In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa



Ho visto il cremisi della sua bocca rotonda farsi più scuro mentre cadeva, Come un sole, nella sua ultima ora profonda; Ho guardato il magnifico ritrarsi dell’addio, Oscurarsi, a mezza luce, ad occhi stretti, E un ultimo splendore infiammare i cieli della sua guancia. E nei suoi occhi La luce delle stelle fredde, vecchie e desolate, Di cieli differenti.

Wilfred Owen

martedì 31 luglio 2018

S. Tenente BELARDI Virgilio




121* Fanteria Brigata Macerata 11^ Compagnia



Nato a Roma il 11 Novembre 1894
Morto "Ridottino dei Morti" il 27 Novembre 1915
Sepolto a ---------



Decorato di Medaglia di Argento al Valor Militare  

 

Alla testa del proprio reparto conquistava un ben munito caposaldo nemico, sul quale poi con mirabile tenacia si manteveva per parecchie ore, respingendo con  furiose lotte corpo a corpo i reireati contrattacchi. Caduti tutti gli ufficiali della compagnia, con l'esempio e con la parola incitava i dipendenti superstiti a strenua difesa, finchè incontrò egli stesso la morte.
Castelnuovo del Carso, 27 Novembre 1915


Note Storiche:

La Brigata Marcerata con i sui reggimenti 121° e 122° nel corso della IV^ battaglia dell'Isonzo apparteneva alla 25^ divisione e operava nel settore della Trincea dei Morti (vedi mappa sotto).
Il giorno 27 Novembre 1915 il diario della Brigata riporta le seguenti note:
Fin dalla mattina incominciò violento il tiro di artiglieria da campagna e di medio calibro sul tratto della trincea dei morti che il 121° reggimento doveva attaccare con azione avvolgente. Il tiro proseguì con buoni effetti sino alle ore 16, ora nella quale l'attacco delle fanterie fu iniziato.
Speciale invito fu fatto al Generale Leone del 137° fanteria perchè cooperasse efficacemente con due battaglioni che, come da ordine del Comando d'Armata, aveva raccolto dietro l'ala sinistra della 31^ Divisione.
Alle ore 16 le fanterie avanzarono decisamente con grande vigore.
il i/121° con rincalzo il ii/121° occupò di slancio il ridottino della trincea dei morti; il III/122° occupò del pari la trincea dei morti a Nord del predetto ridottino. Una compagnia del 137° prolungò sulla destra l'occupazione del 121°.
Il nemico contrastò con vivissimo fuoco i successi delle nostre truppe, ma queste si mantennero con incomparabile tenacia resistendo energicamente agli sforzi nemici e rafforzandosi sulle posizioni conquistate. Anche il III/121° (battaglione di BELARDI) guadagnò terreno verso la trincea nemica a sud del ridottino, e tutti dettero opera febbrile ed intensa rafforzandosi sulle posizioni conquistate.
Il Comando della 25^ Divisione intanto diramò l'ordine per la notte del 27-28 preservando il mantenimento ad ogni costo del terreno conquistato e di proseguire domani all'alba all'azione così felicemente iniziata.
Durante la notte però le vicende presero altra piega; verso le ore 22, il nemico ricevuti i rinforzi pronunciò un violento contrattacco contro il III/122° che aveva occupato la trincea dei morti a nord del ridottino, e dopo resistenza accanita e lunga, il III/121° dovette ripiegare sulle primitive posizioni.
Anche per il 121° le cose non volsero migliori; il nemico rinforzato mosse violenti contrattacchi e dopo um alternativa di lotta durata tutta la notte il ridottino dei morti fu dovutro sgombrare.
Il terreno a sud Ridottino fu però mantenuto e la 6^ e 8^ del 121° si rafforzarono in una trincea improvvisata la quale a quisa di semicerchio, si stendeva a sud del Ridottino e fra la nostra prima linea e la trincea dei Morti.
Perdite:

122° : Ufficiali : uccisi 3 - fetiti 6 - dispersi 1.
           Truppa   : uccisi 160 - feriti 100 - dispersi 40

121° : Ufficiali : uccisi 1 - feriti 10
           Truppa :   uccisi 8 - feriti 82 - dispersi 86.


Il corpo del Sottotenente BELARDI fu rinvenuto quasi un anno dopo dalla sua morte precisamente il 25 Agosto 1916, quando il fronte dopo la VI^ battaglia dell'Isonzo si spostò oltre il Vallone di Gorizia. Molto probabile che sia stato ritrovato in una sepoltura fatta dagli Austriaci poco distante le linee dove morì.  Fu poi sepolto al cimitero di San Pier d'Isonzo. Si sconosce l'attuale sepoltura.



Mappa della 19° Divisione al 7 Novembre indicante le posizioni della Brigata Macerata rimaste tali anche il 27 Novembre 1915:




Trincea dei Morti ai giorni nostri:







giovedì 21 giugno 2018

Colonnello CISTERNI Cesare






78° Fanteria Brigata Toscana

Nato a Cesenatico il 11 Gennaio 1867
Morto sul Carso il 5 Ottobre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia  5° Gradone Loculo 9416 






Decorato di Medaglia di Argento al Valor Militare  



Preparò, in modo mirabile, il suo reggimento nell'ardua operazione sul Sabotino: con sagge disposizioni predispose ogni cosa per la riuscita dell'azione; slanciatosi, quindi alla testa delle sue truppe, splendido esempio al valore la trascinò in una avanzata che destò l'ammirazione di quanti poterono osservarla. Lasciò la vita sul campo mentre meditava nuovi ardimenti.
Sabotino, 6-7 Agosto 1916






Note Storiche:

Tratto dal libro di VANN'ANTO' "IL Fante Alto da Terra" :

 Mi sono messo a disposizione del Col. Cisterni del 78° Reggimento. Un uomo e un eroe.
 L'altro ieri, all'assalto delle trincee del Sabotino, era in testa, dicono, a tutti: era balzato il primo fuor dal reticolato nostro, col suo «stato maggiore» di ciclisti e di portaordini, sì che i fanti seguendolo con entusiastico impeto a gara urlavano Viva il Colonnello! Poco fa, una granata, scoppiata fra le case avendo prodotto qualche panico, l'ho visto passare tra i fanti sorridente e dire con ostentazione di compiaci-mento: — Ecco gli ultimi aneliti del nemico. Fa quasi pena, vero? —
Come sarei felice di restare al fianco di quest'uomo! Invece ho sentito che il mio Battaglione è già a Dol, e che io debbo raggiungerlo stanotte.  

(Vann'Antò era lo pseudonimo del poeta ragusano Giovanni Antonio Di Giacomo, tenente nel III/58° durante la conquista del Sabotino)

La strage del Comando del 78° reggimento fanteria

Negli ultimi giorni del settembre 1916 i reggimenti delle Brigate Trapani (144° - 149°) e Toscana (77° - 78°), costituenti la 45^ Divisione dell’XI Corpo d’Armata, vennero schierati sull’altipiano carsico, a sud di San Grado di Merna, di fronte al Veliki Hribach. La conquista del Veliki era uno degli obbiettivi assegnati alla 3^ Armata per quella che sarebbe stata poi conosciuta come l’Ottava battaglia dell’Isonzo. Secondo i piani del Comando Supremo italiano l’inizio dell’offensiva doveva avvenire giorno 5 ottobre, conseguentemente le artiglierie italiane iniziarono il fuoco di preparazione giorno 1 con un’intensità via via crescente e a cui la controparte avversaria tentava di ribattere bersagliando soprattutto il Vallone, rigurgitante di truppe italiane pronte per l’attacco.
La mattina di quel giovedì 5 ottobre 1916, nell’imminenza dell’attacco, in una dolina situata nei pressi del Nad Logem si riunì il Comando del 78° fanteria della Toscana. All’interno della baracca, intorno ad un tavolo ricoperto di mappe e documenti, erano presenti il comandante, colonnello Cesare Cisterni, il suo segretario, sottotenente Ignazio Ferro, il comandante la compagnia zappatori, capitano Vittore Garavana, il tenente Celestino Terzi e il sottotenente Simi. Gli ufficiali stavano discutendo la notizia, appena giunta, che l’offensiva era stata rinviata a data da destinarsi per via delle avverse condizioni atmosferiche, quando alle 9 e mezza l’artiglieria austro-ungarica iniziò un bombardamento di grossi calibri sulle posizioni italiane. Raccontano le “Memorie Storiche del 78° Regg. Fanteria”: “[…] il tenente Terzi stando presso l’uscita del ricovero domandava se doveva comunicare ai battaglioni l’ordine di sospensione; il Colonnello, con l’elmetto in testa, la mantellina da soldato sulle spalle e il bastone ferrato in mano – mentre l’altra era appoggiata al rozzo tavolo – guardava un po’ curvo fuori dal ricovero dove ogni poco passava qualche ferito. In quel momento una granata da 305 colpì in pieno il ricovero, tutto schiantando, tutto sconvolgendo. . .”
Fu un colpo tremendo, che innalzò una colonna di terra, sassi e detriti e che uccise quasi tutti gli occupanti della baracca, alcuni soldati che si trovavano nei pressi e distrusse completamente la bandiera del reggimento. Si salvarono solamente il tenente Terzi e il sottotenente Simi che furono estratti vivi da sotto le macerie. Per il colonnello Cisterni non ci fu niente da fare; nato a Cesena nel 1867 e residente a Bologna, ancora non sapeva di essersi guadagnato una medaglia d’argento durante le operazioni per la conquista del Sabotino due mesi prima.  Giorno 7, dopo una mesta cerimonia sotto la pioggia, il suo corpo venne sepolto in un piccolo cimitero nei pressi di Devetachi che, in seguito, venne a lui intitolato. Oggi riposa nel Sacrario di Redipuglia.
Stessa sorte toccò al segretario del colonnello, il sottotenente catanese Ignazio Ferro, di 27 anni. Egli era un giornalista e scriveva per la testata “Giornale dell’Isola” di Catania. Nel 2011 a Roma, in uno scantinato dell'INPGI (Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti Italiani), è stata ritrovata una lapide in marmo con incisi i nomi di 83 giornalisti deceduti durante la Grande Guerra. Tra essi è presente anche il suo nome.
Anche per il capitano Garavana non ci fu nulla da fare, dato che un sasso proiettato dall’esplosione lo colpì mortalmente alla testa. Trentaquattrenne originario di Lignana in provincia di Vercelli, Vittore Garavana aveva conseguito il diploma di geometra e prima della guerra lavorava nell’amministrazione di una grande azienda agricola di Venaria Reale. Il 17 ottobre 1916 il giornale “La Sesia” pubblicò il suo necrologio contenente la lettera che il comandante del Deposito del 78° fanteria inviò al sindaco del comune di Trino, in cui il capitano risiedeva: “Il capitano Garavana, ben voluto e stimato da tutti, comandava la compagnia zappatori di questo reggimento. […] Voglia la S.V. esprimere alla desolata famiglia le mie più sincere condoglianze, con quelle di tutti gli ufficiali del reggimento che in poco tempo avevano imparato ad amarlo ed a stimarlo”. Un altro articolo, pubblicato il 22 ottobre insieme ad una sua foto, definiva Vittore come “[…] giovane studioso, serio, operoso, […] che con la sua cortesia si era accaparrate larghe simpatie”. Lasciò la madre, un fratello e tre sorelle.
 





L'ex Cimitero Cisterni a Devetachi

Lo stesso luogo ai giorni attuali




Mappa con indicati i tre Cimiteri Cisterni (in Giallo), Mareschalchi e Cicognani 


Per questo Post ringrazio l'amico Fabrizio Corso

domenica 27 maggio 2018

Tenente Cappellano GIANNUZZI Pietro






47° Fanteria Brigata Ferrara


Nato a Castellana Grotte il 3 Ottobre 1885
Morto a Castelnuovo del Carso il 19 Luglio 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 9° Gradone Loculo 17780 




Note Storiche:

IL 47° Fanteria, il giorno 19 Luglio venivano assegnati su richiesta del Comandante della 21^ Divisione due Battaglioni  sulla linea tra Castelnuovo e Bosco Lancia, mentre il 48° Fanteria sempre della Brigata Ferrara era in linea con la 19^ Divisione nel settore di Castelnuovo.
Ma vediamo meglio la descrizione di questa giornata tratto  dal diario storico della Brigata Ferrara:
Nella notte del 19 nulla di nuovo. Le truppe sono ricoverate nelle posizioni in cui avevano ripiegato la sera prima ( il 48° non ha potuto mantenere le posizioni nella trincea a Squadra ) . 
Il mattino alle ore 5 ha inizio il fuoco d'artiglieria preparatorio all'avanzata della fanteria.
Alle ore 5.50 il Comando della 19^ Divisione comunica d'aver messo a disposizione del Comandante del settore (Generale Angeli "Comandante della Brigata Ferrara") il 31° fanteria , del quale due battaglioni ed il Comando del reggimento trovandosi già a Sagrado, ed un battaglione in marcia da Cassegliano verso Sagrado, ed autorizza il predetto Comandante di spostare in riserva quei reparti del 32°çhe resterà da destinare. Di conseguenza il Comandante il settore dispone :il 31° avanzi verso Castelnuovo, e seguendo il movimento a nuclei. Detti nuclei dovranno andare a occupare il posto occupato dal 32°. I Drappelli del 32° a mano a mano che saranno sostituiti dovranno essere messi al coperto nel bosco, quali riserva e ciò fino a nuovo ordine.
Alle ore 8.10 il Comando della 19^ Divisione comunica che quello della 21^ farà attaccare con i due battaglioni del 47^, messi a disposizione, di fianco alla divisione i trinceramenti nemici, fra Castelnuovo e Bosco Triangolare per agevolare l'azione delle truppe  dipendenti del Comandante il Settore di Castelnuovo.
Il detto Comandante risponde ringraziando  ed accogliendo con entusiasmo la notizia della cooperazione della 21^ Divisione. Prega però vivamente di fare in modo che tale azione sia ritardata fino alle ore pomeridiane perché occorre che l'artiglieria abbia tempo di agire contro i fortissimi trinceramenti nemici, che sono ancora in molta parte intatti e nei quali sono ancora raccolti dei reparti nemici.
Alle ore 9 l'artiglieria avversaria esegue tiro a granate e sharpnels contro il diroccato Castello di Castelnuovo dov'era stabilito l'osservatorio del Comandante del Settore.
Alle ore 9.30 una granata cade sul tetto del Castello, lo sfonda cadono le pareti della camera ove trovavasi il Comandante della Brigata Ferrara (Magg. Gen. Angeli) , che cade ricoperto dalle macerie e ferito in molte parti del corpo.
Il Comando del Settore viene assunto dal Comandante la Brigata Siena (Col. Chiaramella - Interinale) , e la Brigata Ferrara cessa di funzionare per ordine del Comando della 19^ divisione in considerazione che essa ha a Castelnuovo il solo 48° fanteria ed un battaglione del 47°,e  tenuto conto che il Colonnello Comandante il 48° e il suo Ufficiale superiore dipende al reggimento.

Si chiude qui il diario della Brigata Ferrara del 19 Luglio senza specificare se l'attacco previsto sia stato fatto, cosa che invece avvenne come lo descrive il Diario della 21^ Divisione dove erano assegnati i due battaglioni del 47° fanteria:

Alle ore 11.30 si inizia l'avanzata con larga ricognizione di pattuglie accolte da fucileria dalla fanteria avversaria riparata  in trincea. Nel Bosco Cappuccio la manovra delle pattuglie spinte è ostacolata oltre che dal fuoco da reticolati.
Nel settore di destra fronteggiato da un profondo reticolato deve far postare le truppe e far procedere da pattuglie a tentativi di taglio dei reticolati e scoppio di tubi esplosivi. L'operazione viene tentata più volte malgrado i fuoco avversario ed il lancio di bombe a  mano fatto dalle trincee.
Alle ore 14 l'avanzata procede lentamente sempre ostacolata dalla fucileria e dal tiro delle mitragliatrici.
Alle ore 14.30 si fa osservare al Comandante del Settore di destra che l'azione impegnata è ferma e non risponde ai concetti del Comando il quale vuole con azione combinata ed avvolgente concorrere all'avanzata della 19^ Divisione. Si Ordini di attenersi agli ordini dati.
Alle ore 14.50 il Comandante del Settore del centro comunica di aver occupato il margine sud del Bosco Triangolare e di aver fatto rilevante bottino di armi e munizioni, mentre l'avanzata nel Bosco Cappuccio è fortemente ostacolata

Il cappellano GIANNUZZI troverà la morte alle ore 9 del mattino, ora in cui   come si è letto sopra  cominciava il tiro dell'artiglieria Austriaca che provocò anche  il ferimento del Mag. Generale Angeli, in tale occasione il Don GIANNUZZI verrà  colpito da una granata che gli causerà il decesso.  Fu successivamente sepolto alle basi del Bosco di Sagrado. Prima di essere definitivamente sepolto al Sacrario di Redipuglia la sua tomba si trovava al Cimitero nr. 40 di Sdraussina. 
Il tenente Don GIANNUZZI Pietro fu il primo Cappellano militare a morire sul Carso.


Mappa con indicato  il Bosco Triangolare zona di operazioni dei due battaglioni del 47° fanteria operanti con il la 21^ Divisione.


Veduta da Castelnuovo del Carso zona della "Ridotta nr. 2" verso Bosco Lancia e Triangolare:


Targa dedicata a Don GIANNUZZI a Castellana Grotte:


 tratta dal sito http://www.vivicastellanagrotte.it


Ringrazio Federica Delunardo per il suo aiuto nelle ricerche








mercoledì 2 maggio 2018

Soldato VOLO Salvatore




5° Fanteria Brigata Aosta
Nato a Caltanissetta il 16 Dicembre 1893
Morto a Begliano 16^ Sezione Sanità il 10 Agosto 1916
Sepolto a Caltanissetta

Note Storiche:

All'inizio di Agosto e alla vigilia della VI° Battaglia dell'Isonzo il 5° Fanteria è schierato nel settore a Est di Vermegliano fronteggiante la quota 72. Esso appartiene alla 16^ Divisione VII. Corpo d'Armata.  Mentre l'altro Reggimento il 6° che componeva la Brigata Aosta si trovava nel settore di fronte di Saga - Plezzo.
Il giorno 10 Agosto vengono emendate le disposizioni per la progressiva avanzata sull'Altopiano di Doberdò sino al pendio occidentale del Debeli Vhr. Ricordiamo che con la conquista delle Cime del Monte San Michele di conseguenza dopo alcuni contrattacchi compiuti con esito negativo il VII° Corpo d'Armata Austriaco decise di abbandonare le linee iniziali mantenute per oltre un anno per portarsi in quelle oltre il Vallone di Gorizia
Le truppe vengono ripartite in tre colonne la prima  (21° Fanteria e II° Gruppo Genova Cavalleria), incaricata di mantenere il collegamento con la destra della 31^ Divisione, la seconda agli ordini del Colonnello Brigadiere Torti ( (III/5°, 22° Fanteria , I° Gruppo Genova Cav. e 108^ Comp. Zappatori), incaricata di puntare sul Debeli, la terza agli ordini del Colonnello Brigadiere Parziale (131° Fanteria , Reggimento Lancieri di Novara, 155^ e 133^ Compagnia Zappatori) incaricata di tenere la linea K - Mucile - Cosich appoggiando col fuoco l'azione della Colonna Torti.
Cessata al mattino del 10 ogni attività e ogni segno di presenza del nemico, che si è mantenuto vigile durante la notte precedente, nostri nuclei si spingono verso le ore 6.30 nelle trincee Austriache, trovandole sgombre. Successivamente nostri reparti occupano la seconda linea nemica e vari fronti dell'altopiano di Doberdò collegati a sinistra con la 31^ Divisione.
L'artiglieria tenta di disturbare la nostra avanzata e batte violentemente i Lancieri di Novara che procedono all'occupazione del Monte Cosich. Il Paese di Doberdò, evacuato dal nemico è raggiunto e oltrepassato dai nostri i quali riprendono contatto coll'avversario sul pendio occidentale del Debeli. Il 22° che sul far della sera prende all'assalto la cima del Debeli deve arrestarsi davanti al vivissimo fuoco dell'avversario fortemente trincerato e difeso da profondi reticolati. Nella notte riesce a qualche nostro nucleo di farvi parziale irruzione.
Perdite : Uccisi 16 di cui 10 del Novara e 6 del 22° ; Feriti 93 di cui 40 del 22° 1 della 155° Comp Zappatori e 2 della 25^ batteria Bombardieri, 50 dei Lancieri di Novara (Dati Incompleti).
(Non viene menzionata nessuna perdita del 5° Aosta).
Vediamo cosa menziona invece il diario del 5° Fanteria di quel giorno:
All'alba nostre pattuglie che si son spinte fin sotto le trincee nemiche annunciano che queste sono state sgombrate, del nemico non si ha traccia. Anche le pattuglie del 22° alla nostra destra han fatto la stessa constatazione e quindi due plotoni della 10^ compagnia e due della 12^ procedono ad occuparle.
I nostri sono fatti segno a numerosi colpi d'artiglieria a Shrapnel .
Viene l'ordine di procedere ancora avanti ed i due plotoni della 10^ si spingono attraversando camminamenti e doline nemiche abbandonate fin quasi a mezzo chilometro da Doberdò.
Il Battaglione passa alla dipendenza tattica del Comandante del 22+ fanteria e fa parte di una colonna d'attacco  che deve spingersi contro le posizioni del Debelie  del Cosich.
Viene l'ordine di muoverci e mantenendo il contato col 22° i due plotoni della 10^ avanzano ancora, mentre, tutti gli altri reparti del battaglione  ricevono pure l'ordine di muoversi e di seguire a distanza conveniente - sulla strada di Doberdò, mentre seguiva i primi due plotoni della sua Compagnia cade colpito da pallottola nemica il Capitano della 10^ Fortini Sig. Fernando. ( vedi nota sotto).
Durante la notte la dislocazione è la seguente:
- 10^ Compagnia, di cui ha assunto il comando il Sottotenente Smiraldo ('??) Sig. Luigi con due plotoni distesi lungo il muretto nella dolina A3 e due sotto il Debeli.
-  Comando di Battaglione
- 12^ Compagnia distesa a sinistra della 10^
- 9 ^ Compagnia distesa a sinistra della 12^ ed in collegamento col 1° Gruppo del 4° Genova Cavalleria.
- 11^ Compagnia di rincalzo nella dolina N. 3
- Reparto Zappatori incaricato del servizio rifornimento acqua, viveri e munizioni.

Nemmeno il diario del 5° fanteria menziona il numero delle perdite del Reggimento in quella giornata; é probabile che il soldato VOLO sia stato ferito mortalmente durante l'azione che vide cadere colpito a morte il Capitano FORTINI.

Nota: Anche il Capitano FORTINI Ferdinando come il soldato VOLO era di Caltanissetta ed era nato il 20 Novembre 1890, non risulta sepolto tra i caduti noti al Sacrario di Redipuglia.

Il Monte Debeli :





Il Monte Cosich:




Mappa con indicato il punto dove sono state fatte le foto delle due quote sopra postate:

 

 







venerdì 20 aprile 2018

Poesia Redipuglie

REDIPUGLIE
(Nel II° anniversario della consacrazione)

Absorpta est mors in victoria.
S. Paolo ai Cor. XV, 54


E’ questo il colle. L’ascendiam devoti
curva la fronte e riverente il core.
Qui conosciuti eroi, martiri ignoti

La semenza gentil del patrio amore
nutron sotterra, e il culto dei viventi
ne svolge il germe e ne sprigiona il fiore.

Non grige tombe, ma fari lucenti
che irradieranno il lume della fede
nel ciel d’Italia a le future genti;

non sepolcreto, ma superba sede
dove si prostrerà come in un tempio
chi d’eletta virtù vuol farsi erede.

Alto qui parla il rinnovato esempio
d’antichi padri; qui tragga le sorti
chi mai d’Italia mediti lo scempio.

Manderanno in quel dì l’urne dei forti
vampe guizzanti d’ira e di vendetta
e nuovamente pugneranno i morti.

Non osi d’appressare a questa vetta
chiunque in petto la viltà nasconde
com’uom che a nocer luogo e tempo aspetta.

Come dal sole tenebre profonde,
rotti andranno a chi nega e patria e Dio
i propositi rei le voglie immonde.

Chi vuole appresso a me muovere in pio
pellegrinaggio per il colle sacro?
sia memore il pensier; guida son io.

Tutti guarda dall’alto il simulacro
di Lui che il corpo su la croce offerse
e del sangue divin fece lavacro.

Tutti volgono a Lui per vie diverse
i martiri del bene; è suo seguace
chi generoso per altrui sofferse:

ed Ei l’accoglie nell’eterna pace.
su la fossa ove alfin prendi riposo
siede con l’ali aperte aquila audace,

generale Chinotto. Il valoroso
animo effigia, pertinace aita
al corpo da crudel morbo corroso,

quando la gente tua facevi ardita
nelle trincee d’Isonzo e Monfalcone
e sentivi da te fuggir la vita.

E tu per ogni rupe ogni burrone,
mentre cupa incombeva la minaccia
sul Carso lacerato dal cannone,

fiero avanzasti del nemico in faccia,
generale Paolini, e diffondesti
da quattro piaghe una vermiglia traccia.

Giù digradando girano da questi
vertici i molti cerchi ond’è recinto
ogni lembo di terra che calpesti.

Sottil ferro talora in rosso tinto,
ruggine e sangue, separa e rinserra
quasi in famiglia sua ciascun estinto.

Armi ed attrezzi logori da guerra
volle disposti a gloria dei sepolti
l’affetto pio, l’intento che non erra.

Resti e rottami vedi qui raccolti
lungo le tombe, a nobile ornamento
con industrie pensier d’arte rivolti.

E appaion sacri come un monumento
la gamella il bidone la marmitta
comune ordigno ed umile strumento;

formano croce tra le pietre infitta
canne lame fucili aste spezzate,
simboli muti di costanza invitta;

fronde d’acciaio e siepi aggrovigliate
di ferree spine sorgono dal suolo
tra cespugli di bossoli e granate;

vedi un obice lì scheggiato e solo,
un timone che in mar lottò col vento,
un’elica che in aria ha retto il volo.

Stennio fu qui deposto. Nel cimento
scheggia mortale suo valor non prostra,
“A noi, fanti del quinto reggimento;

su, per l’onore dell’antica mostra,
avanti sempre!” e grida anche morendo:
“Viva l’Italia! la vittoria e nostra”.

Mentre per nuova via pensoso scendo,
in una pietra che mi ferma il piede
al nome di Merelli il guardo tendo.

Lieto perdè la vita e non la fede,
irradiando valor mentre il plotone
sloggia il nemico da munita sede.

Abbattuti ambedue nella tenzone
stan due fratelli; di pietà compreso
Pellas leggo due volte in un girone.

Cadde il secondo a la vendetta inteso
del primo ucciso; attonito il nemico
al sublime valor gli onori ha reso.

In cor non senti più di quel ch’io dico
tu che vedi mutar per lunga via
in arca di reliquie il colle aprico?

Tutte non può ridir, ma non oblia,
l’inclite gesta di virtù fulgente
fra tanta luce la parola mia.

Pur voi richiamerò, di cui presente
m’è la baldanza giovanile, impressa
nella sembianza grata e sorridente.

Nati d’un parto, in una culla stessa
vi contemplava il dolce occhio materno
e traea d’ambedue lieta promessa,

gemelli Ceas. Lo stesso amor fraterno
or vi congiunge nel comun ricetto,
nel sacrificio e nell’onore eterno.

S’accompagna con voi, suora d’affetto
sin dalla prima età, pur lei caduta
come sotto la falce un giglio eletto

Margherita Parodi. Adesso muta,
già pietosa sul campo e a correr presta
dove ansia di conforto era più acuta.

Roma ai suoi figli una corona appresta
tessuta dei suoi lauri e ai nomi cari
quel di Riccardo Bennicelli innesta.

Va Grifèo di Partanna tra i più chiari
e un trittico di tre fratelli uccisi
offrono i De Bernardi ai patri altari.

Né potean nella tomba andar divisi
il padre e il figlio, i due Riva che accenti
teneri ancor si scambiano e sorrisi.

Come cacciati dal furor dei venti
mugghiando il mare per fiera tempesta
i flutti accavallati urtan frementi

la rupe immota e arretrano da questa
spezzati e risospinti e nuove ondate
a nuovi incalzi arricciano la cresta;

così rotte dal foco e decimate
alacri sempre a ripetuti assalti
mosser su le cadute altre brigate.

E largo corse il sangue sui rialti
dell’Hermada ferrigna, pei dirupi
del san Michele, nei contesi spalti

di Monfalcone e ovunque orride rupi
non fur barriera al piè dei fanti arditi
che dal nemico il nome ebber di lupi.

La gran torma non lascia che s’additi
ognun che ha requie dentro il luogo santo
né ch’ogni tomba ad onoranza inviti.

A quanti il turbin della mischia il vanto
rapì del nome e al tumulo contese
della madre o dei figli i fiori e il pianto!

Ma perché riandar nomi ed imprese?
Di morir per la patria ebbero gloria,
non è mestieri ch’altro sia palese.

Su queste fosse è scritto da la storia
EROI d’ITALIA. Da la spoglia forte
la messe germogliò della vittoria.

“Nella vittoria scomparì la morte”.

Giulio Navone 

ringrazio Fedeica Delunardo

domenica 15 aprile 2018

Soldato Volontario di Guerra MANTICA Leonardo







15° Fanteria Brigata Savona



Nato a Milano il 1 Febbraio 1897
Morto sul Monte Sei Busi il 13 Ottobre 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 12° Gradone Loculo 22245




Note Storiche:

1 Ottobre 1915, La Brigata è dislocata nei trinceramenti sulle colline che sovrastano ad est di Redipuglia per q. 89 e 118 (Monte Sei Busi) col 16° accampato a Turriacco, mentre il 15° in linea le sue truppe seguitarono a riattare le trincee che occupano, a prolungare i camminamenti di approcci, e a costruire trincee di seconda linea con l'ausulio del personale del Genio.
Con queste  righe iniziava il diario della Brigata Savona ad inizio Ottobre, dove la vedeva ritornare in linea con la 20^ Divisione, dopo le prime due battaglie dell'Isonzo, che operò nel settore tra Fogliano e Polazzo .
Fino all'inizio della III^ Battaglia la vide nelle giornate proseguire come descritto all'inizio del diario a eseguire lavori in trincea, camminamenti e approcci, lavori che si susseguirono fino al giorno 13 Ottobre 1915, giorno in cui vide la morte il soldato MANTICA Leonardo, ma vediamo cosa descrive il diario in quella giornata:
13 Ottobre 1915; situazione invariata.
Procedono i lavori di riattamento e rafforzamento delle linee e a metri e metri quelli di approcci.
Il 15° ha il Sottotenente Petrelli Ottavio Ferito, , 7 gregari feriti e 1 ucciso (soldato MANTICA).
nessun mutamento per il proseguimento delle operazioni di domani.
Il soldato MANTICA appartenente alla 6^ Compagnia , fu colpito mortalmente alla parte destra del collo da un proiettile d'arma da fuoco, fu poi sepolto a Redipuglia


Mappa con la dislocazione della Brigata Savona nel mese di Ottobre 1915:






Trincea Italiana a Sud di Quota 118 Monte Sei Busi:




Quota 118 Monte Sei Busi



venerdì 30 marzo 2018

Soldato BEVILACQUA Giovanni




73° Fanteria Brigata Lombardia

Nato a Novale (VI) il 13 Agosto 1878
Morto sul Pecinka il 2 Novembre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia  2° Gradone Loculo 3789



Note Storiche

La Brigata Lombardia con i suoi due reggimenti 73° e 74° alla vigilia della 9^ battaglia dell'Isonzo era schierata fonteggiando le linee tra il Pecinka e il Veliki Hrib. La Brigata apparteneva con la Brigata Toscana e il 6° reggimento Bersaglieri alla 45^ Divisione (vedi mappa 1) , comandata dal Generale Venturi.
Lascio spazio alla descrizione di quesi giorni tratta dal libro "Le Battaglie del Carso" di Juren-Persegati e Pizzamus:
Alla brigata Lombardia, schierata al centro della 45a divisione di Venturi, era toccato il settore tra il Veliki e il Pecinka. Doveva coadiuvare sulla sinistra l'azione della brigata Toscana contro il Veliki e, contemporaneamente, sulla destra favorire l'avanzata dei Bersaglieri per l'occupazione del Pecinka (q.291). Una volta sfondato il fronte doveva avanzare verso quota 376, a est del Veliki e, in concorso con i Bersaglieri, occupare quota 308 (Pecina) a oriente del Pecinka. "Alle ore 12.30 le successive ondate costituite dal III battaglione raggiungono le creste del Veliki dilagando a sud verso il Pecinka — ricorda sinteticamente un libro di memorie in onore del 73° reggimento —, alle ore 13,50 la 5a compagnia con a capo il prode capitano De Sena occupa la quota 308 mentre gli altri reparti del II battaglione... sorpassano il tratto di fronte che da q. 308 si congiunge a q.376 e trova modo di collegarsi tanto a destra che a sinistra' 10. Grazie all'efficace azione distruttiva dell'artiglieria i fanti della Lombardia avevano raggiunto rapidamente sulla destra la quota 291 del Pecinka, mentre sull'altro fecero capitolare in successione il costone sud di quota 343 e il fortino creato dagli austro-ungarici a difesa del quadrivio a sud-ovest del Veliki Hrib. Anche Arnaldo Calori, ufficiale nel 74°, ricordò nel suo diario l'azione verso il Pecinka: "Dopo due giorni di aspra battaglia, mentre i soldati, nascosti fra i sassi, attendevano dubitosi l'assalto, don Saltalupo si rizzò, d'un tratto, tra le raffiche incalzanti della artiglieria nemica e, con la sua gran voce, benedisse i soldati "in articulo mortis". E tutti si levarono come un sol uomo, si scagliarono contro la trincea di fronte, la conquistarono e, in tal modo, quel giorno, il nostro battaglione faceva prigioniero un battaglione nemico"". A piccoli gruppi, per sfuggire alla reazione di fuoco dei cannoni e mitragliatrici, i soldati della Lombardia incalzarono i difensori austriaci verso est raggiungendo gli obiettivi finali della giornata: il "cocuzzolo pelato" tra le quote 343 e 376, insieme al muretto che collegava le quote 376 e 308. Dalla Dolina Zappatori, il maggiore generale Montanari, comandante della I brigata bersaglieri situata all'ala destra della 45a divisione, seguì con trepidazione l'avanzata dei suoi fanti piumati verso il Pecinka, il guardiano a nord di Lokvica, a dispetto del violento fuoco di sbarramento dell'artiglieria austriaca. Allo scoccare dell'ora dell'assalto, il maggiore Monti del 13° battaglione guidò le sue compagnie all'assalto della trincea della linea zero, oltrepassatala, Monti raggiungeva la cima del Pecinka. Non si fermò e proseguì verso la quota vicina, ancora più in profondità: q.308 del Peana. Mentre i battaglioni del 12° reggimento schierati all'ala sinistra mantenevano il collegamento con la Brigata Lombardia, il maggiore Monti, insieme a gruppi del 19° battaglione guidati dallo stesso colonnello Coralli comandante il 6° reggimento, raggiungevano q.308. Nelle doline circostanti furono catturati un posto telefonico, una sezione di sanità e vari soldati sorpresi dall'arrivo improvviso  degli italiani. Alla Dolina Zappatori il generale Montanari, nel primissimo pomeriggio, ricevette la visita del ['artiglieria Carlo Ederle un veronese barbuto e dagli occhi azzurri di appena 25 anni comandante delle controbatterie  del Carso, tre volte ferito e decorato con tre medaglie d'argento (e che cadrà l'anno dopo nell'ansa di Zenson  questo avrà la medaglia d'oro), il quale informò Montanari dell'occupazione del Pecinka e di q.308. Dall'osservatorio nemico scavato in cresta e affiorante sul suolo non c'è rimasto più nulla. I cannoni hanno martellato e sbrecciato l'opera nemica. Tutta la scorza petrosa, tutto il calcare biancastro che riveste le falde del Pecinka — la più squallida e aspra altura del Carso è sminuzzato  e scheggiato dai nostri bombardamenti... Par quasi che schiere interminabili di migliaia di scalpellini si siano assunti il folle  cottimo di scalpellare e sbucciare tutto il calcare del monte" scrisse il corrispondente Benedetti visitando la quota dopo battaglia. Ma la reazione dell'artiglieria austriaca non si fece attendere molto: "Su quelle posizioni infuriò poi lungamente e rabbiosamente, con artiglierie di ogni calibro, il bombardamento nemico "ebbe a scrivere nel suo rapporto il generale Montanari.
La collina (q.308 Pecina ) in apparenza un semplice nido di mitragliatrici, si rivelò un importante osservatorio dotato di una grande caverna  rifugio al suo interno, celere che di un riflettore nascosto sulla cima: "Era fastidioso questo fascio di luce che non permetteva ai nostri soldati il libero movimento neanche di notte. Il riflettore era spostato verso l'esterno del suo uso permettevano un rapido rientro nelle viscere del Pecina, rendendolo invisibile durante il giorno.

Mentre dal scritto di G.Lovisolo i Fanti del 73° troviamo i fatti del 2 Novembre, giorno che vedrà la morte del soldato BEVILACQUA:
"Il giorno dei Morti"
Il loro fuoco per quanto micidiale non riesce a trattenere punto l'impeto dei nostri battaglioni. Il giorno dei Morti 2 novembre si ottengono risultati degni dei grandi sacrifici compiuti dai soldati morti sul campo del dovere. Poco dopo il mezzodì del giorno dei Morti si riprende la splendida avanzata, e le compagnie del 2° Battaglione, vincendo ogni difficoltà. di stanchezza e di disagio, dopo aver respinto un contrattacco nemico, scattano dalle posizioni ove avevano passata la notte, si slanciano sulla linea nemica e verso le 15,30 si mostrano sulla sommità dei due coccuzzoli a sud del Faiti. Viene ordino di arrestare la marcia vittoriosa, perché i reparti laterali si mostravano alquanto arretrati. Sospendono essi a malincuore la loro volata, e senza punto badare alla stanchezza che li opprimeva, passano la notte in lavori di rafforzamento e riescono a costituirsi in breve un primo schermo, una prima difesa. Anche questa giornata di azione diede un brillante risultato, poiché non solo portò il nostro Reggimento oltre all'obbiettivo assegnato, ma ci dette modo di catturare un ingente bottino d'armi di ogni specie, di materiali d'ogni qualità, di prigionieri d'ogni grado. In questo giorno memorando si vide scendere un Comando di Brigata sorpreso da nostre pattuglie mentre attendeva a riorganizzar la difesa. Si vide scendere un numero rilevante di sanitari accerchiati mentre attendevano al loro pietoso compito. Si vide scendere una lunga colonna di muli venuta a portare il rancio ai combattenti. Si vide scendere ancora una lunga serie di cannoni e cassoni accompagnati dai rispettivi artiglieri. Fu questo giorno di gioia, di entusiasmo, un giorno di gloria e di trionfi un giorno che merita di essere scritto a caratteri d'oro nella storia del nostro Reggimento e dell'Esercito Italiano. 

E' molto probabile che il soldato BEVILACQUA sia morto in questa fase di combattimento  quindi non esattamente sulla zona del  Pecinka come invece viene identificato come luogo di decesso dagli atti di morte ( vedi successivamente) .


Mappa nr. 1 Schieramento della 45^ Divisione alla Vigilia della 9^ battaglia dell'Isonzo tratto dal libro Le Battaglie del Carso" di Juren-Persegati e Pizzamus:


 Avviso di morte del Soldato Bevilacqua:


L'ultima lettera del soldato Bevilacqua:


Testo dell'ultima Lettera :




 Quota 278 e Pecina:



Pecina :



Per questo post ringrazio Patrizia Bottene  nipote del Soldato BEVILACQUA  Giovanni