In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa

sabato 13 giugno 2020

Maggiore CADIOLI Antonio Amedeo





30° Fanteria Brigata Pisa

Nato a Sustinente l'8 Dicembre 1870
Morto a Lokvica il 17 Settembre 1916 
 Sepolto a ------

                     

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 



Sublime esempio di ardimento sereno, sprezzo del pericolo e profondo sentimento del dovere, cadde alla testa del suo battaglione che , con entusiasmo slancio, guidava all'attacco di una ben munita e importante posizione nemica.
Altopiano Carsico, 16 Settembre 1916


Note Storiche:

Il 17 Settembre 1916, fu l'ultimo giorno delle operazioni durante la prima spallata d'autunno VII^ battaglia dell'Isonzo che vide protagoniste le truppe della Terza Armata per una fronte che comrpendeva  San Grado di Merna- Veliki Hribach- Lokvica-Opatje Selo Nova vas, quote 208 Nord e Sud- Quota 144 e le quote di Monfalcone 77 e 58.
La Brigata Pisa con i suoi due reggimenti 29° e 30° operava con la 21^ Divisione nel settore di Lokvica unitamente alla Brigata Regina.
Al mattino ore 6.30 del 17 Settembre è ripresa l'azione nel settore dell'XI° Corpo d'armata, e le batterie battono il settore dal Veliki al Pecinka.
Poco prima dell'avanzata delle fanterie, fissata dapprima alle ore 13 poscia alle 14, gran parte dell'artiglieria passano successivamente al tiro di controbatteria, mentre le altre batterie, insieme con quelle di campagna allungano verso est di 200 metri il loro tiro, il fuoco dell'artiglieria nemica è intenso.
Alle 14 muovono le fanterie, l'avanzata lungo la dorsale è la più contrastata: contro di essa il fuoco nemico è implacabile e alle ore 16.30 diventa di  eccezionale violenza. Ogni minimo movimento , segnalato con razzi verdi, provoca concentramenti infernali di fuoco. In tale condizione le nostre truppe, pur conservando saldamente le posizioni, sono nell'impossibilità di avanzare.
La Brigata Pisa aveva in linea solo un battaglione del 30° fanteria posto a rincalzo di due battaglioni del 10° e uno del 9° fanteria. Alle ore 14.55 escono le prime pattuglie, subito dopo la prima ondata uscita è accolta da fuoco violentissimo, si vedono accorrere dei rinforzi nemici e le truppe uscite non riescono ne avanzare e ne retrocedere. Ricevuto l'ordine dal Comando della 21^ Divisione viene inviato l'ordine al Comandante del 30° fanteria Col Ingami, di tenersi pronto ad accorere in prima linea con due battaglioni. Mentre dura la lotta giunge l'ordine di avanzare ad ogni costo, ma le condizioni dei reticolati sono identiche. Ciononostante la lotta prosegue, finchè dal Comando della 21^ Divisione si riceve l'ordine di fermare l'azione. La notte passò calma salvo qualche raffica di fuoco. In questa giornata oltre al Maggiore Cadioli  trovò la morte anche il Col. Stennio del 9° fanteria.
Il 30° fanteria ebbe oltre al Maggiore Cadioli 5 uomini di truppa morti.



Mappa con lo schiermanto della 21^ Divisione comprendente la Brigata Pisa alla vigilia della VII^ battaglia dell'Isonzo:




A una dolina Sede di Comando zona 263 di Lokvica venne dato il nome del Maggiore Cadiolli.
La Dolina Cadioli ai giorni attuali:






sabato 25 aprile 2020

Soldato MICHELIN Luigi





2° Reggimento Granatieri

Nato a Sacile il 2 Settembre 1898
Morto sul Carso a quota 219 (Selo) l' 11 Luglio 1917
Sepolto al Sacrario di Oslavia tra i noti


Note Storiche:

Il 2° reggimento Granatieri nel Luglio 1917 si trovava in linea nel settore di quota 219 a ovest di Selo, il giorno 8 Luglio il 1° battaglione sostituiva in 1^ linea il IV° battaglione del 1° Granatieri, mentre il 3° battaglione sostituiva la 5^ - 7^ e 15^ compagnia del 1° Granatieri. Questi reparti si trovavano così dislocati nel giorno 11 luglio, che vide la morte del soldato MICHELIN. I giorni in linea erano dedicati ai lavori di rafforzamento dei trinceramenti della linea occupata.
Il giorno 10 vide un violento fuoco d'artiglieria da parte austriaca controbattuto dall'artiglieria italiana. Questo fuoco provocò la morte dell'Aspirante Genga Luigi e di 6 uomini di truppa.
Il giorno 11 al mattino una lieve attività delle artiglierie, alla sera più intensa. Come da ordine ricevuto dal Comando della Brigata , le sezioni lanciatorpedini Bettica, le sezioni Bombarde del nostro settore eseguirono da  circa le ore 7 un efficace tiro di demolizione sui trinceramenti e sulle linee nemiche. Il fuoco durato un quarto d'ora ha prodotto effetto visibilmente efficace.
Perdite: Ufficiali: // ; truppa: morti 1 (soldato Michelin) - feriti 4.

Michelin Luigi era figlio di Bortolo e Camillotti Rosa e la famiglia resideva nella zona della campagne di San Giovanni del Tempio frazione di Sacile, fu sepolto dopo la sua morte nel Cimitero degli Eroi che si trovava nella località Borgo San Rocco di Gorizia, i caduti di questo cimitero quando fu dismesso furono traslati  nel Sacrario di Oslavia e cosi' anche il soldato Michelin, cosa un po' insoltita per un caduto sul Carso.



Mappa con la linea davanti a quota 219 tenuta dai Granatieri di Sardegna


Veduta su quota 219 sotto l'ex confine Italo-Sloveno di Comarie:



Per questo post ringrazio Giulia De Nardi nipote di Michelin Luigi








lunedì 13 aprile 2020

Caporale Maggiore ARDENGHI Luigi






262° Fanteria Brigata Elba

Nato a Cremona il 1 Luglio 1893
Morto sul Vodice il 20 Luglio 1917
Sepolto al Sacrario di Oslavia 



Note Storiche:

La Brigata Elba 261°- 262° reggimento prese  parte alla X^ battaglia dell'Isonzo, che la vide  impiegata nella sanguinosa conquista del Monte Vodice,   apparteneva  alla 53^ Divisione comandata dal Ten. Generale Maurizio Gonzaga.
Alcuni giorni dopo la battaglia fu mandata a riposo, per poi il 10 Luglio ritornare al fronte sempre sul Vodice dove il 262° terrà la linea di quota 652 mentre il 261° messo a rincalzo dopo alcuni giorni presideirà la linea della "Selletta del Vodice- quota 592, le giornate in quel periodo vengono adoperate per rinforzare le linee conquistate a Maggio, vengono effettuate azioni di pattuglie per sondare i lavori del nemico, in attesa della prossima offensiva di Agosto. Non mancano i tiri di artiglieria da ambo le parti.
Il giorno 19 Luglio il diario della 53^ Divisione riporta quanto segue:
Nulla di notevole accade nella notte, mentre al mattino, dalle 10.30 alle 12.30 l'artiglieria nemica, con medi e piccoli calibri batte l'intera linea della divisione causando notevoli danni alle trincee e camminamenti.
I tiri nemici provengono dalle direzioni di  Monte Santo e Kobilek. La nostra artiglieria esegue raffiche su Baske. 
Salvo i soliti lavori dell'avversario le nostre pattuglie in ricognizione non segnalano nulla di nuovo.
Oggi vengono ultimati i lavori per la sistemazione di una stazione radiotelegrafica su q. 652 del Vodice.
Il Comando di Corpo d'Armata comunica che nei giorni successivi gli ufficiali delle truppe appartenenti alle Divisioni 23^,24^,49^ e 66^ eseguiranno ricognizioni sulla fronte della Divisione.
Nessuna variante alla dislocazione
Perdite:
261° fanteria truppa feriti 13
262°     ""         ""       ""    17.

Non viene segnalato nessun morto in quella giornata, molto probabile che il Caporal Maggiore ARDENGHI sia stato ferito nel corso del bombardamento austriaco e poi portato in un posto di medicazione dove poi cessò di vivere, per questo troviamo delle discordanze sulla data di morte dove viene indicata da alcune 19 e da altre il 20 Luglio 1917.
Verrà poi sepolto nel cimitero "Prelli" di Plava per poi una volta ultimato essere traslato al Sacrario di Oslavia.

Ho voluto dedicare questo post al Caporale Maggiore ARDENGHI, morto in una giornata fuori dalle grandi offensive, dagli assalti, colpito da una granata in una giornata calda dell'estate del 17, Quel giorno si arrivò a 31° gradi di temperatura secondo il diariuo storico della 53^ Divisione.
A differenza dei moltissimi caduti che riposano tra gl'ignoti ARDENGHI ha il suo loculo nel Sacrario di Oslavia. Chi lo sà quante volte i visitatori che si sono recati nel Sacrario  scorrendo con i loro occhi  i tanti nomi in quei loculi di marmo, nomi che dopo alcuni attimi lo sguardo passava veloce a quello successivo a cercare forse un nome di un parente, o di qualche caduto più conosciuto, ma di molti il nome non rimaneva più nel ricortd della nostra mente.  Ma dietro a quei nomi di quei loculi freddi di solitudine, c'è molto di più, in quei nomi c'era una vita fatta di amori, di speranze, di paure di gioie, vite giovani spezzate nel loro fiore dell'età, che oltre al nome non parla altro di loro.
Ho scelto ARDENGHI tra i tanti sepolti in quel Sacrario,  perchè casualmente  cercando altro, come sepmpre poi accde,  mi sono trovato a leggere  una sua cartolina che scrisse alla  madre un mese  prima della sua morte. Parole toccanti di un ragazzo giovane, professore di violino, che trovava il conforto nel scrivere alla propria madre. Credo sicuramente che nel leggerla sarà difficile non provare una certa commozione, motivo per cui era doveroso che questo soldato trovasse posto nel mio blog dove possa essere ricordato ancora:

" 17.6.917

Mammina Cara 
Anche oggi ti invio un messaggio portandoti il caro saluto, il bacio giornaliero che ti farà tanto bene. Perchè immagino la tua angoscia per i tuoi figli che stanno molto luingi della tua vigile protezione. Mamma quante volte invoco il tuo caro nome mentre i miei compagni credenti invocano la Madonna. Io non posso che chiamarti e raccomandarmi alla mia mammina, tu sei la mia Madonna, tu sei la divinità che domina la mia anima. Come sarei contento se tu mi scrivesti qualche volta di più mentre sto dei 15 gorni senza una tua parola. Appena mi scrivi dimmi di quel tesoro di Carletto. Intanto bacialo a mio nome baci tanti alla nuca e tutti i baci che io possa dare reiscili ora uniti ai più sentiti abbracci del tuo Gino..

Il fratello Carlo che cita nella lettera morirà anche lui per malattia il 1 Ottobre 1918 a Mestre presso L'ospedale da Campo 240. Egli apparteneva al 1° reggimento Granatieri.

Lapide dei due fratelli Ardenghi nel cimitero di Cremona (Archivio Silvia Musi):




Cimitero Prelli a Plava (Pico Cavalieri):




Monte Vodice con la quota 652 visti dal Monte Sabotino:





Mappa del Monte Vodice con la dislocazione della Brigata Elba il 1 Agosto 1917:









mercoledì 1 aprile 2020

Sergente ZOCCANTE Pio Primo - Soldato ZOCCANTE Bellino Federico





73° Fanteria Brigata Lombardia


Sergente ZOCCANTE Pio Primo

Nato a Barbona (PD) il 30 Aprile 1894
Morto sul Nad Logem il 12 Agosto 1916
Sepolto a --------- 






77° Fanteria Brigata Toscana

Soldato ZOCCANTE Bellino Federico

Nato a Barbona (PD) il 10 Giugno 1898
Morto in prigionia per malattia il 6 Giugno 1918
Sepolto a Branau Ann In (Austria)



Note Storiche:

Questo post è dedicato ai due fratelli ZOCCANTE morti in circostanze diverse, entrambi combattenti sul Carso, dove vide il Sergente Pio Primo cadere il 12 Agosto 1916 nel corso dell'attacco che portò alla conquista del Nad Logem (quota 212), mentre Bellino Federico, morirà di malattia (catarro Intestinale)a nel campo di prigionia di Branau Ann In (Alta Austria) , dopo essere stato catturato il 5 Dicembre 1918 sul Monte Spill.
In queste note storiche verrà descritto quello che accadde il 12 agosto 1916 e il 5 dicembre 1917 nei fatti d'arme che riguardarono i due fratelli Zoccante:

12 Agosto 1916:
Tratto dal diario della Brigata Lombardia:
Durante la notte vengono eseguiti gli spostamenti delle truppe ordibati le sera precedente: le bombarde sono collocate nelle prosizioni prescelte, la sezione someggiata prende posizione nei pressi del cimitero di Pec.
Le truppe hanno continuato a rafforzarsi nel terreno, hanno inviato qualche pattuglia verso il nemico per tenerlo in soggezione. All'ora stabilita le artiglierie e le bombarde iniziano il tiro lento dapprima, e intenso dopo, battendo reticolati e trinceramenti   nemici con risultati evidentemente soddisfacenti.
Il Comando della Brigata si trasferisce al posto di comando (Chiesa di Pec) donde rammenta ai reggimenti dipendenti a) che alle ore 11.30 tutte insieme le truppe debbono avanzare contro le psozioni nemiche senza preoccuparsi in modo alcuno del tiro delle nostre artiglierie, che a quell'ora sarà stato già allungato; b) che l'attacco deve essere spinto a fondo con intensità ed energia, in modo da travolgere le resistenza avversaria.
Si stabilisce quindi che il 73° R.F. sfonadata la linea dei trinceramenti dovrà raggiungere la quota 246 e poscia raccordarsi col 74° R.F. sulla mulattiera che va da quota 246 a S. Grado di Merna, e che il 74° R.F avuta ragione delle difese nemiche dovrà raggiungere colla sua sinistra Pri Stanti e S. Grado di Merna, e prolungare la destra verso q. 246 in modo da collegarsi strettamente col 73° R.F. e spingere appena possibile una compagnia su q. 123.
Si dispone inoltre che un reparto bersaglieri con sezione mitragliatricisi collochi sulla sponda destra del Vippacco all'altezza delle case di Konec per battere Pri Stanti e S. Grado di Merna.
Durante il tiro di preparazione e di demolizione il nemico batte le nostre posizioni col suo fuoco di artiglieria, producendo perditem ma ciò non vale affievolire  lo slancio delle nostre truppe di destra (73° Fant) che inebriate dalle vittorie precedenti, sicure del successo fiduciosi nei loro capi e nell'opera di distruzione delle artiglierie e specialmente delle bombarde, alle ore 11.30 con fortunata manovra di sorpresa, irrompono con impeto travolgente attraverso il varco aperto nei reticolati , invadono le trincee della vetta di q. 212 (Nad Logem) costringendo alla resa senza gravi perdite nostre l'intero battaglione austriaco (I.R 41°) che la presidiava , con tutti gli ufficiali compreso il comandante.Gli ufficiali del 37° Regg. Art. da campagna  (Gruppo Pizzolato) che dall'osservatori del Brestovec hanno assistito alla fulminea avanzata dela Brigata Lombardia che per prima ha conquistato il Nad Logem (q. 212) vivamente se ne compiacciono.
Furono catturati al nemico un cannone da 152 e due mitragliatrici; sul terreno si trovarono numerosi quantitativi di armi, munizioni, proiettili di artiglieria e vario materiale.
L'entusiasmo e lo slancio delle truppe dirette con particolare perizia e valore dagli ufficiali, noj si arresta ai primi successi ma serve di esporre a proseguire oltre per raggiungere gli obbiettivi della giornata.
Mentre ciò accadeva sulla destra, un violento combattimento infuriava sulla sinistra (74° Fant) ove le truppe erano riuscite a sfondare la prima linea delle trincee nemiche ed incontravano una forte resistenza nelle case di Pri Grabei e verso la seconda linea avversaria parallela alla prima.
Il nemico riodrinatosi oppone accanita resistenza, bersagliando i nostri e battendo specialmente le pendici settentrionali  del Nad Logem e le adiacenze della sponda sinistra del Vippacco, rende l'avanzata estremamente difficile.
Dislocazione delle truppe alle ore 12 intanto sulla destra l'avanzata così felicemente iniziata prosegue lentamente ma costante e le truppe raggiungono i presidi di q. 246, ove sostano, allargando la loro occupazione per dar modo ai reparti laterali di raggiungere gli obbiettivi loro adeguati.
Verso le ore 12.30 il nemico ha tentato contro il centro della linea della Brigata (estrema destra del 74° R.F.) un contrattacco in forze ma è stato subito respinto con gravi perdite, gli sono stati catturato prigionieri, si è proceduto all'inseguimento e malgrado la stanchezza delle truppe, prive di qualsiasi riposo da sei giorni, ed i disagi, e la sete, dopo una lotta corpo a corpo il 74° Fant coadiuvato anche dal fuoco delle mitragliatrici e della'rtiglieria someggiata dalla destra del Vippacco, s'impadroniscono delle case di Pri Grabei, ha ragione delle difese avversarie ad evanzano fin sotto le posizioni di Pri Stanti, S. Grado di Merrna collegandosi col 73° Fanteria.
Data la vastità della fronte e l'assotigliamento delle file a causa delle perdite subite giunge in rinforzo il 2° battaglioen bersaglieri ciclisti che viene inviato al centro della linea tra il 73° e il 74° fanteria.
Le truppe sostano sulle posizioni essendo riuscito vano qualsiasi altro tentativo di avanzata.
mentre ciò avveniva nel settore di Brigata, il III773° che trovavasi alla dipendenza della Brigata Catanzaro e che tenendosi collegato col 73° fanteria ne aveva seguiti i movimenti conservando mercè in ripiegamento dell'ala destra il collegamento con gli altri reparti della Brigata da cui dipendeva, continuando ad avanzare e spostarsi verso la propria sinistra, ebbe ad avere il fianco destro completamente scoperto.
Il nemico tentò vari contrattacchi da tale parte, tanto che il Comandante di quel battaglione, vistosi a mal partito, di propria iniaziativa chiama in linea due compagnie del 73° (la 1^ e la 4^) che questo Comando aveva destinate in risreva di settore e verso le ore 16.30 le fece schierare sulla propria destra, prolungandola fino a trovare poco dopo la mezzanotte il contatto colla Brigata Granatieri, che non aveva ancora iniziato il passaggio dei reticolati nemici che in quel punto erano intatti.

Questi sono fatti del giono 12 Agosto 1916 che vide protagonista la Brigata Lombardia con i suoi reggimenti 73° e 74°, in questa azione perderà la vita il Sergente ZOCCANTE Pio primo. Non si conosce il luogo di sepoltura, probabile che sia finito nel Sacrario di Redipuglia tra i caduti ignoti



Per quanto concerne il soldato ZOCCANTE Bellino fratello di Pio Primo, fatto prigioniero mentre il suo reparto si trovava nel settore di Monte Spill il 5 Dicembre 1917, cito i fatti di quella giornata tratti dal libro di Alfeo Guadagnin " La Battaglia di Arresto":

5 Dicembre
Settore della 29a Divisione: Nella notte, il IX Reparto d'Assalto prendeva contatto con il Grup-po Scandolara, che aveva raccolto gran parte dei bersaglieri provenienti dal Badenecche. Posizione dei reparti italiani sulle Melette di Foia: In Val Miela si trovavano gli sparuti reparti del 129°fanteria, che si allungavano fino ai Frattoni di Val Miela, alla loro destra dal fondo della stessa valle, inerpicandosi sulle ripide e sassose pendici del M. Spil, si disponevano il I e il II/77°, con quest'ultimo che spingeva la sua compagnia di testa (la 5^) fino a Casara Montagna Nuova, dove in quel punto aderiva con il Gruppo Lo Curcio. Difatti, il Colonnello Lo Curcio dopo aver difeso aspramente i suoi pezzi sul M. Miela, aveva dovuto ritirarsi su M. Spil, dove aveva riunito con sé uomini di vari reparti: artiglieri, alpini, bersaglieri, genieri, ed aveva creato un nucleo di resistenza. Sulle pendici del M. Miela, aspettava l'ordine di attacco il XXIII/12° bersaglieri, mentre avevano trascorso una notte di profonda incertezza gli alpini del Castelgomberto, ormai prossimi al tracollo ma ancora disposti a vendere cara la pelle. Alle prime luci dell'alba del giorno 5, le truppe infreddolite e disorientate attendevano con trepidazione nuovi attacchi nemici; contro ogni previsione arrivava invece l'ordine da parte del comando della 29a divisione di attaccare le posizioni austro-ungariche. Senza l'appoggio dell'artiglieria, gli attacchi si verificarono per il coraggio e l'abnegazione dei comandi di singoli reparti, che cercarono anche contro l'evidenza di fare fino in fondo il loro dovere, obbedendo a ordini insensati e senza costrutto. Il XXIII/12° bersaglieri all'alba partiva alla riconquista di M. Miela, e sotto il fuoco incrociato delle mitragliatrici austriache piazzate sulle vette del monte, lasciando sul terreno morti e feriti, riusciva dopo aver combattuto all'arma bianca nelle trincee nemiche, a riprendere la posi-zione perduta il giorno innanzi. Mentre i bersaglieri iniziavano l'assalto, l'artiglieria imperiale, al-lertata dal grido «Savoia!» proveniente dal M. Miela, riapriva con tutti i calibri disponibili il fuoco sulle linee italiane. Il XXIII/23° battaglione sotto il micidiale bombardamento (anche con proiettili a gas) veniva gradualmente assottigliato nell'organico e doveva subire i primi contrattacchi del nemico. La resistenza di questo reparto assumeva contorni drammatici, gli ufficiali uno a uno venivano colpiti e la posizione non era più difendibile, così malgrado i titanici sforzi di tutti gli uomini del reparto, M. Miela veniva abbandonato definitivamente. «Quando si stanno per raggruppare i superstiti per il ripiegamento, arriva al comando della Divisione una telefonata: "Ho ripreso in questo momento M. Miela con i miei uomini". Il generale domanda: "In quanti siete?". La voce risponde: "Abbiamo riallacciato ora il telefono. Siamo in venti bersaglieri. Io sono...". Ma la voce resta interrotta. È forse quella di un moribondo, del tenente Mancini del 12° bersaglieri». A prescindere da questa testimonianza, il Tenente Giuseppe Mancini fu decorato di Medaglia d'Oro per l'ardimento, lo sprezzo del pericolo e il coraggio dimostrato sotto il fuoco nemico con la seguente motivazione: "Alla testa del proprio reparto, incitando i suoi soldati con l'esempio li guidava all'assalto della linea sbaragliandone le piccole guardie, che costringeva ad asserragliarsi in una vicina baita. Cadutigli d'intorno la maggior parte dei suoi uomini, ritornava con rinnovata violenza e indomabile tenacia all'assalto dell'improvvisato fortilizio, venendo a lotta corpo a corpo. Ferito a bruciapelo da un colpo di fucile all'addome, non volle cedere al nemico, che forte di numero, tentava la riscossa e in un supremo sforzo, animandolo con la voce i superstiti della compagnia, al grido di "Savoia!" li trascinava al nuovo assalto, impadronendosi della contesa baita, e annientandone i difensori. Poco dopo, strappato a forza dai soldati dal posto d'onore, spirava prima di giungere al posto di medicazione. Fulgido esempio di eroismo e delle più alte virtù militari. Monte Miela, 4-5 dicembre 1917». La stessa sorte subita dagli uomini del Miela capitava ai due battaglioni del 77° fanteria. Al buio, la 5a compagnia del I/77° iniziava il movimento per prendere contatto con il terreno a tutti sconosciuto; appena uscita da una piccola radura, veniva a trovarsi allo scoperto propio di fronte alle linee nemiche e, investita dal terribile fuoco delle mitragliatrici austriache, veniva annientata. Il battaglione colto alla sprov-vista si disponeva a difesa, e cominciava a subire gravi perdite a causa degli attacchi della fanteria nemica che, uscendo dalle trincee, aggrediva con impeto i Lupi di Toscana. Cadeva ferito gravemente il Maggiore Boato, comandante del battaglione. Tre forti attacchi venivano respinti con gravi perdite, le munizioni cominciavano a scarseggiare, mentre una grossa formazione di fanteria austro-ungarica, a ranghi serrati, si dirigeva verso i fanti italiani. Preceduti da lanciatori di bombe, al grido «Hurrah!» gli austriaci attaccavano il II/77° che si difendeva contrattaccando alla baionetta, ma i ranghi assottigliati del battaglione non permettevano una lunga resistenza, così i Lupi gradualmente abbandonavano il terreno scendendo in Val Piana. Già dopo le 7, il comandante del II battaglione inviava il seguente messaggio d'aiuto: «Dal Comando 2° battaglione 77° Fanteria al Comando 29a Divisione. Il nemico serra sotto i fianchi e di fronte. Non avendo più cartucce, se il nemico attacca dovrò ritirarmi. Maggiore Zardo». Chiamato in rinforzo, il I/77° aveva tentato di raggiungere il II/77° per respingere gli attacchi nemici, sostituito ai Frattoni di Val Miela dal II/113°, chiamato d'urgenza dal comando della 2a Divisione. Appena arrivava in prossimità della zona dei combattimenti, veniva accolto da una grandinata di proiettili, provenienti da diverse mitragliatrici appostate nella zona per impedire proprio l'accorrere di rinforzi. Cadeva durante i corpo a corpo l'eroico Tenente Colonnello Ugo Bassi, comandante del 77° reggimento. Il combattimento durava dalle 9 alle 11.30, finché il I/77° doveva ritirarsi in Val Miela, dove con l'ausilio del II/113° respingeva i tentativi nemici di scendere in Val Frenzela. Dopo le prime nefaste notizie sull'andamento dei combattimenti, il Generale Boriani ordinava a tutti i reparti della 29a Divisione di ritirarsi sul versante opposto della Val Frenzela, sulle posizioni di M. Valbella, Col d'Echele, Cima Echar. Diramato il messaggio, il comando della Divisione si ritirava portandosi dietro tutti i propri carteggi. L'ordine di ritirata però, a causa del tiro d'artiglieria austriaco, per il disinteresse di vari sottoposti e per l'impossibilità di farlo pervenire a reparti accerchiati dal nemico, non raggiungeva tutti i comandi di battaglione. Piccoli reparti così continuarono a combattere a oltranza, per rispettare le consegne avute in precedenza: «resistere ad oltranza fino all'ultimo uomo», altri invece ignari di tutto continuarono la loro marcia verso il fronte, cadendo così in bocca al nemico.

L'ultima parte del racconto spiega come molti uomini del  del 77° ai quali apparteneva il soldato ZOCCANTE finirono ad essere catturati dagli austriaci, sorte che toccè anche a Bellino. Finito in prigionia in Alta Austria, morirà pochi giorni prima del suo compleanno il 6 giugno 1918 Branau Ann In.



Mappa della zona del Nad Logem dove si svolsero i combattimenti del 12 Agosto 1916 (mappa Mitja Juren):






Il Nad Logem quota 212 visto dal Brestovec:



 Mappa con con indicato il Monte Spill






 Monte Spill tratto dal libro di Bepi Boccardo "Melette 1916-1917"



Cimitero Militare di Branau Am Inn



 Per questo post ringrazio Riccardo Zoccante nipote dei fratelli ZOCCANTE Pio e Bellino









martedì 17 marzo 2020

Soldato AMBROSINI Carlo





1° Reggimento Granatieri di Sardegna

Nato a Scaldasole (PV) il 11 Maggio 1895
Morto a Quota 61 Monfalcone il 9 Giugno 1915
Sepolto a ------- 



Note Storiche:

Il 1° Reggimento Granatieri inquadrato con il suo reggimento gemello e con la Brigata Messina alla 13^ Divisione, il giorno 8 Giugno 1915 vide i suoi reparti avvicinarsi nel settore nord di Monfalcone precisamente verso S. Polo, mentre ai fanti della Messina era riservato il compito di occupare l'abitato di Monfalcone e di proseguire verso le alture adiacenti.
La Divisione inizia alle ore 16 la marcia  di avvicinamento protetta dal fuoco delle artiglierie campali. Le 4 colonne si impegnarono col nemico sistemato a difesa sulla riva sinistra del canale. Fu necessario l'intervemdo dell'artiglieria da campagna nelle vicinanze immediate del canale per poter vincere la resistenza delnemico che fino alle 24 impedì di gettare passerelle sul canale.
Nelle prime ore del giorno 9 si riesce a passare il canale sui ponti non completamente distrutti e in passerelle costruite nella notte dopodichè la Brigata Granatieri procedette verso la quota 61 e quella Messina verso la Rocca  e q. 121. L'azione delle due Brigate fu contrastata dal fuoco di artiglierie nemiche di medio e di piccolo calibro che ebbero effetto specialmente sulla Brigata Granatieri. L'attacco proseguì lentamente appoggiato dall'azione dell'artiglieria che ad eccezzione degli obici pesanti campali alle ore 6 dovette sospendere il fuoco per non daneggiare le fanterie ormai prossime alla dordale di q. 61 e 121. alle ore 8 la Brigata Messina occupava la Rocca e la Brigata Granatieri la zona fra q. 61 e la regione a Sud di Selz. La Brigata Granatieri si trovò esposta a violento fuoco di artiglierie di emdio calibro e davanti ad un terreno di attacco innondato e sparso di reticolati e trincee.
Davanti a così gravi ostacoli il Comando della Divisione ritenne opportuno di arrestare l'attacco della Brigata Granatieri, di arretrare la fronte e di spostarla verso destra per sottrarla alla violenta ed efficace azione dell'artiglieria nemica. Il 3° battaglione Ciclisti rimane in Ronchi a guardia della provenienezada Vermegliano. 
Una descrizione ben dettaliata di quel giorno ce l'ha offre il diario storico del 1° Reggimento Granatieri:
Il giorno 8 Giugno 1915 il 2° battaglione del Reggimento giunto vicino al canale nei pressi di S.Polo, per  stabilire il punto che si presti al passaggio  e le relative modalità il Comandante del Reggimento eseguisce una ricognizione, unitamente al Comandante il 2° Battaglione, al Capitano del Genio ed al Comandante le batterie someggiate e sceglie, pel gettamento di una passarella, una località a 50 metri circa a valle del ponte della ferrovia, fatto saltare dagli austriaci, località ove il canale presenta la sua minore larghezza. (circa 10 metri) e la sponda sinistra ricoperta da alte pinate permette l'avanzata al coperto dela vista nemica.
La compagnia del Genio ha materiale sufficiente a costruire il ponte di soli circa 7 metri, mentre la larghezza del canale anche nel punto più ridotto,m non è certamente inferiore ai dieci metri, e quindi è necessario ricorerre a ripieghi servendosi di barili e tavole requisite, si abbattono anche con non poca difficoltà , due pali telegrafici di altezza sufficiente per permettere la costruzione di fronte al punto ove si vuole gettare il ponte sul canale affine occorendo ed in unione ad una sezione mitragliatrice, di concorrere a rimuovere la resistenza nemica.
9 Giugno 1915:
Continuazione del'operazione del giorno precedente. Per proteggere il gettamento del ponte da parte del Genio il Comandante del Reggimento dispone perchè alcuni uomini arditi al comando di un Ufficiale, passino il canale servendosi delle rotaio della ferrovia del ponte Cervignano-Monfalcone, rimaste quasi intatte sebbene il ponte sia stato distrutti dagli austriaci. Alle ore 2.50 il S.Ten Botta Sig. Virgilio della 6^ Compagnia (la stessa di AMBROSINI) passa sul ponte ferroviario con 4 uomini, seguito poi da tutto il plotone . Non disturbato dal nemico il Genio può costruire la passarella e tutto il battaglione con una sezione della batteria d'artiglieria da montagna, passa sulla sinistra del canale salendo in catena lungo le pendici dell'altura a sud di Selz. Appena le truppe si affacciano sulla somità il nemico, solidissimamente trincerato sulla linea di altura quota 45 e quota 70 - Monte Cosich e Monte Debeli  - da circa 600 metri apre vivo fuoco di fucileria, al quel viene risposto dai nostri con poca intensità, non ritenendosi che , dati i trinceramenti si possa recare molto danno al nemico.
Il battaglione disposto a corona sull'altura e le pendici nord ovest e a sud est, fronteggiando il passaggio del canale al battaglione Manfredi (IV°) che subito si porta su quota 61, prolungando a destra il battaglione Anfossi (II°) e permettendo inoltre il passaggio della batteria someggiata, la quale può cos' portarsi al centro della linea fra i due battaglioni. Il battaglione Manfredi, affermatosi con 2 compagnie su quota 61, controbatte il fuoco di fucileria nemicaproveniente dal Monte Cosich e tiene un'altra compagnia in rincalzo sul rovescio della posizione colla bandiera, quale rieserva a disposizioen del Comando di reggimento. Alle ore 6.20 circa il battaglione Manfredi, in ispecie le compagnie di rincalzo, sono state fatte segno a nutrito ed aggiustatissimo fuoco d'artiglieria proveniente da tergo che, in breve tempo, infligge ingenti perdite. Mantenendo occupato con due plotoni in catena il ciglio di quota 61 e sempre in collegamento a sinistra col 2° battaglione, mentre alla destra si cerca il contatto colla Brigata Messina che da Monfalcone saliva alla Rocca, il grosso del battaglione per sottrarsi alle micidiali raffiche , si raccoglie ai piedi dell'altura addossandosi alla scarpata della ferrovia. Cessato il fuoco d'artiglieria il grosso del battaglione ritorna sulle primitive posizioni a rincalzo di due compagnie del 2° Reggimento Granatieri precedentemente richieste dal Comando del Reggimento ad inviate a risaldare i due plotoni rimasti a occupare quota 61, dato che alla nostra destra non sono sopraggiunte le truppe della Brigata Messina sulle alture della Rocca.
Avendo individuato esattamente le posizioni dlele nostre truppe, verso le ore 9, oltre l'incessante tiro frontale dell'artiglieria austriaca, si desta quello d'infilata proveniente dalla direzione di Vermegliano (pezzo di medio calibro) sino dal primo tiro efficacissimo. Sono caudti poco prima un centinaio di granatieri ed il S.Ten Marsigli, feriti i Capitani Rusconi e Melotti, ed il S.Ten Volpi, ma le truppe animate dall'esempio dei loro Ufficiali, non presentano le raffiche dell'artiglieria austriaca. Il Comandante del battaglione Maggiore Manfredi rimane col suo stato maggiore, già molto ridotto di numero presso quota 61, raccomandando la massima calma ed una tenace resistenza in attesa delle disposizioni delle superiori autorità.
Il Comandante del reggimento con l'Aiutante Maggiore in 1^ Capitano Pericoli raggiunge il commando del 4° battaglione seguito dalla Bandiera, tenuta dalla 15^ compagnia. Mentre l'Aiutante Maggiore del battaglione dalla sommità di quota 61 fornisce al Colonello indicazioni sulle antistanti posizioni nemiche  uno shrapnel cade a pochi passi da quella quota cogliendo in pieno il piccolo gruppo che sta col Maggiore Manfredi; una scheggia del proietto spezzava il femore del prode ufficiale, altri frammenti e pallette feriscono quasi tutti i militari superstiti dello stato maggiore del battaglione. Il Capitano Rusconi che, come il Capitano Melotti, benchè ferito è rimasto sul posto, assieme per ordine del Colonnello quale capitano più anziano, il Comando del 4° battaglione: la bandiera fermamente tenuta dall'alfiere S.Ten Ferrari Sig. Marcellino, è portata a sventolare sulla prima linea ed il Colonnello, additando la alle truppe, rivolge lo parole di lode e di incorraggiamento, alle quali fanno eco unanimi acclamazioni al Re, all'Italia, al Reggimento e di evviva al Colonnello. Sono le 12.30 quando, essando stata occupata la Rocca dal 1° battaglione di questo reggimento con la Brigata Messina, il Comando del reggimento riceve ordine di raccogliersi con il 2° e 4° battaglione in Monfalcone. Il Ripiegamento si effettua a scaglioni dalla sinistra, sostenuto da u n battaglione del 2° Granatieri e dalla batteria somemggiata mentre l'artiglieria austriaca non cessa di convergere i suoi tiri verso quota 61. Le perdite totali della giornata sono:
Ufficiali: Morti 3; feriti 6
Truppa : Morti 40 feriti 220 dispersi 2

Il Soldato AMBROSINO veniva colpito a morte verso le ore 10 a seguito d'arma da fuoco, fu poi sepolto a San Polo.

Maggiore Manfredi Pietro :


Tenente FERRARI Marcellino caduto ad Oslavia il 4 Novembre 1915: 



Mappa Giugno 1915 con indicato co la freccia il punto di attraversamento del canale Dottori, e con il cerchio la quota 61  

Veduta verso la quota 61


Trincee in cemento a quota 61

 

venerdì 28 febbraio 2020

Soldato DI CAMPLI Domenico





29° Reggimento Fanteria Brigata Pisa
Nato a Lanciano il 2 Febbraio 1887
Morto a Cotici il 12 Agosto 1916
Sepolto a .......


Note Storiche:
La Brigata Pisa nel corso della IV^ battaglia dell'Isonzo prese parte nel settore di San Martino del Carso ai vari attacchi dove il giorno 6 conquistò l'"Elemento Quadrangolare" e il giorno 9 Agosto ripresi gli attacchi contro il "Groviglio" conquistandolo proseguì l'avanzata verso il Vallone nella zona di Devetachi. 
Passato il Vallone il giorno 12 la Brigata si trova ad avere la seguente dislocazione :
29° Fanteria: 1° e 2° battaglione in riserva a Cotici e 3° battaglione di rincalzo
30° Fanteria 3° e 2° battaglione in 1^ linea, oltre la quota 187,  4° battaglione di rincalzo.
Alle ore 5,30 comunicata la situazione della Brigata alle ore 6, diramati gli ordini d'operazione.
Nel corso della giornata dopo ripetuti ordini ricevuti dal Comando di Divisione, ma l'ulteriore avanzata rimase pel momento impossibile. Si provvedono durante la notte i mezzi per l'avanzata all'indomani.
Il 12 Agosto vedrà   alle ore 11.30 muoversi dai loro appostamenti tutta la linea delle fanteria nel settore del Nad Logem e senza sparare un colpo di fucile, raggiunge i reticolati nemici: ordinatamente, a frotte, li sorpassa  e, rannodate le file al di là, si lancia all'assalto contemporanemante, avvolgendo la posizione di quota 212. I difensori sorpresi ed atteriti, si arrendono in gran  numero; molti di quelli che si ritirano fuggendo sono falciati dal nostro fuoco. L'azione dell'artiglieria, ammirevole per precisione, avendo quivi potuto accompagnare passo passo l'avanzata delle fanterie, ha contribuito potentemente al brillante successo. A mezzo giorno il Nad Logem,, già fortemente presidiato e difesto dal nemico era completamente in nostro possesso, e le fanterie procedevano oltre lentamente, rinforzate anche da un battagline ciclisti dato dalla 3^ Divisione di cavalleria.
La Brigata Pisa il giorno 12 Agosto subì la perdita di 2 morti per il 29° fanteria tra questi il soldato DI CAMPLI Domenico morto a seguito di un probabile colpo di artiglieria nel settore di Cotici, mentre il 30° fanteria ebbe 9 morti.

Mappa dislocazione 23^ Divisione il 12 Agosto 1916 (Mitja Juren)


 Veduta dal Bretovec verso quota 187 

:







venerdì 7 febbraio 2020

Soldato COLOMBO Ernesto




 66° Fanteria Brigata Valtellina

Nato a Treviglio il 27 Luglio 1897
Morto il 7 Settembre 1917 a Turriaco presso Osp. da Campo nr. 183
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 5° Gradone Loculo 9820


Note Storiche:

Terminata la controffensiva Austriaca sul settore di Flondar per riconquistare le posizioni  perdute durante l'IX° Battaglia dell'Isonzo, la Brigata Valtellina o meglio i due battaglioni del 66°  erano stati messi a disposizione con il I° del Comandante del 77° fanteria, mentre il II° con il Comando del reggimento del Comandante la Brigata Toscana presso il viadotto di quota 36 e quota 89. Questo avvenne in data 5 Settembre 1917 dopo aver trovato posizione nelle trincee di Mandria.  Queste posizioni rimasero invariate anche il giorno 7 settembre data di morte del soldato COLOMBO.
Il fatto che la morte è pervenuta in un Ospedaletto da campo è plausibile che il ferimento avvenuto in combattimento risalga propio ai giorni precedenti quando il suo reggimento venne chiamato a contrastare l'attacco austriaco che iniziò nella notte del 4 settembre 1917. Lo stesso  diario storico della Brigata Valtellina conferma che dal giorno 5 al 7 Settembre non subì nessuna perdita.
Il giorno 4 Settembre gli austriaci verso l'alba preceduti da un violento fuoco d'artiglieria fatto con tutti i calibri, verso le ore 5 sferrano un contrattacco in forze tentando di ripendere le posizioni perdute nelle recenti azioni del 20-21 Agosto u.s.
Dall'inizio di tale contrattacco non si ebbero più notizie del 65° fanteria ne del III° battaglione del 66° e neppure dei Comandi di Reggimento.
Viene allora dato ordine (ore 16 circa)   al Capitano Torsello di assumere il Comando interinale del 66° e trasferirsi col I° e II° battaglione alle trincee Mandria di Monfalcone
perdite della giornata:
65° fanteria Ufficiali: morti 1, feriti 4, dispersi 44
                     Truppa: morti 1, feriti 60, dispersi 1600
66° fanteria Ufficiali: morti 1, feriti 5, dispersi 28
                     Truppa morti // feriti 300, dispersi 1100.

Sull'Albo d'Oro i morti di quel giorno risultano :
65° fanteria : 118 - 66° fanteria : 42
La maggior parte dei dispersi dichiarati in quella giornata finirono catturati dagli austriaci.



Zona di operazioni della Brigata Valtellina inizi Settembre 1917 :



 Quota 40 con l'ingresso sud della galleria ferroviaria visti dal casello ferroviario di Medeazza:









venerdì 10 gennaio 2020

Caporale SILICANI Giuseppe





69° Fanteria Brigata Ancona

Nato  a  Massa Carrara il 29 Settembre 1891
Morto sul Dosso Faiti il  26 Ottobre 1917
Sepolto a Massa Carrara al Sacrario di Redipuglia si trova il suo loculo in memoria al 19° gradone loculo 34832



Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


 Volontario di guerra, già distintosi per fulgido valore in numerosi fatti d'arme, col reparto arditi del battaglione, durante quattro giorni di azione, offertosi per comandare un posto avanzato, importantissimo punto di osservazione, violentemente battuto dall'artiglieria nemica, rese preziosissimo servizio di informazioni, rimanendovi saldo anche dopo aver avuto il riparo completamente sconvolto dai tiri avversari. Mortalmente ferito con l'addome squarciato da una scheggia di granata, si interessava ancora del buon andamento del servizio, incitando ed rincuorando i compagni. Agonizzante, chiedeva di essere informato sull'andamento dell'azione , rallegrandosi nell'apprendere che l'attacco nemico era stato respinto, e spirava dichiarandosi felice di dare la vita per la patria e per il Re.
Dosso Faiti, 23-26 Ottobre 1917



Note Storiche:

Alla vigilia della battaglia di Caporetto iniziata il 24 Ottobre 1917, la Brigata Ancona 69° - 70° reggimento si trovava a presidiare la linea del Dosso Faiti, apparteneva unitamente alla Brigata Tevere alla 58^ Divisione  XI° Corpo d'Armata,. Già nella giornata del 23 Ottobre cominciarono nella notte da parte degli Imperiali un inizio di bombarda mente sia sulle prime linee che nelle retrovie che andava a interessare tutto il settore del C.A.. Mentre il giorno 24 all'alba vede un violento bombardamento nemico; e alle ore 8.30 nuclei di fanteria avversaria attaccano la frazione BA1 ma sono respinti con fuoco di artiglieria e di mitragliatrici. L'attacco viene ritentato all 9.30 e anche questo viene represso, alle ore 10 il tiro d'artiglieria rallenta. Giungeva nel frattempo la notizia della grande offensiva   sul fronte della II^ Armata . L'ordine ai reparti della III^ è di mantenere le posizioni attuali e di resistere ad ogni tentativo di attacco nemico. La giornata del 25 Ottobre viene descritta all'inizio del giorno come una giornata apparentemente calma sul settore dell'XI° C.A. con un fuoco di artiglieria che interessava le frazioni B3 e B4 e nella mattinata il tiro si concentrava sul Faiti, sula sella di Spazzapani e il Volkovnjak. Giungeva nella giornata gli ordini impartiti a V.A.R. di conseguenza all'avvenuto sfondamento nell'alto Isonzo di effettuare subito e celerarmente lo sgombro della artiglierie di medio e grosso calibro meno mobili oltre il Piave e Treviso.
Arretrare tutte le altre artiglierie di medio e grosso calibro più mobili ad occidente del Vallone;
venivano lasciate solamente ad oriente del Vallone le poche artiglierie pesanti campali per la difesa ;
per quanto riguarda i Corpi dipendenti veniva ordinato che pur rimanendo a tenere fortemente la zona avanzata, disporranno subito per l'occupazione con le proprie riserve delle posizioni fissate per la difesa . Tali posizioni comprendono la linea del margine occidentale del Vallone, denominata di Doberdò - integrata dai capisaldi del Nad Logem e dalla quota 208 Sud e la linea retrostante di San Martino.
Il tiro nemico verso le ore 14.30 aumenta d'intensità con medi e grossi calibri contro il costone del Faiti tra la dolina dall'Acqua e quota 376 con piccoli e medi calibri contro vari tratti del fronte e sulle doline e camminamenti retrostanti; la nostra artiglieria ha reagito con raffiche sulle prime linee avversarie. Alle 17.30 il nemico intensifica il tiro su vari tratti del fronte e pronunzia un attacco sul fronte BE prontamente respinto dal tiro di fucileria e dall'intervento delle nostre artiglierie e bombarde. alle 19 velivoli nemici volano sul vallone , fatti segno dalle nostre batterie contraeree.
Il 26 Ottobre nella mattinata il  tiro nemico va affievolendosi, ma nel pomeriggio s'intensifica e sul tratto dal Dosso Faiti e quota 309 sul quale il nemico alle ore 16 sferra un attacco riuscendo ad occupare il Dosso Faiti, le pendici orientale di q. 393 e la sella del Volkovnjak; un contrattacco sloggia subito l'avversario dalla sella del Volkovnjak, mentre le artiglierie eseguono violenti tiri di repressione sui tratti della fronte caduti in mano al nemico.
Nella giornata del 27 Ottobre alle ore 2.50 il Comando Supremo ordina la ritirata dall'altopiano carsico al Tagliamento. I reparti della Brigata Ancona alle ore 16 erano ancora a presidiare le linee a loro assegnate come testimonia nell'Interrogatorio il sottotenente MAZZEI Eugenio del 69° Fanteria III° batt. 4^ sez. pistole mitragliatrici, il quale fu comandato con il suo reparto al rifornimento al II° battaglione che era in prima linea , nel ritornare al proprio battaglione il III° , giunto in vicinanza della Dolina Lombardia fu accerchiato dal nemico e dopo breve lotta corpo a corpo fu con l0'intero suo reparto fatti prigioniero (ore 16 circa) .
mentre un'altra testimonianza quella che viene da Rocco Egidio DE BONIS allora Tenente del 69° fanteria il quale racconta quei momenti drammatici che lo vedrà poi fatto prigioniero il 27 Ottobre 1917 vedrà questi combattere fino ale ore 17.
"La brigata Ancona è in prima linea nel settore del Dosso Faiti il 27 ottobre, quando gli austriaci hanno già scatenato l’offensiva che ha aperto la breccia a Caporetto. I reggimenti sono stremati da ore di bombardamenti e tentativi di sfondamento e stanno per iniziare la ritirata. Alle ore 15 l’osservatorio della 9a Compagnia segnala l'avanzata del nemico che punta verso quota 309 e verso le trincea presidiate dal I Battaglione. I soldati sono fatti uscire dalla dolina e schierati sul ciglio di essa, dietro un muretto a secco, con l'ordine di difendere ad ogni costo la posizione e annunziando loro arrivi di truppe fresche.
Sono piccoli espedienti che usiamo per protrarre la resistenza. E il soldati tentano scrutare i visi impenetrabili dei loro ufficiali; alcuni accolgono l'annunzio con trepidazione e le loro facce, sparute da lunghe giornate di patimenti, di sofferenze, d'insonnia, s'illuminano di gioia. Oh! gloriosi soldati, la pietosa bugia vi porterà al supremo sacrificio. Chi potrà descrivere e premiare il vostro valore, le gesta di questi quattro giorni affidate a voi e compiute soltanto da voi? Saranno i vostri nomi tramandati ai venturi?
Le masse avversarie che sono avanzate con impeto, disprezzando magnificamente la morte, sono fermate ancora una volta dalla nostra mitraglia e si appiattano a circa duecento metri da noi, mentre i loro cannoni aumentano l'intensità del tiro, specie contro la dolina Lecce Alta il caposaldo di quota 309. I parapetti dei camminamenti finiscono di crollare, crollano i muretti a secco, seppellendo i difensori che non trovano una via di salvezza; una mitragliatrice vola in pezzi con due serventi e un caporale; la linea si va sempre più assottigliando. Le notizie dei battaglioni laterali pervengono incerte ed allarmanti, anzi quello di sinistra, nonostante la strenua difesa, ripiega sotto la formidabile spinta, abbandonando prigionieri e materiali. Alle ore 17 circa il tenente Lo Cicero mi avverte che è stata sfondata la destra del III Battaglione, i cui superstiti si ritirano combattendo. Temendo di essere aggirato, colloco venti uomini e una mitragliatrice sul rovescio della posizione per garantirmi da ogni sorpresa alle spalle.
La tempesta si calma un po', ma un grosso proiettile a gas asfissiante, che scoppia nel mezzo della dolina, ci costringe a mettere la maschera. Rientrano parecchi soldati della 11a Compagnia pallidi e sfiniti, che vengono aggregati alla 9a e alla 10a.

Alle 17,30 l'artiglieria allunga il tiro e gli austriaci, convinti di aver seminato la strage, appoggiati dai velivoli che, volando bassi, mitragliano e buttano bombe, avanzano in formazioni serrate. E dalle pietre sorgono i fanti italiani con le facce sparute e illuminante di gloria, che li costringono a retrocedere, abbandonando morti. Ben presto, però, il tenace avversario, rincalzato efficacemente, ritenta l'attacco e giunge fin presso le posizioni nostre, prive di reticolati e di punti di appoggio, e la lotta diventa di una ferocia inusitata; assalti e contrassalti si susseguono, grida di “Savoia” e “urrah” s'innalzano al cielo ed esso     nuovamente ricacciato con forti perdite, lasciando davanti ai fragili ripari nostri molti cadaveri e sedici prigionieri. Questi sorridono perché forse sapranno la dura sorte che li attende.
Subentra un breve momento di tregua da una parte e dall'altra. Il comando di reggimento in linea sulla mia sinistra, quello di battaglione è prigioniero. Anche il fuoco dell'artiglieria è  cessato del tutto; in lontananza, a brevi intervalli si odono enormi scoppi come provenienti dalle viscere della terra e la terra trema. Faccio raccogliere i feriti gravi, indi ci raggruppiamo. Abbraccio con uno sguardo accorato le forze che ho a mia disposizione: sono poche. I feriti non gravi, pur consapevoli della sorte che è loro riserbata, non hanno un momento di esitazione nel riprendere armi. C'è nel loro sacrificio, nel loro sforzo qualcosa di sovrumano, di divino, di leggendario che ricorda gli Spartani di Leonida alle Termopili. Come ricordare gli atti di sublime eroismo compiuti da tutti, ufficiali e gregari? La battaglia, che forse la storia chiamerà di Castagnevizza, riavvampa improvvisa con una nuova e più intensa preparazione di artiglieria contro la martoriata dolina. E' tutto un bagliore d'incendio, il fumo ci mozza il respiro, le pietre volano sbriciolate; sono raffiche che s'inseguono e turbinano. Nessuna mente potrà immaginare cosa più flagellante, più orrenda, nulla che si avvicini alla realtà straziante di questa scena di sangue e di distruzione.
Come ad un segnale convenuto il fuoco cessa d'improvviso. Dò l'ordine di rioccupare i margini della dolina e di resistere; chiedo con i razzi fuoco di sbarramento, come per attaccami ad un ultimo filo di speranza, ma la richiesta è vana; purtroppo questo filo è spezzato per sempre! Il comandante di reggimento con pochi portaordini riesce a svincolarsi da questo cerchio di ferro e a porsi in salvo: io ho ancora con me due mitragliatrici Fiat, una sezione pistole e una ottantina di uomini disfatti e in parte feriti. Due aerei incrociano sul manipolo degli eroi e lo mitraglia. Spariamo delle fucilate contro gli uccellaci importuni, ma senza risultato.
Ho notizie che pattuglie nemiche avanzano da tergo e avverto i soldati di tenersi pronti per far fronte ad un nuovo assalto generale. Mi reco all'osservatorio per assicurarmi della terribile notizia e infatti noto gruppi di uomini che dalla quota 278 si dirigono verso di noi. Siamo completamente circondati e presto saremo travolti; la dolorosa vicenda, pur non conoscendola nei particolari, si delinea chiara, tanto da farmi pensare ad una totale disorganizzazione. Sull'orizzonte, alle nostre spalle, vedo fiammate d'incendi, scoppi e nubi di fumo denso, nere e a tratti arrossate sinistramente, espressione della divinità corrucciata, si sollevano verso il cielo. Che mai avverrà verso Gradisca, Fogliano, Romans? Mi sento debilitato, abbattuto sotto le torture del male fisico e ancor più di quello morale. Nulla più abbiamo che ci rechi conforto; i miei sono diventati insensibili ai pericoli, larve di uomini destinate a soccombere o a cadere prigionieri.
Al tramonto gli austriaci irrompono all'attacco da tutti i lati. Grido di consumare fino all'ultima cartuccia; i magnifici soldati mi ascoltano, mi guardano con gli occhi stanchi, quasi ad implorare aiuto riprendono a sparare, a consumare le ultime energie. Le scariche aprono vuoti nelle fila avanzanti; dieci cadono e venti compaiono per sostituire i primi. Un sergente austriaco, gravemente ferito al petto, viene nella dolina come annaspando sul terreno ingombro per arrendersi, ma, sfinito, cade su un mucchio di cadaveri. Sono grovigli di corpi, uniformi austriache e italiane alla rinfusa, lamenti di feriti in tutte e lingue.
Il nemico, in un ultimo assalto, invade la dolina, nella quale ha luogo una feroce lotta corpo a corpo. Grido ancora “Savoia”, sparando gli ultimi colpi della mia pistola. Pochi mi rispondono, slanciandosi contro forze molte volte superiori. Sono le ultime impressioni queste che mi rimangono impresse nel momento della immane tragedia. Poi non vedo altro, perché un grosso proiettile, scoppiato nel mezzo della dolina, mi seppellisce completamente...
Un mio portaordini, il sodato Aguzzi, mi libera dalle macerie. Mi sento molto debole e perdo sangue dal braccio e dal fianco sinistro. Apprendo intanto che la grossa granata ha ammazzato italiani e austriaci e il tenente Sciacca. Anche il mio attendente è fra i caduti. Io il tenente Compierchio e una quarantina di uomini feriti, pesti, affamati e assetati, che è tutto ciò che mi resa di una compagnia di 230 soldati, siamo prigionieri." (De Bonis tratto da ed. Espresso)


Il caporale SILICANI sarà l'ultimo soldato decorato con la Medaglia d'Oro del fronte carsico . Lo stesso giornovedrà un'altra Medaglia D'oro quella del Capitano CASALI Alessandro del 82° Fanteria Brigata Torino caduto sul Volkovniak.
Il 69° fanteria dal 24 al 27 ottobre 1917 ebbe 88 caduti senza contare i feriti e i prigionieri, questo a testimonianza della resistenza che vi fu nel settore carsico della Terza Armata nel corso della battaglia di Caporetto sia per la Brigata Ancona e per gli altri reparti che in quei giorni presidiarono le prime linee del fronte del Carso, purtroppo troppo spesso dimenticata per far posto alle vicende dove avvenne lo sfondamento Austro-Tedesco nel settore tra Plezzo e Caporetto.

Veduta da Castagnevizza verso le quote 432 e 462 del Fajti :




Dalla cima di Quota 432del Fajti  veduta sulla 464 :




Le quote del Fajti fronteggianti la Dolina Lombardia :



le linee Italiane dal Faiti  quota 432 a Quota 309 presidiate dal 69° Fanteria nell'Ottobre 1917 (ten De Bonis (ed. Espresso):