In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa

martedì 17 marzo 2020

Soldato AMBROSINI Carlo





1° Reggimento Granatieri di Sardegna

Nato a Scaldasole (PV) il 11 Maggio 1895
Morto a Quota 61 Monfalcone il 9 Giugno 1915
Sepolto a ------- 



Note Storiche:

Il 1° Reggimento Granatieri inquadrato con il suo reggimento gemello e con la Brigata Messina alla 13^ Divisione, il giorno 8 Giugno 1915 vide i suoi reparti avvicinarsi nel settore nord di Monfalcone precisamente verso S. Polo, mentre ai fanti della Messina era riservato il compito di occupare l'abitato di Monfalcone e di proseguire verso le alture adiacenti.
La Divisione inizia alle ore 16 la marcia  di avvicinamento protetta dal fuoco delle artiglierie campali. Le 4 colonne si impegnarono col nemico sistemato a difesa sulla riva sinistra del canale. Fu necessario l'intervemdo dell'artiglieria da campagna nelle vicinanze immediate del canale per poter vincere la resistenza delnemico che fino alle 24 impedì di gettare passerelle sul canale.
Nelle prime ore del giorno 9 si riesce a passare il canale sui ponti non completamente distrutti e in passerelle costruite nella notte dopodichè la Brigata Granatieri procedette verso la quota 61 e quella Messina verso la Rocca  e q. 121. L'azione delle due Brigate fu contrastata dal fuoco di artiglierie nemiche di medio e di piccolo calibro che ebbero effetto specialmente sulla Brigata Granatieri. L'attacco proseguì lentamente appoggiato dall'azione dell'artiglieria che ad eccezzione degli obici pesanti campali alle ore 6 dovette sospendere il fuoco per non daneggiare le fanterie ormai prossime alla dordale di q. 61 e 121. alle ore 8 la Brigata Messina occupava la Rocca e la Brigata Granatieri la zona fra q. 61 e la regione a Sud di Selz. La Brigata Granatieri si trovò esposta a violento fuoco di artiglierie di emdio calibro e davanti ad un terreno di attacco innondato e sparso di reticolati e trincee.
Davanti a così gravi ostacoli il Comando della Divisione ritenne opportuno di arrestare l'attacco della Brigata Granatieri, di arretrare la fronte e di spostarla verso destra per sottrarla alla violenta ed efficace azione dell'artiglieria nemica. Il 3° battaglione Ciclisti rimane in Ronchi a guardia della provenienezada Vermegliano. 
Una descrizione ben dettaliata di quel giorno ce l'ha offre il diario storico del 1° Reggimento Granatieri:
Il giorno 8 Giugno 1915 il 2° battaglione del Reggimento giunto vicino al canale nei pressi di S.Polo, per  stabilire il punto che si presti al passaggio  e le relative modalità il Comandante del Reggimento eseguisce una ricognizione, unitamente al Comandante il 2° Battaglione, al Capitano del Genio ed al Comandante le batterie someggiate e sceglie, pel gettamento di una passarella, una località a 50 metri circa a valle del ponte della ferrovia, fatto saltare dagli austriaci, località ove il canale presenta la sua minore larghezza. (circa 10 metri) e la sponda sinistra ricoperta da alte pinate permette l'avanzata al coperto dela vista nemica.
La compagnia del Genio ha materiale sufficiente a costruire il ponte di soli circa 7 metri, mentre la larghezza del canale anche nel punto più ridotto,m non è certamente inferiore ai dieci metri, e quindi è necessario ricorerre a ripieghi servendosi di barili e tavole requisite, si abbattono anche con non poca difficoltà , due pali telegrafici di altezza sufficiente per permettere la costruzione di fronte al punto ove si vuole gettare il ponte sul canale affine occorendo ed in unione ad una sezione mitragliatrice, di concorrere a rimuovere la resistenza nemica.
9 Giugno 1915:
Continuazione del'operazione del giorno precedente. Per proteggere il gettamento del ponte da parte del Genio il Comandante del Reggimento dispone perchè alcuni uomini arditi al comando di un Ufficiale, passino il canale servendosi delle rotaio della ferrovia del ponte Cervignano-Monfalcone, rimaste quasi intatte sebbene il ponte sia stato distrutti dagli austriaci. Alle ore 2.50 il S.Ten Botta Sig. Virgilio della 6^ Compagnia (la stessa di AMBROSINI) passa sul ponte ferroviario con 4 uomini, seguito poi da tutto il plotone . Non disturbato dal nemico il Genio può costruire la passarella e tutto il battaglione con una sezione della batteria d'artiglieria da montagna, passa sulla sinistra del canale salendo in catena lungo le pendici dell'altura a sud di Selz. Appena le truppe si affacciano sulla somità il nemico, solidissimamente trincerato sulla linea di altura quota 45 e quota 70 - Monte Cosich e Monte Debeli  - da circa 600 metri apre vivo fuoco di fucileria, al quel viene risposto dai nostri con poca intensità, non ritenendosi che , dati i trinceramenti si possa recare molto danno al nemico.
Il battaglione disposto a corona sull'altura e le pendici nord ovest e a sud est, fronteggiando il passaggio del canale al battaglione Manfredi (IV°) che subito si porta su quota 61, prolungando a destra il battaglione Anfossi (II°) e permettendo inoltre il passaggio della batteria someggiata, la quale può cos' portarsi al centro della linea fra i due battaglioni. Il battaglione Manfredi, affermatosi con 2 compagnie su quota 61, controbatte il fuoco di fucileria nemicaproveniente dal Monte Cosich e tiene un'altra compagnia in rincalzo sul rovescio della posizione colla bandiera, quale rieserva a disposizioen del Comando di reggimento. Alle ore 6.20 circa il battaglione Manfredi, in ispecie le compagnie di rincalzo, sono state fatte segno a nutrito ed aggiustatissimo fuoco d'artiglieria proveniente da tergo che, in breve tempo, infligge ingenti perdite. Mantenendo occupato con due plotoni in catena il ciglio di quota 61 e sempre in collegamento a sinistra col 2° battaglione, mentre alla destra si cerca il contatto colla Brigata Messina che da Monfalcone saliva alla Rocca, il grosso del battaglione per sottrarsi alle micidiali raffiche , si raccoglie ai piedi dell'altura addossandosi alla scarpata della ferrovia. Cessato il fuoco d'artiglieria il grosso del battaglione ritorna sulle primitive posizioni a rincalzo di due compagnie del 2° Reggimento Granatieri precedentemente richieste dal Comando del Reggimento ad inviate a risaldare i due plotoni rimasti a occupare quota 61, dato che alla nostra destra non sono sopraggiunte le truppe della Brigata Messina sulle alture della Rocca.
Avendo individuato esattamente le posizioni dlele nostre truppe, verso le ore 9, oltre l'incessante tiro frontale dell'artiglieria austriaca, si desta quello d'infilata proveniente dalla direzione di Vermegliano (pezzo di medio calibro) sino dal primo tiro efficacissimo. Sono caudti poco prima un centinaio di granatieri ed il S.Ten Marsigli, feriti i Capitani Rusconi e Melotti, ed il S.Ten Volpi, ma le truppe animate dall'esempio dei loro Ufficiali, non presentano le raffiche dell'artiglieria austriaca. Il Comandante del battaglione Maggiore Manfredi rimane col suo stato maggiore, già molto ridotto di numero presso quota 61, raccomandando la massima calma ed una tenace resistenza in attesa delle disposizioni delle superiori autorità.
Il Comandante del reggimento con l'Aiutante Maggiore in 1^ Capitano Pericoli raggiunge il commando del 4° battaglione seguito dalla Bandiera, tenuta dalla 15^ compagnia. Mentre l'Aiutante Maggiore del battaglione dalla sommità di quota 61 fornisce al Colonello indicazioni sulle antistanti posizioni nemiche  uno shrapnel cade a pochi passi da quella quota cogliendo in pieno il piccolo gruppo che sta col Maggiore Manfredi; una scheggia del proietto spezzava il femore del prode ufficiale, altri frammenti e pallette feriscono quasi tutti i militari superstiti dello stato maggiore del battaglione. Il Capitano Rusconi che, come il Capitano Melotti, benchè ferito è rimasto sul posto, assieme per ordine del Colonnello quale capitano più anziano, il Comando del 4° battaglione: la bandiera fermamente tenuta dall'alfiere S.Ten Ferrari Sig. Marcellino, è portata a sventolare sulla prima linea ed il Colonnello, additando la alle truppe, rivolge lo parole di lode e di incorraggiamento, alle quali fanno eco unanimi acclamazioni al Re, all'Italia, al Reggimento e di evviva al Colonnello. Sono le 12.30 quando, essando stata occupata la Rocca dal 1° battaglione di questo reggimento con la Brigata Messina, il Comando del reggimento riceve ordine di raccogliersi con il 2° e 4° battaglione in Monfalcone. Il Ripiegamento si effettua a scaglioni dalla sinistra, sostenuto da u n battaglione del 2° Granatieri e dalla batteria somemggiata mentre l'artiglieria austriaca non cessa di convergere i suoi tiri verso quota 61. Le perdite totali della giornata sono:
Ufficiali: Morti 3; feriti 6
Truppa : Morti 40 feriti 220 dispersi 2

Il Soldato AMBROSINO veniva colpito a morte verso le ore 10 a seguito d'arma da fuoco, fu poi sepolto a San Polo.

Maggiore Manfredi Pietro :


Tenente FERRARI Marcellino caduto ad Oslavia il 4 Novembre 1915: 



Mappa Giugno 1915 con indicato co la freccia il punto di attraversamento del canale Dottori, e con il cerchio la quota 61  

Veduta verso la quota 61


Trincee in cemento a quota 61

 

venerdì 28 febbraio 2020

Soldato DI CAMPLI Domenico





29° Reggimento Fanteria Brigata Pisa
Nato a Lanciano il 2 Febbraio 1887
Morto a Cotici il 12 Agosto 1916
Sepolto a .......


Note Storiche:
La Brigata Pisa nel corso della IV^ battaglia dell'Isonzo prese parte nel settore di San Martino del Carso ai vari attacchi dove il giorno 6 conquistò l'"Elemento Quadrangolare" e il giorno 9 Agosto ripresi gli attacchi contro il "Groviglio" conquistandolo proseguì l'avanzata verso il Vallone nella zona di Devetachi. 
Passato il Vallone il giorno 12 la Brigata si trova ad avere la seguente dislocazione :
29° Fanteria: 1° e 2° battaglione in riserva a Cotici e 3° battaglione di rincalzo
30° Fanteria 3° e 2° battaglione in 1^ linea, oltre la quota 187,  4° battaglione di rincalzo.
Alle ore 5,30 comunicata la situazione della Brigata alle ore 6, diramati gli ordini d'operazione.
Nel corso della giornata dopo ripetuti ordini ricevuti dal Comando di Divisione, ma l'ulteriore avanzata rimase pel momento impossibile. Si provvedono durante la notte i mezzi per l'avanzata all'indomani.
Il 12 Agosto vedrà   alle ore 11.30 muoversi dai loro appostamenti tutta la linea delle fanteria nel settore del Nad Logem e senza sparare un colpo di fucile, raggiunge i reticolati nemici: ordinatamente, a frotte, li sorpassa  e, rannodate le file al di là, si lancia all'assalto contemporanemante, avvolgendo la posizione di quota 212. I difensori sorpresi ed atteriti, si arrendono in gran  numero; molti di quelli che si ritirano fuggendo sono falciati dal nostro fuoco. L'azione dell'artiglieria, ammirevole per precisione, avendo quivi potuto accompagnare passo passo l'avanzata delle fanterie, ha contribuito potentemente al brillante successo. A mezzo giorno il Nad Logem,, già fortemente presidiato e difesto dal nemico era completamente in nostro possesso, e le fanterie procedevano oltre lentamente, rinforzate anche da un battagline ciclisti dato dalla 3^ Divisione di cavalleria.
La Brigata Pisa il giorno 12 Agosto subì la perdita di 2 morti per il 29° fanteria tra questi il soldato DI CAMPLI Domenico morto a seguito di un probabile colpo di artiglieria nel settore di Cotici, mentre il 30° fanteria ebbe 9 morti.

Mappa dislocazione 23^ Divisione il 12 Agosto 1916 (Mitja Juren)


 Veduta dal Bretovec verso quota 187 

:







venerdì 7 febbraio 2020

Soldato COLOMBO Ernesto




 66° Fanteria Brigata Valtellina

Nato a Treviglio il 27 Luglio 1897
Morto il 7 Settembre 1917 a Turriaco presso Osp. da Campo nr. 183
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 5° Gradone Loculo 9820


Note Storiche:

Terminata la controffensiva Austriaca sul settore di Flondar per riconquistare le posizioni  perdute durante l'IX° Battaglia dell'Isonzo, la Brigata Valtellina o meglio i due battaglioni del 66°  erano stati messi a disposizione con il I° del Comandante del 77° fanteria, mentre il II° con il Comando del reggimento del Comandante la Brigata Toscana presso il viadotto di quota 36 e quota 89. Questo avvenne in data 5 Settembre 1917 dopo aver trovato posizione nelle trincee di Mandria.  Queste posizioni rimasero invariate anche il giorno 7 settembre data di morte del soldato COLOMBO.
Il fatto che la morte è pervenuta in un Ospedaletto da campo è plausibile che il ferimento avvenuto in combattimento risalga propio ai giorni precedenti quando il suo reggimento venne chiamato a contrastare l'attacco austriaco che iniziò nella notte del 4 settembre 1917. Lo stesso  diario storico della Brigata Valtellina conferma che dal giorno 5 al 7 Settembre non subì nessuna perdita.
Il giorno 4 Settembre gli austriaci verso l'alba preceduti da un violento fuoco d'artiglieria fatto con tutti i calibri, verso le ore 5 sferrano un contrattacco in forze tentando di ripendere le posizioni perdute nelle recenti azioni del 20-21 Agosto u.s.
Dall'inizio di tale contrattacco non si ebbero più notizie del 65° fanteria ne del III° battaglione del 66° e neppure dei Comandi di Reggimento.
Viene allora dato ordine (ore 16 circa)   al Capitano Torsello di assumere il Comando interinale del 66° e trasferirsi col I° e II° battaglione alle trincee Mandria di Monfalcone
perdite della giornata:
65° fanteria Ufficiali: morti 1, feriti 4, dispersi 44
                     Truppa: morti 1, feriti 60, dispersi 1600
66° fanteria Ufficiali: morti 1, feriti 5, dispersi 28
                     Truppa morti // feriti 300, dispersi 1100.

Sull'Albo d'Oro i morti di quel giorno risultano :
65° fanteria : 118 - 66° fanteria : 42
La maggior parte dei dispersi dichiarati in quella giornata finirono catturati dagli austriaci.



Zona di operazioni della Brigata Valtellina inizi Settembre 1917 :



 Quota 40 con l'ingresso sud della galleria ferroviaria visti dal casello ferroviario di Medeazza:









venerdì 10 gennaio 2020

Caporale SILICANI Giuseppe





69° Fanteria Brigata Ancona

Nato  a  Massa Carrara il 29 Settembre 1891
Morto sul Dosso Faiti il  26 Ottobre 1917
Sepolto a Massa Carrara al Sacrario di Redipuglia si trova il suo loculo in memoria al 19° gradone loculo 34832



Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


 Volontario di guerra, già distintosi per fulgido valore in numerosi fatti d'arme, col reparto arditi del battaglione, durante quattro giorni di azione, offertosi per comandare un posto avanzato, importantissimo punto di osservazione, violentemente battuto dall'artiglieria nemica, rese preziosissimo servizio di informazioni, rimanendovi saldo anche dopo aver avuto il riparo completamente sconvolto dai tiri avversari. Mortalmente ferito con l'addome squarciato da una scheggia di granata, si interessava ancora del buon andamento del servizio, incitando ed rincuorando i compagni. Agonizzante, chiedeva di essere informato sull'andamento dell'azione , rallegrandosi nell'apprendere che l'attacco nemico era stato respinto, e spirava dichiarandosi felice di dare la vita per la patria e per il Re.
Dosso Faiti, 23-26 Ottobre 1917



Note Storiche:

Alla vigilia della battaglia di Caporetto iniziata il 24 Ottobre 1917, la Brigata Ancona 69° - 70° reggimento si trovava a presidiare la linea del Dosso Faiti, apparteneva unitamente alla Brigata Tevere alla 58^ Divisione  XI° Corpo d'Armata,. Già nella giornata del 23 Ottobre cominciarono nella notte da parte degli Imperiali un inizio di bombarda mente sia sulle prime linee che nelle retrovie che andava a interessare tutto il settore del C.A.. Mentre il giorno 24 all'alba vede un violento bombardamento nemico; e alle ore 8.30 nuclei di fanteria avversaria attaccano la frazione BA1 ma sono respinti con fuoco di artiglieria e di mitragliatrici. L'attacco viene ritentato all 9.30 e anche questo viene represso, alle ore 10 il tiro d'artiglieria rallenta. Giungeva nel frattempo la notizia della grande offensiva   sul fronte della II^ Armata . L'ordine ai reparti della III^ è di mantenere le posizioni attuali e di resistere ad ogni tentativo di attacco nemico. La giornata del 25 Ottobre viene descritta all'inizio del giorno come una giornata apparentemente calma sul settore dell'XI° C.A. con un fuoco di artiglieria che interessava le frazioni B3 e B4 e nella mattinata il tiro si concentrava sul Faiti, sula sella di Spazzapani e il Volkovnjak. Giungeva nella giornata gli ordini impartiti a V.A.R. di conseguenza all'avvenuto sfondamento nell'alto Isonzo di effettuare subito e celerarmente lo sgombro della artiglierie di medio e grosso calibro meno mobili oltre il Piave e Treviso.
Arretrare tutte le altre artiglierie di medio e grosso calibro più mobili ad occidente del Vallone;
venivano lasciate solamente ad oriente del Vallone le poche artiglierie pesanti campali per la difesa ;
per quanto riguarda i Corpi dipendenti veniva ordinato che pur rimanendo a tenere fortemente la zona avanzata, disporranno subito per l'occupazione con le proprie riserve delle posizioni fissate per la difesa . Tali posizioni comprendono la linea del margine occidentale del Vallone, denominata di Doberdò - integrata dai capisaldi del Nad Logem e dalla quota 208 Sud e la linea retrostante di San Martino.
Il tiro nemico verso le ore 14.30 aumenta d'intensità con medi e grossi calibri contro il costone del Faiti tra la dolina dall'Acqua e quota 376 con piccoli e medi calibri contro vari tratti del fronte e sulle doline e camminamenti retrostanti; la nostra artiglieria ha reagito con raffiche sulle prime linee avversarie. Alle 17.30 il nemico intensifica il tiro su vari tratti del fronte e pronunzia un attacco sul fronte BE prontamente respinto dal tiro di fucileria e dall'intervento delle nostre artiglierie e bombarde. alle 19 velivoli nemici volano sul vallone , fatti segno dalle nostre batterie contraeree.
Il 26 Ottobre nella mattinata il  tiro nemico va affievolendosi, ma nel pomeriggio s'intensifica e sul tratto dal Dosso Faiti e quota 309 sul quale il nemico alle ore 16 sferra un attacco riuscendo ad occupare il Dosso Faiti, le pendici orientale di q. 393 e la sella del Volkovnjak; un contrattacco sloggia subito l'avversario dalla sella del Volkovnjak, mentre le artiglierie eseguono violenti tiri di repressione sui tratti della fronte caduti in mano al nemico.
Nella giornata del 27 Ottobre alle ore 2.50 il Comando Supremo ordina la ritirata dall'altopiano carsico al Tagliamento. I reparti della Brigata Ancona alle ore 16 erano ancora a presidiare le linee a loro assegnate come testimonia nell'Interrogatorio il sottotenente MAZZEI Eugenio del 69° Fanteria III° batt. 4^ sez. pistole mitragliatrici, il quale fu comandato con il suo reparto al rifornimento al II° battaglione che era in prima linea , nel ritornare al proprio battaglione il III° , giunto in vicinanza della Dolina Lombardia fu accerchiato dal nemico e dopo breve lotta corpo a corpo fu con l0'intero suo reparto fatti prigioniero (ore 16 circa) .
mentre un'altra testimonianza quella che viene da Rocco Egidio DE BONIS allora Tenente del 69° fanteria il quale racconta quei momenti drammatici che lo vedrà poi fatto prigioniero il 27 Ottobre 1917 vedrà questi combattere fino ale ore 17.
"La brigata Ancona è in prima linea nel settore del Dosso Faiti il 27 ottobre, quando gli austriaci hanno già scatenato l’offensiva che ha aperto la breccia a Caporetto. I reggimenti sono stremati da ore di bombardamenti e tentativi di sfondamento e stanno per iniziare la ritirata. Alle ore 15 l’osservatorio della 9a Compagnia segnala l'avanzata del nemico che punta verso quota 309 e verso le trincea presidiate dal I Battaglione. I soldati sono fatti uscire dalla dolina e schierati sul ciglio di essa, dietro un muretto a secco, con l'ordine di difendere ad ogni costo la posizione e annunziando loro arrivi di truppe fresche.
Sono piccoli espedienti che usiamo per protrarre la resistenza. E il soldati tentano scrutare i visi impenetrabili dei loro ufficiali; alcuni accolgono l'annunzio con trepidazione e le loro facce, sparute da lunghe giornate di patimenti, di sofferenze, d'insonnia, s'illuminano di gioia. Oh! gloriosi soldati, la pietosa bugia vi porterà al supremo sacrificio. Chi potrà descrivere e premiare il vostro valore, le gesta di questi quattro giorni affidate a voi e compiute soltanto da voi? Saranno i vostri nomi tramandati ai venturi?
Le masse avversarie che sono avanzate con impeto, disprezzando magnificamente la morte, sono fermate ancora una volta dalla nostra mitraglia e si appiattano a circa duecento metri da noi, mentre i loro cannoni aumentano l'intensità del tiro, specie contro la dolina Lecce Alta il caposaldo di quota 309. I parapetti dei camminamenti finiscono di crollare, crollano i muretti a secco, seppellendo i difensori che non trovano una via di salvezza; una mitragliatrice vola in pezzi con due serventi e un caporale; la linea si va sempre più assottigliando. Le notizie dei battaglioni laterali pervengono incerte ed allarmanti, anzi quello di sinistra, nonostante la strenua difesa, ripiega sotto la formidabile spinta, abbandonando prigionieri e materiali. Alle ore 17 circa il tenente Lo Cicero mi avverte che è stata sfondata la destra del III Battaglione, i cui superstiti si ritirano combattendo. Temendo di essere aggirato, colloco venti uomini e una mitragliatrice sul rovescio della posizione per garantirmi da ogni sorpresa alle spalle.
La tempesta si calma un po', ma un grosso proiettile a gas asfissiante, che scoppia nel mezzo della dolina, ci costringe a mettere la maschera. Rientrano parecchi soldati della 11a Compagnia pallidi e sfiniti, che vengono aggregati alla 9a e alla 10a.

Alle 17,30 l'artiglieria allunga il tiro e gli austriaci, convinti di aver seminato la strage, appoggiati dai velivoli che, volando bassi, mitragliano e buttano bombe, avanzano in formazioni serrate. E dalle pietre sorgono i fanti italiani con le facce sparute e illuminante di gloria, che li costringono a retrocedere, abbandonando morti. Ben presto, però, il tenace avversario, rincalzato efficacemente, ritenta l'attacco e giunge fin presso le posizioni nostre, prive di reticolati e di punti di appoggio, e la lotta diventa di una ferocia inusitata; assalti e contrassalti si susseguono, grida di “Savoia” e “urrah” s'innalzano al cielo ed esso     nuovamente ricacciato con forti perdite, lasciando davanti ai fragili ripari nostri molti cadaveri e sedici prigionieri. Questi sorridono perché forse sapranno la dura sorte che li attende.
Subentra un breve momento di tregua da una parte e dall'altra. Il comando di reggimento in linea sulla mia sinistra, quello di battaglione è prigioniero. Anche il fuoco dell'artiglieria è  cessato del tutto; in lontananza, a brevi intervalli si odono enormi scoppi come provenienti dalle viscere della terra e la terra trema. Faccio raccogliere i feriti gravi, indi ci raggruppiamo. Abbraccio con uno sguardo accorato le forze che ho a mia disposizione: sono poche. I feriti non gravi, pur consapevoli della sorte che è loro riserbata, non hanno un momento di esitazione nel riprendere armi. C'è nel loro sacrificio, nel loro sforzo qualcosa di sovrumano, di divino, di leggendario che ricorda gli Spartani di Leonida alle Termopili. Come ricordare gli atti di sublime eroismo compiuti da tutti, ufficiali e gregari? La battaglia, che forse la storia chiamerà di Castagnevizza, riavvampa improvvisa con una nuova e più intensa preparazione di artiglieria contro la martoriata dolina. E' tutto un bagliore d'incendio, il fumo ci mozza il respiro, le pietre volano sbriciolate; sono raffiche che s'inseguono e turbinano. Nessuna mente potrà immaginare cosa più flagellante, più orrenda, nulla che si avvicini alla realtà straziante di questa scena di sangue e di distruzione.
Come ad un segnale convenuto il fuoco cessa d'improvviso. Dò l'ordine di rioccupare i margini della dolina e di resistere; chiedo con i razzi fuoco di sbarramento, come per attaccami ad un ultimo filo di speranza, ma la richiesta è vana; purtroppo questo filo è spezzato per sempre! Il comandante di reggimento con pochi portaordini riesce a svincolarsi da questo cerchio di ferro e a porsi in salvo: io ho ancora con me due mitragliatrici Fiat, una sezione pistole e una ottantina di uomini disfatti e in parte feriti. Due aerei incrociano sul manipolo degli eroi e lo mitraglia. Spariamo delle fucilate contro gli uccellaci importuni, ma senza risultato.
Ho notizie che pattuglie nemiche avanzano da tergo e avverto i soldati di tenersi pronti per far fronte ad un nuovo assalto generale. Mi reco all'osservatorio per assicurarmi della terribile notizia e infatti noto gruppi di uomini che dalla quota 278 si dirigono verso di noi. Siamo completamente circondati e presto saremo travolti; la dolorosa vicenda, pur non conoscendola nei particolari, si delinea chiara, tanto da farmi pensare ad una totale disorganizzazione. Sull'orizzonte, alle nostre spalle, vedo fiammate d'incendi, scoppi e nubi di fumo denso, nere e a tratti arrossate sinistramente, espressione della divinità corrucciata, si sollevano verso il cielo. Che mai avverrà verso Gradisca, Fogliano, Romans? Mi sento debilitato, abbattuto sotto le torture del male fisico e ancor più di quello morale. Nulla più abbiamo che ci rechi conforto; i miei sono diventati insensibili ai pericoli, larve di uomini destinate a soccombere o a cadere prigionieri.
Al tramonto gli austriaci irrompono all'attacco da tutti i lati. Grido di consumare fino all'ultima cartuccia; i magnifici soldati mi ascoltano, mi guardano con gli occhi stanchi, quasi ad implorare aiuto riprendono a sparare, a consumare le ultime energie. Le scariche aprono vuoti nelle fila avanzanti; dieci cadono e venti compaiono per sostituire i primi. Un sergente austriaco, gravemente ferito al petto, viene nella dolina come annaspando sul terreno ingombro per arrendersi, ma, sfinito, cade su un mucchio di cadaveri. Sono grovigli di corpi, uniformi austriache e italiane alla rinfusa, lamenti di feriti in tutte e lingue.
Il nemico, in un ultimo assalto, invade la dolina, nella quale ha luogo una feroce lotta corpo a corpo. Grido ancora “Savoia”, sparando gli ultimi colpi della mia pistola. Pochi mi rispondono, slanciandosi contro forze molte volte superiori. Sono le ultime impressioni queste che mi rimangono impresse nel momento della immane tragedia. Poi non vedo altro, perché un grosso proiettile, scoppiato nel mezzo della dolina, mi seppellisce completamente...
Un mio portaordini, il sodato Aguzzi, mi libera dalle macerie. Mi sento molto debole e perdo sangue dal braccio e dal fianco sinistro. Apprendo intanto che la grossa granata ha ammazzato italiani e austriaci e il tenente Sciacca. Anche il mio attendente è fra i caduti. Io il tenente Compierchio e una quarantina di uomini feriti, pesti, affamati e assetati, che è tutto ciò che mi resa di una compagnia di 230 soldati, siamo prigionieri." (De Bonis tratto da ed. Espresso)


Il caporale SILICANI sarà l'ultimo soldato decorato con la Medaglia d'Oro del fronte carsico . Lo stesso giornovedrà un'altra Medaglia D'oro quella del Capitano CASALI Alessandro del 82° Fanteria Brigata Torino caduto sul Volkovniak.
Il 69° fanteria dal 24 al 27 ottobre 1917 ebbe 88 caduti senza contare i feriti e i prigionieri, questo a testimonianza della resistenza che vi fu nel settore carsico della Terza Armata nel corso della battaglia di Caporetto sia per la Brigata Ancona e per gli altri reparti che in quei giorni presidiarono le prime linee del fronte del Carso, purtroppo troppo spesso dimenticata per far posto alle vicende dove avvenne lo sfondamento Austro-Tedesco nel settore tra Plezzo e Caporetto.

Veduta da Castagnevizza verso le quote 432 e 462 del Fajti :




Dalla cima di Quota 432del Fajti  veduta sulla 464 :




Le quote del Fajti fronteggianti la Dolina Lombardia :



le linee Italiane dal Faiti  quota 432 a Quota 309 presidiate dal 69° Fanteria nell'Ottobre 1917 (ten De Bonis (ed. Espresso): 




















domenica 29 dicembre 2019

S.Tenente XYDIAS TIPALDO Spiro






73° Fanteria Brigata Lombardia


Nato a Trieste il 14 Settembre 1887
Morto a quota 246 il 14 Agosto 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 20° gradone loculo 36550


Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


Valorosissimo soldato, apostolo d'italianità, propugnatore, con la parola, con lo scritto, con il braccio, della redenzione del natio suolo triestino, durante l'intera campagna fu primo tra i primi nei pericoli, nei disagi, nella lotta . Cadde eroicamente durante l'avanzata sul Carso, mentre, impavido, incorando i dipendenti all'assalto, opportunamente appostava, sotto la tempesta dei colpi avversari, le sue mitragliatrici.
Nad Logen, 14 Agosto 1916


Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 



Di sera, in terreno sconosciuto, riusciva ad esplorare alcune posizioni avversarie spingendosi fino ai reticolati, sotto intenso fuoco nemico. Ritornava, quindi, sotto i reticolati stessi durante la notte e, per ben due volte, riusciva a ricuperare morti e feriti.
Alture di Oslavia, 2 Novembre 1916


Note Storiche:

Dopo la conquista di quota 21 del Nad Logem avvenuta il 12 agosto 1916, i reparti della Brigata Lombardia 73° - 74° Reggimento (23^ Divisione) ,   avanzarono nei giorni successivi verso le posizioni austriache sotto il Veliki Hribach verso San Grado.
Tratto del Diario della Brigata Lombardia:
14 Agosto 1916 - Durante la notte furono respinti parecchi attacchi nemici, provenienti da Pri Stanti, furono eseguiti gli spostamenti delle truppe in base agli ordini dati alla sera precedente, la sezione someggiata si è messa a disposizione nei pressi di q. 212.
All'ora stabilita ha inizio il tiro delle artiglierie e delle bombarde, ma l'artiglieria avversaria risponde con estrema violenza , mette subito fuori combattimento i due pezzi della batteria "Amalfi" , ed i due mortai da 240.
L'azione delle artiglierie continua da ambo le parti; frattanto si danno le disposizioni per l'avanzata che dovrà aver luogo alle ore 12, secondo il seguente ordine emanato dal Comando della 23^ Divisione. "Alle ore 12 precise le fanterie avanzeranno risolutamente stop. La Brigata Catanzaro in collegamento con la Brigata Granatieri raggiungerà la linea già accennata Volkovjak-Veliki Hribach . La brigata Lombardia vinte le resistenze di San Grado procederà risolutamente all'occupazione di quota 123 e successivamente raggiungeranno la linea Biglia q. 194-  q. 126, Volkovnjak, collegandosi ivi colla Brigata Catanzaro. Il Comando della Brigata si trasferisce al solito posto di comando presso la chiesa di Pec.
Alle ore 12 precise le nostre truppe balzano dai loro appostamenti e sulla destra , quantunque contrastate da un fuoco assai intenso di fucileria e mitragliatrici che arreca gravi perdite si riesce a progredire di oltre 250 metri.
Sulla sinistra ogni tentativo di movimento in avanti è arrestato dal fuoco efficacissimo nemico che parte dalle trincee e dai caseggiati tenuti dall'avversario :  anche un tentativo di attacco , sostenuto da due automitragliatrici blindate riesce infruttuoso.
Nel pomeriggio le due compagnie del I/73° chiamate in rinforzo del III/73° tornano nel settore della Brigata e vengono messe a disposizione del Comando del 73° fanteria.
Le truppe stanche per le fatiche sostenute in tanti giorni di combattimento sostano sulle posizioni ove si rafforzano.
Alle ore 18 giunge dal Comando della Divisione l'ordine che la Brigata Lombardia verrà sostituita in prima linea  dalla Brigata Napoli e dalla Brigata Pinerolo il III/73° che dipendeva dalla Brigata Catanzaro deve recarsi a Romans per riordinarsi.



Nel memoriale del Sottotenente XYDIAS, vengono narrati anche se in modo retorico i fatti che videro la morte dell'Irredento Triestino:
"" E sulla vetta del Nad Logem conquiso, il pomeriggio del 14 Agosto, Spiro Xydias, terminata l'impresa della giornata, aspettava il suo attendente che doveva recargli gli ultimi fonogrammi. Prostrato dalla fatica degli scorsi giorni egli si concedeva alcuni minuti di riposo sul nudo terreno carsico. Mirava la sua mitragliatrice finalmente muta, promettendole nuovo fuoco e nuovi trionfi, L'attendente arrivò coi fogli Spiro li lesse rapido e avido. La faccia gli si illuminò di gioia. Erano buone notizie tanto buone che volle egli stesso portarle al Maggiore.
Si avviò sullo spiazzo del monete, senz apensare a proteggersi nei camminamenti: aveva fretta di comunicare al suo superiore il resoconto della giornata. L'ordinanza , con affettuosa deferenza, lo pregò di scendere con lui nella buca che i nemici erano a sole poche decine di metri e raffiche micidiali spazzavano ogni tanto il vertice del Nad Logem. Ben lo sapeva, Spiro ma incurante , quasi smemorato, tutto preso da un solo pensiero, tutto raggiante delle buona giornata, alzò le spalle e continuò tranquillamente la sua via.
Pochi passi un sibilo. Una pallottola di fucile.
Colpito, Spiro stramazzò a terra.
Accorsero l'attendente e un capitano che veniva su dal camminamento; lo trasportarono al coperto, strisciando carponi mentre una salva di proiettili invadeva lo spiazzo.
Il Capitano appena poté adagiarlo al riparo si provò a dargli coraggio rimproverandolo:
_ Ti avevo detto tante volte di non esporti a quel modo: per fortuna non è nulla di grave-
-Sono colpito alla colonna vertebrale - Rispose Spiro con un fil di voce ma ancora lucido e conscio.
- No dire queste cose - replicò ilo capitano impallidendo - non sarà niente, vedrai, ora ti portiamo all'infermeria .-
La faccia morente si contrasse di uno spasimo violentissimo. Con voce soffocata supplicò:
- Tirami una revolverata che sia finita -
Il capitano protestò energicamente, facendo la voce grossa per dominare l'emozione  che lo strozzava. L'attendente piangeva in silenzio. Spiro sollevò il capo, guardò fissamente il compagno con occhi già velati dall'agonia: sussurrò:
- Vieni vicino..devo dirti una cosa...-
Il capo ricadde pesantemente sula nuda terra; un sorriso  si diffuse sulla sua faccia sbiancata cancellando lo spasimo della sofferenza.
E con quel riflesso di speranza sulla fronte, Spiro Xydias morì."

Fu poi sepolto nel cimitero di Farra.

Il cippo dedicato a Spiro Xydias sotto quota 265 






Camminamento in zona quota 265






Mappa con indicate le quote 265 e 246




ringrazio per alcune informazioni Mitja Juren



mercoledì 6 novembre 2019

Capitano LEVI Augusto





3° Reggimento Genio - 46^ Compagnia Telegrafisti


Nato a Ancona il 15 Luglio 1888
Morto a Ramat Gan (Tel Aviv) il 14 Agosto 1975


Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Tenente Reggimento Genio - Al seguito di due ufficiali incaricati d'importanti missioni da parte del comando di divisione, sotto il violento tiro delle artiglierie nemiche , rimasto ucciso uno degli ufficiali, trasportava al sicuro l'altro gravemente ferito, cercando quindi di recapitare gli ordinai destinazione. Colpito a sua volta, chiedeva aiuto per adempiere  al suo compito, finchè esausto per lo sforzo e per la dolorante ferita, perdeva i sensi.
Altopiano Carsico, 25-26 Maggio 1917

Note Storiche:

Ho voluto pubblicare questo post del Capitano LEVI, anche se non è uno dei tanti caduti sul Carso, ma fortunosamente  riusci a finire la guerra e morì in tempo di pace all'età di 87 anni .
Il suo ferimento  avvenuto sul Carso durante la X^ battaglia dell'Isonzo, lo vide durante una missione per la quale fu decorato della Medaglia d'Argento, tale azione verrà sotto descritta da parte del racconto di un suo Caporale Marzocchi Amedeo.
Il Capitano Levi, allora Tenente apparteneva al 3° reggimento Genio 46^ Compagnia Telegrafisti, tale reparto era in forza alla 33^ Divisione comandata dal Maggior Generale Andrea Graziani la quale occupava il settore dal Nad Bregom a quota 208 Sud ed era costituita dalle due Brigate di fanteria Mantova e Padova.
All'inizio della offensiva il 23 Maggio 1917 dopo il fuoco dell artiglieria Italiana che cominciò alle ore 6 che nonostante vi era un pò di vento si ebbero buoni risultati. . Il nemico reagì contra battendo con vivacità le linee avanzate  e le zone immediatamente retrostanti con tiri d'interdizione. Sul fonte della 33^ Divisione le trincee ed i reticolati erano in gran parte sconvolti soprattutto all'altezza del ridottino Austriaco. In altri punti varchi nei reticolati e gravi danni alle trincee.
Avvenuto lo scatto delle fanterie previsto ed avvenuto alle ore 16 la Divisione raggiunse gli obbiettivi che le erano stati assegnati occupando il ciglio del Vallone di Jamiano da quota 208 Sud per q. 175 235 e 219.
Il 24 Maggio la 33^ Divisione occupa il ciglio del Vallone di Jamiano, dove prese contatto con il VII° C.A., le quote 219, 235, 241. Su questa fronte le Brigate Granatieri e Mantova sostengono una furiosa lotta, con gravissime perdite, ma pur tuttavia resistono all'infuriare violento dell'artiglieria nemica e ai contrattacchi austriaci.  
Il 25 Maggio vide la Divisione fare ulteriori progressi, in questo giorno comincia il racconto del Caporale Marzocchi della 46^ Compagnia Genio Telegrafisti:
- Dietro la richiesta del Sig. Comandante di Compagnia, ho l'ordine di esporre i seguenti fatti, come essi si sono svolti:
La sera del 25 Maggio u.s. agli ordini del Signor Tenente Levi ed al seguito dei Signori Ufficiali di S.M. della 61^ Divisione si partiva da San Martino del Carso alla volta del Comando della 33^ Divisione su quota 208 Sud, per motivi ignoti al sottoscritto, costi giunti si proseguì in cerca del Sig. Generale Graziani che trovammo nei pressi di quota 175. Il Signor Tenente Levi fu tenuto a disposizione del Sig. Generale ed io fui mandato al seguito del Signor Tenente Colonnello Di Pietro e dal Signor Maggiore Taranto verso la prima linea. Più tardi ci si ricongiungeva col Signor Generale il quale conferì a lungo con i Signori Ufficiali di S.M. della 61^ Divisione. Nella notte ripartivano per la prima linea: il Sig. Tenente Colonnello Di Pietro, il Maggiore Taranto , il Capitano Giovana, il Tenente Levi, ed il sottoscritto sempre al seguito. Raggiunto le pendici di quota 241 e dopo aver sostato presso vari comandi di reparti si prese la direzione di quota 238.
Era l'albeggiare del giorno 26.5. il Sig. Maggiore Taranto fu mandato a raggiungere non vidi bene chi dal Sig, Ten. Col. Di Pietro ed il rimanente proseguiva credo alla ricerca del 140° Fanteria.
Il tiro nemico era insistente ed ala salita della quota 238 una granata colpiva a morte il Sig. Capitano Giovana ferendo il Signor Ten. Col. Di Pietro. Il Tenente Levi allontanava il ferito ed io mi mettevo in cerca di una barella. Poi il Tenente Levi ritornò su e mi chiamò dicendo che aveva già provveduto alla barella, che ora bisognava risalire presso il cadavere del caduto per rintracciare dei documenti. Si andò e presi i documenti ci mettemmo a salire la quota 238. Il tiro aumentava di intensità fino a che il Signor Tenente rimase pure lui ferito, alla gamba destra. Lo fasciai e mi accingevo a portarlo giù malgrado egli volesse che lo aiutassi  salire ancora. Dovetti obbedirlo, ma per il breve tratto che l'esaurimento del ferito non lo permise più. Lo ricoverai allora ad un posto di medicazione più serio, e la sera lo accompagnai a Nova Vas. Dal Tenente venni ordinato di portare il piego dei documenti e una lettera di accompagnamento al Comando della 61^ Divisione.
Zona di guerra 3 Giugno 1917, 

Firmato Caporale Marzocchi Amedeo 46^ Compagnia Telegrafisti
In merito a questo fatto vennero decorati tutti gli Ufficiali e anche il Caporale Marzocchi:
 

Tenente Colonnello DI PIETRO Salvatore:

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Ufficiale dello stato maggiore di una divisione, incaricato di riconoscere la linea raggiunta delle truppe durante l'attacco, con calma e con valore adempiva al proprio compito, sotto intenso bombardamento, rimanendo gravemente ferito per lo scoppio di uno Shrapnel 
Carso (Quota 238) , 25 Maggio 1917
Il Tenente Colonnello DI PIETRO prese parte alla Campagna d' Etiopia 1935-1936con il Grado di Generale della 1^ Divisione indigeni.

Maggiore TARANTO Arturo:

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Per portare gli ordini ricevuti dal comandante di una divisione durante il combattimento, sprezzante del pericolo, percorreva ripetutamente zone scoperte e fortemente battute dal fuoco di numerose artiglierie di ogni calibro, riuscendo a compiere le missioni ricevute e dando splendido esempio di coraggio e di ardire.
Altopiano Carsico, 25-26 Maggio 1917
Il Maggiore Taranto dopo la guerra ottenne il grado di Colonnello e fu promosso poi Generale di Brigata per meriti eccezzionali dal  1935-1939 comandò la Brigata Fanteria del Timavo (XII).

Capitano GIOVANA Mario:

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Incaricato di riconoscere la linea raggiunta dalle truppe durante l'attacco, mentre sotto intenso  bombardamento nemico adempiva con calma al proprio compito, soccombeva per lo scoppio di una granata. Nei giorni precedenti per varie ore aveva eseguito altre importanti e pericolose ricognizioni.
Carso, 25 Maggio 1917


Caporale MARZOCCHI Amedeo:

Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 

 Sotto intenso bombardamento nemico, rimasto ferito il suo ufficiale, con sereno coraggio lo trasportava in un posto di medicazione, dando bell'esempio di sacrificio e di devozione al prioprio superiore.
Altopiano Carsico, 25-26 Maggio 1917

Il Tenente Levi, fu promosso  e terminò la  guerra col grado di Capitano,. si trasferì poi a Firenze dove nel 1938 lasciò la città per recarsi in Palestina a causa delle leggi razziali di Mussolini, ove divenne un influente economista ed accademico dopo la formazione dello stato di Israele.
Morì a Ramat Gan (Tel Aviv) il 14 Agosto 1975. 



Schieramento con la dislocazione della 33^ Divisione all'inizio della X^ battaglia dell'Isonzo:



Mappa con evidanziata dal cerchio in verde la quota 238 del Nad Bregom



Levi Augusto con altri Ufficiali del Genio (da sinistra il terzo seduto) :



 Levi Augusto a Monfalcone (il penultimo a destra):






Ringrazio per questo post Nathan Zeldes nipote del Capitano Augusto Levi



mercoledì 25 settembre 2019

Soldato NORDIO Aurelio





1° Reggimento Bersaglieri Bis


Nato a Trieste il 15 Giugno 1897
Morto  nella Trincea delle Frasche il 29 Ottobre 1915
Sepolto a ------



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 



Volontario triestino, diciottenne, in un assalto ad un forte trinceramento nemico, dava mirabile esempio di abnegazione ed altruismo e contribuiva a mantenere la difficilissima posizione, incitando i suoi compagni alla resistenza. Faceva poi nobile sacrificio della sua giovane vita, per proteggere un ripiegamento.
Altopiano Carsico 28-29 Ottobre 1915


 Note Storiche:

Il volontario Irredento NORDIO Aurelio  con nome di guerra GIACOMINI Mario, apparteneva al 50° battaglione del 1° reggimento Bersaglieri Bis il quale nel Gennaio del 1916 diventerà 15° reggimento  Bersaglieri. Nell'Ottobre 1915 durante la Terza battaglia dell'Isonzo iniziata il 18 vedrà impegnato il reggimento con la 19° Divisione nel settore di Castelnuovo, più precisamente nella zona della Trincea delle Frasche non ancora conquistata definitivamente , questo avverrà nel mese di Novembre ad opera dei fanti della Brigata Sassari. 
Tratti dal diario del 15° Bersaglieri, le gesta che videro protagonisti i fanti piumati nei giorni della terza battaglia dell'Isonzo:
Il 21 Ottobre il reggimento si trasferì da Campolongo a Turriaco. Il giorno seguente il comando di Reggimento con due battaglioni, si portò a San Pietro dell'Isonzo, a disposizione del Comando della 20^ Divisione, mentre il 51° battaglione restò a Turriaco come riserva del Corpo d'Armata. Il 24 Ottobre il Reggimento passò a disposizione della 19^ Divisione e si trasferì alla Conceria di Fogliano, dove ricevette l'ordine di riprendere la trincea detta "delle Frasche", abbandonata da reparti della Brigata Siena, i seguito a  contrattacco nemico.
Verso sera il 49° battaglione era a posto e collegato a sinistra col 139° fanteria e a destra con il 50° battaglione. Aveva due compagnie in prima linea, una compagnia di rincalzo. Il 50° battaglione aveva i contati a sinistra col 49° battaglione ed a destra col 32° fanteria, dislocandosi con due compagnie in prima linea ed una a rincalzo.
Nelle trincee intanto si iniziava intenso scambio di fucilate.
Nei giorni successivi 25,26,27 la truppa attese a migliorare le trincee, a sgombrare i camminamenti, riempire sacchi a terra, continuando i lavori di rafforzamento e quelli necessari a moltiplicare gli sbocchi offensivi. Veniva stabilito che il saliente esistente nella "Trincea delle Frasche" che si trovava parte sul fronte dell'estrema sinistra nostra e parte sul fonte dell'estrema destra del 139° fanteria, fosse lasciato interamente alle cure del Reggimento bersaglieri.
Nel contempo il 51° battaglione lasciava Turriaco per riunirsi al reggimento
Sulla sinistra la Brigata Bari venne sostituita dalla Brigata Caltanissetta (147° e 148°), di cui un battaglione doveva essere alle dipendenza del comandante del Sottosettore di sinistra. Nella serata del 27, il tempo, già piovoso e monotono, tornava sereno. Alle ore una del 28 Ottobre, giungeva l'ordine di operazione dal Comando del Settore.
Il reggimento ed il 3° battaglione del 149° fanteria, dovevano attaccare ed impadronirsi della trincea "delle Frasche" e del saliente Nord della trincea.
Sulla destra le truppe del 148° fanteria sulla sinistra l' 32° fanteria dovevano contribuire all'azione. Il tiro di preparazione dell'artiglieria doveva cessare alle ore 15, ora in cui senz'altro si sarebbe iniziata l'avanzata delle truppe.
Alle ore 15 precise il 49° e il 50° battaglione , irrompevano dalle trincee occupate e per gli sbocchi preventivamente preparati, si slanciavano sulle trincee nemiche. L'artiglieria non aveva però, affatto intaccato le difese del saliente (parapetti ben blindati e fitti reticolati) per cui la 1^ e 2^ compagnia del 49° battaglione, buttatesi sul saliente, venivano fermate dai reticolati e decimate dal fuoco di mitragliatrici nemiche sul fronte e sul fianco destro. In breve i due reparti rimasero senza ufficiali, perché in numero impressionante morti e feriti: ugualmente però parte della 1^ compagnia si ritraeva ordinatamente in una buca prospiciente il lato sud del saliente e vi si rafforzò con sacchi a terra, tenendo in rispetto il nemico; la 2^ compagnia, o meglio i pochi superstiti, ordinatamente ripresero il primitivo posto nelle vecchie trincee, mentre la 4^ compagnia, che era in rincalzo, fu chiamata in linea.
La 3^ compagnia del 49° battaglione ed il 50°, con mirabile slancio, irruppero nella trincea "delle Frasche". Alle ore 15.20 l'avevano già raggiunta, occupata ed in parte oltrepassata.. Ivi giunti detti reparti furono però violentemente battuti dal fuoco, aggiustato prima dall'artiglieria nemica, infilati da tiro d'artiglieria e di mitragliatrici tanto sulla sinistra che sulla destra, partente dal noto saliente e dalla trincea dei Razzi. Intanto forze austriache, sfruttando un camminamento coperto, con tratti di traverse, esistente aldilà delle trincee delle Frasche che conduceva ad una buca, da questa ben presto affluirono, iniziando, a colpo sicuro il lancio di bombe a mano.
Nonostante ciò, le truppe si sostennero valorosamente: pochi gruppi soltanto si ritrassero in un'ampia buca - quasi un avvallamento - esistente fra la trincea delle "Frasche e quella da noi occupata. Senonché, appena mezz'ora dopo l'inizio dell'azione, il Maggiore Sforza Cav. Pietro, il quale non curante del pericolo si era slanciato alla testa del suo 50° battaglione sulle trincee nemiche, trascinandolo con l'esempio, cadde ferito e fu costretto suo malgrado , a lasciare le file. Subito dopo anche il suo aiutante maggiore in seconda cadeva, mentre stava accingendosi ad avvertire il Capitano più anziano del Battaglione perchè ne assumesse il Comando. Il Capitano non poté ricevere l'avviso, per cui le quattro compagnie di quel Battaglione rimasero senza guida per circa tre ore, l'azione non fu coordinata ed i rincalzi non affluirono a tempo sul fronte. Per misura prudenziale il Comandante del Settore inviò su tre compagnie del 3° Battaglione del 31° fanteria, impiegando due compagnie nella buca Carsica dove risiedeva il Comando del Sottosettore e la rimanente terza sui ricoveri a Nord del camminamento coperto che vi si adduceva da Castelnuovo. Ma la posizone dei reparti situati nell'avvalamento antistante le trincee delle "Frasche", non fu dal Comandante del Reggimento Colonnello De Bono, ritenuta né buona né utile per una futura azione. né sostenibile, sia perchè infilati a sinistra ed a destra, sia per la difficoltà di eseguire i rifornimenti. Decise perciò che quelli che vi si trovavano, si ritirassero entro la prima linea occupata. E la ritirata a gruppi potè eseguirsi nella notte dal 28 al 29, pressochè senza inconvenienti e senza gravi perdite.
Ma la lotta era stata disperata: nell'impeto travolgente della battaglia, nella mischia titanica, impavidi, con la freddezza delle prove supreme, ufficiali e gregari, santamente uniti nell'ideale comunione di intenti. furono magnifici, superbi, sprezzanti del pericolo, superiori ad ogni aspettativa, mirabile esempio di sacrificio e di tenacia. Ogni elogio ritorna inadeguato per i martiri della gloriosa giornata: e tutto il reggimento ridotto ormai a poco meno di due terzi della forza , va menzionato ed elogiato, perchè di martiri ed eroi esso era composto, perchè tutti, senza distinzione, pagarono a prezzo inestimabile di eroismo e di sangue ,l'azione terribile superata.
L'allora soldato, ma frequentante del corso di allievo Ufficiale Nordio Aurelio rimase disperso nella giornata del 29 Ottobre durante il ripiegamento, anche se altre fonti danno come giorno il 30 Ottobre cosa  poco probabile viste le vicende appena descritte che confermerebbero come giorno esatto il 29.
Il suo corpo fu ritrovato il 20 Agosto 1916 e fu poi sepolto nel cimitero di Villesse, . La causa della sua morte è stata una ferita alla colonna vertebrale.

Mappa con lo schieramento alla  vigilia dell'azione del 28 Ottobre 1915:

Foto della zona del Saliente di quota 164 e della Buca delle Frasche che si trovava tra le linee Italiane e Austriache durante l'azione del 28 Ottobre 1915:




Trincea Blindata nei pressi della Dolina delle Frasche: 


Foto della Targa posta nella casa natale a Trieste in via Crispi dei due fratelli gemelli Fabio e Aurelio NORDIO. Fabio troverà la morte nel il 23 Agosto 1917 sull'Altopiano di Kal con gli Alpini del Battaglione Belluno: