In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa



Ho visto il cremisi della sua bocca rotonda farsi più scuro mentre cadeva, Come un sole, nella sua ultima ora profonda; Ho guardato il magnifico ritrarsi dell’addio, Oscurarsi, a mezza luce, ad occhi stretti, E un ultimo splendore infiammare i cieli della sua guancia. E nei suoi occhi La luce delle stelle fredde, vecchie e desolate, Di cieli differenti.

Wilfred Owen

sabato 20 gennaio 2018

Soldato PERROTTELLI Raffaele




64° Fanteria Brigata Cagliari

Nato a San Michele di Serino (AV) il 28 Gennaio 1889
Morto sulle Alture di Polazzo il  20 Luglio 1915
Sepolto a ------



Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare

 
In servizio di pattuglia presso i reticolati nemici, disturbava con fuoco efficacie l'avversario intento al lavoro di rafforzamento dei reticolati. Ferito per ben due volte successive, rimaneva fermo al posto assegnato, continuando con eroica tenacia, a molestare il nemico, finchè, ferito una terza volta all'addome, mortalmente, lasciava la vita sul posto che aveva tenuto con tanto onore.
Polazzo, 21 Luglio 1915

Note Storiche

La Brigata Cagliari durante la II^ Battaglia dell'Isonzo iniziata il 18 Luglio 1915 operava nel settore delle alture di Polazzo, e apparteneva alla 20^ Divisione X° Corpo d'Armata.
Il Reggimento in seguito all'ordine ricevuto dal Comando di Brigata col 3° battaglione in 1^ linea il giorno 18 Luglio 1915 cominciava alle ore 14.10 l'avanzata come obbiettivo da quota 118 inclusa a quota 100, ma per le difficoltà incontrate il battaglione riusci appena ad occupare il ciglio antistante alle trincee occupate antedecedemente. verso le ore 18 , essendo le compagnie di 1^ linea rimaste isolate ripiegarono in ordine occupando le loro primitive trincee.
Il giorno 19 il 3° battaglione alle prime ore del mattino riuscì ad rioccupare  il ciglio anzidetto, ma non fu possibile spingere più oltre detta avanzata ,poiché essendo i reticolati ancora intatti e data l'efficiacia del tiro d'artiglieria, di fucileria e delle mitragliatrici austriache, ed essendo inoltre rimasta in posizione arretrata la 14^ Divisione colla quale si doveva essere collegati , la truppa fu costretta ad arrestarsi su tale posizione e trincerarsi.
IL giorno 20 Luglio durante la notte tra ilo 19 e lo stesso giorno è stato respinto un violento attacco nemico che lo fece protetto dalla propria artiglieria. Quantunque fosse stato riferito che i reticolati erano intatti e che l'avanzata sarebbe stata quasi impossibile, venne l'ordine più volte di avanzare a tutti i costi. Furono fatti tre tentativi nel corso della giornata e nell'ultimo una compagnia riuscì a giungere fin sotto i reticolati. La  squadra del Genio tentò di tagliare tali reticolati, ma data la grandissima efficacia del tiro delle artiglierie, fucilerie e mitragliatrici nonché le difficoltà del terreno, la truppa resto immobilizzata a circa 50 metri dai reticolati ed ivi si dovette trincerare.
Verso le ore 18.30 furono inviate le compagnie 5^ - 4^ e 8^ col Comando del 2° Battaglione a sostenere l'azione del 63° Fanteria che operava sulla nostra sinistra.
In questa giornata si ebbero a deplorare le seguenti perdite: Morti 19 (tra i quali il soldato PERROTTELLI) - Feriti 75 . e Dispersi 5.

Il soldato Perrottelli che apparteneva alla 3^ compagnia matricola 19870  del 64° Fanteria, rinunciò alla sua chiamata alle armi, non volle godere del beneficio di essere nominato ufficiale come gli concedeva il titolo accademico e si contentò di partire come semplice soldato di Fanteria. Morì in uno dei tanti tentativi compiuti nella giornata del 20 Luglio per spezzare i fili dei reticolati. Il suo corpo fu recuperato nella notte successiva, per questo ci sono delle discrepanze sul giorno esatto della sua morte. che fu il 20 Luglio 1915

Mappa con segnate le quote degli obbiettivi del Reggimento nel corso dell'inizio della II^ battaglia dell'Isonzo, le linee Austriache diverranno successivamente note come Trincea a Y e dei Monticelli Rossi e Sassi Rossi.


In questa mappa del 12 Luglio 1915 segnata nel cerchio la zona delle operazioni del 64° Reggimento nel corso della II^ battaglia dell'Isonzo.





Veduta verso la linea Austriaca conosciuta come Monticelli Rossi



informazioni sulla compagnia e matricola del caduto sno state fornite da Matteo D'Angella.

venerdì 5 gennaio 2018

Sergente BELLINATO Alfonso



VIII° Battaglione Bersaglieri Ciclisti

Nato a  Minerbe (VR) il 24 Maggio 1885
Morto sul Monte San Michele il 21 Luglio 1915
Sepolto a ------- 

Decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare 

Coadiuvava efficacemente il proprio ufficiale durante furiosi attacchi nemici, e sostituiva l'ufficiale stesso nel comando del plotone, durante l'assalto alla baionetta. Rimase ucciso sul campo.
Monte San Michele, 21 Luglio 1915

Note Storiche:
 el corso della II° battaglia dell'Isonzo che si svolse dal 18 Luglio al 3 Agosto 1915, l'VIII° Battaglione Bersaglieri Ciclisti prese parte alle alle operazione per l'occupazione del Monte San Michele,. Fu messo a disposizione assieme all'XI° Battaglione Bersaglieri Ciclisti della 21^ Divisione dove alla sera del 18 Luglio 1915, lasciando Romans ai portarono sulla sinistra dell'Isonzo.
Ma vediamo meglio la descrizione degli eventi  di quei giorni tratti dal libro di Renzo Dalmazzo "I Bersaglieri nella Prima Guerra Mondiale":

- S. MICHELE -
Nella seconda quindicina, di luglio, la 3a Armata riprende le operazioni per il possesso dell'altipiano carsico. La 21a Divisione agisce contro il monte S. Michele, la. cui cima non è stata ancora raggiun-ta. da alcuno.
 La sera del 18, mentre le batterie rovesciano sul monte tonnellate di ferro, l'11° ciclisti giunge alla filanda di. Sdraussina. Dopo due giorni di preparazione di artiglieria, inizio dell'attacco. Dovrebbe avanzare da q. 170, verso la cresta, il 100 fanteria, coadiuvato dal 9° fanteria in direzione di q. 197 (nord di S. Martino) e seguito dal 11° ciclisti : uno dei più vigorosi germogli del reggimento di Fara, e di Mussolini. Ma, per il fuoco nemico di tutte le armi, proveniente dal Michele e da Bosco Cappuccio, e per la ferita che inette fuori combattimento il comandante del 10°, la fanteria è fatta ripiegare. A notte alta, giunge all' 11° battaglione bersaglieri l'ordine di portare a fondo l'attacco. Un battaglione contro una montagna! E, allo spuntar del giorno, i primi esploratori precipitano da, q. 170 nell'insenatura antistante, per riconoscere il terreno che reparto dovrà percorrere nell'assalto. Sono le 13 quando le cinquecento anime perse divallano per il butterato pendio, allo scoperto sotto il tiro mortale del trincerone austriaco avanzato.
Si sosta per qualche tempo in fondo al vallone, ove radi sono i tratti al sicuro dal tiro d'infilata;
si ripiglia fiato, si riordinano i reparti, sono soccorsi i feriti. Fra i quali, il capitano Sifola e l'aiutante maggiore ,tenente Aurelio Padovani, il predestinato animatore, alfiere e martire del fascismo campano.
Da 'Bosco Cappuccio arriva intanto un fuoco d'inferno. Altre vittime. In tutti è l'impazienza di
giungere a capo dell'obiettivo. Ecco il fischio .stridulo di « papà Ceccherini ». L'avanti è dato ; in
un trionfo di sole, ripiglia la corsa alla meta .
Per vie non calpestate e solo », il battaglione avanza. Sorpresi da tanta furia, i difensori della trin-
cea bassa o si danno a fuga precipitosa verso l'alto o, come intontiti, alzano le mani : Kamarad!
Si prosegue. Va innanzi il più forte : Ceccherini. Squadrato e rude come un marinaio, egli stringe nella destra, un randello, con la sinistra la gorgogliosa » : la pipa-talismano. Dall'alto le mitragliatrici sgranano lunghe filiere di piombo su bersaglieri e prigionieri, mentre le artiglierie italiane, per interdire ai difensori ogni via di salvezza, improvvisano un sipario di fuoco alle spalle della
posizione. Feriti sono il capitano Lambert, il tenente Mochi e il sottotenente Ghinelli ; colpiti gravemente, il  tenente Vannutelli e il sottotenente Giomini che spireranno pochi giorni dopo; ful-
minato il sottotenente Pedani. Pure, i bersaglieri riescono a portarsi in prossimità della cresta tutttora tenuta dal costante valore del 3°Honved. E poichè una superstite mitragliatrice impedisce l'ultimo balzo, i più arditi tentano di metterla a tacere. Il sottotenente Carloni riceve una pallottola in testa ; un bersagliere è colpito alla gola ; senza un gemito s'accascia vicino al suo colonnello il bersagliere Montanelli l'attendente amoroso e fedele che aveva voluto far scudo del suo corpo al superiore esposto al tiro della mitragliatrice: La diabolica innaffiatrice seguita.senza posa. Alcuni bersaglieri, diavoli scatenati, aggirano terrai terra l'appostamento, e, dopo viva lotta a colpi di pietra e di baionetta, uccidono i serventi e s'impadroniscono dell'arma.  Via libera. Ultimo balzo. Un plotone rimasto senza ufficiale è trascinato all'assalto dal baffuto tenente medico Rellini, un reduce di Sciara-Sciat, il quale fa anche da aiutante maggiore e da mitragliere. L'olocausto continua. Il bersagliere D'Ambrogio che, con singolare valore, ha toccato fra i primi la vetta, ha una gamba fracassata da una
grossa scheggia. Una pallottola passa il cuore del sottotenente D'Ajello.
Finalmente, dopo quattro ore, il. prodigio è compiuto. La balza del monte è soggiogata. E tale
è la. veemenza, che reparti interi di Austriaci rimangon preda. Nel declinante sole, perseguitati dal
tiro della propria artiglierie. « 1600 prigionieri calan giù verso le retrovie — scrive il generale Cec-
cherini — mentre le vecchie piume mandano l'entusiastico saluto a Trieste bella, che dal mare sem-
bra stendere le braccia in un invito d'amore ».
Sotto il tiro rabbioso e concentrato di ogni 'ca-libro, sono intensificati i lavori ; l'8° battaglione è posto di rincalzo immediato della fanteria e qual-che nucleo è spinto in ricognizione.  . Sul duro sasso già solcato e crivellato da mine, gravine, proiettili, al bagliore sinistro delle vampe e al pallido riflesso della luna, gli uomini d'assalto, trasformatisi in artieri, tentano di consolidare la nuova fronte, servendosi anche dei sacchetti che; carponi, vanno racimolando dai tascapani dei caduti. Notte di terrore. Le posizioni di cresta sono. un solo rogo; tutti gli scoppi, un boato solo. Coni di scheggie schizzano contro l'aria e le carni; uomini e sacchetti si ripiegano sventrati ;.feriti si trascinano- gemendo dietro ripari improvvisati e spuntoni di roccia ; agonizzanti invocano - un sorso d'acqua prima di morire- ; morti, colpiti e dilaniati • ancóra due e tre.. volte. Sereno come un nume, tenero come un padre, Sante Ceccherini cerca e bacia i suoi. ufficiali morti e feriti ; nei superstiti infonde calma, forza, fervore. Lo sgombro dei colpiti è difficile ; cessato, non si. sa perchè, l'arrivo di rinforzi e rifornimenti. Il nemico non si vede ; si sente. Egli va addensandosi nell'ombra, e guata e preme. La situazione si rende insostenibile. L'urlo delle artiglierie macera i nervi. Eppure, Ceccherini non ha che una consegna, " Si muore tutti qui : non si ritorna giù. Alle quattro del 21, quando i vivi son meno dei morti, rinforzi nemici provenienti da. Gorizia pronunciano sulla sinistra un attacco. Da prima è un'ombra, poi un'altra,. Una fucilata, poi altre ancóra, e. scariche secche di mitragliatrici. A sinistra, dove, la minaccia di accerchiamento è più sentita, la fanteria ripiega.. Sulla cima perduta già risuonano spari e grida di trionfo.
.L'8° ciclisti, tutto in linea, preceduto dal suo comandante, maggiore Battinelli, scatta come un sol uomo verso l'alto, gridando a, baionetta spianata : "Savoia" La sorpresa del contrassalto è così repentina che il nemico, il quale ha già messo piede sul cocuzzolo, dopo poche scariche di mitra-gliatrici e di fucileria, fugge e sparisce. A destra, dov'è 11° battaglione bersaglieri, una parola corre : Pronti. Folgorano le baionette. L'aspro fischietto di Ceccherini supera ogni sibilo; l'urlo dell'assalto, ogni resistenza. Le schiere nemiche si arrestano, si disgregano, si disperdono. Dopo mezz'ora, battaglioni compatti si mostrano ancora sulla sinistra ed anche al centro. Le nostre armi fanno strage. Intanto che la cerchia si restringe sl dà fondo alle cartucce e alle bombe. Il bersagliere Martin, che ha visto cadere tutti i serventi di una mitragliatrice, quantunque ferito, si porta sulla linea di fuoco e ridà. voce all'arma, incandescente, finchè cade mortalmente colpito. Ora si tira con le stesse mitragliatrici austriache : con quelle catturate — gesto fulmineo, mano sicura — da, Tollis e Brunellì e Piro e Poveromo. Altre colonne affluiscono da tntt' intolrno Sono Ungheresi : le più superbe truppe dell'Im-pero. È una brigata di Honved, reduce dal fronte galiziano. La lotta si riaccende atroce, disperata : uno contro venti. Le schiere si mischiano e nell'alternazione della, lotta un altro ufficiale è perduto : Silvio Ciaprini. Dell' 1l° ciclisti non restano in piedi che cinque ufficiali : il comandante, il tenente medico e i Sunbalterni Della Martina, Rizzo e Peano. Un colpo d'onda sta per raggiungere 1'8° bat-taglione. Ma, i bersaglieri, ancóra una volta si abbattono a ferro freddo sugli assalitori, i quali, terrorizzati, nuovamente si sbandano e s'involano. Per ben tre volte lo stremato battaglione ributta il nemico, ed è nell'accanimento sanguinoso di queste alternative che si va allontanando vieppiù dalla posizione, rimanendo quasi isolato sulla seconda gob-ba del monte. Di questo stato di cose profittano gli Ungheresi che ora volgono, riorganizzati e risoluti, contro i decimati reparti. I quali, proiettati in avanti e diluiti in una catena di gruppi che vanno . dissolvendosi nel sangue, non sanno più come arginare l'avvolgente marea. L'8° è senza comandante. Il maggiore Battinelli, che durante gli attacchi avversari aveva dimostrato sommo valore e perspicacia, impedendo da sinistra l'aggiramento che l'avrebbe potuto avere gravi conseguenze, steso al suolo da una ferita orrenda, si rifiuta di abbandonare i suoi bersaglieri e non vuole soccorsi. Il sergente Ferrari che tenta di trasportarlo al sicuro, cade ferito egli stesso e mescola il suo sangue con quello del comandante. Lo strenuo Battinelli morirà due mesi più tardi, a Lubiana, con tutti gli onori. Lo sostituisce sul campo il capitano Zamboni, ufficiale ammirabile per iniziativa e coraggio: Gli uomini cadono a mucchi. Non si contano più. Il tenente Bonaccordi, benché ferito, continua tat a dirigere con calma e serenità il tiro dell'unica mitragliatrice, finché colpito a morte non s'irrigidisce accanto all'arma il tenente Cavallo, mor-talmente ferito, giace in un tratto avanzatissimo ed esposto. Noncurante del pericolo, il. caporale allievo ufficiale Valvassori cerca di porlo in salvo. Férito ad un braccio, non desiste e, facendosi aiu-tare da un bersagliere, lo trasporta a spalla per lungo tratto. Un « barilotto » scoppia vicino all'eroico gruppo. Tenente e bersagliere sono uccisi sul colpo ; l'allievo ufficiale, gravemente ferito da scheggia all'addome, si abbatte svenuto. I sopravvissuti, un pugno di prodi non sostenuti da soccorsi, presi da tre lati, schiacciati dal numero, ricevono l'ordine di ripiegare. A gruppi,trasportando qualche ferito, ancora sparando e minacciando, i resti dei due battaglioni bersaglieri abbandonano la cruenta conquista. « In ultima fila vi è una delle mitragliatrici prese al nemico, con sette uomini e un sottotenente. Quando l'esigua colonna, sfuggendo all'aggiramento, è arrivata mila linea di difesa, non resta più sulla cresta che la retroguardia, composta. del sottotenente e di un bersagliere, che continuano a manovrare la. mitragliatrice. un'arma austriaca che potrebbero abbandonare. Ma non così la pensa il bersagliere. Ci si è ormai. affezionato e se la carica sulle spalle e Re ne va via col tenente » . I primi Magiari che spuntano sulla cima sono accolti da una. foga di cannonate. Scompaiono. Non resta sul terreno che un mucchio di cadaveri. E, per un momento, sulla cresta del  terribile monte che reca il nome dell'Arcangelo della milizia celeste, non regna che la morte.
Quanto si potrebbe dire delle mirabili prove di ardire e di abnegazione date dai ciclisti su quella tragica vetta ! « Si potrebbe dire del bersagliere Francioso che visto colpito il suo tenente e ricevuto l'ordine di ripiegare vi si rifiuta. continuando a sparare in piedi sull'estrema trincea conquistata, gri-dando a voce spiegata di voler vendicare il suo uficiale ; trascinato a forza sino a Sdraussiria, egli scompariva dal battaglione. Ritornava dopo due giorni, spingendosi avanti, come cose sue, due soldati e un cadetto prigionieri. Era stato ancora all'assalto con la fanteria, si era battuto come un leone mentre il suo battaglione era al meritato riposo e tornava lacero, pesto, sanguinante, ma fiero di aver vendicato il suo ufficiale. « Si potrebbe dire del sardo Curcubitta che, ferito orrendamente alla bocca, ai compagni incontrati mentre lo trasportano via, non potendo parlare, a gesti ed a cenni indica loro la strada per andare a combattere, a vendicare lui e i molti altri caduti »  Nella bufera di fuoco, è come assorbito e scompare Francesco Rismondo. Sposo da pochi mesi, il volontario spalatine era fuggito in Italia e si era arruolato nelle schiere piumate : 8° ciclisti. Ai primi di luglio, la sua giovane compagna lo ritrova a Palmanova « rumorosamente lieto al bivacco, tutto preso della nuova vita, tutto infervorato per i rischi imminenti ». Ella capisce che non ,è più suo. La patria, la guerra, il piumetto hanno vinto su lei. Quando, dopo l'epica lotta, gli scampati da morte rimontano in sella e, laceri, sfiniti, bendati, pedalando con una gamba o sostenendosi sulla spalla del compagno o recando le macchine dei caduti a mano e a dorso, vanno a ritemprarsi. a Romans, fra essi il Rismondo non è più. Guidando una pattuglia, era stato visto lanciarsi contro un gruppo e cadere ferito. La sua morte gloriosa mentre, sfuggendo alla prigionia tenta di raggiungere le nostre fanterie avanzanti sul. Carso, fa sì che, svelato il mistero della sua fine, una fronda di palma cinge la fronte di questo nuovo martire di spontanea offerta.
Dopo il combattimento, un generale e un tenente cercano del tenente colonnello Ceccherini. Il gene-rale reca l'elogio di S. M. il Re che da Villesse aveva assistito al rapido volo e alla caparbia, resistenza. Il tenente Riccardo Gigante è latore, per incarico di S. A. R. il Duca d'Aosta, di un ordine del giorno del nemico, nel quale si esortano le truppe imperiali a imitare i bersaglieri del S. Michele e quel colonnello che, alla testa dei suoi prodi, è stato visto precederli nello sterminio . Il Governo francese, poi,. nell'insignire il colonnello Ceccherini della legion d'onore, diramerà alle sue Armate un proclama del Maresciallo Pétain : « ufficiale fra i più mirabili, in varie occasioni ha dato prove di magnifiche virtù militari ed ha tenuto alte le più superbe tradizioni del Corpo dei bersaglieri ». All'11° battaglione, che nella sovrumana, impresa ha perso 13 su 18 ufficiali e tre quinti dei graduati, è conferita la medaglia d'argento all'8° ciclisti, che ha perduto 13 ufficiali e 297 gregari, una di bronzo.

Mappa con le dislocazioni dei reparti alla vigilia della II^ battaglia dell'Isonzo, da notare che i reparti dei Bersaglieir Ciclisti non erano ancora entrati in zona



Vista su Cima 3 da quota 170 da dove nel Luglio 1915, partirono gli assalti per le quote del Monte San Michele





domenica 17 dicembre 2017

Soldato SETTI Agostino





1° Reggimento Granatieri di Sardegna


Nato a Robecco Pavese il 19 Dicembre 1894
Morto a Selo il 19 Agosto 1917
Sepolto a -------- 



Decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare


Costante fulgido esempio ai compagni di attività, zelo e fermezza, quale ciclista presso il comando di un battaglione, disimpegnò sempre con infaticabile lena il proprio compito sotto furiosi bombardamenti avversari, sprezzante del pericolo e dei disagi, ed essendo di mirabile esempio anche ai più arditi. Affidatogli in un momento critico dell'azione un ordine di tale importanza da esser recapitato in modo assoluto, parti mentre più intenso era il fuoco nemico. Colpito a morte durante il cammino e conscio delle gravità del momento, raccolte le sue ultime energie, volle trascinarsi fino al comando designato e spirò mentre gli recapitava l'ordine, assicurando che l'eroico sacrificio delle propria vita, il buon esito del combattimento.
Selo, 19-22 Agosto 1917


Note Storiche:

Nel corso dell'XI^ battaglia dell'Isonzo la Brigata Granatieri con i suoi reggimenti si trovava nel settore di Selo che con la Brigata Bari formavano la 61^ Divisione.
Il giorno 19 Agosto,  durante la notte gli Austriaci hanno mantenuto un 'intenso fuoco su tutte le nostre posizioni intensificandolo sempre più all'alba sulla prima linea ed essendo proiettili a gas lacrimogeni un intenso fumo impedisce ogni osservazione.
Lo scatto delle fanterie  è fissato alle ore 5.33. All'ora fissata esse avanzano, provocando una reazione nemica di fucileria e mitragliatrici.
Tutte le comunicazioni telefoniche sono interrotte (sic) . Alle ore 6 è iniziata l'occupazione di tutta la prima linea nemica da parte dei Granatieri e di un battaglione della Bari e sono già annunziati prigionieri.
Alle ore 9.55 il Comando della Brigata Granatieri riferisce che la prima schiera dei battaglioni d'attacco avanza su Selo e che non è stato possibile prendere contatto sulla sinistra, con la 27^ Divisione, tanto che piccoli reparti nemici tentano infiltrazioni sulla sinistra alla spalle dei Granatieri. Il Comando insiste che si cerchi il collegamento colla 27^ Divisione e che se dal caso, si rinforzi il battaglione del 2° Granatieri che opera a sinistra per spazzare i reparti nemici sulla nostra sinistra per agevolare la nostra manovra di avvolgimento ed il collegamento con la Divisione operante a Nord.
Si conferma che alle ore 14 due battaglioni di Granatieri fronteggiano la linea della mitragliatrici mentre sulla sinistra avanza un battaglione del 2° Granatieri che tenta l'aggiramento della linea delle mitragliatrici per agevolare l'avanzata della massa centrale. Non si ha ancora il contatto con il 236° fanteria.
Dopo una violenta preparazione di artiglieria che  verrà eseguito sulla linea delle mitragliatrici, i Granatieri dando impulso all'azione avvolgente che deve espletare il battaglione di sinistra, superata la resistenza della difesa e puntino decisamente su Selo.
Nel corso della giornata l'azione verrà rimandata diverse volte fino a che a tarda sera il Comando di C. A. ordinerà ai propri reparti di rafforzarsi sulle linee raggiunte in giornata.
Il nemico continua a mantenere le nostre linee sotto un violente fuoco di sbarramento...



 Tratto dal libro "Eroi della Grande Guerra" di Giovanni Tarolli:

I Granatieri del 1° Reggimento erano in stato d'allerta. Prima ancora che cessasse il consueto terribile bombardamento che precedeva ogni offensiva, fu dato ['ordine di uscire dalla trincea e di andare all'attacco. Erano le 4.50 del mattino (??)  e non bisognava lasciare il tempo al nemico di uscire dal riparo delle caverne. La sentinella nemica lanciava l'allarme quando non si erano ancora percorsi una ventina li metri. Da dietro il loro scudo protettivo, varie mitragliatrici spazzavano il terreno antistante i reticolati, non ancora raggiunto dai granatieri. L'albeggiare, fesso da shrapnels, rintronava ora della musica ferrigna delle granate. «Avanti, Savoia! », «Granatieri di Sardegna, a noi!» gridavano i capi plotone. Gli assalti si susseguivano per l'intera mattinata. Un nucleo di arditi riusciva a infilare e a far brillare i tubi di gelatina sotto i reticolati. Un varco si apriva proprio sotto la curva della trincea. L'urlo feroce dei primi assalitori trascinava la truppa. Anche il Setti voleva andare coi primi. Si sfondava la prima linea di osservazione e si aggrediva la seconda di resistenza. Il nemico rispondeva con rabbiose scariche e non si distinguevano più i tiri delle artiglierie ma l'azione, nonostante le gravi per-dite, risultava favorevole. Occorrevano dei rinforzi e soprattutto bisognava avvisare il comando di far allungare i tiri delle nostre artiglierie a seguito della nostra avanzata. Erano poi state localizzate le postazioni delle batterie da campagna nemiche e bisognava darne comunicazione, subito, al comando. La pioggia delle granate aveva più volte tranciati i fili e la squadra dei telegrafisti non era in grado di stenderne altri. Il capitano stilò il messaggio e chiamò il Setti. Non occorreva fargli soverchie raccomandazioni; egli sapeva cosa doveva fare. Conscio dell'importanza del proprio personale decisivo intervento, il granatiere ciclista inforcò la sua bici e per un tratto corse in zona defilata. Quando dovette uscire allo scoperto sentì le prime pallottole sibilargli attorno. Curvato sul manubrio pigiava sui pedali con quanta forza aveva in corpo. Fosse riuscito a coprire ancora quei 150 metri! «Dai, Agostino! Forza che ce la fai!» diceva fra sé. Un dolore lancinante lo prese sul fianco, all'altezza della cintura; sbandò pau-rosamente e rovinò a terra. Ritrasse la mano tutta insanguinata e un sudore freddo gli imperlò il volto. Sulla petraia carsica gli si annebbiò la vista. Quando si riprese sentì la gamba pesante, quasi staccata dal corpo; provò a trascinarsi su di un fianco verso un terrapieno già occupato da nostre sentinelle. Il dolore diveniva ora insopportabile. Fece un ultimo sforzo e quando s'avvide di non riuscire più a procedere, con tutta la restante forza chiese aiuto. Fu udito dai granatieri che procedevano nel trincerone. Lo tirarono sui ciglio e poi dentro la trincea. Estrasse la busta e con l'ultimo filo di voce: «Presto, portatemi dal colonnello!». Presso il comando spirò, ormai dissanguato. I granatieri lo considerarono una delle più fulgide loro glorie. 

Figlio di agricoltori, rimasto orfano di padre emigrò giovanissimo in America Latina e a Buenos Aires esercitò il mestiere di falegname. Animato da grande amore per la Patria, allo scoppio della guerra europea non esitò a rimpatriare e nel settembre 1914 fu arruolato nel 1° Reggimento granatieri. Col Reggimento mobilitato, nel maggio 1915, alla dichiarazione di guerra all'Austria, varcò il confine e raggiunse sul basso Isonzo il settore di Monfalcone, dimostrandosi combattente intrepido e valoroso. Ferito, dopo una lunga convalescenza, fu incaricato delle mansioni di ciclista porta-ordini del IV Battaglione e ben presto diede ripetute prove di coraggio e di audacia nell'attraversamento di zone scoperte e intensamente battute dal fuoco nemico. Sull'Altopiano di Asiago, nella primavera del 1916, nelle epiche giornate dal 29 maggio al 3 giugno, combatté a Monte Cengio, in Val Canaglia, a Cesuna e a Magnaboschi; quindi ancora sul Carso, partecipò alla conquista del San Michele e all'occupazione dell'altura di San Grado. Durante l'undicesima battaglia del-l'Isonzo dell'agosto 1917, i granatieri del I Reggimento ebbero l'ordine di procedere alla conquista dello Stari Lovka e usciti dalle trincee all'alba del 19 agosto oltrepassarono due linee di trinceramenti nemici e raggiunsero il giorno dopo l'acquedotto ad est di Selo, dove si trincerarono. Nei combattimenti, Setti fu veramente ammirevole. In un momento critico dell'azione, incaricato di consegnare un ordine particolarmente importante, conscio che solo dal recapito del messaggio affidatogli dipendeva la sorte del suo Battaglione, non esitò, mentre più intenso era il fuoco nemico, ad attraversare un terreno scoperto e, gravemente ferito, trovò la forza suprema di andare avanti e raggiungere il comando cui era diretto. Quindi consegnato il plico ed esausto per la perdita di sangue, spirò sul campo dell'onore. Alla memoria dell'eroico grana-tiere venne concessa, con d.l. del 16 agosto 1918, la Medaglia d'Oro al V. M.

In suo onore come per altri  Granatieri caduti , unico a non essere graduato  gli venne dato il nome di una dolina nei pressi di Quota 219 - Selo, in Austriaco chiamata Dolina De Lys. 

Foto della Dolina Setti -De Lys






Scriverà nel suo Diario Don Giovanni Rossi:

All'alba del 19 Agosto i granatieri scattando  all'offensiva al grido di "Savoia" , oltrepassano i trinceramenti nemici , ma sono costretti a fermarsi davanti alle linea delle mitragliatrici. Il giorno seguente sono nuovamente all'assalto. Il 23 Agosto la Brigata che ha perso ben 1518 uomini in appena due soli giorni viene strasferita nelle retrovie...
 Scrive: 18 Agosto - Bombardamento intenso  nelle Ermada dello Stol . Rimango a Valletta Catanzaro, coll'intenzione di salire va dolina De Lys la sera. Domani è festa voglio celebrare alle 4 e poi partire. Dormo poco, e riposo meno Celebro alle 4 e alle ì5 mi accingo a partire. Comincio a tossire e la crimare sono i gas - aspetto due ore e parto alle 7 e 30. iIl bombardamento è spaventevole. eppure in un momento di quasi diminuizione, parto via. E' spaventoso, le trincee di prima linea sconvolte e sotto le mie mani cadaveri sfracellati del genio e sotto ai quali trovo qualche altro vivo, instupidito, intontito. Corro alla dolina De Lys, non si può entrare è incendiata (alla dolina De Lys in una cavernetta era sistemato ilo comando del 1° Reggimento). saltano le bombe. Il Colonnello è ferito e corro sopra i morti alla Dolina Bono. Respiro. Continua il bombardamento, mi è possibile uscire. Quali battaglie! Quali barbarie! Che stragi! venne la sera: il bombardamento continuava. Confusione per l'acqua. Feriti e morte.



La cavernetta  della Dolina Setti- De Lys





Mappa con indicata l'ubicazione della Dolina Setti - De Lys






Mappa di Artiglieria del XIII° C.A dell'Agosto 17  con indicata la linea delle Mitragliatrici