In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa



Ho visto il cremisi della sua bocca rotonda farsi più scuro mentre cadeva, Come un sole, nella sua ultima ora profonda; Ho guardato il magnifico ritrarsi dell’addio, Oscurarsi, a mezza luce, ad occhi stretti, E un ultimo splendore infiammare i cieli della sua guancia. E nei suoi occhi La luce delle stelle fredde, vecchie e desolate, Di cieli differenti.

Wilfred Owen

domenica 31 ottobre 2021

S.Tenente Medico BARSANTI Arnaldo

 


22° Gruppo Bombardieri

Nato a Gallicano il  29 Dicembre 1889
Morto sul Nad Bregom il 1 Novembre 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 2° gradone, loculo 2494 
 


Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 

 
Dopo aver prestato con zelo ammirevole la sua opera ai militari del gruppo violentemete bombardato dall'avversario, si spingeva fin nelle trincee di prima linea per curare i feriti di un reparto di fanteria, rimanendo colpito a morte.
Nad Bregom, 1 Novembre 1916

Note Storiche: 
 
Il Sottotenente BARSANTI, si laureò in medicina nel 1912. Prestò per sei mesi servizio militare negli alpini, felise di essere destinato sullo Chabreton, dove potè appagare la sua passione per l'alpinismo. Prese poi parte a un concorso medico di marina e riuscì classificato tra i primi. La guerra ialo-austriaca, lo sorprese nel Mar Rosso, Tenente medico in una nave da guerra,e  fu invaso da una febbre da amor patrio, fece il possibie per essere mandato al fronte di terra. Era quasi promosso al grado di Capitano medico di marina quando fu assunto in servizio come soldato semplice  e destinato all'Ospedale delle "Belle Arti" di Firenze ove vi rimase dal maggio alla fine del luglio 1916. Nominato Sottotenete medico, fu inviato a Torino e di lì destinato alla scuola bombardieri di Susegana. Nel settembre partì per il Vallone di Doberdò per impiantare un posto di medicazione per il 22° Gruppo Bombardieri. Egli era soddisfatto della sua mansione e di essere al fronte come desiderava. 
Nell'avanzata del 10 Ottobre 1916, un ferito alla gola giaceva in terra, piovevano i proiettili e i portaferiti non osavano avvicinarlo. Egli andò e lo portò al posto di medicazione. E questo fece come la cosa più semplice e naturale del mondo. E scriveva:... "Non mi compiangete. In confronto della fanteria che dorme nel fango, io sono un sibarita". Il 1 Novembre 1916, compiuto il suo dovere coi bombardieri, chiese ed ottenne di andare in aiuto della fanteria e si spinse in prima linea dove fu ferito mortalmente alla fronte. Ricoverato nell'osservatorio dle comando, vi morì poche ore dopo. La sua salma ebbe degna sepoltura nel cimitero di Ferleti. Il suo amico Gino Massagli sottotenente del 141° Fanteria scrisse:... Mai dimenticherò Con quanta nostalgia parlammo della nostra Toscana e delle nostre care montagne! E con quale dolcezza mi parlò delle famiglia lontana e che Ella ignorasse i pericoli a cui si trovava esposto. Davanti ai nostri occhi si stendeva il Carso che digradava nella pianura a Monfalcone e nel fondo si profilava al sole il mare di Trieste e si profilava la costa Istriana. La guerra la nostra guerra ci richiamò allora al presente con la sua realtà formidabile. Non udì mai da Lui uscire un lamento ne una parola di stanchezza per la vita di sacrificio che conduceva.....
 
Il 22° Gruppo Bombardieri alla dipendenze della 34^ Divisione nell'offensiva del Novembre 1916 era così composto:
 
Batterie da 58A : 120 - 144
     "       da 86B : 169
     "       da 240  : 139 

La zona di azione dov'era dislocata la 34^ Divisione con il il 22° Gruppo Bombardieri alla vigilia della IX^ battaglia dell'Isonzo:
 

 

Per l'aiuto sui bombardieri ringrazio Francesco PIERANTONI
 
Ringrazio Silvia MUSI per la foto del BERSANTI





martedì 5 ottobre 2021

S.Tenente HOFMANN Mario

 


10° reggimento Fanteria Brigata Regina

 

Nato a Trieste il 7 Agosto 1896
Morto sul Monte San Michele il 29 Giugno 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia come ENRAU Mario  7° gradone loculo 13956


Note Storiche:

Nell'ottobre 1914 l'esercito Austro-Ungarico impegnato in Galizia, chiamava alle armi i diciottenni, ma Mario HOFMANN, cresciuto nell'amore verso l'Italia, rispose con un rifiuto reciso, e si rifugiò a Venezia. Il 24 maggio 1915 partiva al fronte arruolatosi volontario con l'esercito italiano ,con il 13° Reggimento Cavalleggeri Monferrato,  dove subito si distingueva per tenacia e coraggio. Partecipò al corso allievi ufficiali e ritornò in prima linea con il grado di Aspirante dove passò poi in fanteria con la Brigata Regina. . Con il grado di Sottotenente lo troviamo nel Giugno del 1916 con il 10° Reggimento della Brigata Regina, schierato nel settore estremo destro dell'XI° C.A. il 10° Fanteria si alternava con il 9° che componeva la Brigata Regina i turni in prima linea. Il settore comprendeva il tratto che andava da quota 164 al Ridottino. Il reggimento schierava due battaglioni in linea e uno di riserva nei ricoveri a fondo valle. La Brigata Regina con la Brigata Pisa schierata dal Ridottino a Casa Diruta formavano la 21^ Divisione. Il giorno 28 Giugno 1916, prima dell'attacco dei gas, il Sottotenente HOFMANN prese parte ad un'azione dimostrativa nel suo settore. L'azione che per  parte della truppe della Terza Armata doveva essere decisamente offensiva, il 10° Fanteria aveva ricevuto ordini verbali dal Comando  di Brigata di attaccare le trincee nemiche sulla fronte Ridottino-Trincea dello Sperone, penetrarvi ed occuparle tutte per espansione laterale. Lazione che inizio alla sera con l'energica difesa del nemico con vivace fuoco di fucileria e bombe a mano i reparti non riuscirono a superare il ciglio della trincea costringendoli a ripiegare sulla linea di partenza- L'azione portò alla perdita di una sessantina di feriti, 5 morti  e circa 40 dispersi, di questi ultimi non si potè poi verificare con un controllo preciso  causa l'attacco dei gas avvenuto il mattino successivo.

Il 29 Giugno 1916 verso le ore 5.15 il nemico dalle posizioni di San Michele, San Martino e Doberdò apriva un intenso fuoco di sbarramento su Sagrado e Sdraussina, sui ponti e sulle provenienze dalla strada di fondo valle.

Subito dopo accorciava il tiro, investendo il settore della 21^ Divisione  e specialmente il Ridotto Regina e il Bosco Cappuccio: insieme agli shrapnels ed alle granate scoppiavano  altri proiettili emananti gas velenosi. Mentre ciò avveniva dal parapetto della trincea di I^ linea uscivano altri gas venefici spinti dalla pressione (forse pompe) e formavano una densa nube di vapori bianco-giallognoli profonda circa m. 150 alta una decina di metri ed estesa per una fronte di circa 2 km. La nube avanzava lentamente, spinta da leggerissimo vento ed investiva tutto il settore della 21^ Divisione, scavalcando il rialto del Cappuccio, e di quota 194 (Ridotta Regina) discendeva invadendo specialmente le bassure e le conche, passava sopra ed entrava nel Bosco Triangolare e nel Bosco Lancia e continuava giù fin verso L'Isonzo e Sagrado. Il momento che seguì era critico! Quantunque tutti fossero muniti di maschera, molti, sorpresi ì, non ebbero il tempo e la presenza di spirito di mettersela.

I gas di una potenza venefica straordinaria, producevano in  pochi momenti un vero senso di terrore, i numerosi colpiti si contorcevano in un dolore muto, molti si ripiegavano in strane posizioni, morti quasi fulminamente.

La maggior parte degli Ufficiali colpiti essi pure come le truppe, cessavano dell'esercitare qualsiasi azione direttiva o di comando, e i soldati ancora validi, abbandonavano in massa le trincee e si rovesiavano indietro invasi di trovare uno scampo, non accorgendosi che così correndo si accompagnavano colla nube venefica. Tra questi Ufficiali colpiti c'era anche Sottotenente HOFMANN.

La situazione fu poi ristabilta, Grazie al Colonello Gandolfo Comandante del 10° Reggimento, il quale riuscì con la sua influenza a riportare sospingendo la massa dei suoi soldati sopravvissuti a rioccupare le trincee perdute precedentemente e  bloccando poi con fuoco di fucileria e anche con l'ausiliio di alcune batterie d'artiglieria l'avanzare delle truppe austriache in quel settore.


Il corpo del Sottotenente HOFMANN dopo essere stato recuperato fu portato al cimitero di Sdraussina dove vi fu sepolto. Purtroppo la sua sepoltura non consentì successivamente durante la riesumazione della salma di avere le sue generalità corrette, tanto che poi traslato al Sacrario di Redipuglia ove vi riposa, fu sepolto come Militare ENRAU Mario, mentre sul registro dei caduti risulta come ENRAN Mario. Dopo varie ricerche personali  fatte  e confrontate le varie possibilità con gli  altri i caduti del 10° Fanteria morti in quel 29 giugno 1916 ì, ho potuto accertare che nel loculo del Militare ENRAU Mario vi sono i resti del Sottotenente HOFMANN Mario.

Dislocazione della Brigata Regina con il 10° Reggimento Fanteria il 29 Giugno 1916:


 

Zona del Ridottino austriaco nel settore del 10° fanteria:

 




 

 


venerdì 17 settembre 2021

Tenente GIOVANNITTI Aristide

 

14° Reggimento Fanteria Brigata Pinerolo

 
 
 Nato a Ripabottoni (CB) il 13 Giugno 1887
Morto sul Monte Sei Busi il 18 Luglio 1915
Sepolto al Sacrario di Redipuglia 9° Gradone loculo 18136 
 
 

 
 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare

 
Quale comandante di compagnia, sotto l'aggiustato fuoco dell'artiglieria nemica, dava mirabile esempio di calma e sprezzo del pericolo, esponendosi deliberatamente, e riuscendo con tale suo nobile contegno e con la parola incitatrice a mantenere impavidi i suoi dipendenti sulla posizione. Cadde colpito a morte.
Monte Sei Busi, 18 Luglio 1915
 
 
Note storiche: 
 

Il primo balzo è decisamente fallito. E come spesso accade, c’è di mezzo una donna. L’avvenente e frivola, ma astuta, contessa di Strassoldo. Temperamento focoso, sangue italiano, austriaca la fede e la cittadinanza, un fratello generale nell’esercito asburgico. Risiede nell’avito castello presso Cervignano e qui ha ospitato, e circuito, un colonnello del Genova Cavalleria inviato nei primi mesi del ’15 in missione, più o meno segreta, per carpire cosa il probabile nemico apparecchi per la guerra. Il colonnello si è invaghito della contessa e questa lo ha facilmente persuaso che l’Austria è fortissima alla frontiera italiana e che ha uomini, armi e apparati difensivi a sufficienza. Il colonnello ha puntualmente riferito, così che quando, il 24 maggio, le nostre truppe hanno varcato il confine del 1866, gli “strateghi” nostri, timorosi di chissà quali insidie, hanno titubato oltre il lecito e si son mossi con prudenza eccessiva e colpevole. Di fronte avevano solo un velo di uomini, ma l’opportunità di infliggere subito un duro colpo al nemico è andata sciupata. Già ai primi di giugno, Conrad ha potuto trasferire alcune divisioni dal fronte russo e soprattutto da quello serbo. La Serbia, infatti, gelosa dell’Italia, e urtata dalle mire di Roma sui territori dell’Istria e della Dalmazia, se n’è stata a braccia conserte e  ha permesso agli austriaci di sguarnire quel fronte, a tutto nostro danno.

Non sono mancati peraltro gli episodi di coraggio e spirito d’iniziativa. Come quello di cui è stato protagonista il serg.mag. Donato Verde di Ferrazzano: a capo di una pattuglia esplorante di 20 cavalleggeri, avvistato un reparto di cavalleria nemica, senza curarsi del numero più consistente, ha ordinato la carica, costringendo alla fuga l’avversario che ha lasciato sul terreno 6 morti e 4 feriti. Lo stesso Re Vittorio ha voluto incontrarlo e, dopo aver ascoltato il racconto dell’accaduto, gli ha conferito motu proprio la medaglia d’argento al valore.

Ma questa è ormai acqua passata. Ora bisogna picchiare la testa contro il muro eretto al limitare dell’altipiano sassoso di Doberdò. La prima battaglia dell’Isonzo, combattuta tra il 23 giugno e il 7 luglio, si risolve in un nulla di fatto, causandoci le prime perdite consistenti, 15.000 uomini con 2.000 morti. Il contributo della brigata Pinerolo (mag.gen. Edoardo Ravazza) e del 14° fanteria, il “reggimento dei molisani”, il reggimento di Giovannitti e Montini, è rilevante, oltre 700 le perdite totali. Dell’attività di Montini, in questi giorni, esistono varie testimonianze; per Giovannitti la partecipazione agli eventi si può desumere dal fatto che, il 15 giugno, presagendo la prossima morte, scrive e invia ai genitori il suo “testamento spirituale”.

La brigata ha lasciato le sedi ordinarie (L’Aquila per il 13° e Foggia per il 14°) il 21 maggio e già il 24, passato il confine, si è schierata nel settore di Ronchi alle dipendenze della 14ª divisione (mag.gen. Giacinto Rostagno), VII C.d.A. (ten.gen. Vincenzo Garioni). Il 12 giugno i primi morti del 14°: “Durante tutta la mattina, l’artiglieria nemica ha aggiustato il suo tiro su Pieris, su Begliano, su Monfalcone, su San Canziano. Frequenti proietti scoppiavano in alto sull’accampamento dei soldati, senza arrecare danni. Alle trincee, la truppa fu obbligata a sospendere i lavori per ripararsi dai tiri stessi. A Begliano però, il 3° battaglione ebbe due morti fra i soldati e due feriti leggermente” (AUSSME, Diario Storico 14°f.). Uno dei due fanti rimasti uccisi risponde al nome di Francesco Di Matteo (22 anni da Pozzilli). Il 15 la “Pinerolo” sostituisce la brigata Granatieri sulla sponda destra del Canale Dottori: “Alle 7.30 il 1° btg. ha già collocato gli avamposti” tra Ronchi e S.Polo. Nella notte sul 19 pattuglie nemiche saggiano la consistenza della linea Ronchi-Vermegliano. Fuoco nutrito di fucileria che causa un morto (Giuseppe Masciotra, palla di fucile al petto, di Agnone, 21 anni, sposato da soli tre mesi con Angela Iarusso) e tre feriti. Il cap.le Zaccaria quantunque colpito alla testa e al braccio “ha continuato il fuoco rimanendo tranquillo al suo posto”. Gli austriaci disturbano i movimenti con efficaci tiri d’artiglieria, soprattutto g shrapnel  provocano feriti, 9 il giorno 20.

Alla vigilia del primo attacco sistematico, tutto il 14° è a Staranzano, tranne una compagnia di scorta all’artiglieria divisionale nelle adiacenze di Ronchi. L’ordine d’operazioni n.11, che fissa le direttive “per l’attacco generale del Carso” dell’indomani, giunge alle 22: due battaglioni concorreranno con i granatieri e reparti della guardia di finanza all’occupazione delle quote sovrastanti Monfalcone.

Nel massimo silenzio, alle 0.50 del 23 giugno, i due battaglioni (I, mag. Vincenzo Giliberti, III mag. Luigi Berenghi) si mettono in marcia per raggiungere le zone assegnate. Cielo sereno e stellato, l’aria tiepida dell’estate appena iniziata. Il nemico è in allerta, fasci di riflettori e razzi illuminanti squarciano a tratti il buio. Sono le 2.15, i fanti hanno raggiunto le prime case di Monfalcone dove stazionano per tutto il giorno in riserva ai granatieri che hanno attaccato, senza risultati concreti, le quote 121 e 85. Il III/14° presidia gli avamposti. La situazione resta immutata il giorno dopo. Durante la notte sul 25 breve fuoco di fucileria, tre feriti, uno è grave: Domenico Sigismondo di Montenero di Bisaccia morirà il 27 agosto in un ospedaletto da campo, le sue ossa riposano nel Sacrario di Redipuglia. Per più giorni gli assalti portati dai granatieri e dagli altri reparti non riescono a scardinare la tenace resistenza degli austriaci. Mentre sulle balze della Rocca si combatte con valore e ostinazione da entrambe le parti, il 14° resta di rincalzo a Monfalcone e nei primi avamposti. Massima vigilanza, fuoco a ogni movimento avversario, pattuglie per aprire varchi nei reticolati.

Così fino alla sera del 3 luglio quando, alle 23, l’ordine d’operazioni affida al 14° il compito di procedere “all’avanzata su quota 45 e della collina a sud di Selz”. La marcia di avvicinamento ha inizio alle 2.30, II btg. (ten.col. Francesco De Salvi) di prima ondata. Per le 5 bisogna essere pronti allo scatto. Ma il tiro corto della nostra artiglieria, che deve battere le trincee nemiche, impedisce lo spiegamento dei plotoni. La truppa si ammassa tra le case di Selz. Alle 6.10 una granata cade proprio dove si trovano la 5ª e la 7ª compagnia causando 3 morti e una dozzina di feriti. Solo alle 6.35 le compagnie del II btg. possono schierarsi per l’attacco che ha inizio alle 8.15 con tre compagnie (5ª-6ª-7ª). L’azione procede lentamente, mentre volontari guidati dal s.ten. Montini collocano tubi esplosivi sotto il filo spinato. Gli austriaci (29° Alpenjäger) sono saldamente asserragliati, mitragliatrici e tiratori scelti infliggono perdite. La situazione, alle 14.10, si fa difficilissima, alle 15.30 bisogna attenuare la pressione, alle 20.30 il grosso della truppa rientra a Vermegliano, una compagnia resta a presidiare le posizioni raggiunte. Il battaglione ha avuto 9 morti accertati, 77 i feriti e tutti gravi, ferito anche il s.ten. Michele Saracino. L’azione dovrebbe riprendere all’alba, dopo che Montini ha provveduto a far brillare altri tubi di gelatina. Il fuoco di sbarramento da parte del nemico impedisce però il tentativo. La battaglia ha termine alla sera del 7 luglio, i risultati sono minimi. La q.45, proprio dove la strada per Doberdò disegna un’ampia curva a tornante, e dove oggi sorge il cippo che ricorda il valore della brigata Pinerolo, rimane in possesso del nemico.

Il 14° per ora può scendere a riposo: “Ronchi 7-7-15, ore 18.50. Per ripiegamento delle truppe valgono le norme dettate giorni precedenti. Resta inteso che a Selz rimarrà una compagnia con la sezione mitragliatrici. Generale Ravazza” (AUSSME, Diario Storico 14°f., allegato n.50).

Si ricomincia subito, il 18. Completata ormai la radunata, dalla seconda battaglia Cadorna e il Governo italiano attendono “ansiosamente una grande avanzata vittoriosa”. L’illusione è ancora quella di sfondare e marciare, con manovra ad ampio raggio, su Lubiana e magari su Vienna. Obiettivo immediato è la conquista del pianoro carsico muovendo dal m.S.Michele al m.Cosich.

Fin dalla notte le batterie italiane, oltre 800 pezzi, aprono il fuoco che per la prima volta appare devastante: “18 luglio. Il fuoco dell’artiglieria è divenuto terribile questa notte. E’ quasi la fine, penso, ed io mi sto preparando a morire coraggiosamente, da cristiano. E’ dappertutto. Un massacro senza precedenti. Il sangue scorre ovunque ed i morti e i corpi fatti a pezzi si trovano tutt’intorno, cosicchè…”. Tanto si legge nel diario, interrotto dalla morte, di un giovane tenente del 46° reggimento austriaco e rinvenuto accanto al cadavere del suo estensore.

Il S.Michele, Bosco Cappuccio, Bosco Triangolare, Bosco Lancia, la trincea dei Razzi, la trincea delle Frasche, i Sassi Rossi, Castelnuovo, il Sei Busi, le quote 111 e 118, il Cosich, per l’uno e l’altro esercito, divengono i luoghi del primo, vero bagno di sangue. Fino al 3 agosto, un olocausto addirittura per le brigate Pinerolo, Barletta, Acqui, Chieti, nelle quali sono a centinaia i fanti molisani.

Alle 4 del mattino, baionetta in canna, nelle trincee italiane tra Redipuglia, Vermegliano e Selz, I e II/14°, alle dipendenze del Comando “Acqui”, attendono l’ordine di uscire. Ogni soldato, oltre il fucile modello 91, porta il tascapane con la razione d’emergenza, qualche effetto personale, un sacco a terra. Zappatori e Genio divisionale hanno fatto brillare i tubi sotto il filo spinato, 25 davanti al settore del 14°, alcuni varchi sono aperti: “L’attacco dovrà procedere simultaneo, energico, risoluto” per mettere piede sul monte Sei Busi.

Alle 4.30, l’artiglieria, 18° reg. campale, allunga il tiro. I fischietti trillano, gli ufficiali comandano “fuori!” ed escono per primi sciabola in pugno. A Giovannitti è affidato il comando della 3ª compagnia, I battaglione (mag. Ismaele Embabi, Il Cairo 1867, med.arg.). I fanti li seguono con animo al grido di “Savoia!”. Ma sui varchi sono puntate le schwarzlose, le raffiche aprono vuoti nelle file italiane. Il fuoco della fucileria è micidiale: “Le difficoltà sono insormontabili in quantochè il nemico infligge gravi perdite. La fanteria non può procedere all’attacco dei reticolati”. L’ondata, formata dal I e II btg., deve dunque arrestarsi e distendersi nella terra di nessuno, battuta dai calibri nemici. E’ in questo momento, alle 5 del mattino riporta l’atto di morte sottoscritto dal s.tenente di amministrazione Ettore Fagà, che resta ucciso Giovannitti, raggiunto al petto da una palletta di shrapnel. Le perdite casate dall’artiglieria infatti, sono sempre pesanti. Nell’estate del ’15 non sono ancora in dotazione gli elmetti, si va con il berretto in testa. Le ferite al capo, schegge o pietre scagliate dalle esplosioni, sono la principale causa di morte.

Dalla motivazione della medaglia (di bronzo commutata in argento nel 1917) possiamo stabilire che il ten. Aristide Giovannitti, primo caduto di Ripabottoni nel mentre“impassibile conduceva scientemente e diligentemente alla vittoria ed alla gloria” è rimasto ucciso in campo aperto tra le due contrapposte linee e “sotto il l’aggiustato fuoco dell’artiglieria nemica” dando prova di calma e coraggio “esponendosi deliberatamente” per incitare i suoi soldati “con il nobile contegno e la parola” a mantenersi saldi sulla posizione raggiunta.

Intanto ha preso a piovere. “Zona di guerra. 18-7-15, ore 10.15. Dal Comando brigata Acqui al Comando 14° fanteria. Per ordine Divisione alle 11 fanterie riprenderanno senz’altro l’avanzata sui noti obiettivi. mag.gen. Menarini”. Alle 11 in punto, i fanti dalle mostrine rossonere scattano di nuovo in avanti “ma anche questa volta l’azione non riesce”. Così i tentativi operati alle 15.30 e alle 18, dopo che i nostri 149/35 hanno martellato ancora le posizioni nemiche. Sulla destra, il 18° della Acqui ha raggiunto invece le trincee impegnando corpo a corpo l’avversario, respinto dopo accanita lotta dagli ungheresi del 20° Honved.

Nel comune natio, giunta il 24 luglio la dolorosa notizia, il sindaco fa affiggere un manifesto listato a lutto: “Cittadini! Con l’animo traboccante di cordoglio, Vi comunico il telegramma stamane pervenutomi: Prego partecipare, dovuti riguardi, Dottor Giovannitti che Ten. Giovannitti Aristide è caduto gloriosamente sul campo di battaglia. Comandante 14° fanteria deposito in Foggia, Ten.Col. Limazzi. Cittadini! Vi invito di mandare un reverente e mesto saluto alla cara memoria del compianto Ten. Giovannitti, saputosi eroicamente immolare per la Patria, che riesca di conforto ai suoi”.

Il 14° sarà ancora protagonista il 23 e il 25 luglio. I suoi fanti espugneranno finalmente le quote 111 e 118, ricacciati dagli ungheresi, torneranno all’assalto e riconquisteranno il Sei Busi, ma sotto l’infernale fuoco dell’artiglieria austriaca sarà impossibile tenerlo. Le due quote resteranno terra di nessuno fino all’agosto del 1916. Le perdite del 14° sono state davvero pesanti: dal 18 al 28 luglio 1915, periodo trascorso in prima linea, 209 morti (10 uff.li), 765 feriti (17) e 137 dispersi (2), un terzo della forza (1).

Aristide Manlio Ottorino Giovannitti, ultimo di tre figli (2), fratello del sindacalista, poeta, scrittore Arturo, ebbe i natali a Ripabottoni il 30 giugno 1887, alle ore antimeridiane 8 e minuti 30 nella casa posta in via Paolo Gamba 1. Il padre, Domenico Maria, farmacista, era nato a Trivento, la madre, Adelaide Luisa Giovanna Evelina Levante, proveniva da una agiata famiglia di Larino. Compiuti gli studi liceali al Mario Pagano, laureato in Legge a Napoli e ottenuta l’abilitazione da segretario comunale, stava per conseguire la laurea in Filosofia. Era appassionato studioso di Dante e conosceva e recitava a memoria tutto l’Inferno. Forbito oratore, poeta e scrittore, si ricordano “La psicologia degli animali” e “Il materialismo di Tertulliano”. Era anche un artista: dipingeva ed eseguiva caricature per vari periodici.

Alcuni anni fa, a Morrone del Sannio, il gen. Giovanni Fortunato ha rinvenuto in un archivio il citato “testamento spirituale” vergato da Aristide Giovannitti il 15 giugno:

 "In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia. Sarà oggi l'ultimo mio giorno. Che Iddio e la sua Madre la Santa Maria mi allontanino la morte e mi facciano essere valoroso e non mi facciano uccidere nessun mio fratello in Gesù. Io penso alla casa dove sono i genitori e il fratello con la sposa e la fedele domestica. Penso alla donna pura che il mio cuore aveva prescelto per compagna di vita sotto la poesia del sole. Penso a tutti quelli che mi amano, a tutti i buoni, a tutto ciò che Dio ama maggiormente. Prego per tutti. Iddio perdoni ai cattivi, se il mondo li nutre. Sia sempre fatta la volontà di Dio e il suo santo nome. Sia benedetto il sole tanto bello, e i fiori siano benedetti come tutte le umane creature, così in cielo che in terra sia l'universale benedizione. Bacio la mia fidanzata, la buona e virtuosa Angelina sulla fronte di angelo. Il giuramento di fedeltà eterna da lei dato a me, con l'assistenza del Signore, viene da me sciolto serenamente. Se il nostro Iddio di luce vorrà illuminarla per la scelta di un altro compagno, sia benedetta la sua volontà. Il bacio che do ai miei genitori è degno del mio e del loro affetto. Tutti siano orgogliosi di me. Saluto la grande e pura Italia e le auguro la vittoria. Sia benedetto il Signore e il suo Santo Spirito, Gesù Cristo e Maria la Santa Vergine e i grandi cristiani dei secoli e tutti i vivi e i morti. La mia venerazione a tutto ciò che Dio vuole. Sia sempre benedetto, sempre, sempre. E così sia".

1 Gli altri ufficiali caduti: cap. Bocchia Francesco (Roccabianca PR), cap. Caracciolo Ottavio (Roma), cap. Diena Leone (Carmagnola TO), ten. De Simone Michele (Trentola CE), s.ten. Contessa Luigi (S.Marco in Lamis FG), s.ten. Mansi Giuseppe (Gragnano NA), s.ten. Palieri Francesco Paolo (Cerignola FG), s.ten. Panzini Francesco (Trani).

2 Arturo Pericle Tommaso Giuseppe 7-1-1884; Giuseppe Luigi Arnaldo 22-6-1885, sposato con Zeppa Pierina. I genitori, Domenico e Adelaide, si erano sposati il 31-1-1883 a Ripabottoni. Domenico era nato a Trivento il 19-12-1851, da Tommaso, usciere regio, e Salati Carolina, sposi in Oratino l’8-5-1842. Tommaso “di professione scribente” era nato a Oratino nel 1813 da don Domenico “di professione scultore” e donna Teresa Altobello; Carolina Salati (1817) era figlia di don Francesco Antonio notaio e di donna Maria Teresa Fontana. La madre Adelaide era nata a Larino il 3-5-1856 da don Tommaso (1817) medico e donna Teresina Ricci (1828).

Per le note storiche ringrazio Massimo VITALE autore dell'articolo dedicato al Tenente GIOVANNITTI Aristide.

 

Mappa con la dislocazione delle Divisoni e i Corpi d'armata della Terza Armata all'inzio della II^ battaglia dell'Isonzo:


 Cippo indicante la quota 118 del Monte Sei Busi:



 Il Plateau della quota 118 Monte Sei Busi:

 

 Il valloncello da dove salirono i fanti del 14° Fanteria per attaccare il Monte Sei Busi:


 

martedì 31 agosto 2021

Soldato VOLPE Vincenzo


 

63° reggimento Fanteria Brigata Cagliari

 

Nato a  Santi Cosma e Damiano il 15 Dicembre 1892
Morto sul Carso il 26 Giugno 1915
Sepolto a  --------

 
 
 
Note Storiche:

" Con animo Commosso partecipo alla S.V. la morte del soldato VOLPE Vincenzo caduto il 26 Giugno compiendo il proprio dovere di cittadino e di soldato" Con queste parole il Colonnello Antonio Simoncelli Comandante del 63° Reggimento Fanteria scriveva la comunicazione di morte a Pieris il 29 Luglio 1915.
Il Soldato con la mansione di musicante VOLPE Antonio, troverà la morte nel corso della 1^ battaglia dell'Isonzo quando il proprio Reggimento si trovata sul fronte nel settore del X. C.A. al quale ne faceva parte. IL giorno 25 Giugno il Reggimento era di riserva nella zona di Turriaco e zone limitrofe. Il Comandante di Reggimento nel corso della giornata ordinava al 2° Battaglione (di VOLPE Antonio) di occupare gli avanposti nel tratto della testa di ponte, sull'Isonzo. Tale tratto partiva dalla parte sinistra dell'Isonzo , a Sud della "g" della parola Cassegliano e seguendo la linea del corso d'acqua che passava ad Ovest della Cascina Fabro a sud di quota 13 raggiunge la "B" di Begliano, seguiva quindi ad Est la parla di Begliano sino a raggiungere la rotabile Turriaco - Ronchi all'altezza di quota 10.
Il resto della testa di ponte andava  da quota 10 - Dobbia - S. Canziano - C. Messenia - limite Sud dell'argine sinistro dell'Isonzo era assegnato all'altro Reggimento della Brigata.
Il Battaglione occupava la linea assegnatagli nel modo seguente:
7^ Compagnia , sezione mitragliatrici in riserva nei  pressi del cimitero di Turriaco;
8^ Compagnia con due plotoni alle case del Fabro e con gli altri due al bivio stradale a sud di Sette case;
6^ Compagnia occupava i trinceramenti costruiti lungo la linea della testa di ponte, nel punto in cui questiincontravano la strada Turriaco - Begliano.
5^ Compagnia in gran guardia a Begliano.
Alle ore 18 giungeva l'ordine di tenersi pronti a partire a sguito dell'azione che doveva svolgersi nel settore della 20^ Divisione sulle Alture di Polazzo alla quale apparteneva la Brigata Cagliari. A partire daller ore 19.45 tutto il reggimento si doveva trovare ammassato nei pressi del cimitero di Turriaco pronto a muovere. La strada che doveva percorrere passava dal suddetto cimitero e verso ovest giungeva a San Pier d'Isonzo, da lì il reggimento si portava verso il S.elia per giungere presso il ponte in muratura sul canale Dottori  come da ordini ricevuti costituiva unitamente al 64° fanteria la riserva del Corpo d'Armata con il compito di guardia al canale Dottori.
Alle ore 20 il Reggimento muove per la destinazione assegnatagli; la marcia lungo la via in  precedenza scritta. Alle ore 24 la dislocazione è assunta dai diversi battaglioni, il 2° battaglione (quello di VOLPE) si trovava all'altezza della cappella del S.Elia.
La notte tra il 25 e il 26 Giugno viene trascorsa senza inonvenienti. Nel mattino tiratori isolati nemici dirigono qualche fucilata verso le posizioni occupate dai battaglioni e riescono a ferire solamente un soldato, anche l'artiglieria austriaca da una posizione non bel determinata intorno a  quota 111 (ad Est di Polazzo) tira qualche shrapnel che on ha nessun effetto perchè le truppe sono ben coperte e non hanno svelato la posizione. Verso le ore 14.30 un battaglione del 16° fanteria, (vedi nota sotto) si spostava varso Nord, passando nei pressi dell'argine occupato dal 2° battaglione; e scorto dall'artiglieria avversaria viene colpito a shrapnel, tali tiri infliggono delle perdite anche al 2° battaglione (un soldato morto della musica (VOLPE Vincenzo), un soldato dela 6^ Compagnia (MERULLA Giuseppe) e dieci soldati feriti tra questi succesivamente morirà nell'ospdaletto da campo 70 di Turriaco il soldato AMICO Giovanni).

Nota:
Come è stato citato sopra nel diario del 63° fanteria, il movimento del battaglione del 16° Fanteria Brigata Savona provocò l'azione dell'artiglieria austriaca la quale con i suoi tiri causò la morte del soldatoVOLPE. In realtà il movimento no era di uno ma di due battaglioni del 16° fanteria, i quali passando il canale Dottori sui ponti tra Fogliano e Polazzo si portarono sulla destra del 15° Fanteria, dove la stessa marcia dei due battaglioni inziata verso le ore 14 risultò faticosa in quanto vennero battuti da efficace fuoco d'artiglieria nemica, la quale causò numerose perdite  tra le aliquote. tanto che il Reggimento con i suoi battaglioni appena alal sera riuscì a passare il canale Dottori e a sistemarsi sulla destra del 15° a Polazzo

 
Veduta da quota 92 di Fogliano e del colle Sant'Elia a sinistra,  dove erano posizionati i battaglioni del 63° fanteria:

 

Veduta del Colle Sant'Elia dalla strada Fogliano-San Pier d'Isonzo:


 




martedì 17 agosto 2021

S.Tenente CHARLET Renato

 


 20° Reggimento Brigata Brescia

 

Nato a Trieste il  20 Agosto 1896
Morto a Rovigo il 24 Settembre 1916
Sepolto a Rovigo



Note Storiche:
 
Nato a Trieste di origini francesi, consentimenti d' italianità prima dello scoppio della guerra nel 1914 la sua classe fu richiamata presto alle armi. Egli doveva vestire l'uniforme dell'Impero Austro-Ungarico, La sera prima della sua presentazione salutò i suoi cari e grazie ad un passaporto intestato ad un cittadino italiano Attilio Barzilai, riusci ad arrivare a Venezia. Nel 1915 da Venezia passò poi a Milano dove dopo la dichiarazione di guerra contro l'Austria si arruolava come bersagliere sotto il nome di Luigi BRINI. Dopo il corso di istruzione svoltosi a Bologna per il grado di Sottotenente, riprese il suo nome Renato Charlet e lo vide ufficiale del 6° Reggimento Bersaglieri, reparto che operò nel settore carsico. Egli fu ferito ad una coscia e fu fatto prigioniero dagli austriaci, ma di notte riuscì a fuggire rientrando nelle linee italiane. Nell'aprile del  1916 passò al 20° Reggimento Fanteria Brigata Brescia, ove questa si trovava breve perchè all'inizio della 6^ battaglia dell'Isonzo quando la sua Brigata fu impiegata per attaccare unitamente alla Brigate Ferrara e Catanzaro (22^ Divisione)  le cime del Monte San Michele,  egli   rimarrà colpito dal fuoco di una mitragliatrice che le produrrà ferite gravi alla metà del braccio sinistro con frattura all'omero, con ferita lacera alla regione pettorale e altre ferite alla regione del petto. Ferite che gli furono riscontrate all'Ospedaletto da Campo nr. 92 di Romans dove fu subito ricoverato. Fu poi portato a Palmanova per poi essere trasportato presso l'Ospedale a Rovigo al 20 di Agosto. Dopo un mese di agonia morirà alle ore 7.15 del 24 Settembre 1916 e sarà poi sepolto presso il cimitero di Rovigo.


Schieramento del XI° Corpo d'Armata il 6 Agosto 1916, vigilia della VI^ battaglia dell'Isonzo:



 
Corteo funebre del Sottotenente CHARLET a Rovigo:
 
 

 




giovedì 29 luglio 2021

S.Tenente D'AMORE Francesco


 

2° Reggimento Genio 126^ Compagnia Zappatori

 

Nato a  Sestri Ponente il 10 Settembre 1897
Morto sul Monte Debeli il 13 Aprile 1917
Sepolto a --------


Decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare 

Comandante di un reparto zpapatori, dava prova costante di perizia e valoroso contegno in lunga serie di lavori compiuti sotto il fuoco nemico; mentre, con forza d'animo, attendeva alla costruzione di una trincea sulla quale si concentrava il tiro avversario, veniva colpito a morte, insieme con un suo dipendente cui stava impartendo ordini. Già distintosi per pronto accorrere in aiuto del suo reparto improvvisamente assalito da violenta incursione aerea durante l'imperversare del bombardamento. Monte Debeli, 13 aprile 1917



Note storiche:

La 126^ Compagnia Zappatori alla quale apparteneva il Sottotenente D'AMORE era impiegata nei lavori di una linea di difesa del Monte Debeli, per la precisione si trattava del tratto di trincea di quota  67 (vedi mappa in basso). La compagnia era in forza alla 16^ Divisione che difendeva il settore di quota 144 con la Brigata Bergamo e con la II^ Brigata Bersaglieri (7° e 11° Reggimento). La giornata del 13 aprile 1917 vedeva nella mattinata aerei austriaci volare sopra il cielo di Ronchi gettando alcune bombe senza recare conseguenze. Nella  giornata a varie riprese ci furno tiri di artiglieria e bombarde austriache sul rovescio di quota 144, le artiglierie furono subito contrabattute dalla nostra artiglieria. Verso le ore 22  il nemico iniziò un fuoco di bombarde contro la zona meridionale di quota 144 e fuoco di fucileria da q. 208 Sud contro la zona settentrionale. le nostre vedette scorsero pattuglie nemiche, seguite da un reparto di forza impecisata che tantavano di avvicinarsi ai nostri reticolati. dato l'allarme furono prontamente e nettamente respinte da nostre raffiche di fucileria e mitragliatrice. I reparti nemici si sbandarono e rientrarono immediatamente nelle loro linee. Subito dopo il nemico aprì il fuoco di bombarde e fucileria, particolarmente intenso contro la zona settentrionale. Il fuoco nemico immediatamente e vigorosamente controbattuto dal pronto intervento delle nostre artiglierie e bombarde andò ma mano diminuendo fino a cessare verso le ore 23.45.

 Il Sottotenente D'AMORE trovò la morte verso le ore 9.30 del mattino colpito da una granata austriaca da 105  penetrata in trincea della quota 67, mentre stava impartendo disposizioni  al Sergente QUARANTINI Agostino che nella stessa circostanza venne anch'egli ucciso sul colpo. D'AMORE e QUARANTINI furono poi sepolti nel cimitero di Vermegliano.

 

 

Mappa con indicata la trincea dove furono colpiti il Sottotenente D'AMORE e il Sergente QUARANTINI:

 


 

Graffito della 126^ Compagnia Zappatori in una cavernetta nella trincea di quota 67 del Monte Debeli ( Foto tratta dal libro "CENTOQUANTAQUATTRO e DINTORNI" di Paolo GROPUZZO:


 








lunedì 5 luglio 2021

S. Tenente SCHIAVONE Michele

 


147° Reggimento Fanteria Brigata Caltanissetta

 

Nato a Lucera (FG) il 29 Aprile 1892
Morto a Bosco Cappuccio il 23 Ottobre 1915
Sepolto a -------- 

 
 
 
Note storiche:

Studente di lettere nell'Ateneo di Firenze si doveva laureare nel corso dell'anno 1915. Uscito dalla Scuola Ufficiali di Modena da Sottotenente, arrivato in zona di guerra fu assegnato alla 4^ compagnia del 147° Reggimento Fanteria. Tale reggimento con il suo gemello 148° che formava la Brigata Caltanissetta, il giorno dle 23 Ottobre 1915 era schierato nel settore di Bosco Cappuccio- San Martino del Carso  con la Brigata Catanzaro, formando la 28^ Divisione.
Il diario del 147° fanteria descrive così quello che accadde il 23 ottobre 1915:
Era un sabato ed i tre battaglioni erano schierati in prima linea  fronte alal chiesa di san Martino del Carso. Seguita il combattimento con la trincea antistante nemica, ed i reparti sono presi d'infilata ad elle spalle da tiratori e mitragliatrici, postati sulle pendici di Bosco Cappuccio.
Alle ore 5 il Gen. Zanchi (Comandan te del 148° Fanteria)  comunica al Comando del 147°  che il III° Battaglione, mandato a rincalzo del 155° Fanteria ha abbandonato le posizioni occupate. Da una rapida inchiesta e come si è seposto ieri è risultato che il Battaglione non fu mandato a rincalzo del 155° Fanteria, ma bensì gli si fece occupare una zona di terreno che nella giornata non era stata conquistata dalle nostre truppe.
Detto battaglione non si era sbandato, ma solamente ritirato sulle posizioni occupate dal 155° fanteria. Il III° Battaglione ricevette l'ordine di ripiegare a q. 120 in riserva al 155° Fanteria.
Alle ore 9 il Gen. Zanchi a voce al Comando del Reggimento dice che anche il I° e il II° Battaglione hanno abbandonato le posizioni a destra e a sinistra della chiesa di San Martino. Si fa rispettosamente osservare al detto Generale che il terreno adiacente alla chiesa non poteva essere stato occupato da altri reparti al mattino, poichè sul costone della chiesa esiste ancora intatta ( come si vede ad occhio nudo da q. 141) una forte trincea nemica munita di reticolati. Si chiedano spiegazioni al Comandante del I° Battaglione il quale risponde che il Battaglione non ha abbandonato le posizioni che aveva occupate la sera attaccando.
Ore 19 la Brigata Regina sostituiva la Brigata Alessandria sul fronte. Il I° Battaglione del 147° reggimento quindi passa di riserva verso q. 141.
Il Colonnello Comandante di Reggimento Polver.
 
Furono 81 i morti registrati  dal Reggimento in quel giorno.
 
Tratto da "E Ora Andiamo" di Mario Muccini: 
 
- Scende una barella con un corpo irrigidito, coperto da un telo da tenda, di sotto al quale esce, a ciondoloni un braccio.
<< Chi è?>>
<<Non lo so...un ufficiale  della seconda>>.
Alessandrello solleva il telo.
Un volto cereo reclinato sulla spalla: dalla bocca socciusa cola un rivolo di sangue. Severino.
<<Povero figliuolo>> - mormora Alessandrello, ricoprendogli il volto.
Io rimango lì, con il cuore sretto d auna morsa, gli occhi fissi sulla barella che scompare fra gli alberi.
<<Lo conoscevi?>>
Non posso rispondere: guardo laggiù in fondo, l'Isonzo che scorre placido al sole e sento le labbra che mi tremano.

Note: Mario Muccini nel suo libro narra le vicende della sua guerra come  uffciale del 147° Reggimento Fanteria. Giunto al fronte e assegnato al reggimento a fine Ottobre 1915. Dove il 28 ottobre rimarrà ferito in un'azione con il suo battaglione a quota 177 di Bosco Cappuccio.
Ho voluto dedicare questo post al Sottotenente SCHIAVONE anche per ricordare il Sottotenente Severino CARPI amico di Mario Muccini, citato più volte nel suo libro. Ma che però questo nome non risulta nella lista dei caduti degli Ufficiali del reggimento, come non risulta nell'Albo d'oro caduti e in nessun Sacrario. Sono state effettuate con esito negativo varie ricerche per trovare quale informazione di questo ufficiale sia dal sottoscritto che da altre persone come l'amico Fabrizio CORSO
Ora come ora non sappiamo se questo personaggio sia esistito con queste generalità ,oppure sia stato inventato  da Muccini nel suo libro. Di molto  la vicenda del Sottotenente SCHIAVONE si avvicina a di di Severino CARPI, anche se SCHIAVONE apparteneva alla 4^ compagnia I° battaglione, mentre CARPI teoricamente apparteneva alla 2^., e anche la data di morte se il racconto di MUCCINI fosse esatto non corrisponderebbero.
Il Sottotenente SCHIAVONE morì alle ore 11.50 nei pressi di San Martino dove trovò anche la sepoltura.
Per concludere la figura di Severino CARPI rimane ancora avvolta in un mistero, ma da parte mia ho creduto doveroso dedicargli una nota di questo post per ricordarlo.


Mappa con la situazione alla vigilia della III^ battaglia dell'Isonzo il 21 Ottobre 1915. Come si vede non risulta presente la Brigata Caltannissetta che entrerà in linea il 22 con il 147° Fanteria nel settore di Bosco Cappuccio:
 
 

Veduta sul Bosco Cappuccio: