, riuscendo a farne brillare una coppia ». Tutta la linea nemica, per merito del valore della 10a compagnia zappatori che operò in pieno giorno, cedette. Alla sera la 20a divisione riposava sulle posizioni conquistate. Immediato riconoscimento del valore della io" compagnia zappatori si ebbe nella 20a divisione che coraggiosamente hanno abbattute le nemiche. Nell'adempiere tale incarico aggiungo la mia piena soddisfazione che il valore delle truppe da me comandate abbia trionfato sulle potenti organizzazioni dell'avversario e dell'accanita resistenza da lui opposta. Con la vittoria le truppe della 20a divisione hanno spezzata e disorganizzata la linea di difesa nemica ed adempiuto brillantemente all'incarico che era stato loro affidato, quello di facilitare l'avanzata alle truppe laterali. « Un encomio solenne alla 10a compagnia zappatori per essere riuscita per prima a spezzare i reticolati. — 3 luglio 1915 ». Complessivamente l'eroico reparto per il valoroso contegno che i suoi ufficiali e gregari tennero di fronte al nemico in quel giorno, oltrechè della medaglia d'oro concessa all'eroico sergente Rossi, fu onorato con la concessione di dieci medaglie d'argento.
Al soldato CEFARO non spettò nessuna medaglia, egli morì il 2 Luglio alle ore 11 colpito da una scheggia di granata alla testa, fu poi sepolto a Fogliano.
 
Mappa della zona dove operò la 10^ compagnia zappatori il 2 luglio 1915:
 

 
 Foto della Quota 89:



 

 


 

giovedì 18 marzo 2021

Soldato MAGNETTI Giulio

 

210° Fanteria Brigata Bisagno

Nato a Cagliari il 12 aprile 1896
Morto a Jamiano l'11 Giugno 1917
Sepolto a ------- 
 
 
 
 
Note storiche:
 
La Brigata Bisagno da inizio del 1917  la vedeva impiegata  nel settore di tra il Dosso Faiti e Castagnevizza alternandosi con turni di riposo. In questo settore operando con la 4^ Divisione affrontò la X^ Battaglia dell'Isonzo dal 15 maggio 1917 fino al 24 maggio, quando ricevette il cambio per portarsi a riposo a Jalmicco e Visco. La Brigata nel corso delle varie azioni svolte nella battaglia  ne uscì molto decimato, i morti per i due reggimenti furono:181 per il 209° fanteria ; e 90  per il 201° fanteria. Il riposo per la Brigata durò pochi giorni perchè a causa della controffensiva austriaca nel settore di Flondar dell 4 giugno 1917 fu richiamato per essere aggrato alla 16^ divisione ed entrare  in linea dal giorno 5 giugno nel settore di Sablici Q. 144 - q.146 e q. 100. Un battaglione dle 210° fu messo subito a disposizione della Brigata Siracusa quale riserva, mentre i due restanti battaglioni formavano la riserva divisionale nei pressi di quota 144. Lo stesso giorno vedrà il 209° fanteria, efefttuerà tre attacchi delle posizioni perdute il giorno prima, ma il violento fuoco austriaco cagionando gravi perdite, impedirà l'avanzata
L'8 Giugno  la Brigata Siracusa ed il 260° fanteria della Brigata Murge furono sostituiti sulla fronte dal 138° fanteria. Il battaglione del 210° fanteria che si trovava a quota 100 col Comando di Reggimento, si portava a rincalzo dei battaglioni della Brigata Bersaglieri. Veniva formato agli ordini del Comandante del 138° il seguente schieramento "Zona Nord" che partiva dalla strada di Comarie- Brestovizza compresa  fino al punto di contatto con la Brigata Bersaglieri composto dal 138° fanteria e dal battaglione del 210° .
Mentre agli ordini del Comandante dell'11° Bersaglieri nel settore "Zona Sud" dal punto di contatto nella zona nord sino a 100 metri ad est di q. 97, comprendeva 3 battaglioni bersaglieri e i restanti 2 batatglioni del 210° fanteria.
Il giorno 11 giugno vedeva una debole attività di artiglieria nemica sulle posizioni italiane, qualche colpo su Jamiano, sulla strada Jamiano- Comarie, su q. 43 - 45 e q. 144. Mentre raffiche di artiglieria italiana colpivano le posizioni nemiche. Durante la giornata si era continuato nel rafforzamento delle difese accessorie con getto di cavalliu di frisia e istrici , davanti alle posizioni occupate.
Il 209° dal giorno 12 giugno verrà trasferito a Selz e San Valentino ed il 16 a Rivignano, mentre il gemello 210° rimarrà in linea sino al giorno 18  dello stesso mese. Anche in questo periodo la Brigata ebbe molte perdite così suddivise: 209° fanteria: 57 morti; 210° fanteria 25 morti, senza contare i numerosi feriti e dispersi.
 
Il Soldato MAGNETTI appartenente alla 10^ compagnia del 210° reggimento veniva colpito mortalmente durante i vari tiri d'artiglieria austriaca  nella giornata dell''11 giugno  da una granata nei pressi di Jamiano, i quel giorno del reggimento oltre al MAGNETTI subì la perdita del soldato BERARDI Nazzareno presso l'Ospedalletto da campo n. 235.


Mappe della zona dove fu impiegata dal 5 giugno 1917 la Brigata Bisagno:



Ringrazio l'amico Fabrizio Corso per l'aiuto di alcune informazioni riguardanti  MAGNETTI Giulio

martedì 9 marzo 2021

Aspirante GELATI Cafiero

 

VIII° Battaglione Bersaglieri Ciclisti

 

Nato a  Piombino il 27 Agosto 1894
Morto a Selz quota 70 il 13 Maggio 1916 
Sepolto a -------

Note Storiche:
 
l'VIII° Battaglione Bersaglieri Ciclisti,  già dall'inizio del conflitto si trovò ad operare nel settore della Terza Armata, messo a  disposizione della 1^ Divisione di cavalleria contribuì al primo sbalzo offensivo oltre il confine, occupando Visco, Romans e Villesse procedendo nei giorni successivi all'avvicinamento nei primi di Giugno al ciglione carsico. Prese parte durante le prime battaglie dell'Isonzo  a varie azioni nel settore del Monte San Michele con la 21^ Divisione, tra queste il 20 Luglio unitamente al XI° Battaglione Ciclisti e dopo un violentissimo combattimento, giunse a conquistare la dorsale del Monte San Michele. Nella giornata successiva nonostante la forza resistenza opposta, un contrattacco nemico, costringeva i vari reparti giunti sulle  quote del monte a ripiegare nelle trincee di partenza. Da segnalare che il battaglione per questa azione ottenne la Medaglia di Bronzo, Fra le molte perdite di questo reparto vi era tra i dispersi l'Irrendento Francesco RISMONDO. In Ottobre prese parte alle operazioni svolte dalla Colonna "Paolini" su Selz e il Monte Sei Busi, subendo ingentissime perdite. Anche nella IV^ Battaglia dell'Isonzo lo vedrà impegnato nel settore del Sei Busi contro la trincea austriaca detta del "Rivellino". Il Battaglione alternerà poi turni in linea che lo vedrà fin all'agosto del 1916 nelle zone del Monte Sei Busi, Trincea delle Frasche , Vermegliano, Selz e quota 70.
Nel maggio 1916, alternava i turni nel settore di Quota 70, nella posizione del Ridottino con il IV° Battaglione Bersaglieri Ciclisti.                                                            
                                                                                                                                        
Nel pomeriggio verso le ore due e tronta lo scoppio di uno spezzone investiva due ufficiali del VIII° battaglione Bersaglieri Ciclisti il  Sottotenente BALDESI Amleto e L'Aspirante GELATI Cafiero, entrambi venivano sepolti poi presso il cimitero di Ronchi.
 
Mappa del 13 maggio 1916 della 15^ Divisione con indicata la posizione dell'VIII° Battaglione Bersaglieri Ciclisti:
 
 

 
Veduta da cima quota 70 verso le posizioni delle linee italiane:

 
Cima quota 70: