In questo blog voglio raccontare e trasmettere le storie di questi uomini diventati soldati e che oggi a cent’anni di distanza non vengano dimenticati.
Sono storie nella storia di quella che fu la Grande Guerra.
Questi caduti sono morti sul carso, in quei due anni e mezzo di sanguinose battaglie, molti di questi oggi riposano al sacrario di Redipuglia con un nome, ma per la maggior parte questo non è stato possibile. Voglio così onorare la loro memoria con questo mio tributo.

"Vorranno dimenticarvi, vorranno che io dimentichi, ma non posso e non lo farò. Questa è la mia promessa a voi a tutti voi."

Vera Brittain



«Qui ci verranno dopo la guerra a fare la gita di ferragosto. E diranno: se c’ero io! Ci saranno i cartelli-rèclame e gli alberghi di lusso! Passeggiate di curiosità come ai musei di storia naturale; e raccatteranno le nostre ossa come portafortuna.»

Carlo Salsa



Ho visto il cremisi della sua bocca rotonda farsi più scuro mentre cadeva, Come un sole, nella sua ultima ora profonda; Ho guardato il magnifico ritrarsi dell’addio, Oscurarsi, a mezza luce, ad occhi stretti, E un ultimo splendore infiammare i cieli della sua guancia. E nei suoi occhi La luce delle stelle fredde, vecchie e desolate, Di cieli differenti.

Wilfred Owen

venerdì 19 marzo 2021

Soldato CEFARO Amedeo

1° Reggimento Genio 10^ Compagnia Zappatori

 Nato a Roma il 6 Novembre 1892
Morto a Polazzo il 2 Luglio 1915
Sepolto a --------



Note Storiche:

Fu già narrato in precedenza come le nostre truppe, sbarrato che fu il canale Dottori alla presa di Sagrado e cessata l'inondazione ai piedi del Carso, poterono avanzare fino alle pendici delle alture che erano coronate da formidabili linee di trincee e di difese passive, presidiate dal nemico col proposito di una difesa ad oltranza. In condizioni particolarmente disagiate trovavasi la 20° divisione di fanteria del X° corpo d'armata, alla quale apparteneva quella stessa 10° compagnia zappatori del 1° reggimento che aveva con tanto valore chiuso il varco alle acque del fiume all'incile di Sagrado e che nei giorni successivi aveva comandato diverse squadre isolate per i tentativi di apertura dei reticolati nemici in vari punti della fronte della divisione ed anche alcuni graduati e zappatori, fra i quali il valorosissimo soldato Mattei Alessandro, coll'incarico di guidare allo stesso scopo squadre di volontari di fanteria. Era intendimento del comando di sottrarre la truppa al tormento del tiro nemico e al tempo stesso di far progressi da quella parte. Vani erano stati i tentativi isolati di aprir varchi nelle difese passive nemiche fatti nelle notti precedenti. Si leggono infatti nel diario del comando della brigata Cagliari che faceva parte di quella divisione le seguenti parole sotto la data del 2 luglio 1915: « Il comando del 63° fanteria alle ore 5,15 antimeridiane fa conoscere che i tentativi fatti per rompere i reticolati sia durante la notte che all'alba, malgrado gli eroici sforzi dei militari del genio, sono riusciti soltanto in parte, perchè il secondo reticolato è rimasto intatto; ciò perchè gli Austriaci all'avvicinarsi dei portatori di tubi facevano brillare le mine ». Fu perciò affidato alla compagnia zappatori il grave compito di aprire nella mattinata stessa ed a qualunque costo uno sbocco offensivo all'incirca al centro della fronte nemica antistante alla divisione, là dove il reticolato formava saliente. L'azione doveva esser preceduta da lungo ed intenso fuoco di artiglieria e doveva svolgersi colla massima risolutezza. Essendo necessario che alla testa delle squadre destinate all'azione fosse un ufficiale valoroso, il comandante del reparto rivendicò per sè tale onore e, raccolti in Fogliano tutti i dipendenti che nell'urgenza dell'ora gli era stato possibile richiamare dai vari punti della fronte, verso le io del mattino li conduceva aranti. Sopravanzate le linee della nostra fanteria (16° reggimento della brigata Savona) sopra Polazzo, presso quota 89, la compagnia giunse sulle difese passive nemiche consistenti in un primo ordine di lacci giapponesi sparsi per una profondità di 50 metri, una rete metallica sostenuta da pali di ferro collegata con torpedini terrestri distribuite in una zona profonda circa 20 metri ed un profondo reticolato. Le prime squadre animate dall'esempio dei loro ufficiali e graduati liberarono il suolo dai lacci giapponesi, dalla recinzione e dalle torpedini e si avvicinarono al reticolato recando seco tubi carichi di gelatina esplosiva. In questo momento cominciò sulla compagnia un tiro micidiale di fucileria e di granate a mano, che non riuscì ad arrestare l'impresa. Coll'esplosione dei tubi di gelatina fu aperto un varco nei reticolati, che fu immediatamente ampliato con le pinze tagliafili. Aperto il varco, la compagnia si trovò avanti imprevedutamente un fosso profondo, coperto con rete orizzontale e minato. La rete fu tagliata ed un nuovo varco fu aperto. Per le perdite subite nei quadri le unità di fanteria destinate ad irrompere in esso non poterono subito eseguire l'irruzione; ma il comandante della 10a compagnia zappatori, considerato il pericolo di una esitazione, decise di attaccare con la sua compagnia e con due plotoni di fanteria retrostanti. La compagnia infatti irruppe nelle trincee nemiche e le tenne fino all'arrivo dei rinforzi, malgrado le numerose perdite subite fra cui quella del suo comandante e di un subalterno posti fuori combattimento. In proposito il diario del comando del 16° reggimento fanteria reca succintamente: « 2 luglio 1915. Verso le io rimane ferito il comandante della 5a compagnia che per un limitato passaggio aveva tentato di forzare i reticolati preceduto da un capitano del genio che rimase pure ferito ». L'irruzione fatta in quel punto favorì anche quella del 15° reggimento fanteria che fu compiuta poco dopo (ore 12,15) ed alla quale recò valido contributo l'eroico sacrificio di uno dei graduati della sua compagnia zappatori, che, come sopra fu detto, erano stati comandati a guidare squadre di volontari di fanteria per l'apertura dei varchi nelle difese passive nemiche. Trattasi del sergente Rossi Giovanni, che guidando per tre volte una squadra di volontari, incontrò gloriosa morte e la memoria del quale fu onorata con la medaglia d'oro al valor militare concessagli  proprio dalla Maestà del Re con la seguente motivazione: « ROSSI Giovanni, da Teramo, sergente del genio. - Per ben tre volte con slancio e ardimento, guidava tre squadre di volontari di un battaglione sotto un reticolata nemico per collocare e farvi brillare tubi esplosivi. La terza volta cadeva ferito a morte dopo aver assolto il compito affidatogli. -- Alture di Polazzo, 2 luglio 1915 ». Dell'atto eroico il sergente Rossi trovasi anche traccia nel diario del comando del 15° reggimento fanteria che così dice: « Erano le ore 11,12 quando un sergente del genio protetto da squadre di tiratori guida tre squadre di volontari porta tubi, riuscendo a farne brillare una coppia ». Tutta la linea nemica, per merito del valore della 10a compagnia zappatori che operò in pieno giorno, cedette. Alla sera la 20a divisione riposava sulle posizioni conquistate. Immediato riconoscimento del valore della io" compagnia zappatori si ebbe nella 20a divisione che coraggiosamente hanno abbattute le nemiche. Nell'adempiere tale incarico aggiungo la mia piena soddisfazione che il valore delle truppe da me comandate abbia trionfato sulle potenti organizzazioni dell'avversario e dell'accanita resistenza da lui opposta. Con la vittoria le truppe della 20a divisione hanno spezzata e disorganizzata la linea di difesa nemica ed adempiuto brillantemente all'incarico che era stato loro affidato, quello di facilitare l'avanzata alle truppe laterali. « Un encomio solenne alla 10a compagnia zappatori per essere riuscita per prima a spezzare i reticolati. — 3 luglio 1915 ». Complessivamente l'eroico reparto per il valoroso contegno che i suoi ufficiali e gregari tennero di fronte al nemico in quel giorno, oltrechè della medaglia d'oro concessa all'eroico sergente Rossi, fu onorato con la concessione di dieci medaglie d'argento.

Al soldato CEFARO non spettò nessuna medaglia, egli morì il 2 Luglio alle ore 11 colpito da una scheggia di granata alla testa, fu poi sepolto a Fogliano.
 
Mappa della zona dove operò la 10^ compagnia zappatori il 2 luglio 1915:
 

 
 Foto della Quota 89:



 

 


 

giovedì 18 marzo 2021

Soldato MAGNETTI Giulio

 

210° Fanteria Brigata Bisagno

Nato a Cagliari il 12 aprile 1896
Morto a Jamiano l'11 Giugno 1917
Sepolto a ------- 
 
 
 
 
Note storiche:
 
La Brigata Bisagno da inizio del 1917  la vedeva impiegata  nel settore di tra il Dosso Faiti e Castagnevizza alternandosi con turni di riposo. In questo settore operando con la 4^ Divisione affrontò la X^ Battaglia dell'Isonzo dal 15 maggio 1917 fino al 24 maggio, quando ricevette il cambio per portarsi a riposo a Jalmicco e Visco. La Brigata nel corso delle varie azioni svolte nella battaglia  ne uscì molto decimato, i morti per i due reggimenti furono:181 per il 209° fanteria ; e 90  per il 201° fanteria. Il riposo per la Brigata durò pochi giorni perchè a causa della controffensiva austriaca nel settore di Flondar dell 4 giugno 1917 fu richiamato per essere aggrato alla 16^ divisione ed entrare  in linea dal giorno 5 giugno nel settore di Sablici Q. 144 - q.146 e q. 100. Un battaglione dle 210° fu messo subito a disposizione della Brigata Siracusa quale riserva, mentre i due restanti battaglioni formavano la riserva divisionale nei pressi di quota 144. Lo stesso giorno vedrà il 209° fanteria, efefttuerà tre attacchi delle posizioni perdute il giorno prima, ma il violento fuoco austriaco cagionando gravi perdite, impedirà l'avanzata
L'8 Giugno  la Brigata Siracusa ed il 260° fanteria della Brigata Murge furono sostituiti sulla fronte dal 138° fanteria. Il battaglione del 210° fanteria che si trovava a quota 100 col Comando di Reggimento, si portava a rincalzo dei battaglioni della Brigata Bersaglieri. Veniva formato agli ordini del Comandante del 138° il seguente schieramento "Zona Nord" che partiva dalla strada di Comarie- Brestovizza compresa  fino al punto di contatto con la Brigata Bersaglieri composto dal 138° fanteria e dal battaglione del 210° .
Mentre agli ordini del Comandante dell'11° Bersaglieri nel settore "Zona Sud" dal punto di contatto nella zona nord sino a 100 metri ad est di q. 97, comprendeva 3 battaglioni bersaglieri e i restanti 2 batatglioni del 210° fanteria.
Il giorno 11 giugno vedeva una debole attività di artiglieria nemica sulle posizioni italiane, qualche colpo su Jamiano, sulla strada Jamiano- Comarie, su q. 43 - 45 e q. 144. Mentre raffiche di artiglieria italiana colpivano le posizioni nemiche. Durante la giornata si era continuato nel rafforzamento delle difese accessorie con getto di cavalliu di frisia e istrici , davanti alle posizioni occupate.
Il 209° dal giorno 12 giugno verrà trasferito a Selz e San Valentino ed il 16 a Rivignano, mentre il gemello 210° rimarrà in linea sino al giorno 18  dello stesso mese. Anche in questo periodo la Brigata ebbe molte perdite così suddivise: 209° fanteria: 57 morti; 210° fanteria 25 morti, senza contare i numerosi feriti e dispersi.
 
Il Soldato MAGNETTI appartenente alla 10^ compagnia del 210° reggimento veniva colpito mortalmente durante i vari tiri d'artiglieria austriaca  nella giornata dell''11 giugno  da una granata nei pressi di Jamiano, i quel giorno del reggimento oltre al MAGNETTI subì la perdita del soldato BERARDI Nazzareno presso l'Ospedalletto da campo n. 235.


Mappe della zona dove fu impiegata dal 5 giugno 1917 la Brigata Bisagno:



Ringrazio l'amico Fabrizio Corso per l'aiuto di alcune informazioni riguardanti  MAGNETTI Giulio

martedì 9 marzo 2021

Aspirante GELATI Cafiero

 

VIII° Battaglione Bersaglieri Ciclisti

 

Nato a  Piombino il 27 Agosto 1894
Morto a Selz quota 70 il 13 Maggio 1916 
Sepolto a -------

Note Storiche:
 
l'VIII° Battaglione Bersaglieri Ciclisti,  già dall'inizio del conflitto si trovò ad operare nel settore della Terza Armata, messo a  disposizione della 1^ Divisione di cavalleria contribuì al primo sbalzo offensivo oltre il confine, occupando Visco, Romans e Villesse procedendo nei giorni successivi all'avvicinamento nei primi di Giugno al ciglione carsico. Prese parte durante le prime battaglie dell'Isonzo  a varie azioni nel settore del Monte San Michele con la 21^ Divisione, tra queste il 20 Luglio unitamente al XI° Battaglione Ciclisti e dopo un violentissimo combattimento, giunse a conquistare la dorsale del Monte San Michele. Nella giornata successiva nonostante la forza resistenza opposta, un contrattacco nemico, costringeva i vari reparti giunti sulle  quote del monte a ripiegare nelle trincee di partenza. Da segnalare che il battaglione per questa azione ottenne la Medaglia di Bronzo, Fra le molte perdite di questo reparto vi era tra i dispersi l'Irrendento Francesco RISMONDO. In Ottobre prese parte alle operazioni svolte dalla Colonna "Paolini" su Selz e il Monte Sei Busi, subendo ingentissime perdite. Anche nella IV^ Battaglia dell'Isonzo lo vedrà impegnato nel settore del Sei Busi contro la trincea austriaca detta del "Rivellino". Il Battaglione alternerà poi turni in linea che lo vedrà fin all'agosto del 1916 nelle zone del Monte Sei Busi, Trincea delle Frasche , Vermegliano, Selz e quota 70.
Nel maggio 1916, alternava i turni nel settore di Quota 70, nella posizione del Ridottino con il IV° Battaglione Bersaglieri Ciclisti.                                                            
                                                                                                                                        
Nel pomeriggio verso le ore due e tronta lo scoppio di uno spezzone investiva due ufficiali del VIII° battaglione Bersaglieri Ciclisti il  Sottotenente BALDESI Amleto e L'Aspirante GELATI Cafiero, entrambi venivano sepolti poi presso il cimitero di Ronchi.
 
Mappa del 13 maggio 1916 della 15^ Divisione con indicata la posizione dell'VIII° Battaglione Bersaglieri Ciclisti:
 
 

 
Veduta da cima quota 70 verso le posizioni delle linee italiane:

 
Cima quota 70:




 



 

domenica 14 febbraio 2021

Soldato TRANSERICI Tarquinio

 


III° Battaglione Bersaglieri Ciclisti


Nato a Monte Compatri (RM) l'8 Ottobre 1895
Morto a Vermegliano il 22 Luglio 1915
Sepolto a -------


Note Storiche:


Il III° battaglione Bersaglieri Ciclisti veniva messo a disposizione del Comando della Brigata Acqui nel settore di Vermegliano con la 14^ Divisione, dove sostituì due compagnie del 18° fanteria, le quali attaccate da forze preponderanti avevano ripiegato dal costone di Monte Sei Busi, nel valloncello a settentrione di Vermegliano. Il 21 risalita la collina si rafforza sulla linea delle trincee ed inizia l'attacco per rioccupare il terreno perduto della "Acqui" . L'operazione doveva essere appoggiata da riparti del 133° e del 135° fanteria, ma, non avanzando alcun elemento, il battaglione si trovò isolato; in tale critica condizione affronta il combattimento, riuscendo a tenere a bada l'avversario ed a far prigionieri. Nella notte resiste vigorosamente a successivi ritorni offensivi. Il 22, con ardito sbalzo, guadagna terreno e si avvicina al boschetto di Doberdò, ma l'avversari, riavutosi della sorpresa, con fuoco efficace lo costringe a ripiegare lentamente sulle posizioni, ove resiste pur subendo forti perdite.

Il III° battaglione ciclisti nelle azioni svolte nella giornata del 22 Luglio 1915 non troverà presenza attiva in quanto rimasto nelle linee davanti le quote di Vermegliano,. Oltre alla morte del bersagliere TRANSERICI colpito da una pallottola alla testa verso le ore 10.30 il battaglione conterà a fine giornata solamente un altro morto il bersagliere LUCHERI Giulio. Un riassunto di quello che avvenne nel settore della 14^ Divisione lo troviamo descritto nel diario della III^ Armata: 

"Durante la notte il nemico contrattacca per tre volte sulla fronte della 14^ divisione, in direzione di Selz e di Vermegliano; è sempre respinta dal fuoco di fucileria e di artiglieria; anche di contro a q. 70 cerca recare qualche disturbo.Nella mattinata viene preparata l’avanzata delle fanterie con fuoco di artiglieria, particolarmente intenso verso quota 111 su M.Sei Busi.Il 18° fanteria respinge dalle trincee conquistate sopra Vermegliano un contrattacco nemico; il II bgl. del 17° fanteria, dalle cave soprastanti a Selz, è lanciato tre volte alla baionetta ed occupa qualche trincea nemica catturando prigionieri; qualche piccolo progresso fa il 93° in direzione di quota 70. dopo mezzogiorno però le truppe che occupano la fronte Selz- Quota 70 sono presi d’infilata da violento fuoco di artiglieria nemica e costrette a ripiegare, perdendo gran parte dei vantaggi conseguiti durante quattro giorni di lotta tenace. Pochi gruppi di uomini rimangono aggrappati sopra le cave di Selz; rimane quasi inalterata l’occupazione avanti a Vermegliano e l’attacco nella zona di M.Sei Busi riesce a compiere ancora qualche piccolo progresso"

Situazione dello schieramento della 14^ Divisione il 20 Luglio 1915:


Mappa del 21 Luglio 1915 con lo schieramento della 14^ Divisione,  con il settore assegnato al III° Battaglione Bersaglieri Ciclisti :





Veduta della zona sopra Vermegliano del Volloncello Meridionale dove vi si trovava posizionato il 22 luglio 1915, giorno della morte del bersagliere TRANSERICI il III° Battaglione Bersaglieri Ciclisti:

 



 


 

 






lunedì 25 gennaio 2021

S.Tenente ORECCHIO Giuseppe

 

138° Reggimento Fanteria Brigata Barletta

 

Nato a Messina il 20 aprile 1889
Morto  a Redipuglia il 27 agosto 1915
Sepolto a ------- 


La Brigata Barletta era entrata in linea  a richiesta del XIII° C.A. con il 137° reggimento il 30 Luglio 1915, sul settore a Est di Polazzo a  Monte Sei Busi con la 27^ Divisione a sostituzione del 14° fanteria che l'aveva visto protagonista alla fine di luglio in vari azioni offensive e poi con la conseguente conquista della quota 111. Il 137° fu protagonosta nei primi giorni di agosto di azioni verso la quota 118 del Sei Busi,  che gli costò gravi perdite nell'azione del 2 agosto ebbe ben 188 morti. Il 138° Rimane ancora di riserva ma entrerà in linea inizialmente con un battaglione il giorno 16 agosto 1915 con la 25^ Divisione, mentre gli altri due battaglioni disponibili il giono 18 furono messi a riserva in caso di attacco ditro la fronte delle due divisioni 25^ e 31^. Fino a quel giorno ci furono diverse azioni in quel settore dove operavano le Brigate Macerata, Piacenza, Chieti, il 49° battaglione Bersaglieri, 142° fantera e il 137° fanteria, reparti che appartenevano alle due Divisioni citate. Il 21 di agosto il II° battaglione del 138° che fin dalla notte sul 19 era dislocato presso Redipuglia e il I° battaglione dello stesso reggimento assumevano la nuova dislocazione loro assegnata nella zona del Sei Busi. La giornata del 25 agosto, vedrà una serrie di attacchi da parte dei vari reparti dislocati nel settore della 25^ Divisione . Vero le ore 12.30 reparti del 138° fanteria lanciati alla baionetta su quota 118 ne avevano preso il possesso, ma il centro del reggimento non avendoli potuti sostenere per l'intenso fuoco nemico, sono stati costretti a ripiegare subendo gravi perdite. accertati quasi 85 morti con i dispersi, tra questi trovò la morte anche il Comandante del 138° reggimento il Colonnello GIRAUD Oreste, al quale successivamente verrà nominato in suo onore un tratto di trincea nei pressi di quota 118. Il giorno dopo altri dieci soldati decedevano nelle strutture sanitarie di conseguenza delle ferite subite durante l'azione del giorno prima. 
IL 27 agosto il mattino cominciava  con alcuni tiri di artiglieria avversaria presso alcuni lavori di approccio eseguiti nel sottosettore di destra verso quota 112. 
La giornata proseguiva tranquilla nel settore del 138° fanteria, la recente azione del 25 era ancora viva nella mente e nei pensieri degli uomini che presidiavano la linea assegnata, il posto di medicazione del reggimento posto a Redipuglia nei pressi della chiesetta del paese, vedeva finalmente un pò di tranquillità dopo il grande lavoro per i feriti che vi erano giunti durante e dopo l'azione del 25 che misero sotto pressione il personale medico presente.
 Era una bella giornata di di fine agosto, era un venerdì, la giornata si stava concludendo e il sole scendendeva all'orizzonte verso il mare, nel frattempo il Sottotenente ORECCHIO scendeva a quel posto di medicazione ; il motivo rimarrà ancora oscuro, non si sa di preciso  se per una ferita, oppure per un malessere personale, come attestano fonti diverse, ma il tutto non era tanto grave ed il momento di tregua sul fronte  lo portava a farsi visitare. Ma il destino si stava per compiere per lui come per altri uomini che occupavano il posto di medicazione del reggimento. Verso le ore 19 alcune granate austriache  di grosso calibro  cadono su Redipuglia una di queste colpisce in pieno il posto di medicazione causando la morte di 4 Ufficiali fra cui 2 medici, un Ufficiale medico gravemente ferito e la morte di 13 uomini di truppa e 30 i feriti. 
Gli Ufficiali deceduti furono: Il  Tenente Medico  CERONE Alfonso , il Tenente LUCIDI Noè e SILVESTRIS Salvatore; il Sottotenente ORECCHIO Giuseppe; mentre gli uomini di truppa che si è potuto accertare attualmente sono: Sergente Magg. GIANGASPERO Luigi ; Sergente SURDO Umberto; Soldati: CASTELLI Andrea, LEONE Emanuele, LEONETTI Michele, RAMIREZ Antonino.

Note: Ci sono diverse versioni riguardo a  questo fatto appena narrato, alcune provenienti da fonti militari ed altre da articoli di giornale dedicati ai caduti le quali hanno creato un po' di discrepanze. Sicuramente le più attendibili e dalle quali è stato tratto la narrazione dei fatti sopra citati proviene dal Diario della 31^ Divisione. Però un'altra fonte dell'Esercito Italiano, proveniente dal diario della III^ Armata, dove la quale riferisce che la granata colpiva il campanile della chiesa di Redipuglia e questa crollando seppelliva il posto di medicazione. La chiesetta di Redipuglia all'epoca non aveva un campanile (vedi foto)  la stessa chiesetta inoltre sembra che sia stata semidistrutta tra le due prime battaglie dell'Isonzo cioè a Luglio 1915, ma è probabile che questa fonte più recente abbia confuso le date e che invece si riferiva proprio alla data del  27 agosto. La più clamorosa invece,  riguarda l'annuncio uscito il 9 settembre 1915, sulla "GAZZETTA di MESSINA" dove l'articolo descriveva il fatto successo a Pieve di Livinalongo sotto il Col di Lana e che il Sottotenente ORECCHIO dopo essere stato male di notte (molto probabile che così sia stato) chiese di scendere all'infermeria dell'Ospedale del paese,e  che subito dopo giunto l'artiglieria auistriaca vi aprì un violento fuoco d'artiglieria sul paesello colpendo l'Ospedale, e nelle rovine furono travolti feriti, medici e suore e anche il Sottotenente ORECCHIO.
Purtroppo la certezza sul motivo per il quale il Sottotenente ORECCHIO si recò nel posto di medicazione rimane al momento sconosciuto. E' molto probabile che nonostante lo sproposito riportato sul giornale di Messina, ci sia stata invece riporatata  la verità sui motivi di salute che hanno indotto l'ufficiale a recarsi nel posto di sanità per essere curato e dove poi vi trovò la morte.
 
 
Il Tenente  LUCIDI Noe' 
 

 Il Tenente Medico CERONE Alfonso


La chiesetta di Redipuglia prima di essere distrutta:



Mappa con indicata la posizione della Chiesetta di Redipuglia e luogo del posto di medicazione del 138° Fanteria:


L'articolo della "Gazzetta di Messina" (tratto dal sito 14-18):


Ringrazio Fabrizio Corso e Federico Sancimino per la collaborazione per la realizzazione di questo post