In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa

venerdì 17 settembre 2021

Tenente GIOVANNITTI Aristide

 

14° Reggimento Fanteria Brigata Pinerolo

 
 
 Nato a Ripabottoni (CB) il 13 Giugno 1887
Morto sul Monte Sei Busi il 18 Luglio 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 9° Gradone loculo 18136 
 
 

 
 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare

 
Quale comandante di compagnia, sotto l'aggiustato fuoco dell'artiglieria nemica, dava mirabile esempio di calma e sprezzo del pericolo, esponendosi deliberatamente, e riuscendo con tale suo nobile contegno e con la parola incitatrice a mantenere impavidi i suoi dipendenti sulla posizione. Cadde colpito a morte.
Monte Sei Busi, 18 Luglio 1915
 
 
Note storiche: 
 

Il primo balzo è decisamente fallito. E come spesso accade, c’è di mezzo una donna. L’avvenente e frivola, ma astuta, contessa di Strassoldo. Temperamento focoso, sangue italiano, austriaca la fede e la cittadinanza, un fratello generale nell’esercito asburgico. Risiede nell’avito castello presso Cervignano e qui ha ospitato, e circuito, un colonnello del Genova Cavalleria inviato nei primi mesi del ’15 in missione, più o meno segreta, per carpire cosa il probabile nemico apparecchi per la guerra. Il colonnello si è invaghito della contessa e questa lo ha facilmente persuaso che l’Austria è fortissima alla frontiera italiana e che ha uomini, armi e apparati difensivi a sufficienza. Il colonnello ha puntualmente riferito, così che quando, il 24 maggio, le nostre truppe hanno varcato il confine del 1866, gli “strateghi” nostri, timorosi di chissà quali insidie, hanno titubato oltre il lecito e si son mossi con prudenza eccessiva e colpevole. Di fronte avevano solo un velo di uomini, ma l’opportunità di infliggere subito un duro colpo al nemico è andata sciupata. Già ai primi di giugno, Conrad ha potuto trasferire alcune divisioni dal fronte russo e soprattutto da quello serbo. La Serbia, infatti, gelosa dell’Italia, e urtata dalle mire di Roma sui territori dell’Istria e della Dalmazia, se n’è stata a braccia conserte e  ha permesso agli austriaci di sguarnire quel fronte, a tutto nostro danno.

Non sono mancati peraltro gli episodi di coraggio e spirito d’iniziativa. Come quello di cui è stato protagonista il serg.mag. Donato Verde di Ferrazzano: a capo di una pattuglia esplorante di 20 cavalleggeri, avvistato un reparto di cavalleria nemica, senza curarsi del numero più consistente, ha ordinato la carica, costringendo alla fuga l’avversario che ha lasciato sul terreno 6 morti e 4 feriti. Lo stesso Re Vittorio ha voluto incontrarlo e, dopo aver ascoltato il racconto dell’accaduto, gli ha conferito motu proprio la medaglia d’argento al valore.

Ma questa è ormai acqua passata. Ora bisogna picchiare la testa contro il muro eretto al limitare dell’altipiano sassoso di Doberdò. La prima battaglia dell’Isonzo, combattuta tra il 23 giugno e il 7 luglio, si risolve in un nulla di fatto, causandoci le prime perdite consistenti, 15.000 uomini con 2.000 morti. Il contributo della brigata Pinerolo (mag.gen. Edoardo Ravazza) e del 14° fanteria, il “reggimento dei molisani”, il reggimento di Giovannitti e Montini, è rilevante, oltre 700 le perdite totali. Dell’attività di Montini, in questi giorni, esistono varie testimonianze; per Giovannitti la partecipazione agli eventi si può desumere dal fatto che, il 15 giugno, presagendo la prossima morte, scrive e invia ai genitori il suo “testamento spirituale”.

La brigata ha lasciato le sedi ordinarie (L’Aquila per il 13° e Foggia per il 14°) il 21 maggio e già il 24, passato il confine, si è schierata nel settore di Ronchi alle dipendenze della 14ª divisione (mag.gen. Giacinto Rostagno), VII C.d.A. (ten.gen. Vincenzo Garioni). Il 12 giugno i primi morti del 14°: “Durante tutta la mattina, l’artiglieria nemica ha aggiustato il suo tiro su Pieris, su Begliano, su Monfalcone, su San Canziano. Frequenti proietti scoppiavano in alto sull’accampamento dei soldati, senza arrecare danni. Alle trincee, la truppa fu obbligata a sospendere i lavori per ripararsi dai tiri stessi. A Begliano però, il 3° battaglione ebbe due morti fra i soldati e due feriti leggermente” (AUSSME, Diario Storico 14°f.). Uno dei due fanti rimasti uccisi risponde al nome di Francesco Di Matteo (22 anni da Pozzilli). Il 15 la “Pinerolo” sostituisce la brigata Granatieri sulla sponda destra del Canale Dottori: “Alle 7.30 il 1° btg. ha già collocato gli avamposti” tra Ronchi e S.Polo. Nella notte sul 19 pattuglie nemiche saggiano la consistenza della linea Ronchi-Vermegliano. Fuoco nutrito di fucileria che causa un morto (Giuseppe Masciotra, palla di fucile al petto, di Agnone, 21 anni, sposato da soli tre mesi con Angela Iarusso) e tre feriti. Il cap.le Zaccaria quantunque colpito alla testa e al braccio “ha continuato il fuoco rimanendo tranquillo al suo posto”. Gli austriaci disturbano i movimenti con efficaci tiri d’artiglieria, soprattutto g shrapnel  provocano feriti, 9 il giorno 20.

Alla vigilia del primo attacco sistematico, tutto il 14° è a Staranzano, tranne una compagnia di scorta all’artiglieria divisionale nelle adiacenze di Ronchi. L’ordine d’operazioni n.11, che fissa le direttive “per l’attacco generale del Carso” dell’indomani, giunge alle 22: due battaglioni concorreranno con i granatieri e reparti della guardia di finanza all’occupazione delle quote sovrastanti Monfalcone.

Nel massimo silenzio, alle 0.50 del 23 giugno, i due battaglioni (I, mag. Vincenzo Giliberti, III mag. Luigi Berenghi) si mettono in marcia per raggiungere le zone assegnate. Cielo sereno e stellato, l’aria tiepida dell’estate appena iniziata. Il nemico è in allerta, fasci di riflettori e razzi illuminanti squarciano a tratti il buio. Sono le 2.15, i fanti hanno raggiunto le prime case di Monfalcone dove stazionano per tutto il giorno in riserva ai granatieri che hanno attaccato, senza risultati concreti, le quote 121 e 85. Il III/14° presidia gli avamposti. La situazione resta immutata il giorno dopo. Durante la notte sul 25 breve fuoco di fucileria, tre feriti, uno è grave: Domenico Sigismondo di Montenero di Bisaccia morirà il 27 agosto in un ospedaletto da campo, le sue ossa riposano nel Sacrario di Redipuglia. Per più giorni gli assalti portati dai granatieri e dagli altri reparti non riescono a scardinare la tenace resistenza degli austriaci. Mentre sulle balze della Rocca si combatte con valore e ostinazione da entrambe le parti, il 14° resta di rincalzo a Monfalcone e nei primi avamposti. Massima vigilanza, fuoco a ogni movimento avversario, pattuglie per aprire varchi nei reticolati.

Così fino alla sera del 3 luglio quando, alle 23, l’ordine d’operazioni affida al 14° il compito di procedere “all’avanzata su quota 45 e della collina a sud di Selz”. La marcia di avvicinamento ha inizio alle 2.30, II btg. (ten.col. Francesco De Salvi) di prima ondata. Per le 5 bisogna essere pronti allo scatto. Ma il tiro corto della nostra artiglieria, che deve battere le trincee nemiche, impedisce lo spiegamento dei plotoni. La truppa si ammassa tra le case di Selz. Alle 6.10 una granata cade proprio dove si trovano la 5ª e la 7ª compagnia causando 3 morti e una dozzina di feriti. Solo alle 6.35 le compagnie del II btg. possono schierarsi per l’attacco che ha inizio alle 8.15 con tre compagnie (5ª-6ª-7ª). L’azione procede lentamente, mentre volontari guidati dal s.ten. Montini collocano tubi esplosivi sotto il filo spinato. Gli austriaci (29° Alpenjäger) sono saldamente asserragliati, mitragliatrici e tiratori scelti infliggono perdite. La situazione, alle 14.10, si fa difficilissima, alle 15.30 bisogna attenuare la pressione, alle 20.30 il grosso della truppa rientra a Vermegliano, una compagnia resta a presidiare le posizioni raggiunte. Il battaglione ha avuto 9 morti accertati, 77 i feriti e tutti gravi, ferito anche il s.ten. Michele Saracino. L’azione dovrebbe riprendere all’alba, dopo che Montini ha provveduto a far brillare altri tubi di gelatina. Il fuoco di sbarramento da parte del nemico impedisce però il tentativo. La battaglia ha termine alla sera del 7 luglio, i risultati sono minimi. La q.45, proprio dove la strada per Doberdò disegna un’ampia curva a tornante, e dove oggi sorge il cippo che ricorda il valore della brigata Pinerolo, rimane in possesso del nemico.

Il 14° per ora può scendere a riposo: “Ronchi 7-7-15, ore 18.50. Per ripiegamento delle truppe valgono le norme dettate giorni precedenti. Resta inteso che a Selz rimarrà una compagnia con la sezione mitragliatrici. Generale Ravazza” (AUSSME, Diario Storico 14°f., allegato n.50).

Si ricomincia subito, il 18. Completata ormai la radunata, dalla seconda battaglia Cadorna e il Governo italiano attendono “ansiosamente una grande avanzata vittoriosa”. L’illusione è ancora quella di sfondare e marciare, con manovra ad ampio raggio, su Lubiana e magari su Vienna. Obiettivo immediato è la conquista del pianoro carsico muovendo dal m.S.Michele al m.Cosich.

Fin dalla notte le batterie italiane, oltre 800 pezzi, aprono il fuoco che per la prima volta appare devastante: “18 luglio. Il fuoco dell’artiglieria è divenuto terribile questa notte. E’ quasi la fine, penso, ed io mi sto preparando a morire coraggiosamente, da cristiano. E’ dappertutto. Un massacro senza precedenti. Il sangue scorre ovunque ed i morti e i corpi fatti a pezzi si trovano tutt’intorno, cosicchè…”. Tanto si legge nel diario, interrotto dalla morte, di un giovane tenente del 46° reggimento austriaco e rinvenuto accanto al cadavere del suo estensore.

Il S.Michele, Bosco Cappuccio, Bosco Triangolare, Bosco Lancia, la trincea dei Razzi, la trincea delle Frasche, i Sassi Rossi, Castelnuovo, il Sei Busi, le quote 111 e 118, il Cosich, per l’uno e l’altro esercito, divengono i luoghi del primo, vero bagno di sangue. Fino al 3 agosto, un olocausto addirittura per le brigate Pinerolo, Barletta, Acqui, Chieti, nelle quali sono a centinaia i fanti molisani.

Alle 4 del mattino, baionetta in canna, nelle trincee italiane tra Redipuglia, Vermegliano e Selz, I e II/14°, alle dipendenze del Comando “Acqui”, attendono l’ordine di uscire. Ogni soldato, oltre il fucile modello 91, porta il tascapane con la razione d’emergenza, qualche effetto personale, un sacco a terra. Zappatori e Genio divisionale hanno fatto brillare i tubi sotto il filo spinato, 25 davanti al settore del 14°, alcuni varchi sono aperti: “L’attacco dovrà procedere simultaneo, energico, risoluto” per mettere piede sul monte Sei Busi.

Alle 4.30, l’artiglieria, 18° reg. campale, allunga il tiro. I fischietti trillano, gli ufficiali comandano “fuori!” ed escono per primi sciabola in pugno. A Giovannitti è affidato il comando della 3ª compagnia, I battaglione (mag. Ismaele Embabi, Il Cairo 1867, med.arg.). I fanti li seguono con animo al grido di “Savoia!”. Ma sui varchi sono puntate le schwarzlose, le raffiche aprono vuoti nelle file italiane. Il fuoco della fucileria è micidiale: “Le difficoltà sono insormontabili in quantochè il nemico infligge gravi perdite. La fanteria non può procedere all’attacco dei reticolati”. L’ondata, formata dal I e II btg., deve dunque arrestarsi e distendersi nella terra di nessuno, battuta dai calibri nemici. E’ in questo momento, alle 5 del mattino riporta l’atto di morte sottoscritto dal s.tenente di amministrazione Ettore Fagà, che resta ucciso Giovannitti, raggiunto al petto da una palletta di shrapnel. Le perdite casate dall’artiglieria infatti, sono sempre pesanti. Nell’estate del ’15 non sono ancora in dotazione gli elmetti, si va con il berretto in testa. Le ferite al capo, schegge o pietre scagliate dalle esplosioni, sono la principale causa di morte.

Dalla motivazione della medaglia (di bronzo commutata in argento nel 1917) possiamo stabilire che il ten. Aristide Giovannitti, primo caduto di Ripabottoni nel mentreimpassibile conduceva scientemente e diligentemente alla vittoria ed alla gloria” è rimasto ucciso in campo aperto tra le due contrapposte linee e “sotto il l’aggiustato fuoco dell’artiglieria nemica” dando prova di calma e coraggio “esponendosi deliberatamente” per incitare i suoi soldati “con il nobile contegno e la parola” a mantenersi saldi sulla posizione raggiunta.

Intanto ha preso a piovere. “Zona di guerra. 18-7-15, ore 10.15. Dal Comando brigata Acqui al Comando 14° fanteria. Per ordine Divisione alle 11 fanterie riprenderanno senz’altro l’avanzata sui noti obiettivi. mag.gen. Menarini”. Alle 11 in punto, i fanti dalle mostrine rossonere scattano di nuovo in avanti “ma anche questa volta l’azione non riesce”. Così i tentativi operati alle 15.30 e alle 18, dopo che i nostri 149/35 hanno martellato ancora le posizioni nemiche. Sulla destra, il 18° della Acqui ha raggiunto invece le trincee impegnando corpo a corpo l’avversario, respinto dopo accanita lotta dagli ungheresi del 20° Honved.

Nel comune natio, giunta il 24 luglio la dolorosa notizia, il sindaco fa affiggere un manifesto listato a lutto: “Cittadini! Con l’animo traboccante di cordoglio, Vi comunico il telegramma stamane pervenutomi: Prego partecipare, dovuti riguardi, Dottor Giovannitti che Ten. Giovannitti Aristide è caduto gloriosamente sul campo di battaglia. Comandante 14° fanteria deposito in Foggia, Ten.Col. Limazzi. Cittadini! Vi invito di mandare un reverente e mesto saluto alla cara memoria del compianto Ten. Giovannitti, saputosi eroicamente immolare per la Patria, che riesca di conforto ai suoi”.

Il 14° sarà ancora protagonista il 23 e il 25 luglio. I suoi fanti espugneranno finalmente le quote 111 e 118, ricacciati dagli ungheresi, torneranno all’assalto e riconquisteranno il Sei Busi, ma sotto l’infernale fuoco dell’artiglieria austriaca sarà impossibile tenerlo. Le due quote resteranno terra di nessuno fino all’agosto del 1916. Le perdite del 14° sono state davvero pesanti: dal 18 al 28 luglio 1915, periodo trascorso in prima linea, 209 morti (10 uff.li), 765 feriti (17) e 137 dispersi (2), un terzo della forza (1).

Aristide Manlio Ottorino Giovannitti, ultimo di tre figli (2), fratello del sindacalista, poeta, scrittore Arturo, ebbe i natali a Ripabottoni il 30 giugno 1887, alle ore antimeridiane 8 e minuti 30 nella casa posta in via Paolo Gamba 1. Il padre, Domenico Maria, farmacista, era nato a Trivento, la madre, Adelaide Luisa Giovanna Evelina Levante, proveniva da una agiata famiglia di Larino. Compiuti gli studi liceali al Mario Pagano, laureato in Legge a Napoli e ottenuta l’abilitazione da segretario comunale, stava per conseguire la laurea in Filosofia. Era appassionato studioso di Dante e conosceva e recitava a memoria tutto l’Inferno. Forbito oratore, poeta e scrittore, si ricordano “La psicologia degli animali” e “Il materialismo di Tertulliano”. Era anche un artista: dipingeva ed eseguiva caricature per vari periodici.

Alcuni anni fa, a Morrone del Sannio, il gen. Giovanni Fortunato ha rinvenuto in un archivio il citato “testamento spirituale” vergato da Aristide Giovannitti il 15 giugno:

 "In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. Sarà oggi l'ultimo mio giorno. Che Iddio e la sua Madre la Santa Maria mi allontanino la morte e mi facciano essere valoroso e non mi facciano uccidere nessun mio fratello in Gesù. Io penso alla casa dove sono i genitori e il fratello con la sposa e la fedele domestica. Penso alla donna pura che il mio cuore aveva prescelto per compagna di vita sotto la poesia del sole. Penso a tutti quelli che mi amano, a tutti i buoni, a tutto ciò che Dio ama maggiormente. Prego per tutti. Iddio perdoni ai cattivi, se il mondo li nutre. Sia sempre fatta la volontà di Dio e il suo santo nome. Sia benedetto il sole tanto bello, e i fiori siano benedetti come tutte le umane creature, così in cielo che in terra sia l'universale benedizione. Bacio la mia fidanzata, la buona e virtuosa Angelina sulla fronte di angelo. Il giuramento di fedeltà eterna da lei dato a me, con l'assistenza del Signore, viene da me sciolto serenamente. Se il nostro Iddio di luce vorrà illuminarla per la scelta di un altro compagno, sia benedetta la sua volontà. Il bacio che do ai miei genitori è degno del mio e del loro affetto. Tutti siano orgogliosi di me. Saluto la grande e pura Italia e le auguro la vittoria. Sia benedetto il Signore e il suo Santo Spirito, Gesù Cristo e Maria la Santa Vergine e i grandi cristiani dei secoli e tutti i vivi e i morti. La mia venerazione a tutto ciò che Dio vuole. Sia sempre benedetto, sempre, sempre. E così sia".

1 Gli altri ufficiali caduti: cap. Bocchia Francesco (Roccabianca PR), cap. Caracciolo Ottavio (Roma), cap. Diena Leone (Carmagnola TO), ten. De Simone Michele (Trentola CE), s.ten. Contessa Luigi (S.Marco in Lamis FG), s.ten. Mansi Giuseppe (Gragnano NA), s.ten. Palieri Francesco Paolo (Cerignola FG), s.ten. Panzini Francesco (Trani).

2 Arturo Pericle Tommaso Giuseppe 7-1-1884; Giuseppe Luigi Arnaldo 22-6-1885, sposato con Zeppa Pierina. I genitori, Domenico e Adelaide, si erano sposati il 31-1-1883 a Ripabottoni. Domenico era nato a Trivento il 19-12-1851, da Tommaso, usciere regio, e Salati Carolina, sposi in Oratino l’8-5-1842. Tommaso “di professione scribente” era nato a Oratino nel 1813 da don Domenico “di professione scultore” e donna Teresa Altobello; Carolina Salati (1817) era figlia di don Francesco Antonio notaio e di donna Maria Teresa Fontana. La madre Adelaide era nata a Larino il 3-5-1856 da don Tommaso (1817) medico e donna Teresina Ricci (1828).

Per le note storiche ringrazio Massimo VITALE autore dell'articolo dedicato al Tenente GIOVANNITTI Aristide.

 

Mappa con la dislocazione delle Divisoni e i Corpi d'armata della Terza Armata all'inzio della II^ battaglia dell'Isonzo:


 Cippo indicante la quota 118 del Monte Sei Busi:



 Il Plateau della quota 118 Monte Sei Busi:

 

 Il valloncello da dove salirono i fanti del 14° Fanteria per attaccare il Monte Sei Busi:


 

martedì 31 agosto 2021

Soldato VOLPE Vincenzo


 

63° reggimento Fanteria Brigata Cagliari

 

Nato a  Santi Cosma e Damiano il 15 Dicembre 1892
Morto sul Carso il 26 Giugno 1915
Sepolto a  --------

 
 
 
Note Storiche:

" Con animo Commosso partecipo alla S.V. la morte del soldato VOLPE Vincenzo caduto il 26 Giugno compiendo il proprio dovere di cittadino e di soldato" Con queste parole il Colonnello Antonio Simoncelli Comandante del 63° Reggimento Fanteria scriveva la comunicazione di morte a Pieris il 29 Luglio 1915.
Il Soldato con la mansione di musicante VOLPE Antonio, troverà la morte nel corso della 1^ battaglia dell'Isonzo quando il proprio Reggimento si trovata sul fronte nel settore del X. C.A. al quale ne faceva parte. IL giorno 25 Giugno il Reggimento era di riserva nella zona di Turriaco e zone limitrofe. Il Comandante di Reggimento nel corso della giornata ordinava al 2° Battaglione (di VOLPE Antonio) di occupare gli avanposti nel tratto della testa di ponte, sull'Isonzo. Tale tratto partiva dalla parte sinistra dell'Isonzo , a Sud della "g" della parola Cassegliano e seguendo la linea del corso d'acqua che passava ad Ovest della Cascina Fabro a sud di quota 13 raggiunge la "B" di Begliano, seguiva quindi ad Est la parla di Begliano sino a raggiungere la rotabile Turriaco - Ronchi all'altezza di quota 10.
Il resto della testa di ponte andava  da quota 10 - Dobbia - S. Canziano - C. Messenia - limite Sud dell'argine sinistro dell'Isonzo era assegnato all'altro Reggimento della Brigata.
Il Battaglione occupava la linea assegnatagli nel modo seguente:
7^ Compagnia , sezione mitragliatrici in riserva nei  pressi del cimitero di Turriaco;
8^ Compagnia con due plotoni alle case del Fabro e con gli altri due al bivio stradale a sud di Sette case;
6^ Compagnia occupava i trinceramenti costruiti lungo la linea della testa di ponte, nel punto in cui questiincontravano la strada Turriaco - Begliano.
5^ Compagnia in gran guardia a Begliano.
Alle ore 18 giungeva l'ordine di tenersi pronti a partire a sguito dell'azione che doveva svolgersi nel settore della 20^ Divisione sulle Alture di Polazzo alla quale apparteneva la Brigata Cagliari. A partire daller ore 19.45 tutto il reggimento si doveva trovare ammassato nei pressi del cimitero di Turriaco pronto a muovere. La strada che doveva percorrere passava dal suddetto cimitero e verso ovest giungeva a San Pier d'Isonzo, da lì il reggimento si portava verso il S.elia per giungere presso il ponte in muratura sul canale Dottori  come da ordini ricevuti costituiva unitamente al 64° fanteria la riserva del Corpo d'Armata con il compito di guardia al canale Dottori.
Alle ore 20 il Reggimento muove per la destinazione assegnatagli; la marcia lungo la via in  precedenza scritta. Alle ore 24 la dislocazione è assunta dai diversi battaglioni, il 2° battaglione (quello di VOLPE) si trovava all'altezza della cappella del S.Elia.
La notte tra il 25 e il 26 Giugno viene trascorsa senza inonvenienti. Nel mattino tiratori isolati nemici dirigono qualche fucilata verso le posizioni occupate dai battaglioni e riescono a ferire solamente un soldato, anche l'artiglieria austriaca da una posizione non bel determinata intorno a  quota 111 (ad Est di Polazzo) tira qualche shrapnel che on ha nessun effetto perchè le truppe sono ben coperte e non hanno svelato la posizione. Verso le ore 14.30 un battaglione del 16° fanteria, (vedi nota sotto) si spostava varso Nord, passando nei pressi dell'argine occupato dal 2° battaglione; e scorto dall'artiglieria avversaria viene colpito a shrapnel, tali tiri infliggono delle perdite anche al 2° battaglione (un soldato morto della musica (VOLPE Vincenzo), un soldato dela 6^ Compagnia (MERULLA Giuseppe) e dieci soldati feriti tra questi succesivamente morirà nell'ospdaletto da campo 70 di Turriaco il soldato AMICO Giovanni).

Nota:
Come è stato citato sopra nel diario del 63° fanteria, il movimento del battaglione del 16° Fanteria Brigata Savona provocò l'azione dell'artiglieria austriaca la quale con i suoi tiri causò la morte del soldatoVOLPE. In realtà il movimento no era di uno ma di due battaglioni del 16° fanteria, i quali passando il canale Dottori sui ponti tra Fogliano e Polazzo si portarono sulla destra del 15° Fanteria, dove la stessa marcia dei due battaglioni inziata verso le ore 14 risultò faticosa in quanto vennero battuti da efficace fuoco d'artiglieria nemica, la quale causò numerose perdite  tra le aliquote. tanto che il Reggimento con i suoi battaglioni appena alal sera riuscì a passare il canale Dottori e a sistemarsi sulla destra del 15° a Polazzo

 
Veduta da quota 92 di Fogliano e del colle Sant'Elia a sinistra,  dove erano posizionati i battaglioni del 63° fanteria:

 

Veduta del Colle Sant'Elia dalla strada Fogliano-San Pier d'Isonzo:


 




martedì 17 agosto 2021

S.Tenente CHARLET Renato

 


 20° Reggimento Brigata Brescia

 

Nato a Trieste il  20 Agosto 1896
Morto a Rovigo il 24 Settembre 1916
Sepolto a Rovigo



Note Storiche:
 
Nato a Trieste di origini francesi, consentimenti d' italianità prima dello scoppio della guerra nel 1914 la sua classe fu richiamata presto alle armi. Egli doveva vestire l'uniforme dell'Impero Austro-Ungarico, La sera prima della sua presentazione salutò i suoi cari e grazie ad un passaporto intestato ad un cittadino italiano Attilio Barzilai, riusci ad arrivare a Venezia. Nel 1915 da Venezia passò poi a Milano dove dopo la dichiarazione di guerra contro l'Austria si arruolava come bersagliere sotto il nome di Luigi BRINI. Dopo il corso di istruzione svoltosi a Bologna per il grado di Sottotenente, riprese il suo nome Renato Charlet e lo vide ufficiale del 6° Reggimento Barsaglieri, reparto che operò nel settore carsico. Egli fu ferito ad una coscia e fu fatto prigioniero dagli austriaci, ma di notte riuscì a fuggire rientrando nelle linee italiane. Nell'aprile del  1916 passò al 20° Reggimento Fanteria Brigata Brescia, ove questa si trovava breve perchè all'inzio della 6^ battaglia dell'isonzo quando la sua Brigata fu impiegata per attaccare unitamente alla Brigate Ferrara e Catanzaro (22^ Divisione)  le cime del Monte San Michele,  egli   rimarrà colpito dal fuoco di una mitragliatrice che le produrrà ferite gravi alla metà del braccio sinistro con frattura all'omero, con ferita lacera alla regione pettorale e altre ferite alla regione del petto. Ferite che gli furono riscontrate all'Ospedaletto da Campo nr. 92 di Romans dove fu subito ricoverato. Fu poi portato a Palmanova per poi essere trasportato presso l'Ospedale a Rovigo al 20 di Agosto. Dopo un mese di agonia morirà alle ore 7.15 del 24 Settembre 1916 e sarà poi sepolto presso il cimitero di Rovigo.


Schieramento del XI° Corpo d'Armata il 6 Agosto 1916, vigiglia della VI^ battaglia dell'Isonzo:



 
Corteo funebre del Sottotenente CHARLET a Rovigo:
 
 

 




giovedì 29 luglio 2021

S.Tenente D'AMORE Francesco


 

2° Reggimento Genio 126^ Compagnia Zappatori

 

Nato a  Sestri Ponente il 10 Settembre 1897
Morto sul Monte Debeli il 13 Aprile 1917
Sepolto a --------


Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 

Comandante di un reparto zpapatori, dava prova costante di perizia e valoroso contegno in lunga serie di lavori compiuti sotto il fuoco nemico; mentre, con forza d'animo, attendeva alla costruzione di una trincea sulla quale si concentrava il tiro avversario, veniva colpito a morte, insieme con un suo dipendente cui stava impartendo ordini. Già distintosi per pronto accorrere in aiuto del suo reparto improvvisamente assalito da violenta incursione aerea durante l'imperversare del bombardamento. Monte Debeli, 13 aprile 1917



Note storiche:

La 126^ Compagnia Zappatori alla quale apparteneva il Sottotenente D'AMORE era impiegata nei lavori di una linea di difesa del Monte Debeli, per la precisione si trattava del tratto di trincea di quota  67 (vedi mappa in basso). La compagnia era in forza alla 16^ Divisione che difendeva il settore di quota 144 con la Brigata Bergamo e con la II^ Brigata Bersaglieri (7° e 11° Reggimento). La giornata del 13 aprile 1917 vedeva nella mattinata aerei austriaci volare sopra il cielo di Ronchi gettando alcune bombe senza recare conseguenze. Nella  giornata a varie riprese ci furno tiri di artiglieria e bombarde austriache sul rovescio di quota 144, le artiglierie furono subito contrabattute dalla nostra artiglieria. Verso le ore 22  il nemico iniziò un fuoco di bombarde contro la zona meridionale di quota 144 e fuoco di fucileria da q. 208 Sud contro la zona settentrionale. le nostre vedette scorsero pattuglie nemiche, seguite da un reparto di forza impecisata che tantavano di avvicinarsi ai nostri reticolati. dato l'allarme furono prontamente e nettamente respinte da nostre raffiche di fucileria e mitragliatrice. I reparti nemici si sbandarono e rientrarono immediatamente nelle loro linee. Subito dopo il nemico aprì il fuoco di bombarde e fucileria, particolarmente intenso contro la zona settentrionale. Il fuoco nemico immediatamente e vigorosamente controbattuto dal pronto intervento delle nostre artiglierie e bombarde andò ma mano diminuendo fino a cessare verso le ore 23.45.

 Il Sottotenente D'AMORE trovò la morte verso le ore 9.30 del mattino colpito da una granata austriaca da 105  penetrata in trincea della quota 67, mentre stava impartendo disposizioni  al Sergente QUARANTINI Agostino che nella stessa circostanza venne anch'egli ucciso sul colpo. D'AMORE e QUARANTINI furono poi sepolti nel cimitero di Vermegliano.

 

 

Mappa con indicata la trincea dove furono colpiti il Sottotenente D'AMORE e il Sergente QUARANTINI:

 


 

Graffito della 126^ Compagnia Zappatori in una cavernetta nella trincea di quota 67 del Monte Debeli ( Foto tratta dal libro "CENTOQUANTAQUATTRO e DINTORNI" di Paolo GROPUZZO:


 








lunedì 5 luglio 2021

S. Tenente SCHIAVONE Michele

 


147° Reggimento Fanteria Brigata Caltanissetta

 

Nato a Lucera (FG) il 29 Aprile 1892
Morto a Bosco Cappuccio il 23 Ottobre 1915
Sepolto a -------- 

 
 
 
Note storiche:

Studente di lettere nell'Ateneo di Firenze si doveva laureare nel corso dell'anno 1915. Uscito dalla Scuola Ufficiali di Modena da Sottotenente, arrivato in zona di guerra fu assegnato alla 4^ compagnia del 147° Reggimento Fanteria. Tale reggimento con il suo gemello 148° che formava la Brigata Caltanissetta, il giorno dle 23 Ottobre 1915 era schierato nel settore di Bosco Cappuccio- San Martino del Carso  con la Brigata Catanzaro, formando la 28^ Divisione.
Il diario del 147° fanteria descrive così quello che accadde il 23 ottobre 1915:
Era un sabato ed i tre battaglioni erano schierati in prima linea  fronte alal chiesa di san Martino del Carso. Seguita il combattimento con la trincea antistante nemica, ed i reparti sono presi d'infilata ad elle spalle da tiratori e mitragliatrici, postati sulle pendici di Bosco Cappuccio.
Alle ore 5 il Gen. Zanchi (Comandan te del 148° Fanteria)  comunica al Comando del 147°  che il III° Battaglione, mandato a rincalzo del 155° Fanteria ha abbandonato le posizioni occupate. Da una rapida inchiesta e come si è seposto ieri è risultato che il Battaglione non fu mandato a rincalzo del 155° Fanteria, ma bensì gli si fece occupare una zona di terreno che nella giornata non era stata conquistata dalle nostre truppe.
Detto battaglione non si era sbandato, ma solamente ritirato sulle posizioni occupate dal 155° fanteria. Il III° Battaglione ricevette l'ordine di ripiegare a q. 120 in riserva al 155° Fanteria.
Alle ore 9 il Gen. Zanchi a voce al Comando del Reggimento dice che anche il I° e il II° Battaglione hanno abbandonato le posizioni a destra e a sinistra della chiesa di San Martino. Si fa rispettosamente osservare al detto Generale che il terreno adiacente alla chiesa non poteva essere stato occupato da altri reparti al mattino, poichè sul costone della chiesa esiste ancora intatta ( come si vede ad occhio nudo da q. 141) una forte trincea nemica munita di reticolati. Si chiedano spiegazioni al Comandante del I° Battaglione il quale risponde che il Battaglione non ha abbandonato le posizioni che aveva occupate la sera attaccando.
Ore 19 la Brigata Regina sostituiva la Brigata Alessandria sul fronte. Il I° Battaglione del 147° reggimento quindi passa di riserva verso q. 141.
Il Colonnello Comandante di Reggimento Polver.
 
Furono 81 i morti registrati  dal Reggimento in quel giorno.
 
Tratto da "E Ora Andiamo" di Mario Muccini: 
 
- Scende una barella con un corpo irrigidito, coperto da un telo da tenda, di sotto al quale esce, a ciondoloni un braccio.
<< Chi è?>>
<<Non lo so...un ufficiale  della seconda>>.
Alessandrello solleva il telo.
Un volto cereo reclinato sulla spalla: dalla bocca socciusa cola un rivolo di sangue. Severino.
<<Povero figliuolo>> - mormora Alessandrello, ricoprendogli il volto.
Io rimango lì, con il cuore sretto d auna morsa, gli occhi fissi sulla barella che scompare fra gli alberi.
<<Lo conoscevi?>>
Non posso rispondere: guardo laggiù in fondo, l'Isonzo che scorre placido al sole e sento le labbra che mi tremano.

Note: Mario Muccini nel suo libro narra le vicende della sua guerra come  uffciale del 147° Reggimento Fanteria. Giunto al fronte e assegnato al reggimento a fine Ottobre 1915. Dove il 28 ottobre rimarrà ferito in un'azione con il suo battaglione a quota 177 di Bosco Cappuccio.
Ho voluto dedicare questo post al Sottotenente SCHIAVONE anche per ricordare il Sottotenente Severino CARPI amico di Mario Muccini, citato più volte nel suo libro. Ma che però questo nome non risulta nella lista dei caduti degli Ufficiali del reggimento, come non risulta nell'Albo d'oro caduti e in nessun Sacrario. Sono state effettuate con esito negativo varie ricerche per trovare quale informazione di questo ufficiale sia dal sottoscritto che da altre persone come l'amico Fabrizio CORSO
Ora come ora non sappiamo se questo personaggio sia esistito con queste generalità ,oppure sia stato inventato  da Muccini nel suo libro. Di molto  la vicenda del Sottotenente SCHIAVONE si avvicina a di di Severino CARPI, anche se SCHIAVONE apparteneva alla 4^ compagnia I° battaglione, mentre CARPI teoricamente apparteneva alla 2^., e anche la data di morte se il racconto di MUCCINI fosse esatto non corrisponderebbero.
Il Sottotenente SCHIAVONE morì alle ore 11.50 nei pressi di San Martino dove trovò anche la sepoltura.
Per concludere la figura di Severino CARPI rimane ancora avvolta in un mistero, ma da parte mia ho creduto doveroso dedicargli una nota di questo post per ricordarlo.


Mappa con la situazione alla vigilia della III^ battaglia dell'Isonzo il 21 Ottobre 1915. Come si vede non risulta presente la Brigata Caltannissetta che entrerà in linea il 22 con il 147° Fanteria nel settore di Bosco Cappuccio:
 
 

Veduta sul Bosco Cappuccio:
 

 





 
 



 

lunedì 7 giugno 2021

Capitano POLIDORI Gastone

 

 

18^ Batteria Bombardieri

 Nato a Velletri (RM) il 10 febbraio 1890
Morto sul Monte San Michele il 6 Agosto 1916
Sepolto a -------



Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare

 
Comandante di una batteria bombardieri, muoveva audacemente all'assalto insieme al proprio reparto, sotto il fuoco nemico, per affermare il possesso della linea poco prima conquistata, dando mirabile esempio di coraggio e slancio. Colpito mortalmente dalla scoppio di una granata avversaria, incitava ancora con la voce i propri dipendenti, finchè esalò l'ultimo respito.
Monte San Michele, 6 Agosto 1916 

Note storiche:

Il Capitano Polidori apparteneva inizialmente al 6° Reggimento  Lancieri di Aosta. Nel 1916 ufficiali del reggimento cooperarono all'inquadramento dei bombardieri, specialità sorta per la necessità di disporre di mezzi atti a distruggere i reticolati messi come sbarramento, contro i quali  l'azione dell'artiglieria contro di essi più delle volte si era dimostrata inefficace, e formata da militari di cavalleria con classi 1890 e 1891
Così molti comandanti di squadrone diventarono bombardieri e tra questi troviamo il Capitano POLIDORI.
Gastone naque a Velletri figlio del Cav. Vittorio e e da Vittoria Sarzana. Egli a Caserta nel Liceo Giannone, iniziò gli studi classici fino all'ultimo anno dove lo frequentò a Napoli conseguendovi la licenza. Entrò a far parte della vita militare arruolandosi in Cavalleria dove entrò nella Scuola di Modena che dopo due anni ne uscì con il grado si Sottotenente e venne assegnato al 29° Reggimento Cavalleggeri di Udine stanziato a Nola. Frequentò vari corsi di perfezionamento nell'equitazione.
Allo scoppio della guerra il Reggimento viene mobilitato e inviato in zona di guerra nel settore della Terza Armata con il VII° Corpo d'Armata. A fine di luglio  del 15 si troverà a fianco di reparti Bersaglieri nelle alture Carsiche nel settore del Monte Sei Busi  e il suo squadrone avrà il primo caduto il Caporale PIERETTI Francesco,  colpito alla testa da un colpo di fucile  .Il 1 agosto del 15 viene  destinato al 6° Reggimento  Lancieri di Aosta (2^ Divisione di Cavalleria). I mesi successivi trascorsero tranquilli per lo più nelle retrovie. Nel Maggio 1916 le cose cambiano, mentre al Comando di reggiemnto perveniva la notizia che a Giugno la sua Divisione entrerà in trincea nei pressi di Monfalcone, il Tenente POLIDORI doveva presentarsi il 25 Maggio a un breve corso teorico-pratico di quaranta  giorni di artiglieria come Comandante di Lancia bombe (Bombarde). Tale comando lo porterà a ottenere i galloni di Capitano. Il corso venne svolto a Susegana. Il 9 Luglio 1916 terminato il corso venne assegnato al comando della 18^ Batteria Bombarde. La Batteria si trovava in linea con l'XI° Corpo d'Armata, nel settore del Monte San Michele, e aveva in dotazione 10 pezzi da 58B , dei quali 4 erano puntati in posizione verso la Cima 1.
Giunti ad Agosto 1916 vedeva la batteria ancora in linea, il giorno 2 doveva andare a riposo dopo due mesi di linea , ma era imminente l'offensiva , quella che vedrà la conquista di Gorizia e del Monte San Michele dove si trova il Capitano POLIDORI. Negli ultimi giorni che lo vedrà in vita scriveva come era di consuetudine a i suoi cari, scrivendo di quello che accadeva e che viveva come esperienza di quella guerra. In una lettara del 4 agosto indirizzata a Lilli diceva : "La grande azione è cominciata! Le bombarde del mio solo gruppo hanno ricevuto, oggi solo,  tremila bombe. Tutti gli animi sono tesi, tutti sentiamo che  l'ora suprema è giunta: passeremo?! Ed è un continuo arrivare di uomini e di cannoni: si ha l'impressione di uno sforzo supremo". 
L'ultima lettera indirizzata ai suoi genitori datata 6 agosto 1916 a poche ore dala sua tragica morte : "Fra un'ora parto, per partecipare all'azione. Difficilmente tornerò. Ma sono tranquillo, giacchè ho la religione di Dio e della Patria. SE dovessi cadere abbiate la forza di sopportare cristianamente la sventura. Vi abbraccio e vi bacio tutti e due tenerissimamente. Per bacco, ho gli occhi lucidi! Ad Arturo, Benedetto, Umberto i miei baci più cari."

La 18^ batteria con bombarde da 58B faceva parte del VI° gruppo bombarde ( 18^ - 19^ - 20^ 73^ 113^ e 114^ batteria) comandato dal Capitano BONDETTI   e stavano con la 22^ divisione XI° Corpo d'Armata fonte Peteano - Costone Viola e Cima 1.

Una ricostruzione dei fatti accaduti il 6 agosto 1916, viene descritta dal diario del XI° C.A.:

Al mattino del 6, giorno fissato per l'inizio dell'azione offensiva vedeva schierata la 22^ Divisione,( Brigate Brescia e Ferrara)  con la Brigata Catanzaro compresa assagnata per la circostanza dall'Isonzo alla Capella Diruta. Alle 8 iniziò il tiro dell'artiglieria, delle bombarde, dei lanciatorpedini e degli spezzoni, spcialmente concentrato sule due fronti attacco, e proseguì fino alle ore 12, ora in cui esso era al massimo intensificato contro le difese nemiche.Con tale preparazione di fuoco di artiglieria e bombarde, aperte molteplici brecce nei reticolati e nelle difese nemiche, le nostre fanterie si slanciano con mirabile slancio ed ardimento all'attacco verso le ore 15. Tutte le poderose linee di fronte alla 22^ Divisione sono conquistate: sulle cime 1,3,e 4 i nostri giungono di primo impeto, e le due ultime sono anche sorpassate; la Cima 2 è poi di seguito pure occupata; e la 1, battuta  con grande violenza dal nemico,  temporaneamente abbandonata e poi ripresa.Inoltre la sinistra della 22^ Divisione affrontando la violentissima opposizione del fuoco nemico, conquista la quota 124 ad un doppio ordine di trincee sul Costone Viola, mentre la destra, di contro alla fronte Cima 4 - Capella Diruta, penetra, mantenendola in tutta la prima linea di trincee avversarie, meno in un tratto di duecento metri circa alal testata del Valloncello all'Albero Isolato. La 21^ Divisione preme fortemente sul nemico con contegno dimostrativo, però la sua sinistra in cooperazione con la destra della 22^ occupa brillantemente l'Elemento Quadrangolare di San Martino.A sera dopo accanita lotta e varie vicende, rimangono in nostro possesso, non solo gli obbiettivi prefissati, ma tutte le quattro cime di M. San Michele sino verso la Cappella Diruta. e la duplice linea di trincee nemiche che da Cima 1 scendono lungo il Costone Viola fino a quota 124 e l'impotante posizione dell'Elemento Quadrangolare.

Per quanto riguarda la 18^ batteria , ll Capitano POLIDORI  comandante della batetria ad inizio battaglia  date le direttive al vice comandante organizza un gruppo di bombardieri li inquadra con il sottotenente SOLINAS  e dopo brevi parole di incitamento messosi alla testa del gruppo li guida verso l altura che intende occupare con le bombarde appunto la cima 2 del San Michele ma non fa in tempo ad uscire che vengono investiti da raffiche di mitragliatrice e fucili il Polidori  benchè mortalmente  ferito continua ad incitare i suoi uomini con lui cadono anche il sottotenente  SOLINAS Luigi ,l'Aspirante ALEI Giuseppe e 6 uomini di truppa.

 

Mappe con lo schieramento il 1 Agosto 1916 e le linee italiane e austriache alla vigilia della VI^ Battaglia dell'Isonzo:


 

  Ringrazio per l'aiuto per questo  da Francesco PIERANTONI



 


 

martedì 11 maggio 2021

Tenente BONACCORDI Arturo

 

 
8° Battaglione Bersaglieri Ciclisti
                                                      
                                                   

Nato a Morlupo (RM) il 29 settembre 1885
Morto all' Ospedaletto da Campo nr. 64 di Cassegliano il  21 Luglio 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 3° gradone - loculo 4462 
 
 
 

 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare

 
Comandante di una sezione mitragliatrici, durante un violento, impetuoso attacco nemico, dirigeva con calma e serenità il tiro della sezione e quantunque ferito, perseverava in sì mirabile contegno, finchè cadeva colpito a morte.
Monte San Michele, 21 Luglio 1915 

Note Storiche:
 
 I fatti che videro protagonisti nelle giornate del 20 e 21 Luglio 1915 l'8° e 11° Battaglione Bersaglieri Ciclisti unitamente ai fanti della Brigata Regina , riguardano l'assalto che portò alla prima volta   dall'inizio della guerra  reparti italiani a conquistare  le quote del Monte San Michele, la narrazione che segue è tratta dal Libro di Renzo Dalmazzo "I Bersaglieri nella Grande Guerra". Nonostante la retorica dell'epoca , il libro è fonte interessante di una descrizione molto dettagliata dei fatti che videro protagonisti i  bersaglieri dei due battaglioni ciclisti:

S. MICHELE 
 
Nella seconda quindicina, di luglio, la 3a Armata riprende le operazioni per il possesso dell'altipiano carsico. Ia 21a Divisione agisce contro il monte S. Michele, la cui cima non è stata ancora raggiunta da alcuno. La sera del 18, mentre le batterie italiane rovesciano sul monte tonnellate di ferro, 1'11°ciclisti giunge alla filanda di Sdraussina. Dopo due giorni di preparazione di artiglieria, inizio. dell'attacco. Dovrebbe avanzare da q. 170, verso la cresta, il 100 fanteria, coadiuvato dal 9° in direzione di q. 197 (nord di S. Martino) e seguito dall'11° ciclisti : uno dei più vigorosi germogli del reggimento di Fara e di Mussolini. Ma, per il fuoco nemico di tutte le armi, proveniente dal S. Michele e da Bosco Cappuccio, e per la ferita .che inette fuori combattimento il comandante del 10°, la fanteria è fatta ripiegare, À notte alta , giunge all'1l° battaglione  bersaglieri l'ordine di portare a fondo l'attacco. Un   bat taglione contro una montagna! E, allo spuntar del giorno, i primi esploratori precipitano da, q. 170 nell'insellatura antistante, per riconoscere il terreno che il reparto dovrà, percorrere nell'assalto: Sono le 13 quando le cinquecento "anime perse" divallano per il butterato pendìo, allo scoperto sotto il tiro mortale del trincerone austriaco avanzato. Si sosta per qualche tempo in fonde o al vallone, ove radi sono i tratti al sicuro dal tiro d'infilata; si ripiglia fiato, si riordinano i reparti, sono soccorsi i feriti. Fra i quali, il capitano Sifola e l'aiutante maggiore : tenente Aurelio Padovani, il predestinato animatore, alfiere e martire del fascismo campano. Da Bosco Cappuccio arriva, intanto un fuoco d'inferno. Altre vittime. In tutti è l'impazienza edi giungere a capo d.ell'obiettivo. Ecco il fischio stridulo di « papà Ceccherini ». L'avanti è dato ; in un trionfo di sole, ripiglia la, corsa alla mèta. « Per vie non calpestate e solo» , il battaglione avanza. Sorpresi da tanta furia, i difensori della trin-cea bassa o si dànno a fuga precipitosa verso l'alto o, come intontiti, alzano le mani : Kamarad! Si prosegue. Va innanzi il più forte : Ceccherini. Squadrato e rude come un marinaio, egli stringe nella destra un randello, con la sinistra la « gorgogliosa la pipa-talismano. Dall'alto le mitragliatrici sgranano lunghe filiere di piombo su bersaglieri e prigionieri, mentre le artiglierie italiane, per interdire ai difensori ogni via di salvezza, improvvisano un sipario di fuoco alle spalle della posizione. Feriti sono il capitano Lambert, il tenente Mochi e il sottotenente Ghinelli colpiti gravemente, il tenernte Vannutelli e il sottotenente (domini che spireranno, pochi giorni dopo; fulminato il sottotenente Pedani. Pure, i bersaglieri riescono a portarsi in prossimità della cresta tuttora tenuta dal costante valore del 3° Honved. E poichè una superstite mitragliatrice impedisce l'ultimo balzo, i più arditi tentano di metterla a tacere. Il sottotenente Canoni riceve una pallottola in testa ; un bersagliere è colpito alla gola; senza un gemito s'accascia vicino al suo colonnello il bersagliere Montanelli. L'attendente  amoroso e fedele che aveva voluto far scudo del suo corpo al  superiore esposto al tiro della mitragliatrice. La  diabolica innaffiatrice seguita senza posa. Alcuni bersaglieri, diavoli scatenati, aggirano terra terra l'appostamento, e, dopo viva lotta a  colpi di pietra e di baionetta, uccidono i serventi  s'impadroniscono dell'arma. Via libera. Ultimo balzo.
 Un plotone rimasto  senza ufficiale è trascinato all'assalto dal baffuto tenente medico Rellini, un reduce di Sciara.Sciat,  il quale fa anche da aiutante maggiore e da mitragliere. L'olocausto continua. Il bersagliere D' Ambrogio che, con singolare valore, ha toccato fra i  primi la vetta, ha una gamba fracassata da una se grossa scheggia. -na pallottola passa il cuore del  sottotenente D'Ajello.  Finalmente, dopo quattro ore, il prodigio è i compiuto. La balza del monte è soggiogata. E tale è la veemenza, che reparti interi di Austriaci rimangono preda. Nel declinante sole, perseguitati dal e tiro della propria artiglierie. « 1600 prigionieri calan giù verso le retrovie — scrive il generale Ceccherini — mentre le vecchie piume mandano l'entusiastico saluto a Trieste bella, che dal mare sembra stendere le braccia in un invito d'amore ».  Contemplazione breve! Il grido di allegrezza.  alto, risonante, è appena lanciato verso la città  divina, che la furia demolitrice delle batterie nemiche comincia, e, per taluni il saluto a Trieste è di addio alla vita. Il cielo e già gremito di stelle, quando 11° ciclisti che sente il peso della lotta è raggiunto  da. reparti del 10° e del 29° fanteria, e dall'8° Ciclisti proveniente da Bosco Capuccio. Sotto il tiro rabbioso e concentrato di ogni calibro, sono intensificati i lavori ; l'8° battaglione è posto di. rincalzo immediato della fanteria e qualche nucleo è spinto in ricognizione. Sul duro sasso già solcato e crivellato da mine, gravine, proiettili, al bagliore sinistro delle vampe e al pallido riflesso della luna, gli uomini d'assalto, trasformatisi in artieri, tentano di consolidare la nuova fronte, servendosi anche dei sacchetti che, carponi, vanno racimolando dai tascapani dei caduti. Notte di terrore. Le posizioni di cresta sono. un solo rogo.; tutti gli scoppi, un boato solo. Coni di scheggie schizzono. contro .e le carni; uomini. e sacchetti sì ripiegano sventrati ;.feriti si trascinano gemendo dietro ripari improvvisati e spuntoni di roccia; agonizzanti invocano « un sorso d'acqua prima di morire » ; morti, colpiti e dilaniati ancóra due e tre volte. Sereno come un nume, tenero come un padre, Sante Ceccherini cerca e bacia i suoi ufficiali morti e feriti; nei superstiti infonde calma, forza, fervore. Lo sgombro dei colpiti è difficile ; cessato, non si sa perchè, l'arrivo di rinforzi e riforniménti. Il nemico non si vede si sente. Egli va addensandosi nell'ombra, e guata e preme. La situazione si rende insostenibile. L'urlo delle artiglierie macera i nervi. Eppure, Ceccherini non ha che una consegna.: « Si muore tutti qui : non si ritorna giùSotto il tiro rabbioso e concentrato di ogni ca-libro, sono intensificati i lavori ; l'8° battaglione è posto di. rincalzo immediato della fanteria e qual-che nucleo è spinto in ricognizione. Sul duro sasso già solcato e crivellato da mine, gravine, proiettili, al bagliore sinistro delle vam-pe e al pallido riflesso della luna, gli uomini d'assalto, trasformatisi in artieri, tentano di consoli-dare la nuova fronte, servendosi anche dei sacchetti che, carponi, vanno racimolando dai tasca-pani dei caduti. Notte di terrore. Le posizioni di cresta sono. un solo rogo; tutti gli scoppi, un boato solo. Coni di scheggie schizzono. contro .e le carni; no-mini. e sacchetti sì ripiegano sventrati ;.feriti si tro-scinano gemendo dietro ripari improvvisati e spun-toni di roccia; agonizzanti invocano « un sorso d'acqua prima di morire » ; morti, colpiti e dila-niati ancóra due e tre volte. Sereno come un nume, tenero come un padre, Sante Ceccherini cerca e bacia i suoi ufficiali morti e feriti; nei superstiti infonde calma, forza, fervore. Lo sgombro dei colpiti è difficile ; cessato, non si sa perchè, l'arrivo di rinforzi e riforniménti. Il nemico non si vede si sente. Egli va addensandosi nell'ombra, e guata e preme. La situazione si ren-de insostenibile. L'urlo delle artiglierie macera i nervi. Eppure, Ceccherini non ha che una consegna.: Si muore tutti qui : non si ritorna giù. Alle quattro del 21, quando i vivi son meno dei morti, rinforzi nemici provenienti da Gorizia pronunciano sulla sinistra un attacco. Da prima è un'ombra, poi ,un'altra. Una fucilata, poi altre ancora, e. scariche secche di mitragliatrici. A sinistra, dove la minaccia, di accerchiamento è più sentita, la fanteria ripiega. Sulla cima perduta già risuonano spari e grida di trionfo. L'8° ciclisti, tutto in  linea, preceduto dal suo comandante, maggiore Battinelli, scatta come un sol uomo verso l'alto, gridando a baionetta spianata:   Savoia . La, sorpresa del contrassalto-così repentina che il nemico, il quale ha, già. messo piede sul cocuzzolo, dopo poche scariche di mitragliatrici e di fucileria, fugge e sparisce. A destra, dov'è l'11° battaglione bersaglieri, una parola corre : Pronti. Folgorano le baionette. L'aspro fischietto di Ceccherini supera ogni sibilo; l'urlo dell'assalto, ogni resistenza. Le schiere nemiche si arrestano, si disgregano, si disperdono. Dopo mezz'ora, battaglioni compatti si mostra no ancóra sulla sinistra ed anche al centro. Le nostre armi fanno strage. Intanto che la cerchia si restringe si dà fondo alle cartucce e alle bombe. Il bersagliere. Martin, che ha, visto cadere tutti i serventi di una mitragliatrice, quantunque ferito, si porta sulla linea di fuoco e ridà voce all'arma incandescente, finchè cade mortalmente colpito. Ora si tira con le stesse mitragliatrici austriache : con quelle catturate — gesto fulmineo, mano sicura —da Tollis e Brunelli e Piro e Poveromo. Altre colonne affluiscono da tutt' intorno. Sono Ungheresi : le più superbe truppe dell'Impero. Una brigata di Honved, reduce dal fronte galiziano. La lotta si riaccende atroce, disperata : uno contro venti. Le schiere si mischiano e nell'alternazione della, lotta un altro, ufficiale è perduto : Silvio Ciaprini. Dell'11° ciclisti non restano in piedi che cinque la fficiali : il comandante, il tenente medico e i Subalterni Della, Martina, Rizzo e Peano. Un colpo d'onda sta per raggiungere 1'8°.bat-taglione. Ma, bersaglieri, ancóra una volta si. abbattono a ferro freddo sugli assalitori, i quali, terrorizzati, nuovamente si sbandano e s'involano. Per ben tre volte lo stremato battaglione ributta il ne-mico, ed è nell'accanimento sanguinoso di queste alternative che si va allontanando vieppiù dalla posizione, rimanendo quasi isolato sulla seconda gobba del monte. Di questo stato di cose profittano gli Ungheresi che ora volgono, riorganizzati e risoluti, contro -che reparti. I quali, proiettati in avanti e di-luiti in una catena di gruppi che vanno dissolvendosi nel sangue, non sanno più come arginare l'avvolgente marea. L'8° è senza comandante. Il maggiore Battinelli, che durante gli attacchi avversari aveva dimostrato sommo valore e perspicacia, impedendo da sinistra l'aggiramento che t'avrebbe potuto avere gravi conseguenze, steso al suolo da una ferita orrenda, si rifiuta di abbandonare i suoi bersaglieri e non vuole soccorsi. Il sergente Ferrari che tenta di trasportarlo al sicuro, cade ferito egli stesso e mescola il suo sangue cori quello del comandante. Lo strenuo Battinelli morirà due mesi più tardi, a Lubiana, con tutti gli onori. Lo sostituisce sul campo il capitano Zamboni, ufficiale ammirabile per iniziativa e coraggio. Gli uomini cadono a mucchi. Non si contano più. Il tenente Bonaccordi, benché ferito, continua a dirigere con calma e serenità il tiro dell'unica mitragliatrice, finché colpito a morte non s'irrigidisce accanto all'arma; il tenente Cavallo, mortalmente ferito, giace in un tratto avanzatissimo ed esposto. Noncurante del pericolo, il. caporale allievo ufficiale Valvassori cerca di porlo in salvo. Ferito ad un braccio, non desiste e, facendosi aiutare da un bersagliere, lo trasporta a spalla per lungo tratto. Un barilotto  scoppia, vicino all'eroico gruppo. Tenente e bersagliere sono uccisi
sul colpo ; l'allievo ufficiale, gravemente ferito da scheggia all'addome, Si abbatte svenuto. Ì sopravvissuti, un pugno di prodi, non sostenuti da soccorsi, presi da tre lati, schiacciati dal numero, ricevono l'ordine di ripiegare. A gruppi, trasportando qualche ferito, ancóra sparando e minacciando., resti dei due battaglioni. bersaglieri abbandonano la cruenta conquista. « In ultima fila vi è una delle mitragliatrici prese al nemico, con sette uomini e un sottotenente. Quando l'esigua colonna, sfuggendo all'aggiramento, è arrivata sulla linea di difesa, non resta più sulla cresta che la retroguardia, composta del sottotenente e di un bersagliere, che continuano a manovrare la mitragliatrice. in un'arma austriaca che potrebbero abbandonare. Ma non, così la pensa il bersagliere. Ci si è ormai affezionato e se la carica sulle spalle e ne va via col tenente ». I primi Magiari che spuntano sulla cima sono accolti da una foga di cannonate. Scompaiono. Non resta sul terreno che un mucchio di cadaveri. E, per un momento, sulla cresta del « terribile monte » che reca il nome dell'Arcangelo della milizia celeste, non regna che la morte. Quanto si potrebbe dire delle mirabili prove di ardire e di abnegazione date dai ciclisti su quella tragica vetta « Si potrebbe dire del bersagliere Francioso che visto colpito il suo tenente e ricevuto l'ordine di ripiegare vi si rifiuta, continuando a sparare in piedi sull'estrema trincea conquistata, gridando a voce spiegata di voler vendicare il suo ufficiale; trascinato a forza sino a Sdraussina egli
scompariva dal battaglione. Ritornava dopo due giorni,spingendosi avanti, come cose sue, due soldati e un cadetto prigonieri. Era stato ancóra all'assalto con la fanteria, si era battuto come un leone mentre il suo battaglione era al meritato riposo e tornava lacero, pesto, sanguinante, ma fiero di aver vendicato il suo ufficiale. Si potrebbe dire del sardo Curcubitta che, ferito orrendamente alla bocca, ai compagni incontrati mentre lo trasportano via, non potendo parlare, a gesti ed a cenni indica loro la strada per an-dare a combattere, a vendicare lui e i molti altri caduti . Nella bufera di fuoco, è come assorbito e scompare Francescoo Rismondo. Spose da pochi mesi, il volontario spalatino era fuggito in Italia e si era arruolato nelle schiere piumate : 8° ciclisti. Ai primi di luglio, la sua giovane compagna lo ritrova a Palmanova " rumorosamente lieto al bivacco, tutto preso della, nuova vita, tutto infervorato per i rischi imminenti ". Ella capisce che non è più suo. La patria, la guerra, il piumetto hanno vinto su lei. Quando, dopo l'epica lotta, gli scampati da mor-e rimontano in sella e, laceri, sfiniti, bendati, pedalando con una gamba o sostenendosi sulla spalla del compagno o recando le macchine dei caduti a mano e a dorso, vanno a ritemprarsi. a Romans, fra essi il Rismondo non è più. Guidando una pattuglia, era stato visto lanciarsi contro un gruppo e cadere ferito. La sua morte gloriosa mentre, sfuggendo alla, prigionia tenta di raggiungere le nostre fanterie avanzanti sul Carso, fa sì che, svelato il mistero della sua fine, una fronda di palma cinge la fronte di questo nuovo martire di spontanea offerta. 
Dopo il combattimento, un generale e un tenente cercano del tenente colonnello Ceccherini. Il generale reca l'elogio di S. M. il Re che da Villesse aveva assistito al rapido volo e alla caparbia, resistenza. Il tenente Riccardo Gigante è latore, per incarico di S. A. R. il Duca d'Aosta, di un ordine del giorno del nemico, nel quale si esortano le truppe imperiali a « imitare i bersaglieri del S. Michele e quel colonnello che, alla testa dei suoi prodi, è stato visto precederli nello sterminio ». Il Governo francese, poi, nell'insignire il colonnello Ceccherini della legion d'onore, diramerà alle sue Armate un proclama del Maresciallo Pétain : « ufficiale fra i più mirabili, in varie occasioni ha dato prove di magnifiche virtù militari ed ha tenuto alte le più supèrbe tradizioni del Corpo dei bersaglieri ». All'11° battaglione, che nella sovrumana impresa ha perso 13 su 18 ufficiali, e tre quinti dei graduati, è conferita la medaglia d'argento ; all'8° ciclisti, che ha perduto 13 ufficiali e 297 gregari, una di bronzo. 
 
Lo scritto sopra ha descritto le gesta  dei due battaglioni bersaglieri impiegati nell'assalto alle cime del Monte San Michele il 20 e 21 Luglio 1915. Questi stando al diario della 21^ Divisione venivano ritirati dal fronte alle ore 12.40 del 21 luglio, e avviati a Romans per riordinarsi. Lo stesso non citerà nelle due giornate della battaglia,  i due battaglioni,  se non in questo frangente. Essi in totale subiranno la perdita in morti di 133 uomini tra ufficiali e subalterni.
 
 
Le cime del Monte San Michele ora non rispecchiano come le videro allora in quei due giorni i bersaglieri dei due battaglioni, trasformate già nei mesi successivi, da entrambi gli eserciti, successivamente dopo la guerra sia dalla vegetazione e dalla "Zona Sacra che ha avuto come conseguenza la costruzione di un museo e altre opere  che ricordavano i fatti . Ora chi vistita queste cime non potrà mai avere una visione vera di com'era allora di come gli occi di quei soldati in quei giorni di luglio del 15 videro quelle cime. Ora il museo con tanto di sala multimediale seppur innovativa e   lodevole come iniziativa, ma lontano dal vero significato di quello che era realmente quella guerra, sentieri cementati per rendere più agibile l'accesso, ma che li hanno resi delle piste ciclabili da gara, e altri lavori, hanno reso il luogo poco consono per certi versi a quello che è e dovrebbe rappresentare. nel ricordo del sacrificio di chi allora versò il proprio sangue su quei luoghi. Il tempo passa , tutto cambia, in meglio o in peggio non lo sò. Ad ognuno lascio il proprio pensiero.
 

Vista sul monte San Michele nel Luglio del 1915 dal campanile della chiesa di Gradisca:



Alcuni bersaglieri caduti il 20 e 21 Luglio 1915 :
 
 
BRIGANTI Giuseppe  Sergente 8° Ciclisti

 
CAPPELLA Domenico Bersagliere 11° Ciclisti

 
CAVALIERI Natale Sottotenente 8° Ciclisti


CONTINO Umberto Caporale 11° Ciclisti
 

CHIAF Vincenzo Sergente 8° Ciclisti


MARCELLO Giuseppe Bersagliere 8° Ciclisti
 

TESTA Andrea Bersagliere 8° Ciclisti

MUCCI Guido Bersagliere 11° Ciclisti


CIAPRINI Silvio Sottotenente 11° Ciclisti
 
 
RISMONDO Francesco Bersagliere Volontario Irredento 8° Ciclisti