In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa

domenica 27 agosto 2017

Sergente FERRARI Pietro





276° Fanteria Brigata Belluno


Nato  a Bogogno (NO) il 19 Settembre 1883
Morto a Testen il 27 Agosto 1917
Sepolto --------



Note storiche:

Il 276° fanteria formava con gli altri due reggimenti il 274° e 275° la Brigata Belluno, la quale fu costituita il 12 Luglio 1917.
Prese parte all'IX battaglia dell'Isonzo, con la 22^ Divisione dove entrò in azione il 23 Agosto 1917 nel settore del Vallone di Siroka Nijva.
Di seguito viene descritto cosa avvenne nel giorno 27 Agosto, dove trovò la morte il Sergente FERRARI Pietro, Tratte da "L'Undicesima Battaglia" di Gerardo Unia:
" Il  27 agosto la battaglia era ormai entrata in una situazione di equilibrio. Gli austriaci avevano superato la loro gravissima crisi e il centro della 2' armata si trovava ormai inarcato verso il vallone di Chiapovano tra l'altipiano dei Lom e il San Gabriele. Contro i Lom continuava a dissanguarsi la 65" divisione, anche se con minore energia. Il tenente colonnello Carlo Geloso scrisse poi che, la sera del 26 e il 27 agosto, la necessità di riordinare i reparti e la spossatezza degli uomini obbligarono ad azioni di poca importanza, salvo le consuete e quotidiane scaramucce di pattuglie e di piccoli reparti avanzati. I1 207° reggimento della Taro era rimasto sulle posizioni del giorno precedente in prossimità iella quota 645 di Mesnjak, in attesa che venissero spinte avanti alcune pattuglie di esploratori e reparti d'assalto verso l'abitato di Dolgi Laz, ad est di Mesnjak, che sarebbe stato il prossimo obiettivo. Il 207° si teneva anche pronto a sostenere l'azione del 274° che si stava facendo massacrare contro le case settentrionali di Mesnjak — completandone l'occupazione — e contro Testen. Alle 12,50 il generale Pirzio Biroli aveva avvertito la Taro che quegli uomini che aveva visto poco più d'un mese prima impugnare i fucili come bastoni erano in grave difficoltà: `Il 274° che si collega col 207° è fatto segno a violento fuoco d'artiglieria che gli cagiona 'cavi perdite e che rende difficile la sua posizione..." Nel pomeriggio, la situazione del 274° sembrò diventare drammatica e il comando della Taro ordinò a quello del 207° di tenersi pronto a intervenire spostando il II battaglione verso Mesnjak e tenendo il III in condizione di intervenire immediatamente. Geloso aveva mandato un ufficiale al comando del 274° e aveva poi riferito a quello della Taro: `... Il Comandante del 274° mi ha fatto conoscere di aver subito gravi perdite in seguito ai reiterati bombardamenti di oggi: due dei suoi battaglioni, quelli di destra, sarebbero ridotti a circa 180 fucili ciascuno ed il III, quello a contatto col 207° ne avrebbe circa 400: morale delle truppe sembra un po' scosso... "
Ma i fanti del 274° non ebbero bisogno di aiuto. Solo verso sera si fece spostare il II battaglione del 207° verso Mesnjak per dar loro una mano in caso di contrattacchi degli austriaci. Al 207° erano state date due delle batterie da montagna (34' e 7 la) del gruppo Santovito che erano state sistemate sulle pendici del costone di Mesnjak in modo da poter infilare le difese annidate tra i ruderi del paese e quelle di Testen. La terza batteria del gruppo era invece stata mandata sul Veliki Vrh con lo stesso scopo, mentre la 96' batteria era all'estremità occidentale del costone per sostenere l'azione del 208° che cercava di andare oltre le posizioni che occupava sulla quota 549 sulla destra del Vogercek. Tutte queste batterie erano un po' troppo scoperte e vicine alle linee, ma non c'era stata scelta se si voleva sostenere con efficacia l'azione della fanteria.228 Il 208° reggimento della Taro non era proprio in condizione di andare oltre, almeno per il mo-mento. Nella notte sul 27, verso le 22, gli austriaci l'avevano bersagliato con un violento fuoco di fucileria senza però poi passare all'attacco. Il resto della notte era trascorso in modo tutt'altro che tranquillo: verso le 3,30 il rovescio della quota 549 era stato bombardato. Quando quella pioggia di proiettili era finita si era di nuovo scatenato il fuoco dei fucili e delle mitragliatrici e gli austriaci s'erano infine decisi ad attaccare. Non ebbero fortuna perché i fanti del 208° furono ancora più decisi nel respingerli. Su quel cocuzzolo erano soli e in pessime condizioni. Il tenente colonnello Casini, che li comandava, aveva fatto presente la situazione al comando della Taro dicendo di aver ricevuto dalla divisione "... cartucce - 10 bombe a mano e 18 ghirbe d'acqua. 
 Nella notte che precedeva il 28 agosto il 207° e il 274° attaccarono ancora Mesnjak e Testen. 274°, che era passato al comando del colonnello Egidio Saibante, aveva puntato contro il fronte meridionale di Mesnjak e contro Testen. Il 207° attaccò invece il grosso di quello che tstava delle case di Mesnjak. S'avanzata del II battaglione del 207° non fu difficile come previsto. L'artiglieria l'aveva con-astata per quanto le era stato possibile, ma gli uomini erano riusciti ad arrivare abbastanza nord della quota 645. Non altrettanto bene era andata agli uomini del III battaglione e a quelli del 274° contro Mesniak e Testen. Anzi, era andata malissimo perché furono decimati dagli austriaci che si erano abbarbicati tra i ruderi delle case e tra i Roccioni di Testen. Sui fatti del 27 agosto la relazione sommaria sui fatti d'arme cui partecipò la Belluno è tragicamente scarna: giorno 27 si resiste a un poderoso bombardamento senza mai arretrare di un passo.Qualcosa in più dice il diario del XXVII corpo d'armata che annota il completamento della conquista di Mesnjak da parte del 274° e di Testen da parte del 276° con la cattura di qualche prigioniero e l'incendio di entrambi gli abitati. Verso sera gli austriaci rinnovano attacchi contro la linea italiana e, in particolare, contro "il 274° il quale, nonostante le gravi perdite subite , riesce a mantenere in suo saldo possesso l'abitato di Mesnjak, rinforzato da una compagnia del 207° fanteria inviatagli in rincalzo dal comando della 65" divisione."Il Registro degli Atti Morte del 274° annota la perdita di venticinque uomini, dei quali otto a Siroka Njiva, evidentemente al posto di medicazione di Meneghini. Uno di questi, il sergente Luigi Pandolfi, del quale non è precisato il comune di nascita, risulta essere deceduto alle ore diciassette al 153° reparto someggiato e sepolto al campo militare di Siroka Njiva. Pandolfi tra morto a causa di una "ferita lacera [?] completa alla regione iliaca destra con lesione ossea" . È questa l'unica indicazione, tra gli atti di morte del 274° reggimento, che conferma con precisione l'esistenza di un cimitero nella Valle di Siroka Njiva oltre a quella contenuta nella lettera al comandante della 22' Divisione da parte di quello del XIII gruppo alpino per comunicare la morte del tenente Berrini del battaglione Pieve di Cadore. Anche il Registro degli Atti di Morte della 75° compagnia del 7° reggimento alpini mostra che un soldato morto il 22 agosto del 1917 fu sepolto a Siroka Njiva ed altri tre, deceduti il successivo 24 agosto, furono sepolti nello stesso luogo. Inoltre, l'atto di morte di Pandolfi mostra che il 27 agosto il 153° reparto someggiato era già nella Valle di Siroka Njiva, mentre altri documenti militari conservati allo Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito in Roma affermano che fu impiantato in Valle di Njiva solo ai primi di settembre. Tra questi documenti vi è la Dislocazione delle Unità Sanitarie e Servizi al 31 agosto 1917 della Intendenza della T armata, Direzione di Sanità. Ebbene in questo documento, risulta che l'ultimo giorno di agosto del 1917 il 153° reparto someggiai era a Ravne diretto dal capitano Gino Cambiano che, in effetti, ha firmato alcuni atti di morte Un altro documento del XXVII corpo d'armata (Dislocazione delle Truppe e dei Servizi Dipendenti al 1° settembre 1917), conservato negli stessi archivi militari, annota che il 153° reparto someggiato era nella Valle di Siroka Njiva. Il Registro degli Atti di Morte del 276° reggimento, inoltre, riporta che quattro militari sono deceduti a Siroka Njiva (per tre è indicato il 153° reparto someggiato e per uno solo giro' Njiva). Per tre risulta la sepoltura al campo militare di Siroka Njiva e per uno Siroka Njiva genericamente. Uno di questi uomini era morto il 29 agosto e gli altri tre il 17 settembre. Il Registro degli Atti Morte del 275° annota il 27 agosto la perdita di diciannove militari, qua tutti nella zona Testen-Hoje. Anche il 276° aveva avuto perdite notevoli: il suo Registro degli Atti Morte annota trentadue Caduti a Testen e a Mesnjak. Gli austriaci facevano largo uso di pallottole esplosive."
Tra questi trentadue morti ci sarà anche il Sergente FERRARI Pietro della 10^ compagnia morto in seguito a pallottola di fucile come attesta l'atto di morte e successivamente sepolto a Testen.
Le sue spoglie molto probabilmente sono state ritrovate prive di una possibile identificazione ed ora   i suoi resti riposano tra gl' ignoti nel Sacrario di Oslavia


Mappa della zona di azione della Brigata Belluno con indicata la località di Testen




Mesniak e Testen a destra visti dal Veliki Vhr 



Per la realizzazione questo post Ringrazio  Renzo Ferrari, nipote di Pietro a cent'anni dalla sua morte.