In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa



Ho visto il cremisi della sua bocca rotonda farsi più scuro mentre cadeva, Come un sole, nella sua ultima ora profonda; Ho guardato il magnifico ritrarsi dell’addio, Oscurarsi, a mezza luce, ad occhi stretti, E un ultimo splendore infiammare i cieli della sua guancia. E nei suoi occhi La luce delle stelle fredde, vecchie e desolate, Di cieli differenti.

Wilfred Owen

giovedì 18 febbraio 2016

Sergente CORNEO Luigi







73° Fanteria Brigata Lombardia

Nato a Paderno d'Adda il 26 Settembre 1893
Morto a quota 263 il 16 Agosto 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia


 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Rimasto ucciso il comandante* della sezione mitragliatrici, ne assunse il comando concorrendo, con magnifico slancio, coraggio e intrepidezza, alla contrastata avanzata verso quota 263, finché cadde colpito in pieno da una granata avversaria.
Nad Logem, 16 Agosto 1916 



Note Storiche:

Il 73° fanteria unitamente al 74° componeva la Brigata Lombardia che nel corso della VI^ battaglia dell'Isonzo formava con i Granatieri di Sardegna la 23^ Divisione. Il giorno 16 Agosto la Brigata Lombardia che si trovava nel settore del Nad Logem conquistato   il 12 agosto dopo due giorni di combattimento. Nei giorni successivi alla conquista cominciarono i primi affondi contro il nuovo settore difensivo racchiuso tra le pendici settentrionali del Nad Logem, quote 265, 263 e Lokvica ma senza esito. Nonostante i ripetuti tentati della Brigata Lombardia per allontanare il nemico dal colle di San Grado di Merna, le trincee italiane provenienti dal Nod Logem dovettero attestarsi poco a est delle case di Pri Grabci. La nuova linea nemica, che dal Vipacco, nei pressi di Pri Stanti, risaliva la quota 213, per agganciarsi al sistema trincerato di quota 263 appariva tutt'altro che debole e sguarnita. 
Dopo continui e ripetuti attacchi nel settore la Brigata Lombardia venne messa il giorno 16 agosto di riserva tranne il III° battaglione del 73° che doveva restare in prima linea con il compito di  proteggere il movimento.

Alcuni passaggi sono tratti dal "Il Carso Dimenticato- Le Spallate di Autunno" di Persegati-Juren-Pizzamus


*Il Comandante citato nella motivazione della Medaglia d'Argento del Sergente Corneo trattasi della Medaglia d'Oro S.Tenente Xidias Tipaldo Spiro,  Irredento da Trieste, morto il 14 Agosto 1916.




Mappa della zona dove cadde Corneo con indicata la quota 263:



Resti della tomba della prima sepoltura nel cimitero di Gabria n. 3 “Capitano Plicato" del  Sergente Corneo, ora scomparsa:




Ringrazio per la foto Marco Mantini e MItja Juren





mercoledì 3 febbraio 2016

Caporale BERTOLDO Antonio







2° Reggimento Genio 140^ Compagnia Zappatori


Nato a Mira (Ve) il 7 Novembre 1889
Morto sul Monte San Michele il 12 Maggio 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia




Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 


Pur sapendo di andare incontro a grave pericolo, guidava precedendolo, un reparto di fanteria attraverso una galleria tuttora invasa dai gas per l'esplosione di una mina, allo scopo di precluderne il passo all'avversario, trovando in essa la morte.
Costone Viola, 12 Maggio 1916



Note Storiche:

la 140^ Compagnia Zappatori-Minatori, era in forza alla 29^ Divisione XI° Corpo d'Armata, ed era adibita ai lavori di gallerie per approcci nella zona Costone Viola.
*Il giorno 12 Maggio 1916 furono fatte esplodere due mine nella zona di Quota 124 dopo le che il Comando della 29^ Divisione ne aveva sollecitato il giorno precedente al Comando di Corpo d'Armata. Dopo il brillamento che avvenne all'alba, una compagnia della Brigata Perugia avanzò nella terra di nessuno per attestarsi nell'area del cratere e sistemarla a difesa sfidando una vivace reazione che secondo quanto riferisce il diario storico del C.A. , si concettizzò non solo con il fuoco dei fucili e delle mitragliatrici ma anche con il lancio di alcuni ordigni caricati a gas
* Tratto dal libro "la Guerra di Mine" di Basilio di Martino.



mappa della zona del Costone Viola ben visbili gli approcci di Quota 124










mercoledì 6 gennaio 2016

Soldato VALASTRO Rosario






515^ Compagnia Mitraglieri del  154° Fanteria Brigata Novara



Nato a Calatabiano (CT) il 25 Febbraio 1893
Morto a Castagnevizza del Carso il 19 Agosto 1917
Sepolto nel Sacrario di Redipuglia


Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 


Porta-mitragliatrici, rimasto gravemente ferito, con ammirabile fermezza, sopportava il dolore straziante, dicendosi lieto che il proiettile nemico avesse risparmiata la sua arma ed incitando i compagni a combattere.
Castagnevizza, 19 Agosto 1917



Note Storiche:

Nall'agosto del 1917 durante la XI^ battaglia dell'Isonzo, la 515^ compagnia mitragliatrici, apparteneva al 154° fanteria Brigata Novara che unitamente alla III^ Brigata Bersaglieri formava la 4^ divisione, che si trovava sul fronte di Castagnevizza.


Tratto dal diario storico della 4^ divisione (Ussme):

19 Agosto 1917
Tempo bello,
durante la notte è continuato intenso il nostro tiro di interdizione e di disturbo provocando una reazione nemica sulle nostre prime linee colpite anche con proiettili a gas lacrimogeni.
I danni sofferti dalle nostre truppe non sono però rilevanti e lo spirito di esse si mantiene alto ed aggressivo.
Alle ore 5 l'artiglieria da campagna intensifica ancora il tiro ed entrano in azione anche i medi calibri nell'intento di ottenere che le truppe nemiche si rifugino in caverna per sottrarsi alle nostre molestie; anche le bombarde eseguiscono una ripresa di tiro allo scopo di indurre il nemico nella convinzione che si riprenda il tiro di distruzione e che il nostro attacco non sia imminente.
Alle ore 5.33 le fanteria scattano all'attacco, il violentissimo tiro dell'artiglieria nemica e le intense raffiche di mitragliatrici ci confermano che le nostre truppe balzate fuori dalle trincee avanzano, se ne hanno  dagli osservatori le prime notizie che le cattive condizioni di visibilità prodotte dal fumo consentono di raccogliere al primo momento; se ne trae occasione per raccomandare ancora tutte le ondate siano spinte contemporaneamente  avanti pronte a rincalzare le prime, nella naturale supposizione che queste per le perdite cui vanno incontro non avranno forza sufficiente per tenere le posizioni raggiunte.
Con un solo sbalzo il I° battaglione del 154° ha brillantemente conquistato la Montagnola, sostenuto a sinistra dal I° battaglione del 153° il quale, abbenchè ostacolato nella sua avanzata per aver trovato intatti i reticolati nemici, preme fortemente sull'avversario, a rincalzo di questi due battaglioni segue il II° battaglione del 154° fanteria. Il Comando della Brigata Novara annunzia i primi prigionieri (circa un centinaio tra cui sette ufficiali).
La Brigata Bersaglieri uscita anch'essa con slancio ha conquistato tutta la prima trincea nemica catturando qualche prigioniero.
Le truppe della divisione sono costrette a sostare brevemente sulle posizioni raggiunte in attesa di poter riprendere l'avanzata; ma la forzata sosta è assai penosa per le truppe stesse che rimangono esposte a tutte le offese nemiche il 66° battaglione Bersaglieri ne è più provato degli altri fra le macerie di Castagnevizza.
Frattanto le perdite causateci dal fuoco nemico aumentano sensibilmente e compromettono i risultati conseguiti.
Il 66° battaglione Bersaglieri intanto fatto segno tra le macerie di Castagnevizza a tutte le offese nemiche si riduce tanto di forza che ne ha scosso la sua compagine e , contrattaccato violentemente, è costretto a ripiegare sulle trincee di partenza.
Si rappresenta allora l'assoluta necessità che tale battaglione rioccupi le posizioni già raggiunte e la si invita a provvedere in tal senso.
Tale ripiegamento però consente al nemico di concentrare le sue offese sul 64° battaglione Bersaglieri e sul I° battaglione del 154° Fanteria fra i quali in seguito all'avanzata compiuta è venuto anche a formarsi un leggero distacco, essi minacciati da un contrattacco nemico e continuamente assottigliati di forza, alle ore 9 sono costretti ad arretrare di alquanto. Si ordina allora l'immediato spostamento del III° battaglione del 154° fanteria (riserva Divisionale) dalla linee della quote della dolina Lecce  Bassa e lo si mette a disposizione del Comandante del 154° fanteria per ristabilire il contatto perduto; in pari tempo si chiede ed ottiene dal Comando di Corpo d'Armata l'autorizzazione ad impiegare il 69° battaglione Bersaglieri per ristabilire la situazione della Brigata Bersaglieri.
La situazione tende quindi a ristabilirsi per l'energia dei Bersaglieri che vale a ricostruire in breve tempo la loro linea e per il fermo contegno del I° battaglione del 154° fanteria.
Giunge nel frattempo avviso che la 21^ Divisione, operando di concerto colla 58^ Divisione, alle ore 13,30 ritenterà l'attacco di quota 363, di conseguenza si dispone che le truppe dipendenti approfittino dell'azione della Divisione laterale per ratificare in avanti la linea raggiunta in modo di assicurare  il completo possesso della Montagnola. e del margine occidentale del paese di Castagnevizza. Non si ritiene possibile per il momento proseguire sugli obbiettivi assegnati alla Divisione per il fatto che il Comando di Corpo d'Armata ha comunicato di non poter mettere a disposizione del Comando della Divisione stessa alcuna riserva e che l'azione della Divisione non sarà appoggiata sulla destra.
Ma neanche i primi obbiettivi sono raggiunti poiché le truppe della 21^ Divisione e quelle della Brigata Novara appena muovono sono soggette a violentissime raffiche di artiglieria e mitragliatrici nemiche e debbono rinunziare ad ogni conquista.
Si manifesta in seguito un contrattacco nemico, ma per la vigilanza delle fanterie e il pronto efficace tiro delle nostre artiglierie leggere viene subito arrestato. E' questo l'ultimo tentativo che nella giornata il nemico fa per ricacciarci sulle linee di partenza; dopo di esso la serata trascorre relativamente calma. Alla sera la 3^ Brigata Bersaglieri viene sostituita dalla Brigata Barletta.


In questa giornata cadrà ferito mortalmente il soldato Valastro Rosario, il Comune di Calatabiano ha intitolato una via in suo onore e ricordo. 




Mappa dello schieramente della Brigata Novara nella sera del 18 Agosto 1917:




In primo piano la Montagnola teatro degli assalti della Brigata Novara, sullo sfondo il Dosso Faiti:











sabato 19 dicembre 2015

Soldato BAUDINO Giacomo





683^ Compagnia Mitraglitrici FIAT
Nato a  Frabosa Sottana il 7 Gennaio 1891
Disperso a Castagnevizza del Carso il 24 Maggio 1917




Note Storiche:
La 683^ Compagnia Mitragliatrici FIAT, durante il mese di Maggio del 1917 apparteneva al 138° reggimento Brigata Barletta, che unitamente alla Brigata Bisagno componeva la 4^ Divisione (Gen. Paolini) XI^ Corpo. Dove nel corso della X^ battaglia dell'Isonzo si trovava nella zona fronteggiante Castagnevizza del Carso tra quota 309 e 251 Hbrici.


Tratto dal Diario della 4^ Divisione (Ussme):

24 Maggio 1917
Alle ore 6, il Comando del Corpo d'Armata (XI°), ordina che anche la 4^ Divisione avanzi decisamente collegata con la 31^ Divisione.
Alle ore 8,51, intenso fuoco di fucileria e mitragliatrici partente dalla linea principale Austriaca ad Ovest di Castagnevizza, indica che le nostre ondate della frazione BI8 sono sbalzate avanti all'ora stabilita. Il tiro nemico è intensificato contro le nostre linee e impedisce, per il fuoco qualsiasi osservazione diretta.
Si dà ordine all'artiglieria divisionale di impiegare proiettili a liquido speciale per impedire al nemico di accorrere dai ripari alla trincea.
verso le 9 giunge notizia che i battaglioni usciti dalle trincee tanto della Brigata Barletta che dalla Brigata Bisagno, sono stati arrestati da violento fuoco di artiglieria, fucileria e mitragliatrici nemiche e che un battaglione del 137° Fanteria è risultato pressoché distrutto.
Il Comando di Corpo d'Armata informato della situazione, invia parole di compiacimento per la saldezza delle truppe di fronte alla ostinata aggressiva difesa avversaria.i nostri concentramenti di fuoco non riesce ad essere risoluta. Sulla sinistra della Brigata Barletta anzi si fa critica. Il battaglione di sinistra di tale Brigata è pressoché distrutto ed il battaglione di rincalzo, appena uscito dalle trincee è arrestato anch'esso dal violento fuoco del nemico; nella Dolina Lecce Bassa, il tiro nemico provoca l'incendio di un nostro deposito di munizioni.
Il Comandante della Brigata Barletta, chiede quindi ed ottone dalla Brigata Bisagno che uno dei battaglioni si sposti in suo appoggio: intanto ordina di procedere cauto al 137° Fanteria che deve ripiegare l'ala destra per cercare il collegamento con il 74° Fanteria, che risulta non abbia fatto alcun movimento avanti.
Anche il battaglione di destra del 138° Fanteria che era riuscito ad occupare le trincee nemiche nel tratto più sporgente del saliente di Castagnevizza, isolato e fulminato, ripiega sulla trincea di partenza coi superstiti.
In questa situazione si riceve il fonogramma del Comando di C.A. che ordina di persistere, anche a costo di gravi sacrifici nella vigorosa prestazione finora esercitata sul nemico, allo scopo di assicurare il buon esito dell'attacco che il VII° e XIII° C.A sferreranno alle ore 14 per completare i successi finora conseguiti.
Verso le ore 14.30 è annunciato l'inizio di un contrattacco nemico in direzione della Dolina Lecce Bassa, mentre le truppe cominciano ad essere scosse dal continuo e insistente bombardamento e di rincalzi inviati a sostenere le prime ondate, ostacolate dal tiro d'interdizione nemico, avanzano con molte difficoltà.
Il Comando della Brigata Barletta si è trasferito col suo seguito al caposaldo di quota 229.
Alle 15.40 il Comando della Brigata Barletta comunica essere cessata la minaccia del contrattacco nemico al tempo stesso in cui comincia ad avere alla mano i rinforzi richiesti e la situazione va a mano a mano migliorando.
Date le condizioni del 138° si chiede l'autorizzazione di poterne effettuare la sostituzione.
Perveuto subito l'ordine del Comando del C.A. si dirama l'ordine per la sostituzione delle due Brigate Barletta e Bisagno, e si predispone perchè tutti i movimenti con esso prestabiliti per la notte prossima, avvengano senza incidenti.


Mappa zona Castagnevizza con le linee al 1 Maggio 1917 si noti la posizioni della Dolina Lecce Bassa citata nelle note storiche:


Mappa dello schieramento della 4^ Divisione con le Brigate Barletta e Bisagno nel 14 Maggio 1917 (mappa tratta dal libro "Un Professore al Fronte") di Nunzio Coppola ed. Gaspari:


Foto della zona del Saliente verso la Chiesa di Castegnevizza del Carso detta "Rondò":


Veduta dalla prima linea austriaca a nord Castagnevizza dove s'infransero gli attacchi della Brigata Barletta nelle giornate del 23 e 24 Maggio 1917


Ringrazio per questo post la nipote del soldato Baudino  Denise Cotteret


 
  

 

domenica 29 novembre 2015

Caporale PIAZZA Giuseppe



111° Fanteria Brigata Piacenza

Nato a Leno il 11 Aprile 1888
Morto sul Monte San Michele il 21 Ottobre 1915
Sepolto a -------- 



Note Storiche:

La brigata Piacenza nel corso della III^ battaglia dell'Isonzo apparteneva alla 30^ Divisione XIV Corpo d'Armata comandata dal Tenente Generale Paolo Morrone.

Tratto dal Diario Storico della Brigata Piacenza (Aussme):

21 Ottobre 1915
Quota 170. Alle ore 10 del 21 Ottobre la Brigata è schierata per ala sotto le cime 3 e 4 di Monte San Michele.
112° ala destra II° battaglione nelle trincee più avanzate (dette Sterio) pronto a costituire le prime ondate d'assalto, III° battaglione nelle trincee di seconda schiera (dette Amabile), I° battaglione in riserva di brigata con la 1^ compagnia nelle trincee di quota 170 e tre in quella di 130 (dette del Boschetto) in totale 5 linee.
111° ala sinistra con due fronti: 
Fronte Boschini, II° battaglione con due compagnie in prima linea, 2 in seconda.
Fronte cima 3 - III° battaglione in prima schiera formata su 3 linee I° battaglione in seconda schiera pure costituita su tre linee. Totale sei linee costituenti le sei successive onde di attacco.
Alle 10 precise allungato il tiro di artiglieria, la onda di guastatori della Brigata (muniti di pinze tagliafili), si slancia arditamente fuori delle trincee più avanzate, e pur battute dal vivace fuoco di fucileria nemica sale di corsa per l'erto monte, seguono poi con bello slancio, la seconda e la terza onda dei due reggimenti distanti dai 500 ai 800 metri l'una dall'altra.
Numerosi nemici, specialmente dal fonte del 112° lasciate le armi si gettano fuori dalle loro linee di difesa e lanciandosi giù per la china con le braccia alzate sul capo, dichiarano di arrendersi prigionieri. Altri sono catturati con le armi alla mano nelle trincee.
L'artiglieria avversaria, intanto agisce violentemente contro le truppe attaccanti e batte tutta la zona di terreno tra le cime e l'Isonzo, ciò nonostante i battaglioni di prima schiera raggiungono le cime , e quelli di seconda partono a successive ondate, seguendo con lena incalzante le truppe di prima schiera.
All'ala sinistra il 111° , nella sua azione offensiva, incontra assai più gravi difficoltà, le difese accessorie ed i trinceramenti nemici, non sufficientemente colpiti dal tiro di artiglieria, fanno attardare, nel lavoro di distruzione i guastatori che dal fuoco di fucileria e mitragliatrici vengono decimati. Aperte due piccole breccie le onde della prima schiera si precipitano sulle difese nemiche e riescono a stabilirsi sulla cima 3 a tre metri di dislivello dalla vetta a circa 60 metri dalla trincea nemica.
Il violento fuoco delle numerose mitragliatrici avversarie spezza lo slancio delle truppe, che si rafforzano e fortificano nelle posizioni conquistate.
Nello svolgersi dell'azione, tra i due regg. venne a formarsi come uno strappo a colmare, la lacuna il Comando della Brigata provvede con l'invio di reparti del 111° tolti dal II° battaglione sulla parte di Boschini, la dove i reparti della Brigata Verona, agendo vanno sostituendo, secondo gli ordini le truppe della Brigata Piacenza.
Anche su questo tratto della fronte, tra le due cime il 111° tenta l'attacco delle difese nemiche ma l'impeto s'infrange contro le difese accessorie nemiche e sotto il violento tiro delle mitragliatrici i reparti del II° battaglione debbono pur essi arrestarsi e rafforzarsi sulla linea avanzata raggiunta.
Alla sera, ore 20,15 viene inviata al Comando della 30^ Divisione la comunicazione seguente:
"Il 112° è schierato con la propria sinistra sotto cima 4 e con la destra verso la sella di San Martino, ciò non avendo il regg.to trovato passaggio aperto nei reticolati ha dovuto prendere la via del camminamento austriaco, e nella ritirata per non abbandonare parte della dorsale, ha dovuto occupare un tratto della fronte del 156° che non è comparso sulla linea perché tutto impegnato contro il ridottino.
D'altra parte il 111° non avendo trovato scuciture nei reticolati in corrispondenza tra cima 3 e cima 4, ha tentato di girare tra cima 2 e cima 3, ma anche qui ha dovuto arrestarsi difronte i reticolati, oltrepassatili ha costruito una trincea avvolgente che in alcuni punti è a 20 metri dal nemico.
Per ripristinare il contatto tra il 111° e il 112° ho dovuto spostare un battaglione del 111° appena questo venne sostituito dall'85°, per modo che ora i due reggimenti hanno quasi tutte le forze in linea per occupare la loro ampia fronte, meno piccoli rincalzi. 
Reputo che per le perdite gravi subite e per le fatiche sopportate le truppe siano, sebbene di morale alto stanche e non si possa attendere da loro una vigorosa azione nel senso richiesto da S.A.R.il Comandante di Armata; nondimeno ho già predisposto e darò avviso per far allungare il tiro artiglieria verso cima 4, per tentare domattina all'alba un'azione su cima 4, eseguita dal 112° , sostenuto da due battaglioni del 111° e possibilmente dal 156° pel quale mi rivolgerò al Comandante della Brigata Alessandria: F.to Generale Chinotto.


Tratto dalla "Sentinella Bresciana" 4 Dicembre 1915:

Ci scrivono da Leno,:
Una laconica cartolina giungeva tempo fa alla sorella Angiolina, per parteciparle la morte del fratello Piazza Giuseppe, caporale del.. fanteria. Il triste annuncio era dato da un commilitone, che raccogliendo l'ultimo respiro dell'amico, assolveva ad una promessa reciprocamente giuratasi, di avvertire i parenti della morte dell'uno o dell'altro, annunciando in tal modo alla sorella la fine del povero Peppino, affinchè a sua volta sapesse preparare al colpo crudele gli affezionati e vecchi genitori. La notizia inaspettata, passò di bocca a bocca a esi sparse per tutto il paese.
Oggi che ci è nota l'azione in cui cadde, dobbiamo esaltarne la memoria perchè cadde da valoroso.
Coraggioso per natura, sprezzante del pericolo, già provato da altri fatti d'armi.
Così fu di Piazza: combattè da valoroso; colpito al braccio sinistro rifiutò di portarsi al posto di medicazione, ma volle continuare il combattimento ingaggiato, avanzando sempre sotto il grandinare delle palle; cadevano i compagni, cadde il capitano suo, sempre alla testa dei suoi prodi.
L'azione continuava intanto più violenta e tenace, si sviluppava, progrediva a noi favorevole. Il capitano (vedi nota sotto) giaceva immobile, non poteva più esultare della vittoria. Non poteva essere abbandonato e Peppino Piazza non curante del pericolo, già debole per la sua ferita, sotto l'impulso del proprio animo generoso, audacemente, rintraccia il copro del suo superiore e lo solleva avviandosi nel posto più vicino.
Vittima della sua abnegazione, è a sua volta colpito da una palla e cadde nel campo dell'onore.

Ringrazio Pierangelo Mazzardi

Note:
Si trattava del capitano Barassi Camillo di Milano, unico del suo grado ad essere caduto in quella giornata. Egli comandava la 7^ Compagnia del II° battaglione, nello stesso reparto era in forza il caporale Giuseppe Piazza.



 Mappa  del XIV°  C.A. con le posizioni dei reparti della Brigata Piacenza il 22 Ottobre 1915 (Aussme)



 



mercoledì 18 novembre 2015

S.Tenente BOSSI Gualtiero





13° Reggimento Bersaglieri


Nato a Roma nel 1895
Morto a Quota 118 Est di Castelnuovo il 21 Agosto 1915 
Sepolto al Sacrario di Redipuglia







Note Storiche:

Il 13° Reggimento Bersaglieri, successivamente dal 24  Settembre 1915 1° Reggimento fino al 4 Gennaio del 1916 quando diventerà definitivamente 15° Reggimento, nell'Agosto 1915, apparteneva alla 25^ Divisione dove il suo L battaglione, parteciperà a  varie azioni nel settore Quote 111-118 a Est di Castelnuovo. 
Nel giorno 21 Agosto 1915 nel settore della 25^ Divisione il 123° Fanteria Brigata Chieti inizia con forti pattuglie un movimento di avanzata contro il trinceramento di Quota 118. Alle ore 6,30 si ha notizia di attacchi nemici durante la notte respinti dal L° battaglione e dell'invio, all'alba, di pattuglie di ambedue i reparti per riconoscere il terreno antistante. Tali pattuglie però furono arrestate nel movimento dal fuoco violento di fucileria. Alle ore 9 il Comandante del 124° Fanteria comunica che inizia l'avanzata contro il trinceramento antistante. Il Comando di Brigata ordina sia nuovamente tentata l'avanzata del 123° contro la trincea di Quota 118. Il 124° riesce  a fare un'avanzata di circa 100 metri e benché battuto  dal fuoco di artiglieria si rafforza nella posizione avanzata.
Alle ore 16 il 123° e il L° Battaglione Bersaglieri tentano ripetutamente d'impadronirsi del trinceramento di Quota 118  e di quello antistante ai Bersaglieri, ma ostacolati da una tenacissima difesa han dovuto ripiegare sulle proprie posizioni.
Secondo il diario della 25^ Divisione, il S.Tenente Bossi non morirà il giorno 21 ma bensì il 22 Agosto come narrato nei fatti che seguono:
Il Comando del 123° riferisce che nella notte reparti del III° battaglione hanno nuovamente tentato di entrare nel trinceramento di Quota 118, ma fatti segno a violento fuoco di fucileria, non hanno potuto  raggiungere lo scopo. Verso le ore 12, dopo un efficace preparazione dell'Artiglieria che aveva sfondato in qualche punto il trinceramento, lo stesso battaglione del 123° appoggiato dal fuoco del L° Bersaglieri,mosse nuovamente all'attacco e riuscì a penetrare impadronendosi del trinceramento, ma il nemico, che aveva abbandonato momentaneamente la trincea, rifugiandosi in laterali buche carsiche, rioccupò il trinceramento e con tiri d'infilata, bombe a mano e scoppio di mine impedì ad altri reparti susseguenti di entrare nel trinceramento. il battaglione rimase a pochi metri dalla posizione nemica rafforzandovisi. In tale operazione vi furono gravi perdite un Ufficiale dei Bersaglieri Ten. Bossi ucciso e un Ufficiale del 123° Ten. Frascarelli pure ucciso.
Dietro ordine del Comando di Divisione nelle notte vennero ritirate dal fronte per passare in riserva a Castelnuovo due compagnie del battaglione Bersaglieri.

Tratto dal Libro "Quattro Anni Senza Dio" di Armando Lodolini:

Mensa Ufficiali: serve a me il sottotenente sulmonese Tirone Pietro, un biondino di 18 anni che è tornato da non so dove e ha preso il comando della 4^ compagnia; qualche volta ci fa compagnia Mario (nome vero Gualtiero) Bossi,  un sottotenente dei vicini Bersaglieri (questo qui porta un magnifico pennacchio che stride sulla sua divisa lercia e sdrucita).
"Trincea delle Frasche":
Il 16 Agosto 1915, mi giunge un biglietto scritto a lapis: "Occupi con una compagnia la trincea delle frasche. I bersaglieri agiranno di conserva. Mantenga il grosso battaglione in dolina".
La trincea nemica era appunto quella famosa delle frasche , risperduta da noi in settembre e ripresa in ottobre dalla Sassari. Ma io allora non sapevo che quel grosso muro protetto  da un rugginoso reticolato e tutto giallo di frasche secche avrebbe avuto una storia cosi' illustre.
Andò Tirone con trenta uomini "la compagnia" di notte. Svelse un buon tratto di reticolato, al quale s'era avvicinato lungo un muretto che univa la nostra alla trincea nemica e poi il nemico lo tempestò di fucilate. I Trentuno tornarono quatti quatti lungo il muro, ma otto erano un inutile fardello di carne macellata. Io stesso e molti dei nostri picchiammo tutta la notte nel presunto varco,mentre Tirone seppelliva giùin fondo alla dolina i suoi compagni morti.
All'alba lo tornai chiamare: "Occorre tornare là. Pietro. Noi non abbiamo occupato la trincea."  Pietro riebbe trenta uomini e filò lungo i cento metri che ci separavano dal nemico. Lo spinsi con quasi tutto il "grosso" fuori, dietro di lui, col rimorso di dissubidire all'ordine ricevuto.Ma fu ventura: senza quel rinforzo, dopo lo sbalzo al di là delle "Frasche" sarebbe caduto progioniero. Invece fra tutti noi acchiapammo un'ottantina di nemici, più laceri e più fetidi di noi.
Alla sinistra, sotto il sole nescente , la lunghissima trincea s'infiocchettava di pennacchi lucenti. Bravo Bossi! Avviai i prigionieri con una scorta  che mi fece restare pochissima gente e vidi che la vittoria ci aveva trasfigurato. Io mi sentivo inebriare dal pensiero che non sarei più tornato nella mia fosca dolina. Tanto che seppelii sul posto nove nostri caduti  nell'azione e rotolai il più lontano possibile forse un centinaio di e mezzo di cadaveri austriaci, alcuni dei quali ischeletriti. Con molti dei suoi bersaglieri anche Bossi era caduto.


Note del Curatore:

Leggendo le testimonianze tratte dal Diario storico e sia dal libro di armando  Lodolini, si capisce che i fatti non coincidono, anche con la data di morte del S. Tenente Bossi.
La morte del S.Tenente Bossi è avvenuta realmente il giorno 21 Agosto, come testimonia la lettera inviata dal Comandante della sua Compagnia  Capitano Zucchi il quale dice: che il giorno 21 Agosto alle ore 16 circa andando all'assalto con il suo plotone al grido <<Savoia>> fu colpito da granata dove con lui periva anche il suo attendente con altri soldati.
La sua salma fu poi tumulata al cimitero di Sagrado.
Questo coinciderebbe con quello scritto dal diario della 25^ Divisione dove indica  alle 16 l'inizio dell'attacco ad opera del L° battaglione Bersaglieri con il 123° Fanteria Chieti. Anche se la sua morte sempre il diario della stessa Divisione lo mette nella giornata successiva del 22 con il.Tenente del 123° Frascherelli Paolo, dove invece nell'elenco delle perdite degli Ufficiali del Riassunto storico della Brigata Chieti viene dato erroneamente per disperso e morto in prigionia il 25 Agosto 1915.
Armando Lodolini che apparteneva al 123° Fanteria 2^ compagnia I° battaglione, nelle pagine del suo libro sopra citate, riporta i fatti di varie giornate tutte insieme in un unica data il 16 di Agosto 1915.
nel giorno 16 a mezzogiorno ci sono solamente delle puntate offensive verso i reticolati nemici da parte di alcune pattuglie per poi avanzare fino alle trincee avversarie che riescono ad affermarsi senza il concorso del battaglione bersaglieri di Bossi.
Solo nel giorno 18 Agosto si verifica l'azione citata da Lodolini dove il suo battaglione a sinistra dell settore si spinge in avanti e occupa la trincea delle Frasche. Mentre il l° battaglione Bersaglieri riesce anche lui a portarsi avanti e a procurare gli ottanta prigionieri che Lodolini cita nel suo diario.
Lodolini afferma anche che la stessa trincea delle frasche da loro conquistata non verrà mai persa in settembre, perchè essa è si la trincea delle frasche ma solo la prima della serie in sequenza che verrano poi successivamente conquistate come da parte della Brigata Sassari il 13 Novembre 1915 durante la quarta battaglia dell'Isonzo.
Mentre per il giorno 21 Agosto data della morte del S. Tenente Bossi il battaglione di Lodolini compie una leggera avanzata affermandosi sulla linea costruendo una trincea che consente un pò di dominio sulle trincee nemiche rettificando la linea del reggimento. In questa occasione come abbiamo visto prima cadrà colpito a morte il S, Tenente Bossi Gualtiero.



Mappa (USSME) con le posizioni tra i giorni 17-21 agosto 1915 in rosso la linea conquistata:








giovedì 12 novembre 2015

Aspirante OGNA Leonildo Luciano





123° Fanteria Brigata Chieti

Nato a Chiavenna (SO) il 2 Settembre 1897
Disperso a Quota 208 Nord- Nova Vas il 16 Settembre 1916

 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Alla testa di due Plotoni della propria Compagnia, con magnifico impeto e sereno ardimento si slanciava alla conquista di forte posizione nemica, occupandola. Resisteva poi con coraggio e fermezza ai contrattacchi nemici, finché cadeva colpito a morte.
Quota 208 Nord- Nova Vas il 16 Settembre 1916

Notizie Storiche:
Il 123° Fanteria (Brigata Chieti) nella 7^ battaglia dell'Isonzo 14 - 18 Settembre 1916 si trovava a fronteggiare la linea di Quota 208 Nord - NovaVas. La Brigata Chieti apparteneva alla 31^ Divisione che assieme la 19^ formavano il XIII° Corpo d'Armata.

Dal diario del 123° Fanteria (USSME):

Il Generale Parigi Comandante della Brigata Chieti, emana l'ordine per l'attacco di oggi:
II° battaglione in prima linea, III° di rincalzo e II° di riserva di Reggimento.
L'avanzata deve essere compiuta con fitte e larghe ondate ed a qualsiasi costo.
Mentre l'assalto è stimato per le ore 10.30 poi rimandato alle ore 11.30.
L'assalto conduce la 5^ e 7^ Compagnia nella trincea avversaria, e il Generale Parigi compiacendonese avverte che l'avanzata deve procedere avanti con qualunque sacrificio.
Viceversa pur grande che sia il valore delle truppe, è impossibile.
Invano dò ordine al III° battaglione di rinforzare  il II° battaglione. Il Maggiore Susanna accorso prima con la 10^ e 11^ compagnia poi con tutto il battaglione, fa sforzi eroici perchè le ondate riescano a superare l'ostacolo. Alle ore 13.50 il Maggiore Fiorito comunica, che ritiene che la 5^ e 7^ compagnia o distrutte o prigioniere. l'8^ e la 6^ a 60 metri dai reticolati, immobilizzate dal fuoco.
Alle ore 14,25 do ordine di serrar sotto anche il I° battaglione. Alle ore 15 il Comando di Brigata annuncia che il 121° Fanteria (Brigata Macerata), ha vittoriosamente avanzato ed incita a mantenere il collegamento con esso. Ma codesta avanzata no si è affatto verificata. Lo stesso Comando consiglia di attendere una sosta nel fuoco nemico, ma di avanzare a tutti i costi e di impiegare tutte le forze.
Ma benché ciò significherebbe voler l'impossibile del Reggimento. Dò ordine al III° battaglione d'attaccare . Alle 19.30 le forze del Reggimento son sufficienti. Ma poi prospettata a quel Comando la gravità della situazione, e il pericolo di un contrattacco in quelle critiche condizioni, esso ordina di rientrare nelle primitive posizioni.
Un articolo a firma di Francesco Pedretti dell’aprile 1917 riporta le seguenti notizie:

 «Recentemente fece ritorno dall’Austria, assieme ad altri prigionieri invalidi, il tenente Jommi, di Monza, che col giovane Ogna comandava una compagnia di fanteria e che dovette subire l’amputazione della mano sinistra. Egli narra che la compagnia comandata da lui in sostituzione del capitano e dal tenente Ogna, si lanciò all’assalto di una trincea nemica che dopo aspro combattimento riuscì a raggiungere. Ogna vi arrivò per il primo e vi balzò come un fulmine. Con una violenta lotta corpo a corpo, i nostri si impossessarono della trincea e fecero prigionieri i nemici superstiti. Il Jommi fermatosi sul posto per attendere rinforzi diede ordine ad Ogna di riordinare la compagnia e di muovere all’assalto di un’altra posizione nemica. La compagnia riuscì ad impossessarsi anche di quella; ma poco dopo una granata austriaca di grosso calibro, scoppiando fra i nostri, vi fece strage. Da quel momento più nulla si sa di Luciano Ogna».

L'articolo sul giornale dell'epoca:

Mappa dello schieramento del XIII° C.A.  al mattino del 16 Settembre 1916 (USSME):

Ringrazio il Pronipote Marco Allasia