Ringrazio Alessandro Menafra autore di questo bellissimo video
Libri in Uscita
In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.
"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."
Vera Brittain
«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»
Carlo Salsa
Ho visto il cremisi della sua bocca rotonda farsi più scuro mentre cadeva, Come un sole, nella sua ultima ora profonda; Ho guardato il magnifico ritrarsi dell’addio, Oscurarsi, a mezza luce, ad occhi stretti, E un ultimo splendore infiammare i cieli della sua guancia. E nei suoi occhi La luce delle stelle fredde, vecchie e desolate, Di cieli differenti.
Wilfred Owen
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.
"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."
Vera Brittain
«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»
Carlo Salsa
Ho visto il cremisi della sua bocca rotonda farsi più scuro mentre cadeva, Come un sole, nella sua ultima ora profonda; Ho guardato il magnifico ritrarsi dell’addio, Oscurarsi, a mezza luce, ad occhi stretti, E un ultimo splendore infiammare i cieli della sua guancia. E nei suoi occhi La luce delle stelle fredde, vecchie e desolate, Di cieli differenti.
Wilfred Owen
lunedì 29 maggio 2017
giovedì 25 maggio 2017
Soldato PARDO Giuseppe
47° Fanteria Brigata Ferrara
Nato a Melicuccà (RC) il 20 Dicembre 1897
Morto sul Dosso Faiti il 25 Maggio 1917
Sepolto a ----------
Note Storiche:
Il 25 Maggio 1917, la Brigata Ferrara con i suoi Reggimenti 47° e 48° era in procinto di lasciare la zona d'operazione della 22^ Divisione XI^ Corpo d'Armata settore Faiti.
Dal 23 Maggio inizio dell'offensiva Carsica della X^ battaglia dell'Isonzo la Brigata effetto ripetuti attacchi contro le quote 464 e 378.
Il primo attacco si svolse alle ore 16.05 dove avvenne lo slancio della Fanteria dopo il fuoco di preparazione da parte dell'Artiglieria, subito gl' Imperiali aprirono un violento fuoco d'interdizione ferendo alcuni Ufficiali del 47°, ma la prima ondata riesce a raggiungere le prime linee avversari e occuparle. Ma subito gli Austriaci volgono verso le posizioni occupate un violento fuoco d'artiglieria e mitragliatrici, impedendo alle successive ondate di raggiungere come rinforzo alle prime.
Cosi alla fine ridotto a pochi uomini è costretto a cedere dopo un furioso contrattacco e ripiegare sulle linee di partenza.
Il giorno 24 prosegue l'azione con gli stessi obiettivi del giorno precedente, ma senza esito positivo.
Il giorno 25 la notte passa relativamente calma. Ci sono tiri delle opposte artiglierie sulle trincee e comunicazioni e le fanterie attendono di riparare i danni prodotti.
Durante la mattinata si svolge un fuoco metodico della nostra artiglieria e dopo le 12 il fuoco s'intensifica nel settore di quota 464 e Castagnevizza, provocando una violenta reazione nemica, causando diverse perdite, tra le quali anche quella del soldato Pardo Giuseppe del 47° Fanteria il quale la sua morte fu dovuta a causa di ferite prodotte dallo scoppio di granata nemica.
Mappa con indicate le linee opposte del Dosso Faiti:
Veduta sulle quote del Dosso Faiti da Castagnevizza :
Le Quote 432 e 366 viste dalle retrovie Italiane:
lunedì 8 maggio 2017
Cap. Magg. PELLIZZARI Guido
37° Reggimento Artiglieria da Campagna 6^ Batteria
Nato a Tricesimo (UD) il 18 Ottobre 1893
Morto a Villanova di Farra il 29 Novembre 1915
Sepolto ?? al Sacrario di Redipuglia c'è il suo Loculo in Memoria
Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare
Capo pezzo, diede ai propri dipendenti costante, insuperabile esempio di
ardimento e di fermezza. Essendo stato incendiato dal tiro nemico il
riparo del proprio pezzo, con grave pericolo di scoppio delle numerose
granate contenute nella riservetta, animosamente intraprese l'opera di
estinzione e riuscì nell'intento, nonostante la mancanza di mezzi
adeguati ed il persistere del fuoco avversario. Per due volte, essendo
il pezzo soggetto al tiro di smonto, chiese di rimanere a proseguire il
tiro da solo e rimase impavido al suo posto, continuando il fuoco con
rapidità ed efficacia e dando fulgida prova di valore, finché, colpito
da una granata nemica, incontrò morte gloriosa.
Villanova di Farra, 25 -
29 novembre 1915.
Note Storiche:
Il 37°
Reggimento di Artiglieria da Campagna nel corso della IV^ Battaglia dell'Isonzo
si trovava a fronteggiare con le sue batteria la linea del Monte San Michele
posizionate presso Villanova di Farra, durante la giornata del 29 Novembre
1915, dove trovò la morte il Cap. Magg. Pellizzari si verificarono i seguenti
avvenimenti nel settore del XI° Corpo d'Armata nel quale apparteneva il 37°
Reggimento:
Durante la
notte niente di notevole .
Nella giornata la 22^ divisione
ha ordine di insistere per impadronirsi delle cime di S. Michele, specialmente
della cima 4 e del costone fra questa e la cappella diruta di S. Martino; la
21^ deve cooperare all’azione della 22^, la 29^ di mantenere tenace difensiva;
le batterie battere gli obiettivi delle fanterie, conseguire tiri di
interdizione, mantenere in soggezione le artiglierie nemiche.La 21^ divisione
riesce, coll’ estrema ala sinistra (una compagnia del 29°), ad occupare,
risalendo il valloncello di S. Martino, una trincea nemica a poche diecina di
metri dall’abitato di S. Martino, assicurando così ancor meglio il collegamento
con le truppe più avanzate della 22^ divisione; cattura alcuni prigionieri.Tutti
gli attacchi contro le cime di S. Michele da parte della 22^ divisione
falliscono, perché nonostante il fuoco di preparazione delle artiglierie di
grosso e medio calibro concentrato sugli obiettivi, il nemico può rioccupare
prontamente le suddette posizioni non appena le nostre artiglierie allungano il
tiro, e si oppone ad ogni nostro tentativo con fuoco di fucileria, di
artiglieria, mitragliatrici ed intenso lancio di bombe a mano. Sembra pertanto
che il nemico disponga a ridosso delle cime, e in tutta la loro prossimità, di
rifugi che lo sottraggono agli effetti del nostro tiro e gli permettono di
rioccupare prontamente le trincee non appena il nostro tiro viene allungato. In
conclusione la truppa della 22^ dopo venute in più punti a contatto con le
trincee nemiche, debbono sostare nelle posizioni di ieri, tranne il 148° che
stende l’occupazione sulla destra e alquanto innanzi, sino a prendere contatto
colla compagnia del 29° fanteria avanzatasi verso S. Martino.Sulla fronte della
29^ divisione, il 132° completa la conquista della trincea intermedia per
meglio assicurare il collegamento della sua destra colla sinistra del 130°. In
questa parziale azione sono catturati i prigionieri e materiali vari.
Mappa con la dislocazione nei pressi di Villanova di Farra di alcune batterie del 37° Regg. Art. da Campagna
Villanova di farra con veduta verso ilo Monte Fortin
Cippo in memoria del Cap. Magg PELLIZZARI nella zona Monumentale del Monte San Michele
domenica 23 aprile 2017
Soldato GARRAPPA Angelo
15° Reggimento Fanteria - Brigata “Savona” -
3a. Compagnia
3a. Compagnia
Nato a Polignano a Mare (BA) il 6 giugno 1895
Morto
a Redipuglia (GO) il 10 ottobre 1915
Note storiche
Distretti di reclutamento della Brigata SAVONA
Alessandria, Ancona, Caserta, Cremona, Cuneo, Firenze, Gaeta, Girgenti, Milano,
Perugia, Sacile, Sassari.
Riassunto delle operazioni durante l’anno 1915:
Ultimate le operazioni di mobilitazione, la brigata parte il 1° giugno dalle ordinarie sedi di
Caserta e Gaeta, ed il 15 giugno trovasi riunita nei pressi di Campoformido
alla dipendenza della 20a divisione (X Corpo d’armata).Le nostre truppe, raggiunta la linea dell’Isonzo, si apprestano all’offensiva per impadronirsi del
margine dell’altopiano
Carsico (battaglia dell’Isonzo, 23 giugno 7 luglio).Entrata in linea il 25
giugno la brigata Savona occupa con il 16° fanteria alcune posizioni sulla destra del Canale
Dottori, e col 15°, s’impadronisce di Polazzo e si
spinge sulle pendici occidentali di q. 92. Nei giorni successivi l’azione, benché tenacemente
contrastata dal nemico, viene proseguita con energia e “singolare valore” per ampliare il possesso delle alture
ad est di Polazzo, e poter procedere all’occupazione di M. Sei Busi: e il 2 luglio, il 16° fanteria, superata, a prezzo di
sensibili perdite, la resistenza austriaca, riesce ad occupare alcuni
trinceramenti sulle pendici di q. 89 (sudest di Polazzo); contemporaneamente la
10a compagnia del 15°,
insieme con reparti del 64°, si impadronisce del caposaldo costituito dal
saliente fra q. 92 e q. 89. Tutte le posizioni conquistate vengono mantenute a
malgrado dei violenti contrattacchi dell’avversario.
Dopo questa prima impresa e nonostante le perdite notevoli (oltre 1900
uomini fuori combattimento, dei quali 42 ufficiali) i fanti della Savona si
accingono con virile animo a nuovi e non meno aspri cimenti. Per affermarsi
saldamente sull’altopiano
Carsico, accanitamente contrastato dal nemico protetto da profonde trincee e da
imponenti difese accessorie, le azioni offensive si succedono a breve scadenza;
iniziata la 2a battaglia dell’Isonzo (18 luglio 3 agosto), la brigata Savona, che è
in linea fra q. 89 e Redipuglia, riprende l’attacco contro le alture ad est di Polazzo.
Mentre il 15°,
raggiunti il giorno 25 i reticolati nemici, oltrepassa l’indomani il primo ordine di
trincee, il 16°, in
questo stesso giorno, occupa a sua volta alcuni tratti di trincea catturando
150 prigionieri. Perdite: circa 600 uomini dei quali 33 ufficiali.
Ricostituitasi, la Savona, dopo un periodo di riposo, trovasi nuovamente
in linea ai primi di ottobre e prende parte alla 3° battaglia dell’Isonzo (18 ottobre 4 novembre)
contro le posizioni del M. Sei Busi. Il giorno 21, infatti essa punta contro le
trincee di q. 112 e q. 118 conquistandone alcuni tratti e catturando circa 500
prigionieri, con un’azione
risoluta quanto sanguinosa (oltre 1700 uomini fuori combattimento, fra cui 43
ufficiali), che meritò alla Bandiera del 15° la medaglia di bronzo al valor militare.
Il 23 novembre la Savona si riunisce a Villa Vicentina. Il comando di brigata
ed il 15°
reggimento, iniziano il trasferimento in Albania il successivo 26, il 2
dicembre sbarcano a Valona, donde raggiungono Durazzo il 19.
Angelo viene destinato alla 3ª. Compagnia - 15° Reggimento Fanteria (con sede a
Caserta) della Brigata “Savona”, reclutata in Campania.
All’inizio delle ostilità le brigate “Savona”(15°-16°) e “Cagliari”(63°-64°) facevano parte della 20ª. Divisione che, assieme alla 19ª. Divisione, formavano il X° Corpo d’Armata “Napoli”, comandato dal Generale
Domenico Grandi e alle dirette dipendenze del Comando Supremo.
La “Savona” (15° e 16°) il 24 maggio 1915 era in forza alla III Armata che
doveva combattere sul fronte isontino, dall’Adriatico a Manzano (UD).Inizialmente quest’Armata era comandata dal
Generale Vincenzo Garioni e poi dal Duca D’Aosta e aveva in seno il VI°, VII° e XI° Corpi d’Armata.
Venerdì 30 Luglio, Angelo giungeva in Territorio
dichiarato in Stato di Guerra ed il suo battessimo del fuoco capitava in
operazioni "minori", svolte dalla “Savona”, sul medio corso dell'Isonzo.
Nella giornata del 10 Ottobre continuano i lavori di
rafforzamento di riattamento delle trincee e di approccio verso le posizioni
nemiche.
Il Comandante della Brigata (Magg. Gen. Guerrini) si
reca personalmente a studiare i lavori da farsi per i detti approcci a più
propriamente per quelli che dovranno portarci a includere nella nostra
occupazione Monte Sei Busi
A Tal'uopo si prendono anche accordi fra le due
Divisioni confinante 20^ e 14^ e le due Brigate Savona e Acqui.
L'artiglieria avversaria aggiusta il tiro sulla trincea
del Comando del 15° e lo
costringe a sloggiare.
Nelle 24 ore il 15° conta 6 feriti.
(Come si legge nel Diario di Brigata il 15° Fanteria del quale fa parte il soldato GARRAPPA non avrebbe subito dei morti, si deduce quindi che risulti uno dei feriti poi deceduto poco tempo dopo)
Mappa con le dislocazioni della Brigata Savona il 14 Ottobre 1915, erano le stesse del 10 Ottobre evidenziato dal cerchio giallo la posizione del I° Battaglione quello del Soldato Garrappa:
IL’ 08/11/2016, il Ministero della Difesa, informa che “il
Soldato Angelo GARRAPPA, già effettivo al 15° Reggimento Fanteria, 3^ Compagnia
della “Brigata Savona”, risulta deceduto il 10 ottobre 1915, per ferite
riportate in combattimento in seguito a uno scoppio di una bomba, in trincea a
quota 118 alture di Redipuglia (zona ubicata a circa 2 Km ad est di
Redipuglia), e sepolto a presso tale località. A suo tempo, le Salme dei
militari tumulate in quella zona sono state, esumate e traslate, sia in forma
“Nota” che “Ignota”, nel Sacrario Militare di Redipuglia del Comune di Fogliano
(GO), dove tuttavia non figura il nominativo del Soldato Angelo
GARRAPPA.Purtroppo, al momento delle esumazioni, molti Resti, tra i quali
presumibilmente anche quelli del Soldato Angelo GARRAPPA, non furono
identificati per carenza di elementi idonei ad un riconoscimento certo e
vennero collocati fra quelli degli “Ignoti” nel predetto Sacrario.” E’
pertanto, tuttavia presumibile, che anche i Resti del Soldato Angelo GARRAPPA
riposino tra questi.
l'Atto di Morte del soldato GARRAPPA :
Ringrazio per la realizzazione di questo post il nipote del soldato Garrappa il Prof. Arq. Jorge Alberto Garrappa
sabato 15 aprile 2017
Soldato BERGAMINI Angelo
112° Fanteria Brigata Piacenza
Nato a Roccabianca (PR) il 8 Giugno 1894
Disperso sul Monte S. Michele il 2 Ottobre 1915
Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare
Spintosi, tra i primi, con mirabile slancio, all'attacco della trincea nemica, mentre tentava scavalcarla per entrarvi, cadeva mortalmente colpito.
Monte San Michele, 2 Ottobre 1915
Notizie Storiche:
Il 112° Fanteria della Brigata Piacenza dopo un periodo di riposo era tornato in linea dal 26 Settembre 1915 a presidiare la zona tra il Monte San Michele e San Martino del Carso, ove nei primi giorni di Ottobre i reparti della Brigata Piacenza con ardite azioni di sorpresa riescono a impadronirsi di alcuni elementi di trincea nemica, specialmente nella zona di San Martino.
Il Diario della Brigata Piacenza (USSME) : riguardo la giornata del 2 Ottobre è molto scarno, riferisce che il I° battaglione del 112° esegue un attacco contro il ridottino che non ha però esito felice, si dava poi ordine che l'attacco venga nuovamente ripetuto di notte, dove lo stesso battaglione a cavallo tra il 2 e il 3 ritenta l'operazione ma anche questa volta non riesce.
Ben di altro tenore è la Relazione del 4 Ottobre della 30^ Divisione indirizzata al Comando del XIV° C.A. (USSME) sull'Operazione contro il Ridottino" :
Fallita il giorno 4 Settembre u.s., l'operazione di attacco a viva forza contro il noto "Ridottino Austriaco", questo comando espresse a quelli dipendenti la sua intenzioni che le operazioni future rivolte contro quei trinceramenti nemici, riprendessero il carattere metodico voluto dal sistema difensivo, veramente forte in quel punto degli avversari. E dispose perché a partire dalle trincee nostre più prossime s'iniziasse senz'altro una galleria di mina da spingersi fin sotto al saliente che presenta quei trinceramenti verso la nostra trincea più bassa del valloncello.
Il lavoro, condotto con alacrità ad amore da parte dei militari della 19^ compagnia divisionale del genio sotto la guida personale di un ufficiale della stessa compagnia richiese circa una quindicina di giorni. Nella giornata del 1 Ottobre venne compiuto l'intasamento della mina (200 kg di gelatina esplosiva) ed il suo innescamento (4 detonanti, 10 a lenta combustione) talchè per la mattina del 2 ottobre, giorno prestabilito per l'operazione essa era posta in grado di esplodere.
L'azione del 2 ottobre, doveva rispondere essenzialmente a carattere di sorpresa. Subito dopo il brillamento della mina le truppe di fanteria incaricate dell'azione (I° battaglione del 112° fanteria) approfittando della naturale sorpresa che si sarebbe prodotta nei difensori del "ridottino" avrebbero dovuto irrompere con una prima ondata di soldati sui trinceramenti nemici, abbattuti, sconvolti, rovinati, dall'effetto dell'esplosivo: successive ondate di reparti avrebbero dovuto sostenere la prima ed affermarsi poi sulla nuova conquista. Altri reparti, dello stesso battaglione, scendendo dalla nostra occupazione del "Ferro di Cavallo" avrebbero a loro volta tentato di precludere la strada dei difensori dell'opera in caso di loro ritirata, sia ai rincalzi austriaci.
Il brillamento della mina doveva avvenire alle ore 5. Come è stato già comunicato a codesto comando anche l'azione del 2 non è riuscita nell'intento per le ragioni che verranno in seguito esposte.
Poco prima dell'ora stabilita per l'azione verso le ore 4.45, un violento fuoco di artiglieria austriaca si abbatté sulle nostre postazioni dal fronte verso Peteano fino a quota 141, e su quelle della divisione vicina (28^) per Bosco Cappuccio, Castelnuovo, Polazzo, seguito da un' intenso fuoco di fucileria e di mitragliatrici. Quest'azione di fuoco alla quale non seguiì alcun atto offensivo da parte delle fanterie, fu per se stessa sufficiente a frustrare il carattere di sorpresa che si riprometteva la nostra azione; in conseguenza venne sospeso l'ordine per il brillamento della mina, brillamento che doveva essere il segnale per l'assalto delle fanterie . L'azione del fuoco nemico venne a cessare del tutto tra le 6.30 e le 7. Cessata la pioggia minuta e persistente durata tutta la notte e fino a quell'ora si è calata su tutta la zona del settore una nebbia abbastanza fitta elemento favorevole alle sorprese. Il Comandante della Brigata Piacenza apprezzandolo nel suo giusto valore, dette l'ordine che il tentativo sospeso alle 5 del mattino si rinnovasse alle ore 9: per quell'ora la mina doveva brillare e gli ordini per la fanteria rimanevano immutati.
Poco dopo le 9 (ore 9.25, mentre la nebbia si era andata lentamente sollevando scoprendo tutto il valloncello e le soprastanti linee di S.Michele-S.Martino, e la calma regnava assoluta nelle linee nemiche, la mina brillò senonchè, per il divieto tracciato, il fornello della mina che non si era riusciti a disporre sulla direttrice del dente da demolire, è scoppiato a 10 metri avanti alla faccia sinistra del dente stesso producendo un imbuto di circa 13 metri di diametro e tre di profondità che se ha distrutto una ventina di metri di reticolato nemico ha però lasciato intatto il il trinceramento.
Appena avvenuta l'esplosione vari reparti della 4^ compagnia si sono animosamente lanciati sulla ritenuta breccia , ma constatata l'interezza della difesa nemica non poterono che addossarsi ad essa, gettandosi a terra o cacciarsi nell'imbuto della mina cercando di ridurlo a trincea.
Cessato il primo istante di sgomento, i nemici ripresero il fuoco di fucileria e di mitragliatrici dalle loro trincee del "ridottino", lanciando anche bombe a mano contro gli assalitori che si erano avvicinati. Al fuoco intenso di fucileria seguì il fuoco intenso dell'artiglieria.
Invano le compagnie 1^ e 6^ del 112* e 12^ del 142° contro la faccia destra, e la 2^ me 3^ del 112^ contro la faccia sinistra, hanno tentato di avvolgere il saliente della difesa nemica. Le numerose mitragliatrici che lo guarniscono le hanno immobilizzate, costringendo anche gli usciti dai trinceramenti a ritornare, anche perchè colpiti dal lancio delle bombe.
L'azione andò ma mano illanguidendosi. Verso le ore 11, il comandante della Brigata Piacenza ordinò al Comandante del 1° battaglione del 112° di tentare un nuovo atto offensivo contro il "ridottino"; ma esso abortì.
Alle ore 12.30 ogni azione era cessata.
Nella notte sempre in seguito ad ordine del Comando della Brigata Piacenza il Comandante del 1° Battaglione rinnovò per due volte il tentativo di avvicinarsi al saliente dei trinceramenti nemici, a gruppi, e con reparti appartenente alla 11^ e 12^ compagnia del 112°, ma anche questi due altri tentativi non riuscirono a farci conquistare la posizione nemica.
Credo opportuno segnalare anche in questi tentativi notturni non siano mancati degli animosi che si sono spinti fin sotto le difese nemiche, costatando come all'esterno della trincea austriaca esista un fosso dove vengono collocate delle mitragliatrici per battere d'infilata il lato esterno della trincea stessa, cosa che poté essere constatata dal sottotenente Barbuti del 112° fanteria per il quale il Comandante del battaglione riferisce che : " mise le mani sopra una di esse, scottandosi e lottando per strapparle e per potersi liberare."
Le perdite subite dai reparti furono:
Ufficiali 1 ferito (sottotenetente Granetto Gustavo)
Truppa: Uccisi 7 , feriti 87, dispersi 12.
Mappa risalente al Settembre del 1915 prima dell'arrivo della Brigata Piacenza dal 26 Settembre, le posizioni sono quasi le stesse del 2 Ottobre, quando si svolse l'operazione del "Ridottino":
lunedì 27 marzo 2017
Tenente ARDIGO' Domenico
233° Fanteria Brigata Lario
Nato a Soncino (CR) il 5 Gennaio 1893
Morto a Selo il 20 Agosto 1917
Disperso
Note Storiche:
Il 233° Reggimento con il 234° formava la Brigata Lario che nel corso dell'IX^ Battaglia dell'Isonzo apparteneva con la Brigata Cosenza alla 54^ Divisione XXIII° Corpo D'Armata.
All'inizio dell'offensiva della Brigata il 18 Agosto il tratto d'azione era situato nel settore tra Nord dellaQuota 238 del Nad Bregom a sud est di Lukatic.
Il giorno 20 Agosto che vide la morte del Tenente Ardigo si svolsero nella giornata le seguenti vicende, tratte dal Diario del 233° Fanteria (Ussme):
Verso le ore 6 nuclei d'assalto del nemico tentano di attaccare il I° Battaglione (quello di Ardigò) , ma vengono facilmente respinti lasciando nelle nostre mani 2 Ufficiali e 20 soldati prigionieri ed una mitragliatrice. Alle ore 7 giunge l'ordine dal Comando di Brigata di Proseguire l'avanzata verso gli obbiettivi assegnati, scattando alle ore 8 precise. Lo scatto avviene con ordine e slancio. Il Reggimento ed il III° Battaglione del 234° iniziano all'ora stabilita l'avanzata verso la 3° strada mascherata e verso le posizioni nemiche che corrono da quota 246 a quota 241.
Il I° Battaglione appogiando a sinistra attacca la quota 241 dopo aver vinto la resistenza di parecchie doline organizzate a difesa e catturando oltre 25 Ufficiali e 600 uomini di truppa.
Giunto sulla quota 241 alle ore 10.30 circa insieme al III° Battaglione del 234 e con elementi del 65 Fanteria, riordinati i reparti, il Comandante del I° Battaglione prosegue nell'avanzata, spostandosi un pò verso est, senonchè mancando il collegamento a destra, nuclei nemici riescono ad infiltrarsi e minacciare il fianco del Battaglione, prendendo anche prigionieri. Il Battaglione deve peraltro ritirarsi sulla quota dove rimane per un po' di tempo circondato, Contemporaneamente il III° Battaglione che ha avanzato verso le linee nemiche (di quota Innominata) a sud di quota 246, trovandosi privo di collegamento a sinistra e minacciato di aggiramento da nuclei nemici, ha ripiegato l'ala sinistra, facendo fronte al nemico a protezione delle truppe che occupano la quota.
Alle ore 14, il nemico sferra con pattuglioni di arditi e mitragliatrici un contrattacco alla quota 241, ma anche questa volta il contrattacco viene respinto.
Durante la giornata e la notte il nemico intensifica il tiro della propria artiglieria formando delle fitte cortine di fuoco d'interdizione e battendo le doline ove erano riuniti i rincalzi, sicchè tutta l'avanzata si svolge sotto il tiro dell'artiglieria e con perdite non lievi.
Il reggimento vedrà la perdita di 8 dispersi tra gli Ufficiali tra i quali i morti saranno il Tenente Ardigò, il S.Tenente Gasparini e l'Aspirante Pagani, mentre i rimanenti 5 risulteranno catturati dal nemico, mentre la truppa avrà 8 morti 78 feriti 55 feriti leggeri e 58 dispersi.
Secondo l'atto di morte il Tenente Ardigò trovò la morte alle ore 13 in seguito a ferita da mitragliatrice, e fu sepolto sul campo come riulta dalla testimonianza del Tenente Ciccolini Domenico e del Sottotenente Contini Remo entrambi fatti prigionieri in quella giornata.
Del Sottotenente Contini Remo, e del Tenente Ciccolini Domenico, nel libro "IL Carso Dimenticato di Persegati N. e Scrimali A" troviamo la descrizione di quei momenti drammatici della morte di Ardigò e della loro cattura:
Quando arrivò la comunicazione ufficiale della morte di Domenico, fu come se una scheggia del Carso avesse lacerato il loro cuore. Il ritorno in licenza degli altri reduci al paese acuiva il ricordo doloroso del proprio caro, che non sarebbe più riapparso alla porta di casa. Fu la mano pietosa della sorella di un suo commilitone mantovano, Remo Contini da Viadana, a trascrivere per loro una lettera in cui il fratello descriveva quella tragedia. Il manoscritto originale era uscito di nascosto dai reticolati di Mauthausen e successivamente imbucato in Italia al di fuori delle zone di controllo della censura. Quelle righe svelarono alla famiglia Ardigò il il tragico destino affrontato dal figlio tra le trincee del settore Korite - Selo. "La sera del 17 agosto partivo per la trincea nel settore di Selo. La nostra artiglieria iniziò il bombardamento il 18-8 di mattina e il 19-8, ore 5.30 uscimmo dalla trincea al fatidico grido di "SAVOIA! " — scriveva Contini, rammentando ancora con partecipazione le fasi iniziali dello scontro - La scena era addirittura solenne: i nostri bravi fanti si lanciarono all'assalto con uno slancio incredibile e seguivano, sotto un bombardamento infernale, i loro ufficiali in testa. Temevo di non essere abbastanza forte nel trovarmi la prima volta in mezzo a queste battaglie furibonde, invece mi sentivo orgoglioso, contento e, soddisfatto.
Che brava compagnia era la mia! Io sempre in testa mi trascinavo i soldati sempre avanti avanti, e non vi so dire quanti prigionieri ho fitto con essi. e quante mitragliatrici abbiamo catturate".
Sulle ali dello sfondamento iniziale, i fanti della Lario travolsero le difese lasciandosi alle spalle le postazioni ridotte al silenzio delle doline "Engellbert","Salz" e "Morsek".
Sembrava che nulla potesse opporsi alla loro avanzata in direzione delle quote 241 e 246, ad est delle macerie di Korite.
Nei passaggi successivi di Contini ritroviamo tutte le peculiari caratteristiche dati guerra sull'altopiano carsico: la battaglia che si frammenta nello scacchiere delle doline i contatti tra i reparti che si smagliano progressivamente, la caccia all'uomo caverna per caverna, le ondate dell'artiglieria che costringeva a soste forzate, la sete incombente: "La giornata del 19-8 fu una corsa voluttuosa contro il nemico che si ritirava Nono la nostra spaventosa pressione di dolina in dolina, con una serie di assalti alla baionetta avanzando il giorno 19-8 dalle ore 6 sino alle 15 del pomeriggio senza curare la sete (terribile; la fame e la stanchezza, La vittoria ci inebriava al punto di farci dimenticare ogni sofferenza fisica. Sostammo alla dolina Rideau dalle 15 del giorno 19-8 sino alle 7 del 20-8".
Durante questa sosta i superstiti del reparto, approfittando del riparo offerto da questa conca rocciosa cercarono di riposarsi. Attorno a loro sembravano immersi nel medesimo sonno i corpi dei caduti nelle ore precedenti. Chi vegliava fissò il suo sguardo oltre il ciglio della dolina, sul mare infinito della notte. Il mattino successivo li aspettava il nuovo balzo verso Korite: "Gli austriaci tiravano con l'artiglieria e la fucileria di fianco e di fronte. Dopo il terribile bombardamento della notte tra il 19 e il 20, alla mattina del 20-8, ore 7. 30, giunge l'ordine di riprendere l'avanzata. Infatti con uno scatto unico ci buttammo con violenza contro il nemico che già incominciava a fortificarsi. Dopo una breve resistenza da parte sua, vinta con un nostro intenso fuoco di fucileria, riprendemmo la corsa snidando dalle profonde caverne delle doline, gli austriaci a centinaia... conquistammo una grossa dolina dove c'era un comando austriaco. Là sostammo brevi minuti per distrarci."
Il senso eccessivo di sicurezza, o forse la stanchezza, tradì il reparto italiano. Tante volte le conche delle doline avevano rappresentato un ambito rifugio nella tempesta delle battaglie. In quel momento si trasformò rapidamente in una trappola mortale. Alla soddisfazione per i risultati dell'avanzata subentrò una disperata corsa verso la salvezza: "Io però, che sto molto allerta e forse più dei miei colleghi perché ero nuovo della guerra e quindi più previdente, ad un certo momento mi venne l'ispirazione di risalire la dolina e dare un'occhiata in giro. Infatti scorsi a poca distanza gli austriaci che venivano verso di noia plotoni affiancati. In un salto giù di nuovo in dolina, diedi l'allarme e misi i miei pochi soldati rimasti a difesa Ma noi eravamo in pochi, gli austriaci in forze molto superiori e già erano vicini. Allora in seguito all'ordine del mio comandante di compagnia, il povero Tenente Ardigò, che poi fu colpito a morte, cercai di portarmi con la compagnia in un camminamento retrostante dove c'erano altre forze del nostro reggimento. Ma era troppo tardi: gli austriaci avevano già avvertita la nostra presenza e stavano piazzando le mitragliatrici. Tuttavia io i ossequiente agli ordini dei superiori, chiamai l'adunata della compagnia: io ero in testa tutti., dietro di me alla distanza di due metri veniva il Tenente Ardigò, dietro a lui subito i tenente Ciccolini che era con no Ma ecco che risaliti sulla dolina per uscire, le mitragliatrici austriache fecero un fuoco micidiale: i soldati non uscivano; mi voltai durante la corsa per vedere il mio comandante ed eccolo cadere a terra a morte. Le pallottole fischiavano attorno: vidi che era impossibile ottenere lo scopo e che mi sarei sacrificato utilmente. Mi buttai a terra in una piccola buca di granata: subito dopo arrivò il Tenente Ciccolini: Le mitragliatrici e la fucileria infierivano sempre di più contro di noi che avevamo la vita affidata pochi sassi: pensai a voi in quel terribile istante: feci una preghiera al buon Dio e mi rassegnai al sacrificio della mia giovane vita poi in un baleno gli austriaci ci furono addosso e ci fecero prigionieri. Questo il 20 agosto 1917-ore 13 data che rimarrà indelebile per tutta la vita".
Questo racconto veniva confermato dalla lettera di un altro ufficiale protagonista della stessa sfortunata azione, il tenente Ciccolini, ugualmente trascritta dalla sorella di Contini nella missiva inviata alla famiglia Ardigò: "Carissimo, ti scrivo da Mauthausen ove mi trovo prigioniero col collega Contini. Siamo stati presi il giorno 20 alle 13 in una dolina presso Korite ove c'eravamo spinti col Tenente Ardigò, Danieli ed altri ufficiali e parecchi soldati. Gli austriaci ci hanno sorpreso mentre da pochi minuti eravamo intenti a sistemare la difesa della dolina. Abbiamo provato a ritirarci per portarci in un camminamento retrostante occupato dai nostri per potere insieme a questi respingere gli austriaci ma non è stato possibile. Ci hanno inseguito con un terribile fuoco di mitragliatrici e fucileria. Il povero Ardigò è caduto morto innanzi a me, mentre con lui e Contini correvamo verso il camminamento. Danieli che correva dietro di me è caduto morto anche lui. Io e Confini abbiamo trovato ricovero dentro una piccola buca e allora gli austriaci ci sono stati sopra e ci hanno fatto prigionieri". ( 4) Il Carso si prese non solo la giovane vita di Domenico ma anche il corpo. Secondo i testi commemorativi stampati dopo la fine del conflitto la dolina che segnò il limite massimo dell'avanzata della "Lario", costretta a ritirarsi su Korite divenne il suo sepolcro senza croce.
Note: La lettera della signora Contini è stata fornita cortesemente dal Museo Storico dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Soncino (CR).
Altra Testimonianza viene dal Rapporto Personale dell'Aspirante Vigoni Giorgio del 65° Fanteria catturato illeso il 20 Agosto 1917:
Il I° Battaglione (Capitano Roncato) del 65° fanteria, il 20 Agosto 1917 prese parte all'avanzata su Selo e occupò detta località. l'Asp. Vigona della 3* Compagnia (Ten. Pennetti) con 20 uomini che era stato dislocato in una dolina a 300 metri a destra del battaglione verso mezzogiorno ebbe il cambio da 50 uomini del 234° ??? fanteria (era il 233° per l'esattezza ) al comando del Tenente Ardigò. L'asp. Vigonà appoggiò verso il Battaglione ma fatti appena 100 metri, s'accorse che sul costone di fronte il nemico piazzava due mitragliatrici. Aprì il fuoco, ma poco dopo gli comparve alle spalle un pattuglione Austriaco proveniente dalla destra. Fece fronte anche da quella parte e riuscì a fermare il nemico, ma un altro nucleo avanzò dalla dolina dopodiché l'Asp Vigonà e i suoi uomini circondati da ogni parte dopo breve resistenza fu catturato con una dozzina di soldati (ore 12).
Il Tenente Ardigò, prima di appartenere al 233° Reggimento Brigata Lario dove era in forza alla 2^ Compagnia I* Battaglione, i primi anni di guerra lo videro protagonista negli alpini come Sottotenente nel Battaglione Tirano, impiegato nei 1915 zona Stelvio poi dall'Aprile del 1916 in zona Alto Isonzo precisamente sul Monte Vrsic, quota 1270 e Krasji Vhr
la fotoqui sotto lo ritraggono con il Battaglione Tirano sullo Stelvio e sul Vrsic
Pagina dedicata dagli Alpini di Pianura GRUPPO di Soncino (CR)
Veduta della Quota 241 vista sopra la dolina Firenze-Meridiana o Maschinen per gl'Imperiali
Il I° Battaglione appogiando a sinistra attacca la quota 241 dopo aver vinto la resistenza di parecchie doline organizzate a difesa e catturando oltre 25 Ufficiali e 600 uomini di truppa.
Giunto sulla quota 241 alle ore 10.30 circa insieme al III° Battaglione del 234 e con elementi del 65 Fanteria, riordinati i reparti, il Comandante del I° Battaglione prosegue nell'avanzata, spostandosi un pò verso est, senonchè mancando il collegamento a destra, nuclei nemici riescono ad infiltrarsi e minacciare il fianco del Battaglione, prendendo anche prigionieri. Il Battaglione deve peraltro ritirarsi sulla quota dove rimane per un po' di tempo circondato, Contemporaneamente il III° Battaglione che ha avanzato verso le linee nemiche (di quota Innominata) a sud di quota 246, trovandosi privo di collegamento a sinistra e minacciato di aggiramento da nuclei nemici, ha ripiegato l'ala sinistra, facendo fronte al nemico a protezione delle truppe che occupano la quota.
Alle ore 14, il nemico sferra con pattuglioni di arditi e mitragliatrici un contrattacco alla quota 241, ma anche questa volta il contrattacco viene respinto.
Durante la giornata e la notte il nemico intensifica il tiro della propria artiglieria formando delle fitte cortine di fuoco d'interdizione e battendo le doline ove erano riuniti i rincalzi, sicchè tutta l'avanzata si svolge sotto il tiro dell'artiglieria e con perdite non lievi.
Il reggimento vedrà la perdita di 8 dispersi tra gli Ufficiali tra i quali i morti saranno il Tenente Ardigò, il S.Tenente Gasparini e l'Aspirante Pagani, mentre i rimanenti 5 risulteranno catturati dal nemico, mentre la truppa avrà 8 morti 78 feriti 55 feriti leggeri e 58 dispersi.
Secondo l'atto di morte il Tenente Ardigò trovò la morte alle ore 13 in seguito a ferita da mitragliatrice, e fu sepolto sul campo come riulta dalla testimonianza del Tenente Ciccolini Domenico e del Sottotenente Contini Remo entrambi fatti prigionieri in quella giornata.
Del Sottotenente Contini Remo, e del Tenente Ciccolini Domenico, nel libro "IL Carso Dimenticato di Persegati N. e Scrimali A" troviamo la descrizione di quei momenti drammatici della morte di Ardigò e della loro cattura:
Quando arrivò la comunicazione ufficiale della morte di Domenico, fu come se una scheggia del Carso avesse lacerato il loro cuore. Il ritorno in licenza degli altri reduci al paese acuiva il ricordo doloroso del proprio caro, che non sarebbe più riapparso alla porta di casa. Fu la mano pietosa della sorella di un suo commilitone mantovano, Remo Contini da Viadana, a trascrivere per loro una lettera in cui il fratello descriveva quella tragedia. Il manoscritto originale era uscito di nascosto dai reticolati di Mauthausen e successivamente imbucato in Italia al di fuori delle zone di controllo della censura. Quelle righe svelarono alla famiglia Ardigò il il tragico destino affrontato dal figlio tra le trincee del settore Korite - Selo. "La sera del 17 agosto partivo per la trincea nel settore di Selo. La nostra artiglieria iniziò il bombardamento il 18-8 di mattina e il 19-8, ore 5.30 uscimmo dalla trincea al fatidico grido di "SAVOIA! " — scriveva Contini, rammentando ancora con partecipazione le fasi iniziali dello scontro - La scena era addirittura solenne: i nostri bravi fanti si lanciarono all'assalto con uno slancio incredibile e seguivano, sotto un bombardamento infernale, i loro ufficiali in testa. Temevo di non essere abbastanza forte nel trovarmi la prima volta in mezzo a queste battaglie furibonde, invece mi sentivo orgoglioso, contento e, soddisfatto.
Che brava compagnia era la mia! Io sempre in testa mi trascinavo i soldati sempre avanti avanti, e non vi so dire quanti prigionieri ho fitto con essi. e quante mitragliatrici abbiamo catturate".
Sulle ali dello sfondamento iniziale, i fanti della Lario travolsero le difese lasciandosi alle spalle le postazioni ridotte al silenzio delle doline "Engellbert","Salz" e "Morsek".
Sembrava che nulla potesse opporsi alla loro avanzata in direzione delle quote 241 e 246, ad est delle macerie di Korite.
Nei passaggi successivi di Contini ritroviamo tutte le peculiari caratteristiche dati guerra sull'altopiano carsico: la battaglia che si frammenta nello scacchiere delle doline i contatti tra i reparti che si smagliano progressivamente, la caccia all'uomo caverna per caverna, le ondate dell'artiglieria che costringeva a soste forzate, la sete incombente: "La giornata del 19-8 fu una corsa voluttuosa contro il nemico che si ritirava Nono la nostra spaventosa pressione di dolina in dolina, con una serie di assalti alla baionetta avanzando il giorno 19-8 dalle ore 6 sino alle 15 del pomeriggio senza curare la sete (terribile; la fame e la stanchezza, La vittoria ci inebriava al punto di farci dimenticare ogni sofferenza fisica. Sostammo alla dolina Rideau dalle 15 del giorno 19-8 sino alle 7 del 20-8".
Durante questa sosta i superstiti del reparto, approfittando del riparo offerto da questa conca rocciosa cercarono di riposarsi. Attorno a loro sembravano immersi nel medesimo sonno i corpi dei caduti nelle ore precedenti. Chi vegliava fissò il suo sguardo oltre il ciglio della dolina, sul mare infinito della notte. Il mattino successivo li aspettava il nuovo balzo verso Korite: "Gli austriaci tiravano con l'artiglieria e la fucileria di fianco e di fronte. Dopo il terribile bombardamento della notte tra il 19 e il 20, alla mattina del 20-8, ore 7. 30, giunge l'ordine di riprendere l'avanzata. Infatti con uno scatto unico ci buttammo con violenza contro il nemico che già incominciava a fortificarsi. Dopo una breve resistenza da parte sua, vinta con un nostro intenso fuoco di fucileria, riprendemmo la corsa snidando dalle profonde caverne delle doline, gli austriaci a centinaia... conquistammo una grossa dolina dove c'era un comando austriaco. Là sostammo brevi minuti per distrarci."
Il senso eccessivo di sicurezza, o forse la stanchezza, tradì il reparto italiano. Tante volte le conche delle doline avevano rappresentato un ambito rifugio nella tempesta delle battaglie. In quel momento si trasformò rapidamente in una trappola mortale. Alla soddisfazione per i risultati dell'avanzata subentrò una disperata corsa verso la salvezza: "Io però, che sto molto allerta e forse più dei miei colleghi perché ero nuovo della guerra e quindi più previdente, ad un certo momento mi venne l'ispirazione di risalire la dolina e dare un'occhiata in giro. Infatti scorsi a poca distanza gli austriaci che venivano verso di noia plotoni affiancati. In un salto giù di nuovo in dolina, diedi l'allarme e misi i miei pochi soldati rimasti a difesa Ma noi eravamo in pochi, gli austriaci in forze molto superiori e già erano vicini. Allora in seguito all'ordine del mio comandante di compagnia, il povero Tenente Ardigò, che poi fu colpito a morte, cercai di portarmi con la compagnia in un camminamento retrostante dove c'erano altre forze del nostro reggimento. Ma era troppo tardi: gli austriaci avevano già avvertita la nostra presenza e stavano piazzando le mitragliatrici. Tuttavia io i ossequiente agli ordini dei superiori, chiamai l'adunata della compagnia: io ero in testa tutti., dietro di me alla distanza di due metri veniva il Tenente Ardigò, dietro a lui subito i tenente Ciccolini che era con no Ma ecco che risaliti sulla dolina per uscire, le mitragliatrici austriache fecero un fuoco micidiale: i soldati non uscivano; mi voltai durante la corsa per vedere il mio comandante ed eccolo cadere a terra a morte. Le pallottole fischiavano attorno: vidi che era impossibile ottenere lo scopo e che mi sarei sacrificato utilmente. Mi buttai a terra in una piccola buca di granata: subito dopo arrivò il Tenente Ciccolini: Le mitragliatrici e la fucileria infierivano sempre di più contro di noi che avevamo la vita affidata pochi sassi: pensai a voi in quel terribile istante: feci una preghiera al buon Dio e mi rassegnai al sacrificio della mia giovane vita poi in un baleno gli austriaci ci furono addosso e ci fecero prigionieri. Questo il 20 agosto 1917-ore 13 data che rimarrà indelebile per tutta la vita".
Questo racconto veniva confermato dalla lettera di un altro ufficiale protagonista della stessa sfortunata azione, il tenente Ciccolini, ugualmente trascritta dalla sorella di Contini nella missiva inviata alla famiglia Ardigò: "Carissimo, ti scrivo da Mauthausen ove mi trovo prigioniero col collega Contini. Siamo stati presi il giorno 20 alle 13 in una dolina presso Korite ove c'eravamo spinti col Tenente Ardigò, Danieli ed altri ufficiali e parecchi soldati. Gli austriaci ci hanno sorpreso mentre da pochi minuti eravamo intenti a sistemare la difesa della dolina. Abbiamo provato a ritirarci per portarci in un camminamento retrostante occupato dai nostri per potere insieme a questi respingere gli austriaci ma non è stato possibile. Ci hanno inseguito con un terribile fuoco di mitragliatrici e fucileria. Il povero Ardigò è caduto morto innanzi a me, mentre con lui e Contini correvamo verso il camminamento. Danieli che correva dietro di me è caduto morto anche lui. Io e Confini abbiamo trovato ricovero dentro una piccola buca e allora gli austriaci ci sono stati sopra e ci hanno fatto prigionieri". ( 4) Il Carso si prese non solo la giovane vita di Domenico ma anche il corpo. Secondo i testi commemorativi stampati dopo la fine del conflitto la dolina che segnò il limite massimo dell'avanzata della "Lario", costretta a ritirarsi su Korite divenne il suo sepolcro senza croce.
Note: La lettera della signora Contini è stata fornita cortesemente dal Museo Storico dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Soncino (CR).
Altra Testimonianza viene dal Rapporto Personale dell'Aspirante Vigoni Giorgio del 65° Fanteria catturato illeso il 20 Agosto 1917:
Il I° Battaglione (Capitano Roncato) del 65° fanteria, il 20 Agosto 1917 prese parte all'avanzata su Selo e occupò detta località. l'Asp. Vigona della 3* Compagnia (Ten. Pennetti) con 20 uomini che era stato dislocato in una dolina a 300 metri a destra del battaglione verso mezzogiorno ebbe il cambio da 50 uomini del 234° ??? fanteria (era il 233° per l'esattezza ) al comando del Tenente Ardigò. L'asp. Vigonà appoggiò verso il Battaglione ma fatti appena 100 metri, s'accorse che sul costone di fronte il nemico piazzava due mitragliatrici. Aprì il fuoco, ma poco dopo gli comparve alle spalle un pattuglione Austriaco proveniente dalla destra. Fece fronte anche da quella parte e riuscì a fermare il nemico, ma un altro nucleo avanzò dalla dolina dopodiché l'Asp Vigonà e i suoi uomini circondati da ogni parte dopo breve resistenza fu catturato con una dozzina di soldati (ore 12).
Il Tenente Ardigò, prima di appartenere al 233° Reggimento Brigata Lario dove era in forza alla 2^ Compagnia I* Battaglione, i primi anni di guerra lo videro protagonista negli alpini come Sottotenente nel Battaglione Tirano, impiegato nei 1915 zona Stelvio poi dall'Aprile del 1916 in zona Alto Isonzo precisamente sul Monte Vrsic, quota 1270 e Krasji Vhr
la fotoqui sotto lo ritraggono con il Battaglione Tirano sullo Stelvio e sul Vrsic
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| Stelvio 1915 |
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| Vrsic 1916 |
Pagina dedicata dagli Alpini di Pianura GRUPPO di Soncino (CR)
Veduta della Quota 241 vista sopra la dolina Firenze-Meridiana o Maschinen per gl'Imperiali
Quota 241
Mappa della Zona di Quota 241 con la Dolina Maschinen - Firenze, Meridiana, è molto probabile che questa sia la Dolina dove è caduto il Tenente Ardigò in quanto come posizione subito sotto la Quota 241, e anche percè il Battaglione di Ardigò (I* Batt) si trovava all'estrema destra della Brigata Lario in collegamento con i reparti della 61^ Divisione (fronte Selo) e con il supporto del I° battaglione del 65° Fanteria che aveva come settore proprio il fronte tra Quota 241 e Selo:
Mappa con indicata sia la Quota 241 e la Dolina Maschinen
Ringrazio infinitamente il Sig. Mauro Bodini Presidente della Pro Loco di Soncino (CR) per le foto e altro del Tenente Ardigò e Federica Delunardo
sabato 11 marzo 2017
Tenente SANTINI Tullio
XII° Battaglione Regia Guardia di Finanza
Nato a Morbegno il 3 Novembre 1888
Morto a Nova Vas il 20 Agosto 1916
Sepolto al Sacrario di Redipuglia Gradone 22° Loculo 52
Note Storiche:
Il XII° Battaglione della Guardia di Finanza dal 10 Agosto al 4 Settembre del 1916, partecipa all'avanzata sul Carso sotto l'incessante fuoco nemico
Il giorno 12 Agosto per Ordine del Comandante del Settore di Sinistra, raggiunge la linea di Marcottini con una Battaglione del 76° fanteria.
Il 18 Agosto, formatosi in Reggimento misto col III° Battaglione del 161 Fanteria e con il II° del 76°, raggiunge le linee di Nova Vas ve si rafforza e resiste al persistente e violento fuoco nemico.
Il 4 Settembre, in seguito alle perdite subite passa a Campolongo.
Il XII° Battaglione nel periodo sopraindicato, apparteneva dal 10 al 18 Agosto 1916 alla 19^ Divisione - Brigata Macerata, dal 18 Agosto passerà al reggimento misto alle dipendenze della 31^ Divisione XIII° Corpo D'armata.
Nel corso di questo periodoo il XII° Battaglione subirà le seguenti perdite:
Ufficiali Morti 2 feriti 3- Truppa Morti 20 Feiriti 108 - dispersi 1
Vediamo i fatti della giornata del 20 Agosto dove trovò la morte il Tenente Santini colpito da una scheggia di granata alle ore 21.30 dove gli procurerà una vasta ferita alla regione della carotidea destra. Verrà poi sepolto a Doberdò:
"Tratto dal libro di Giorgio Seccia - Il Carso di Comeno I Combattimenti a Nova vas e sulle quote 208".
Il 20 agosto nel corso di uno di questi movimenti, eseguiti sempre sotto il tiro dell'artiglieria avversaria, una grossa bomba fa strage dello stato maggiore del 1/123°. Testimone dell'episodio è ancora Armando Lodolini che così lo racconta. «Di sera, verso le venti, si pronuncia un vivo attacco contro il terzo battaglione. Ci giunge l'ordine di portare due nostre compagnie da quella parte. "Vada prima a vedere dove si devono mettere" mi dice Gognetti, "intanto vedremo di racimolare un centinaio di uomini". Io vado. Discuto col maggiore Susanna che mi urla una quantità di disposizioni e di spiegazioni inutili. Torno di corsa. Il nemico ha concentrato per un momento il fuoco di alcuni grossi calibri e di bombarde sul mio fronte. La prima compagnia, già a plotoni affiancati sul rovescio della quota, pronta per muoversi, mi pare distrutta. Il furiere Capuzzo, inebetito, mi fa un elenco di morti: il tenente Ferri, il tenente Tommasini... Al buio, brancolo tra i cadaveri, ritrovo la linea. Questo è il posto di comando del battaglione "Maggiore Gognetti!". Urto in un morto: il mio attendente Zuanazzi; un altro: il sergente Luigi Stoppa, l'eroe garibaldino, per me; un altro: il povero caporale-tromba; un altro, un altro, un altro, alla rinfusa. Undici: tutto lo stato maggiore del battaglione e i portaordini inviati dalle compagnie, come si usa a ogni movimento. "Maggiore Gognetti!". Lo trovo, finalmente, sotto un cumulo di pietre e di legnami, è vivo, ma è finita: ha il ventre squarciato. Mi riconosce, mi stringe la mano, e s'irrigidisce senza parlare». Oltre al maggiore Carlo Gognetti, comandante del I/123°, restano uccisi i tenenti Ferrero Ferri e Mario Novelli; la truppa ha cinque morti fra cui Angelo Zuanazzi e il sergente Luigi Stoppa e trenta feriti.
Mappa con la dislocazione dei reparti del XIII° Corpo d'Armata al mattino del 20 Agosto 1916
il XII° battaglione si trovava nele posizioni di quota 208 Nord:
il XII° battaglione si trovava nele posizioni di quota 208 Nord:
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